1,059 research outputs found

    Tecnologia: mortificazione del progetto, o spinta per lo stesso?

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    All’esperienza del Movimento Moderno, sia pure con tutte le contraddizioni e tensioni tipiche delle scuole di pensiero, le deve esser riconosciuta l’innovazione ed introduzione concettuale dei temi sociali, del comfort ambientale, dell’equilibrio tra manufatto e territorio; così dalla piccola alla grande scala, l’Architettura ha trovato nuovi stimoli e diversi linguaggi propositivi tali da testimoniarsi quale giusta disciplina del fare: “il gioco sapiente dell’intersezione dei volumi condotto alla luce del sole, al cui interno l’uomo vive e lavora, essendo soggiogato spiritualmente”(Le Corbusier). Ma lo stesso maestro proponeva, al contempo, una visione dell’architettura, quale: “L’architettura è un fatto d’arte, un’emozione, che sta al di fuori dei principi costruttivi che la sostengono; l’architettura è per commuovere”, che al vero sembra manifestare lo scollamento tra due mondi e due approcci al manufatto, quello del figurativo-linguistico da un lato, mentre quello tecnologico- costruttivo dall’altro. Quasi distinzione a fatti diversi e separati ed eventualmente sovrapponibili. Ormai, dopo quasi un secolo d’esperienza riferita ai sistemi costruttivi della modernità e dopo, quindi, la nascita del calcestruzzo e del cemento armato, abbiamo la certezza di affermare la negazione dell’aforisma citato, al punto da ritenere imprescindibile la coesione unisona delle due sfere nell’architettura di qualità “globale”. Assistere, al degrado continuo; alla mutazione delle condizioni sociali ed ambientali; al tempismo con cui si rinnovano i processi costruttivi e tecnologici; alla dimostrazione che il costo di recupero – ristrutturazione – riuso, sempre superano il costo di costruzione stesso; ci impone una attenta riflessione sul passato e recuperare di esso la necessaria esperienza su quanto, prima ancora, gli antichi progettisti s’imponevano nel processo produttivo della fabbrica circa la “durabilità” dell’opera

    Problematiche di percorso e di collegamento: “una idea antica, buona per il futuro”

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    Il legno fa parte della storia dell’uomo, della sua evoluzione sociale e culturale, fin dalle costruzioni su palafitte, che esprimono un’architettura primordiale fondata su due elementi strutturali fondamentali: colonna e architrave, verticale e orizzontale. È questa una idea antica, buona per il futuro, che vede e ricerca l’innovazione a partire dal gesto primordiale che gli antichi praticavano nel gettare un semplice tronco d’albero tra due sponde per oltrepassare un fiume. In questo senso, il legno ritorna ad essere il migliore materiale per la realizzazione di strutture di collegamento, di passerelle pedonali, come quella necessaria a “collegare” la Via Sacra nella Valle dei Templi di Agrigento (declared UNESCO World Heritage Site in 1997), oggi interrotta nel tratto presso il Tempio di Ercole e quello di Giove da una invadente strada carrabile. L’obbiettivo progettuale per valorizzare l’antica Akragas, fondata nel 582 a.C. ad opera di coloni provenienti da Gela e Rodi, mira così alla riunificazione dei due tratti in un unico percorso pedonale, in modo da permettere ai visitatori/fruitori una rilettura più coerente e completa della intera area. La risposta è affidata alla realizzazione di una semplice, quasi banale, passerella attraverso una moderna tecnologia (quella del legno lamellare, che permette lunghe campate e bassissimi spessori) ma con l’impiego di un antico materiale quale appunto il legno.Wood is a part of the story of mankind, part of our cultural and social evolution. Wood is an expression of primordial architecture based on two fundamental structural principles: columns and architraves, vertical and horizontal. If this is an antique idea, then it is still relevant for the future, where even today, research and innovation still departs from the primordial gesture of those ancestors, who used a simple tree trunk to cross a river. In this respect, wood remains the best material in the realisation of structures with the purpose of connection, walkways, such as that of the “Via Sacra” connecting the Valley of the Temples (declared a UNESCO World Heritage Site in 1997) which today, exists to instead interrupt that part of the Complex near to the Temple of Ercole and that of Giove: with an invasive public pathway. The objective of the pathway, rather, should be to maximise the experience of the ancient Akragas (founded in 582 bC, a work of the colony of Gela and Rodi). Unifying the two pathways into one, would allow visitors to enjoy a more sympathetic experience of these internal Complex areas. A further answer would also be to realise a simple walkway, employing modern technology (such as gluam, capable of weathering-well and achieving a bridge span) whilst maintaining a thin, less obtrusive structure. Utilising the benefits of an ancient material, such as wood

    "...avec Beato Angelico pour Dieu" : appunti per la fortuna visiva del Beato Angelico

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    il saggio prende in esame la fortuna dell'opera del Beato Angelico, in particolare tra XVIII e XIX secolo, quando molti pittori lo additarono come modello non solo pittorico, ma anche spirituale

    da luce a Luce

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    La luce, come alternativo elemento al ‘fuoco’ insieme a ‘terra’, ‘vento’ e ‘acqua’ costituiscono i punti di riflessione nel cui intorno indagano le ricerche e le azioni dell’INBAR -Istituto Nazionale di BioARchitettura- che con il primo BioLaboratorio dal titolo “Catturiamo il Sole”, tenutosi presso Alcamo, 12.10.2012, ha visto la partecipazione di vari studiosi ed esperti di settore, moderati dal Presidente del Comitato Scientifico INBAR Sezione di Trapani, Prof. G. De Giovanni. In particolare, il contributo di E. W. Angelico ha inteso indagare sulle varie forme della luce: fra naturale e artificiale, diretta e indiretta. L’Architettura si dota spesso di ogni azione volta a porre in giusta relazione la luce con lo spazio, sia per illuminare (quindi disegnare attraverso i suoi chiaroscuri), sia per essere luminosa (quindi segnare il rapporto fra esterno e interno). Alcuni esempi daranno forza all’efficacia della luce in un percorso dal ‘naturale’ all’‘artificiale’ e viceversa, sino alla sua ‘assenza’.Light, like the other elements of ‘fire’, together with ‘earth’, ‘wind’ and ‘water’ constitute the points of reflection upon which are based the research and activities of INBAR- the National Institute of BioArchitecture - that, with its first BioLaboratorio entitled “Let’s catch the Sun” held Alcamo on 12.10.2012, saw the participation of various experts and academics in this field of study, chaired by the President of the Scientific Committee of INBAR , based in Trapani, Prof. G. De Giovanni. In particular, the contribution of E. W. Angelico has made an intense impact on the various forms of lights; between the natural and artificial; between the direct and indirect; between illuminated artefacts and luminous artefacts. Architecture often endows every action in direct proportion, light with the space - both for illumination (therefore, designed in relation to its dark and light) and to be luminous (therefore indicating the relationship between external and internal). Some examples permit the reading of the efficacy of light in a journey from the ‘natural

    Architettura: leva & metti

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    Una dissertazione documentata sulle architetture demolite tra le più rinomate del modo. Per contro, una buona tecnologia ed una buona scelta dei sistemi costruttivi utilizzati avrebbe potuto restituirci capolavori di grandi maestri. Il caso studio presentato è quello di Robert Venturi con la sua prestigiosa "Casa Lieb

    Sperata resilienza

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    Il termine ‘resilienza’ proveniva dalla metallurgia: indica, nella tecnologia metallurgica, la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate. Per un metallo, la resilienza rappresenta il contrario della fragilità. Così anche in campo psicologico: la persona resiliente è l’opposto di una facilmente vulnerabile, ovvero che vive: la Notte dell’io (Mormese C., 2004). Etimologicamente ‘resilienza’ viene fatta deriva dal latino resalio, iterativo di salio. Qualcuno propone un collegamento suggestivo fra il signiicato originario di resalio, che connotava anche il gesto dell’uomo di risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare, e l’attuale utilizzo in campo psicologico: entrambi i termini indicano l’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi, nonostante le dificoltà, oltre la notte.Today the anthropic world of what has already been built must be reconsidered in terms of redesign, systemic rewording, methods and results employed in the making (even in the case of new artifacts). The present environmental emergencies force us to adopt the principle of “Circular Economy” applied also to Architecture, never before considered as a complete cycle, that is, at the time of its birth ( project), its life (realization and durability), its death ( deconstruction and re-use). Dry construction systems and other parallel techniques allow easy interventions with the purpose of building on what has already built, of redesign, of re-cycling, all actions able to give shape to different resilient urban sceneries, so able to be reborn, to defend themselves and to become active again in the face of adversities( earthquakes, natural calamities and anthropic emergencies)

    INTRODUZIONE - PARTE PRIMA

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    ARCHITECTURE AND INNOVATION FOR HERITAGE a cura di Giuseppe De Giovanni Emanuele Walter Angelico. Il Patrimonio Culturale o Heritage non è di facile definizione, perché racchiude in sé interpretazioni varie, articolate e dalle molteplici accezioni, in quanto riferibile a tutto ciò che riguarda in prima istanza il passato, inteso sia in senso concreto e materiale sia in senso astratto e immateriale, ma anche le relazioni e i collegamenti che appartengono al presente. Oggi, sotto questo termine è possibile riconoscere l’insieme delle tradizioni cosiddette immateriali: leggende, miti, usi e costumi, canoni, proverbi, feste popolari, valori etici e morali, prodotti e marchi (brand) propri di un solo luogo e non di altri. Lo Heritage, inoltre, include in sé non solo i siti archeologici e le istituzioni storiche, ma il paesaggio di un intero territorio con la sua base geografica, le fattorie, i campi, le strade, i porti, le strutture industriali, i villaggi, le imprese commerciali e, ovviamente, le persone con le loro tradizioni, le attività sociali, lavorative, culturali ed economiche. Lo Heritage è, dunque, ciò che ci viene ereditato dal passato; è l’intero patrimonio che le nuove generazioni ricevono in eredità da quelle precedenti; è tutto ciò che viene conservato, protetto e collezionato in modo che esso non vada perduto con il trascorrere del tempo. Lo Heritage è una risorsa non rinnovabile, la cui distruzione comporterebbe una perdita non recuperabile. Il passato non viene così percepito soltanto come un evento accaduto in epoche remote, ma soprattutto come fenomeno del presente: è un fattore che influenza il pensiero contemporaneo e che ne condiziona in qualche modo il futuro. Gli articoli, raccolti in questo volume, si rivolgono essenzialmente a quell’aspetto del “senso del passato” (sense of past) che tende alla valorizzazione e alla conservazione del Patrimonio Culturale (Heritage), tramandato dalle civiltà e dalle culture del passato, attraverso l’attivazione di processi innovativi per la sua salvaguardia, la sua protezione e fruizione e, infine, per la sua conoscenza. La collettività deve considerare lo Heritage, la cui natura è materiale e immateriale, non come oggetto di culto ma come promotore di nuovi artifici e di nuove attività, ovvero d’innovazione. Il volume si divide in due sezioni: la “Parte I” raccoglie gli interventi presentati dai Relatori invitati presso la sede della Facoltà di Architettura di Agrigento in occasione di alcuni eventi culturali che hanno caratterizzato il percorso formativo dei futuri Allievi Architetti agrigentini; nella “Parte II” sono pubblicati alcuni fra i contributi che studiosi ed esperti hanno presentato nei Seminari condotti per i Corsi tenuti dai Professori Angelico e De Giovanni agli Allievi di Agrigento. Completano questa “Parte II” alcune fra le proposte progettuali più significative e interessanti sviluppate per la Valle dei Templi, oggetto di studio nelle esercitazioni progettuali condotte dagli Allievi. Gli eventi che sono raccolti nella “Parte I” si riferiscono a: la Tavola Rotonda Valorizzare l’Accessibilità (03 Giugno 2008 - Casa Sanfilippo sede del “Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi” di Agrigento), che ha visto moderatore il Dott. Andrea Stella, Presidente dell’Associazione Onlus “lo Spirito di Stella”; il Workshop Valorizzazione e Fruizione dell’area archeologica della Valle dei Templi. Problematiche di percorso e di collegamento (15-19 Giugno 2009 - Casa Sanfilippo sede del “Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi” di Agrigento), coordinato dall’Arch. Ing. Walter Klasz della TUM (Technische Universitat München) Università Politecnica di Monaco (Germania); il Convegno Internazionale Architecture and Innovation for Heritage (30 Aprile 2010 - Aula Magna dell’Università degli Studi di Palermo sede di Agrigento), coordinato e moderato dalla Prof.ssa Anna Mangiarotti (Politecnico di Milano)

    '900: TECNOLOGIA REVERSIBILE PER UN ALLESTIMENTO CON LE RUOTE

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    Per celebrare l’Unità d’Italia nel suo 150° ha preso il via da Palermo al Real Albergo delle Povere una mostra voluta dal Ministero per lo Sviuppo. Negli obiettivi, la volontà di realizzare una mostra che, non solo itinerante, applicasse l’uso di tecnologie innovative, sia removibili sia reversibili. Oggetto del presente contributo è chiarire come sin dal progetto sia possibile definire, attraverso l’uso appropriato della tecnologia a secco, ambienti, spazi e scenari adattabili di volta in volta a luoghi diversi. A Palermo il test della mostra ’900 ha dimostrato l’efficacia realizzativa potendo poi la stessa esser trasportata in altre città internazionali senza lo spreco di un solo elemento

    Nuovi Architetti

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    Le condizioni del costruito, riguardo ai tre ambiti di studio promossi nel XX Seminario di Camerino, impongono una riflessione più ampia, una considerazione indirizzata principalmente a coloro che devono “educare” i futuri architetti, in cui siano riconoscibili i principi su cui fondare la propria professione. Su tale fondamento si basa la “Direttiva Europea 85/384” che raccoglie in undici punti la specifica figura dell’Architetto, le cui competenze investono un sapere trasversale, fondato su “conoscenze” e in particolare su “adeguate conoscenze” che guideranno le scelte verso quella “capacità” professionale che il committente richiede
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