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    [Captains A. Cisneros and G . Alonzo, Constitutionalists]

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    Image of captains A. Cisneros and G. Alonzo on horseback. A third mounted man is also in the image

    Le idee invendute di un'umanità all'asta : un'interpretazione di "Bando" nell'opera di Sergio Corazzini

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    Spesso letta come eccezione d’ironia e vivacità, "Bando" s’inscrive pienamente, invece, nel panorama poetico corazziniano, e ne è l’ideale coronamento, posta com’è a chiudere il "Libro per la sera della domenica", ultima raccolta pubblicata vivente il poeta. La corrosione, ora tutta umana, dell’ambiente dell’asta, le tensioni all’animalità e a un’escatologia dell’abbandono del sé sono i termini più vistosi di questa continuità con l’intera opera di Corazzini, di cui si propone un rapido ma esteso excursus, che si avvale in particolare di un proficuo confronto con il crepuscolarismo brasiliano di Manuel Bandeira. La concitazione dell’asta si ribalta in vana preghiera a passanti disinteressati all’idea in sé, morte, suicidio, prostituzione paiono riemergere, sommersi, da più di un luogo del testo, richiamando esperienze centrali del Corazzini della "Desolazione", delle "Dolcezze" o delle prose. È distinguendo, pur nella difficoltà del contesto lirico, tra un “io che batte l’asta” e un “io poetante” che si perviene alla definizione di un tono duplice: la supplica orante del banditore disperato da un lato, dall’altro la denuncia inesorabile di una crisi, che investe, più che la vendibilità in sé delle idee, il sostanziale disinteresse che esse generano nel potenziale uditorio di offerenti, l’umanità.Generally read as an ironic or playful exception, "Bando", instead, perfectly places itself in Corazzini’s poetical production, and can be considered an ideal achievement of it, also considering its relevant position in conclusion of "Libro per la sera della domenica", the last collection published by the author still alive. The human corruption of the auction milieu, the tensions to bestiality and self-loosing are the most remarkable aspects of this continuity with the rest of Corazzini’s poems, of which is purposed a fast but extended excursus, developed by a dialogue with crepuscular directions of Brazilian modernism, especially expressed by Manuel Bandeira. The agitation of the auction reverses itself in an useless prayer addressed to uninterested people; death, suicide, prostitution seem resurface from more than one verse, recalling the central experiences of Corazzini’s "Desolazione", "Dolcezze" and prose works. Only distin guishing, despite of the difficulty of lyric contest, an "I-auctioneer" and an "I lyricist", it is possible to define a double tone: on the one hand, the oratory plea of the desperate auctioneer; on the other hand, the lyric denunciation of a crisis which attacks, more than the dealing of ideas, their interest for an only potential public of bidders, that is mankind

    Giovan Battista Oddoni fra idillio, lirica, tragedia e pastorale

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    Attraverso il ricorso a fonti archivistiche e repertoriali, si tratteggia la vicenda biografica e bibliografica di Giovan Battista Oddoni, scrittore varesino attivo tra Milano, Mantova e Torino dal 1618 al 1630. Si fa luce in particolare sulle relazioni accademiche e cortigiane del personaggio, che interessarono prima i Gonzaga e i Visconti Borromeo di Lainate, poi, dopo un trasferimento coatto a Torino per motivi giudiziari, i Savoia. Sotto il profilo critico, si illustrano le vicende compositive, le strutture e i contenuti degli "Idillii" (1618), della tragedia "Edemondo" (1621) e delle "Rime" (1623), opere pubblicate a Milano di cui si evidenziano gli aspetti codificati dei rispettivi generi (con un’incursione sulla storia del genere idillico secentesco in Lombardia). Si illustra infine la tragicommedia piscatoria "Arione" (1628), di cui si fornisce per la prima volta l’attribuzione (precedentemente limitata alla sigla "G.B.O." che appare nel frontespizio) e si pongono in risalto gli intenti cortigiani, allegorici e pedagogici, oltre che il riuso di formule espressive e d’intreccio riconducibili all’esperienza letteraria precedente.Through archival sources and repertories this paper offers a biographical and bibliographical outline of Giovan Battista Oddoni, born in Varese and employed in Milan, Mantua and Turin from 1618 to 1630. The paper enlightens in particular on his academic and courtesan relations, especially with the Houses of Gonzaga and Visconti Borromeo from Lainate, then, after a forced transfer in Turin due to legal problems, with the House of Savoy. The paper also discusses the history of composition, structures and contents of "Idillii" (1618), the tragedy "Edemondo" (1621) and "Rime" (1623), published in Milan; of them, the paper shows the aspects encoded in the respective genres (with a raid on the history of seventeenth century’s idyll in Lombardy). Finally, the paper discusses the tragicomedy "Arione" (1628), published and performed in Turin, which is ascribed for the first time to the author (previously limited to the symbol "G.B.O." that appears in the frontispiece). The paper considers this ‘maritime fable’ for its courtesan, allegorical and didactic purposes, as well as for the reuse of expressive formulas and plot schemas taken from Oddoni’s previous literary experience

    Periferia continua e senza punto : Per una lettura continuista della poesia secentesca

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    "Poésie philosophique" oppure "carens philosophico ingenio"? La poesia italiana del Seicento, spesso additata come decorativa, vacua ed eticamente condannabile, fatica innatamente a collocarsi, con equilibrio, in un preciso contesto culturale. Se la critica dell'ultimo ventennio ha avviato, su più piani, una riattribuzione di significati al nostro secentismo, si è recentemente voluto enfatizzare tale indirizzo connotando in senso fin troppo speculativo l'opera di Marino e dei suoi coevi. Se il pensiero filosofico è humus culturale piuttosto che oggetto intrinsecamente poetico, si propone la possibilità di rileggere i secentisti - tanto impegnati nella resa letteraria di un io e di un mondo innumerevolmente variegati, ripiegati e prospettici - alla luce del sistema metafisico allora in fieri, sull'asse che lega Bruno e Campanella a Leibniz, con alcune indispensabili incursioni verso le teorie continuiste espresse da Platone sino a Peirce e alla nuova scienza. Individualità monadiche, amori pneumatici e simbolici, relazioni metafisiche e continue tra corpi e anime, vite e morti, micro e macrocosmi, disegnano un mondo non confuso e immorale, ma metamorficamente riordinato in un perenne transito. Ridiscusso l'ormai estenuato canone della «meraviglia», risulta possibile riconsegnare alla nostra poesia secentesca, già malfamata e cieca periferia, una cittadinanza vivace e propositiva nella tradizione poetica italiana

    Rassegna mariniana (2007-2013)

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    Il contributo costituisce una rassegna bibliografica ragionata e commentata degli studi usciti negli ultimi anni su Giovan Battista Marino. La rassegna è corredata di una bibliografia finale, organizzata nelle seguenti sezioni: Edizioni; Monografie, miscellanee, convegni dedicati; Contributi critici complessivi; Contributi storico-biografici e filologici; Contributi critici su singole opere e/o loro episodi; Vicenda editoriale, fortuna, immagine dello scrittore

    Le Rime di un ‘editore-letterato’ milanese: Gio. Pietro Ramellati (alias Piotigero Laltimera)

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    Fino al 1646, la tipografia milanese di Gio. Pietro Ramellati, ubicata in Contrada dei Mercanti «al Segno del Sole», non si era discostata di molto dalle consuetudini editoriali dell’epoca. Ai manualetti di più occasionale consumo religioso e di più sicuro guadagno, Ramellati aveva accompagnato impegnative pubblicazioni di eruditi di alto profilo, distinguendosi per il saggio uso di rari caratteri ebraici ed arabi e per le rilevanti committenze dell’Accademia Ambrosiana e della burocrazia spagnola. Per gli avantesti di molte di queste pubblicazioni, anche minime, Ramellati aveva elaborato ampollose dedicatorie e divertiti versi d’encomio, seguendo un’inflazionata quanto obbligata moda contemporanea. Nel 1646, ricorrendo ai tipi della propria stessa bottega, Gio. Pietro decise di ripubblicare queste sue composizioni in un libro tutto suo, intitolandolo Rime. Si tratta di una raccolta di poesie e prose epistolari - di cui si fornisce una trascrizione diplomatica che riproduce l'impaginazione secentesca - che, abbandonato il loro ruolo di soglia paratestuale, diventano il testo, anzi un corpus di componimenti incaricato di esibire le velleità letterarie e le conoscenze accademiche del typographus che vuol farsi auctor. Lo pseudonimo dietro il quale Ramellati cela se stesso fin dal frontespizio non è che un espediente per ostentare la propria autopromozione accademico-letteraria, e per accompagnare l’informato lettore in una serie di sorprendenti cortocircuiti d’identità che rivelano l’innovazione sottesa alla sua operazione editoriale.Until 1646, Gio. Pietro Ramellati’s Milanese typography, located in Contrada dei Mercanti under ‘the Sign of the Sun’, had not deviated from the editorial practices of the time. With more occasional (but profitable) religious booklets, Ramellati had accompanied publications of high-profile scholars, and distinguished himself using rare Hebrew and Arabic fonts. Moreover, he had deserved relevant commissions from the Accademia Ambrosiana and the Spanish administration. For many of these publications, even minimal, Ramellati had worked pompous dedicatory epistles and verses of praise, following the contemporary fashion. In 1646, using his same types, Gio. Pietro decided to republish these compositions in a book of his own, entitled Rime. It is a collection of poems and epistles - of which this book provides a diplomatic transcription which reproduces the XVIIth Century layout - that abandon their paratextual role and become ‘the’ text. They constitute a corpus of compositions aimed at exhibit the literary ambitions and the academic knowledge that Ramellati wanted to underline to be considered ‘auctor’ and not only ‘typographus’. So, the pseudonym behind which he hides himself is nothing but a ploy to show off his academic and literary self-promotion, and to accompany the informed reader in a ‘mistaken identity’ that reveals the innovation of his editorial operation

    L'esperienza poetica e civile di Giovan Battista Marino tra iconografia numismatica e rappresentazione ideologica del potere

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    Prendendo le mosse da un motto antispagnolo del Marino riferito da Giovan Francesco Loredano, il contributo propone una rassegna dei richiami iconografici tra le opere del poeta napoletano e la produzione numismatica delle principali potenze europee del tempo. In primo luogo si propongono alcuni riferimenti trattatistici coevi al Marino, che testimoniano del costante labilità del confine fra trattatistica numismatico-economica ed espressione letteraria: si esamina, in specie, l’inedito e sconosciuto Della giusta universale misura et suo typo di Romeo Bocchi. Successivamente, si avvia l’esame delle rappresentazioni del potere in più opere del Marino, e se ne richiama il modello iconografico alle monete delle relative autorità emittenti. In particolare, i riferimenti toccano le principali piazze dell’esercizio letterario o dell’interesse politico del Marino: Napoli e la Spagna, Venezia, Torino, la corte francese e la sede pontificia. Questa rassegna, insieme alle ulteriori analisi trattatistiche coeve (Turbolo, Botero, Enea Vico, Montanari), conferma la preferenza del Marino per una prospettiva politica irenica e culturale, non bellica o marziale ma, anzi, rideclinata in chiave femminile e venusiana.Building on an anti-Spanish Marino’s wit reported by Giovan Francesco Loredano, the paper proposes a review of iconographic echoes between the works of the Neapolitan poet and the numismatic production of the main European powers of the time. First, some references to contemporary economic treaties are shown, testifying to the constant instability of the boundary between them and literary production: it is examined, in particular, the unknown 'Della giusta universale misura et suo typo' by Romeo Bocchi. Then, the examination of power representations in most Marino’s works is started, and recalls iconographic models relative to the currencies of the issuing authorities. In particular, references touch the major literary and political Marino’s interests: Spain, Naples, Venice, Turin, the French court and the papal seat. This review, together with further contemporary treatises (Turbolo, Botero, Enea Vico, Montanari), confirms Marino’s preference for a political, pacifistic and cultural, not military or martial, perspective, but rather declined in a womanly and Venusian key

    Giovan Giacomo Ricci e il romanzo del personaggio-Marino

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    In buona parte delle opere di G. G. Ricci, scrittore umbro-laziale nato nel 1595, collocabili a metà tra il testo teatrale e il ragguaglio di Parnaso, Marino appare come personaggio di rilievo indiscusso se non strutturale. L’evoluzione del personaggio Marino lungo le varie opere di Ricci (dal "Maritaggio delle Muse", 1625, ai "Diporti di Parnaso", 1635) delinea un vero e proprio percorso di maturazione biografica e intellettuale del venerato scrittore napoletano

    Le ceneri dei secentisti : legittimazione e progresso della politica nella civiltà poetica secentesca

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    Dopo un accenno al rilievo attivo ed operoso dell’eloquenza secentista (Tesauro e Peregrini), l’indagine prende le mosse dal processo di elezione e legittimazione di Adone a re di Cipro nel poema di G.B. Marino, indagandone i tratti di un’assurzione politica estetica ma non estranea a un consenso sociale e civile capace di rideterminare propositivamente le categorie del potere. Dialogando con i poemetti, i panegirici e gli altri scritti politici mariniani, questo disegno di legittimazione è poi traslato verso le prospezioni politico-accademiche del Marino biografico, sottolineandone il disegno utopico di un’alleanza franco-veneta-piemontese sotto l’egida di Venere, in funzione antispagnola ma con prospettiva marcatamente irenica. Vengono condotti rilievi sui passi dell’Adone più sensibili alle questioni politiche coeve, sempre lette in chiave e in risoluzione estetico-irenica e non bellica (guerre di Francia, del Monferrato e degli Uscocchi). Attraverso un confronto costante con i messaggi politici di Campanella e Sarpi in specie, si rintracciano le medesime piste di politicità pacifica e progressiva nell’opera dei secentisti in tutto l’arco del secolo (sp. Achillini, Battista, Materdona, Bruni, Lubrano, in dialogo con Frugoni), rideclinando decisamente in tutte le sue variabili il topos apparentemente monolitico della difesa della ragion di stato. Vengono reperiti fondamenti analoghi anche in esempi selezionati dal formalismo secentesco. Infine, discutendone anche i rapporti con la questione del tacitismo e dell’autonomismo italiano, vengono convogliate le osservazioni fin qui condotte nei modelli di Ciro di Pers e Bartolomeo Dotti, assurti a esempi significativi di un’espressione poetico-politica non asfittica, ma particolarmente vivace, capace, pur in un difficile rapporto con il potere, di fondarsi su aspirazioni libertarie e democratiche.After a consideration of the performative features of XVIIth century’s eloquence (Tesauro and Peregrini), Adonis’s election and legitimacy process to become the King of Cyprus in the Marino’s poem is considered, investigating the aesthetic features of his policy, although not unrelated to a social and civic consensus which redefines the categories of power. Talking about the poems, the panegyrics and other political Marinian writings, this plan of legitimacy is then translated into political and academic exploration of the biographical Marino, underlining the utopia of a Franco-Venetian-Piedmont alliance under the auspices of Venus, with an anti-Spanish function but a pacifist perspective. Surveys are conducted on the passages of Adone which are more sensitive to contemporary political issues, always read in an aesthetic and pacifist key and resolution (wars of France, Monferrato and the Uscocchi’s). Through a constantly ongoing dialogue with the political messages of Campanella and Sarpi, the same tracks of peaceful and progressive politicization are retraced in the XVIIth century’s writers’ work throughout the century (Achillini, Battista, Materdona, Bruni, Lubrano), critically ridiscussing the topos of the raison d’état. Foundations are found in similar examples selected from the seventeenth-century formalism. Finally, discussing the relationships with the Italian autonomism-tacitism issue, the observations conducted so far are conveyed into the models of Ciro di Pers and Bartolomeo Dotti, risen to important examples of poetic and political expression, non asphyxiated but particularly lively, capable, even in a difficult relationship with the power, of being based on libertarian and democratic aspirations

    Appunti sul Bisaccioni 'portoghese'

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    Nella produzione storiografica e novellistica di Maiolino Bisaccioni sono disseminati riferimenti al Portogallo politico e culturale tra momenti di ammirata adesione al codice culturale lusitano e tratti di più circospetta critica, che evolvono in una diffusa decostruzione della narrazione nazionale portoghese. Tali considerazioni vengono declinate – pur in un dialogo con altri intellettuali e storiografi coevi esperti di vicende lusitane – nello specifico dell’opera e dell’orientamento politico di Bisaccioni, e risultano dunque rapportate tanto all’ideologia prevalentemente anticastigliana dello scrittore, quanto alle sue esigenze di invenzione narrativa.In the historiographic and novelistic production of Maiolino Bisaccioni are to be found references to political and cultural Portugal between moments of admired adherence to the cultural Lusitan code and a more circumspect criticism, that evolved in a spread deconstruction of the national Portuguese narration. These considerations are declined – although in a dialogue with other contemporary intellectuals and historiographers expert in Lusitan vicissitudes – in the specific of the work and of the political leaning of Bisaccioni, and result therefore related both to the mainly anticastillan ideology of the writer and to his exigencies of narrative invention
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