8,133 research outputs found

    Barbara Fraticelli, <i>Paradigmi urbani</i>

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    I saggi raccolti all’interno del volume Paradigmi urbani. Forme e scritture della città contemporanea, di Barbara Fraticelli, offrono un variegato excursus storico e geografico sulle rappresentazioni della città in letteratura, dal Rinascimento sino ai nostri giorni. Gli autori compresi nella raccolta conducono il lettore da Lisbona a Bucarest, da Calcutta a Nuoro: l’autrice delinea un panorama che congiunge generi letterari e punti di vista molteplici, con una particolare cura della sezione dedicata alle rappresentazioni della città di Bucarest

    Cenni sull'evoluzione delle tecniche fotografiche

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    il contributo delinea la storia delle tecniche fotografiche, con particolare riferimento al loro uso ed evoluzione in relazione alla storia della scienza, coprendo un arco temporale compreso fra la dagherrotipia (1839) e la fotografia a colori a sviluppo cromogeno (1939

    Le lastre della Commissione vinciana. Esperienza didattica, restauro, valorizzazione

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    In occasione del cinquecentesimo anniversario dalla morte di Leonardo, i fondi di lastre fotografiche realizzate per la riproduzione facsimilare dei suoi manoscritti e dei fogli sciolti sono stati trasportati presso il Museo Galileo di Firenze, per poter compiere un progetto articolato di studio, conservazione, digitalizzazione e valorizzazione. Nell’arco di circa dieci mesi sono stati trattati e condizionati più di 7000 oggetti fotografici, prevalentemente negativi e positivi su vetro, ma anche pellicole in nitrato di cellulosa, stampe alla gelatina bromuro d’argento, collotipie e autocromie. Provenienti dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, sede dell’Archivio della Commissione Vinciana, e in piccola parte dal Civico Archivio Fotografico di Milano, questi oggetti fotografici suscitano interesse sotto molteplici punti di vista. Si tratta infatti di negativi, per lo più di separazione, realizzati per poter stampare riproduzioni fedeli in bicromia e tricromia, grazie alla tecnica fotomeccanica della collotipia, procedimento complesso e raffinato, noto per la morbidezza del segno e l’ampia possibilità di passaggio tonale. Le campagne fotografiche si sono svolte tra la fine dell’Ottocento e la prima guerra mondiale, da fotografi che è lecito pensare abbiano allestito spazi di ripresa e camere oscure portatili all’interno degli archivi e delle biblioteche di tutta Europa. La correzione delle lastre, in termini di ritocco e mascheratura, necessaria per l’ottimizzazione della stampa, doveva essere fatta in loco, a diretto confronto con i manoscritti originali. L’occasione del progetto di messa in sicurezza, restauro e digitalizzazione delle lastre Vinciane ha dunque permesso di indagare le pratiche artigianali dei fotografi e degli stampatori, nonché di comprendere meglio i sistemi di traduzione degli originali in riproduzioni collotipiche. Le lastre, inoltre, testimoniando le condizioni fisiche di conservazione dei manoscritti al momento dell’acquisizione fotografica, permettono di approfondire i metodi e la ratio del lavoro di traduzione dall’originale alla stampa, favorendo nuovi studi sulla storia della conservazione dei materiali leonardeschi e, potenzialmente, la revisione degli studi precedenti, poiché molti studiosi hanno fondato il proprio lavoro sulle copie fascimilari, non avendo avuto la possibilità di accedere agli originali. Per gli aspetti specifici di conservazione e restauro è stata attivata una collaborazione con il Settore Restauro Materiali cartacei e membranacei dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, al fine di supervisionare le attività. Prima dell’avvio del restauro vero e proprio è stato organizzato un cantiere scuola con le allieve del Percorso Formativo Professionalizzante n. 5 della Scuola di Alta Formazione dell’OPD. Le allieve hanno così potuto lavorare su materiali fotografici eccezionali da un punto di vista storico e tecnico, contribuendo attivamente alla pianificazione e all’organizzazione degli spazi, svolgendo operazioni di messa in sicurezza, ricondizionamento e documentazione delle operazioni svolte. Allo stesso tempo, hanno potuto approfondire la conoscenza del Museo Galileo, le sue collezioni, nonché le sue risorse librarie e digitali. Per quanto riguarda il restauro, l’eccezionalità e la varietà in termini di quantità, formati e problematiche conservative ha favorito la ricerca di tecniche innovative di consolidamento e la messa a punto di nuove tipologie di montaggio, oltre alla realizzazione di contenitori ad hoc per i materiali di grande formato, sempre nel rispetto della polimatericità costitutiva degli oggetti trattati. L’occasione dell’intervento ha permesso inoltre il riordino archivistico delle lastre e la catalogazione definitiva, attualmente in fase di completamento

    Il restauro di pellicole fotografiche contemporanee alluvionate. Le problematiche emerse durante il progetto Memoria Fotografica

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    I casi di disastro ambientale che vedono coinvolti beni culturali sono in aumento. Statisticamente, la crescita del numero di opere e documenti sottoposti a tutela e conservati oggi all’interno di enti ed istituti incrementa i livelli di rischio, ma il vero fattore preoccupante è imputabile al cambiamento climatico. Se da un lato occorre una pianificazione dell’emergenza per poter operare una protezione preventiva, dall’altra occorre mettere a punto dei protocolli d’intervento per il salvataggio delle collezioni a disastro avvenuto. Considerati questi aspetti, i materiali fotografici contemporanei si mostrano particolarmente vulnerabili, per fragilità intrinseca e perché destinati ad aumentare di quantità, di pari passo con il riconoscimento del loro valore storico, documentale e artistico. Oggetti di natura industriale e come tali protetti da brevetti, mostrano variabili composizionali legate alle case di produzione e pertanto sono difficili da conoscere se non attraverso una diagnostica mirata. Il presente contributo intende presentare le criticità emerse durante l’applicazione di metodiche di restauro sperimentali affrontate durante e a seguito del progetto Memoria Fotografica. Cofinanziato da Regione Toscana in partenariato con IFAC CNR di Sesto Fiorentino, Cooperativa Itinera di Livorno e in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Bari, il progetto ha mirato alla messa a punto di un protocollo d’intervento di restauro post emergenziale su pellicole fotografiche contemporanee, monocromatiche e a colori, prodotte negli anni novanta del Novecento, individuando come caso studio l’archivio del fotoreporter Daniele Dainelli, danneggiatosi durante l’alluvione di Livorno del 2017. Gli obiettivi principali sono stati l’individuazione di metodologie di intervento incentrate sulla stabilizzazione dei supporti e sul recupero del dato immagine, attraverso interventi fisici ed elaborazioni digitali. La prima fase si è conclusa nel maggio 2019 con una giornata di studi di cui sono disponibili gli atti. Il presente contributo intende approfondire la discussione sui risultati ottenuti ed evidenziare le problematiche emerse durante le operazioni di pulitura delle pellicole, estremamente indebolite per via dell’evento alluvionale. Verranno presentati i punti di forza ed i limiti delle applicazioni sperimentali, fra le quali l’apporto di umidità per la pulitura tramite vaporizzazione, l’uso di make-up sponge e idrogel chimici nanostrutturati. Saranno inoltre presentati i trattamenti di consolidamento delle emulsioni con gelatina, anche in fogli preconfezionati, e le operazioni di recupero planare, necessarie per la digitalizzazione con set up dedicati, nonché per l’acquisizione di imaging iperspettrale. Ogni trattamento è stato validato da analisi ATR FTIR, SEM EDS e osservazioni al microscopio ottico di cross-sections. Alla luce di tale ricerca sono state delineate alcune soluzioni e messe a punto strategie che potranno risultare utili nell’affrontare casi similari. I risultati ottenuti costituiscono un punto di partenza per ulteriori approfondimenti; l’obiettivo successivo sarebbe l’approfondimento di criticità riscontrate in alcune fasi del restauro e lo studio di nuovi metodi di acquisizione digitale utili a coadiuvare le tecniche di recupero dell’oggetto e del dato immagine danneggiato

    Barbara James

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    Date:1943Barbara was born in Holdredge, Nebraska in the United States of America in 1943. In 1960 she arrived in Darwin working in a variety of occupations such as a journalist, historian, author, activist, advocate and editor. Barbara wrote 13 books including "No Man's Land" which explored the contributions of women in the Northern Territory. She also received a number of awards including 2001 NT Heritage Award, the 2000 NT Literary Essay Awards and the Chief Minister's Women's Achievement Award in 1999.JournalistHistorianAuthorActivistEditorAmerica

    Barbara Ras - Sowell Conference 2017

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    Barbara Ras, San Antonio, Poet, author of "Bite Every Sorrow" and "The Last Skin

    Exclusive interview with author Barbara Kingsolver

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    Exclusive interview with author Barbara Kingsolver for her 2018 novel *Unsheltered

    Organogel per la pulitura di materiali fotografici e cinematografici in acetato di cellulosa

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    Pellicole fotografiche e cinematografiche e lastre in vetro sono spesso interessate dalla presenza di nastri adesivi (PST, dall’acronimo inglese di Pressure Sensitive Tape) e residui di adesivo;, la cui rimozione può rendersi necessaria nei casi in cui il loro deterioramento potrebbe incidere sui supporti sui quali sono posizionati. I metodi di pulitura ad oggi comunemente adottati (metodi meccanici a secco, solventi allo stato libero) presentano degli inconvenienti che in questo lavoro si è cercato di superare sviluppando una metodologia che prevede l’impiego di solventi a basso impatto eco-tossicologico caricati in matrici polimeriche. Più nello specifico sono stati testati carbonati alchilici (dietil e dimetil carbonato, rispettivamente DEC e DMC) caricati all’interno di organogel semi-interpenetrati poli(etilmetacrilato)/poli(etilenglicole) (PEMA/PEG) per la pulitura di pellicole fotografiche negative in acetato di cellulosa. L’impatto dei solventi su tali supporti è stato preliminarmente valutato tramite analisi di Spettroscopia Infrarossa in Riflettanza Totale Attenuata (ATR-FTIR), misure termogravimetriche (DTG) e Microscopia a Scansione Elettronica a Emissione di Campo (FEG-SEM). Ulteriori analisi sono state condotte su modelli creati in laboratorio per la simulazione di interventi di pulitura. Visti i promettenti risultati sperimentali, gli organogel sono stati adottati in interventi di restauro di pellicole fotografiche e cinematografiche in acetato di cellulos

    Dataset for publication: Post‐war architecture and urban planning as means of reinventing Opole’s past and identity

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    The collection includes files related to the publication: Barbara Szczepańska, Post‐War Architecture and Urban Planning as Means of Reinventing Opole’s Past and Identity, „Urban Planning”, Vol 8, No 1 (2023): Bombed Cities: Legacies of Post-War Planning on the Contemporary Urban and Social Fabric, pp. 266-278, https://doi.org/10.17645/up.v8i1.6079. The collection includes figures used in the publication:Opole_plan A plan of Opole, with areas of Ostrówek (left), Market Square (center) and Central Square (right) highlighted in red. Originally published in: &#34;Guidebook to the city of Opole&#34; (&#34;Przewodnik po mieście Opolu&#34;, Opole: Księgarnia Opolska, 1948, https://polona.pl/preview/2f383a4a-5e9e-444d-9e94-366b8ac8610d). Author: Z. Streer. Licence: CC0Opole_Monument to the Opole Silesian Fighters for Freedom A photograph depicting Monument to the Opole Silesian Fighters for Freedom (Pomnik Bojownikom o Wolność Śląska Opolskiego) in Opole. Author: Barbara Szczepańska. Licence: CC0Opole_monument of Kazimierz I Opolczyk A photograph depicting the monument of Kazimierz I Opolczyk in the Market Square in Opole. Author: Barbara Szczepańska. Licence: CC0Opole_Market Square_eastern frontage A photograph depicting eastern frontage of the Market Square in Opole. Author: Barbara Szczepańska. Licence: CC0Opole_Market Square_eastern frontage_before 1945 A photograph depicting eastern frontage of the Market Square in Opole before 1945. Originally published on Wikimedia Commons: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Market_Square_in_Opole,_eastern_frontage.jpg. Author: unknown. Licence: CC0Opole_monument of Frederick the Great A photograph depicting monument of Frederick the Great in Opole, before 1945. Originally published on Wikimedia Commons: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Opole_Oppeln_Denkmal_Friedrich_der_Große.jpg. Author: unknown. Licence: CC0</ul

    'A date with Barbara': paracosms of the self in biographies of Barbara Newhall Follett

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    In 1927, 13-year-old Barbara Newhall Follett published her first book, the critically acclaimed novel, The House Without Windows and Eepersip's Life There. Twelve years later, on December 7, 1939, 25-year-old Barbara quarrelled with her husband and left her apartment in Boston with $30 in her pocket, and a notebook. She was never seen again. The House Without Windows is set in a paracosm (Farksolia) she invented, and ends with the metamorphosis of the titular character into a 'fairy-a wood nymph … invisible for ever to all mortals, save those few who have minds to believe, eyes to see'. In Barbara's (auto)biography, The Unconscious Autobiography of a Child Genius (1966), written by Harold Grier McCurdy 'in collaboration with Helen Follett' (Barbara's mother), the authors wonder: 'Can we be far wrong in substituting Barbara's name for Eepersip's in the closing scenes of [House Without Windows]? In this paper, I grapple with the formal and ethical challenges of writing about Barbara Newhall Follett, and the ways her family and others have approached the problem of writing her unresolved life story: a child raised and educated in solitude, a celebrated 'natural' child author, a young woman whose disappearance remains unsolved. The paper will explore the ways in which adults write the stories of children's lives, as nostalgia and fable, as fairytale and paracosmic narrative, and the ways in which Barbara's biographers have, consciously and unconsciously, created biographical concordances, or paracosms of the self, in seeking to make meaning of her life's story
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