1,721,102 research outputs found

    La valutazione della sonnolenza e delle abilita’ di guida nella terza eta’

    No full text
    L’eccessiva sonnolenza diurna (EDS) è una condizione patologica che interferisce con le attività quotidiane, causando un calo dei livelli di vigilanza che incide sulle capacità di concentrazione e di valutazione del tempo di reazione al pericolo. Tali aspetti sono particolarmente rilevanti nella valutazione delle performance di guida, che richiedono l’integrità di varie funzioni cognitive, fra cui le capacità attentive, percettive di valutazione del rischio nel traffico. Il normale invecchiamento fisiologico determina un aumento dei livelli di sonnolenza diurna, contestualmente a una frammentazione del sonno che diventa meno profondo e più frammentato. Al riguardo, alcuni studi hanno rilevato nelle persone anziane una prevalenza di EDS e una maggior vulnerabilità al rischio di incidenti stradali. Tuttavia, i dati relativi alle conseguenze di questi aspetti sulla quotidianità non sono stati sufficientemente indagati e i risultati disponibili non consentono di raccogliere informazioni esaustive. Peraltro, risulta mancante una validazione delle misure della sonnolenza nell’anziano sano alla guida. Lo studio si propone, quindi, di indagare la relazione tra qualità del sonno, sonnolenza diurna e performance di guida nella terza età. Metodo: 40 soggetti anziani (età 58-80) e 40 giovani (età 20-35) abilitati alla guida hanno effettuato una valutazione con i seguenti strumenti: Psychomotor Vigilance Task-PVT per la sonnolenza oggettiva comportamentale; Karolinska Sleepiness Scale-KSS ed Epworth Sleepiness Scale-ESS per la sonnolenza soggettiva; Pittsburgh Sleep Quality Index-PSQI per la qualità del sonno percepita; Cognitrone-COG/S11, Adaptive Tachistoscopic Traffic Perception Test-ATAVT e Vienna Risk-Taking Test Traffic-WRBTV (test della batteria Vienna Test System TRAFFIC) per la valutazione dell’attenzione selettiva alla guida, della percezione tachistoscopica e dell’assunzione del rischio nel traffico. Risultati e Conclusioni: Il confronto statistico effettuato per mezzo di un’ANOVA 2x2 between subjects (Età x Genere) ha mostrato: (1) una minor efficienza del sonno negli anziani rispetto ai giovani e delle tendenze a commettere un maggior numero di errori al PVT, con rallentamenti nel segmento dei tempi di reazione più rapidi; (2) un inatteso risultato relativo a maggior sonnolenza di stato da parte dei giovani; (3) delle robuste differenze legate all’età per quanto riguarda le variabili di guida, mostrando tempi di lavoro più lunghi, scarse performance attentive e percettive ma maggior prudenza nell’assunzione del rischio da parte degli anziani rispetto ai giovani. Un approccio previsionale condotto per mezzo di regressioni multiple ha dimostrato che fra le misure di qualità del sonno e sonnolenza soggettiva considerate, solamente il PSQI risulta in grado di predire la prestazione comportamentale al PVT. Infine, l’indagine condotta per mezzo di regressioni multiple, in merito alla predittività del comportamento di guida -da parte delle variabili relative ad età, qualità del sonno e sonnolenza comportamentale e soggettiva- ha mostrato, in primo luogo, un robusto valore predittivo dal parte dell’età mentre, in secondo luogo, è emersa una tendenza da parte del KSS e del PVT nel predire la prestazione rispetto ai tempi totali di lavoro e alla rapidità con cui vengono rifiutati gli stimoli distrattori nel compito di attenzione selettiva alla guida. I dati in merito a una minor efficienza del sonno nell’anziano risulterebbero coerenti con la letteratura di riferimento, sebbene tale aspetto non si rifletta in chiare differenze nelle performance al PVT. Al contrario, i giovani riportano maggior sonnolenza soggettiva di stato: tale inatteso risultato necessita di ulteriori chiarimenti e potrebbe rendere conto dell’assenza di specifiche differenziazioni prestazionali rispetto agli anziani. Infatti, rappresentando un limite intrinseco allo studio, potrebbe indebolire la successiva logica previsionale, volta specialmente all’individuazione della capacità del set delle misure soggettive e oggettive del sonno e della sonnolenza di predire le prestazioni nel comportamento di guida. D’altra parte, dagli approcci previsionali considerati a tale scopo, emerge il fattore età come unico e robusto predittore, mentre viene rilevata solo una tendenza da parte delle misure soggettive e oggettive della sonnolenza di prevedere la prestazione nei compiti di attenzione selettiva alla guida, confermando solo in maniera parziale le ipotesi di partenza

    Il Sonniloquio come via d’accesso all’elaborazione cognitiva in sonno: uno studio elettrofisiologico sulle produzioni verbali notturne

    Full text link
    INTRODUCTION Sleep Talking (ST) is defined as the utterance of speech during sleep. The available literature cannot address ST as a REM or NREM parasomnias. Rarely studied as an isolated phenomenon, we currently have no definite evidence of its neural correlates. Recently, psycholinguistic features of verbal production in ST has been investigated, pointing to coherence with formal features of the language in wakefulness. This evidence, within the hypothesis of an involvement of parasomnias in sleep-related cognitive processing, suggests the importance of understanding the neural mechanism underlying ST. We aimed to investigate EEG correlates predictive of verbal activation (Verbal ST), with a comparison with Non-verbal ST (moaning, laughing, crying, etc...) with the general hypothesis of shared mechanisms with neural correlates of language processing and production. METHOD Six highly frequent ST (3M, 3F, age 19-27, mean 23.83±3.60) recruited through an online survey (general health assessment, PSQI for the self-declared quality of sleep, MUPS for self-declared presence and frequency of the phenomenon). Presence and frequency of ST, together with the compliance in maintaining a regular sleep schedule, has been further assessed through one week of home sleep/dream-logs and audio-activated recorder. The suitable participants have been recorded in the laboratory for at least 2-consecutive nights of video-PSG. We pursued the conditions of Verbal and Non-verbal ST, obtaining a total of 21 Verbal ST and 21 Non-verbal ST in Stage 2 NREM. Control comparison has been performed between Vocalizations (N=42 vocal activations, combining Verbal and Non-verbal) and Baseline (N=42 equivalent sleep interval, 2 mins preceding each ST), to assess time-locking and specificity of the observed EEG pattern, in relation with vocal production. Artifacts were off-line rejected for the 20 seconds EEG preceding each Verbal and Non-verbal ST and Baseline, on a 4-seconds basis. EEG power spectra have been obtained throughout a Fast Fourier Transform (FFT) routine. The power spectra have been then averaged to obtain the canonical sleep EEG bands: delta (0.5-4.5Hz), theta (4.75-7.75Hz), alpha (8-11.75Hz), sigma (12-15.75Hz) and beta (16-24.75Hz), and subsequently log-transformed. RESULTS Statistical comparisons (t-Test) show a general decrement in power spectra for Verbal ST vs. Non-verbal ST for the theta and alpha EEG bands. This effect is strongly lateralized to the left hemisphere and specifically localized on centro-parietal-occipitals channels. A single left parietal channel (P7; theta t=-4.48, p=0.0002; alpha t=-3.29, p=0.0037) was significant also after the Bonferroni correction. T-test comparisons (t=≥2.96; p≤0.0051) for Vocalizations vs. Baseline show a general increment in power spectra for delta on frontal, central and temporal channels, almost on the entire scalp for the alpha band; on Fc2 and C4 for the beta band. CONCLUSIONS Our results suggest shared neural mechanisms between Verbal ST and language programming during wakefulness. Specifically, the selective decrement for the theta band on the left parietal sites is coherent with the literature about linguistic planning in wakefulness, suggesting a possible functional overlapping. Moreover, the phenomenon seems time-locked to the interval of sleep preceding ST, as demonstrated throughout a comparison with a preceding sleep interval

    Dante's description of narcolepsy.

    No full text
    Sleep, sleepiness, and dreaming are expressed throughout Dante Alighieri's (1265-1321) the Divine Comedy from the start of his journey through the afterlife. In the book, Dante complains that he is "full of sleep," and he experiences sudden wake-dreaming transitions, short and refreshing naps, visions and hallucinations, unconscious behaviors, episodes of muscle weakness, and falls which are always triggered by strong emotions. Taken together these signs are highly reminiscent of narcolepsy, a term coined in 1880 by Gélineau to define a disease consisting of daytime irresistible sleep episodes with remarkable dream mentation, sleep paralysis, hallucinations, and cataplexy (falls triggered by strong emotions). Sleep, sleepiness, and episodes of sudden weakness triggered by emotions are Dante's literary fingerprints from his earliest works, pointing to a lifelong autobiographic trait. In the 19th century, Cesare Lombroso speculated that Dante had epilepsy, as he had suffered from frequent spells and hallucinations. However, the multiple emotionally triggered falls Dante experienced in the Divine Comedy contrast with the epileptic seizure he depicted in one of the damned individuals. It is possible that Dante may have intuitively grasped the main features of narcolepsy, but it also is plausible that Dante's sleep, dreams, hallucinations, and falls are clues to a lifelong pathologic trait and that Dante may have known of or had narcolepsy

    Las Parasomnias

    No full text
    In questo capitolo vengono descritti, tra l'altro, le parasonnie quali le allucinazioni ipnagogiche, la jactatio capitis nocturna, il bruxismo, il mioclono propriospinale, il terrore notturno, il sonnambulismo, le parasonnie legate ad epilessia notturna del lobo frontale, le alterazioni del comportamento durante il sonno REM ed il mioclono facio-mandibolare

    Studio RM multimodale nella narcolessia: correlati neurometabolici, morfometrici e di attivazione funzionale cerebrale- Studio RM multimodale nella narcolessia: correlati neurometabolici, morfometrici e di attivazione funzionale cerebrale (UO Prof Lodi)

    No full text
    L'obiettivo del progetto della Unità di Ricerca del Dipartimento di Medicina Clinica e Biotecnologia Applicata, Università di Bologna, è identificare e correlare tra loro in pazienti narcolettici anomalie neurometaboliche, strutturali, e di attivazione cerebrale. I diversi aspetti metabolici, morfologici e d'attivazione funzionale cerebrale saranno indagati utilizzando tecniche di risonanaza magnetica avanzate e quantitative quali: -spettroscopia RM del protone (1H-MRS) -voxel based morphometry MRI (VBM-MRI) -MRI funzionale(f-MRI) I risultati degli studi di risonanza magnetica verranno messi in relazione con i risultati clinici e polisonnografici (Unità di Ricerca diretta dal Dr. Plazzi), neuropsicologici (Unità di Ricerca diretta dal Prof. Tuozzi), di analisi spettrale (Unità di Ricerca diretta dal Prof Ferrillo) e genetici (Unità di Ricerca diretta dal Prof Gambardella) ottenuti negli stessi pazienti. Come descritto nel "Modello A" lo sforzo complessivo darà un contributo alla identificazione dei multipli determinanti della complessa espressione fenotipica della narcolessia umana

    Parasomnias

    No full text
    The term parasomnias was coined by the French neurologist Henry Roger during the lessons he gave in Marseille (France) between the years 1900 and 1931 and published in his monograph in 1932. With this term he referred to unusual, not rare behaviors appearing during sleep due to negligible dysfunctions of the "hypnic function"..
    corecore