87 research outputs found

    PDM. Manuale diagnostico psicodinamico

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    Classificazione dei disturbi mentali degli adulti: pattern e disturbi di personalità; profilo del funzionamento mentale; pattern sintomatici: l'esperienza soggettiva. Classificazione dei disturbi mentali di bambini e adolescenti: profilo del funzionamento mentale di bambini e adolescenti; pattern e disturbi di personalità di bambini e adolescenti; pattern sintomatici di bambini e adolescenti: l'esperienza soggettiva; la classificazione dei disturbi mentali e dello sviluppo in neonati e bambini piccoli. Basi concettuali ed empiriche per una classificazione psicodinamica dei disturbi mentali. Contributi di Reiner W. Dahlbender, Peter Fonagy, Abby Herzig, Jodi Licht, Catherine M. Novotny, OPD Task Porce, Gerd Rudolf, Jonathan Shedler, Heather Thompson-Brenner, Drew Western

    Prefazione

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    Nella prefazione si illustra come l'autore proponga una personale riflessione teorico-clinica sull’enactment, intendendolo come una messa in atto, da parte del paziente, di memorie traumatiche che fanno risuonare nel terapeuta contenuti protopsichici del suo inconscio personale. Si tratta quindi di una comunicazione fra inconsci. Ma a quale tipo di inconscio bisogna fare riferimento? Prendendo spunto dalla propria esperienza clinica, l’autore suggerisce che si tratti dell’inconscio non rimosso, ovvero di un inconscio primitivo, pre-riflessivo, pre-verbale. In sintesi, il riferimento all’inconscio non rimosso porta a interpretare l’enactment come un temporaneo blackout di tipo dissociativo, che assume una fondamentale importanza per raggiungere quei nuclei emotivi del paziente esclusi dal circuito della simbolizzazione e dell’elaborazione verbale

    Prefazione

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    L’autore propone una personale riflessione teorico-clinica sull’enactment, intendendolo come una messa in atto, da parte del paziente, di memorie traumatiche che fanno risuonare nel terapeuta contenuti protopsichici del suo inconscio personale. Si tratta quindi di una comunicazione fra inconsci. Ma a quale tipo di inconscio bisogna fare riferimento? Prendendo spunto dalla propria esperienza clinica, l’autore suggerisce che si tratti dell’inconscio non rimosso, ovvero di un inconscio primitivo, pre-riflessivo, pre-verbale. In sintesi, il riferimento all’inconscio non rimosso porta a interpretare l’enactment come un temporaneo blackout di tipo dissociativo, che assume una fondamentale importanza per raggiungere quei nuclei emotivi del paziente esclusi dal circuito della simbolizzazione e dell’elaborazione verbal

    Nota introduttiva all'edizione italiana

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    Pensato sia per clinici in formazione sia per clinici più esperti, l’esame diagnostico con il DSM-5® è il companion book del DSM-5 che aiuta a svolgere i colloqui diagnostici. A partire da una descrizione del colloquio, della sua struttura e dei suoi obiettivi, alleanza terapeutica compresa, questa guida insegna a condurre un colloquio in maniera ottimale, propone le giuste domande di screening e follow-up, e affronta il modo in cui il DSM-5, con il suo nuovo approccio alla diagnosi e alla classificazione, ne può influenzare lo svolgimento. Il capitolo sul colloquio diagnostico con il DSM-5, il cuore di questo libro, accompagna il clinico in una valutazione completa per ciascuna categoria diagnostica presente nel Manuale

    Prefazione all'edizione italiana

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    Gli autori illustrano la ricchezza dei contenuti di questo volume che documenta l’efficacia teorica e clinica della psicoterapia psicodinamica e la crescente richiesta di ricerca in questo campo. Capace di parlare sia al ricercatore sia al terapeuta, esso mostra come le specificità dei trattamenti psicodinamici possano coesistere con i vincoli che garantiscono l’affidabilità degli studi sul processo e l’esito di una psicoterapia. Soprattutto, aiuta a capire l’importanza di una clinica basata sulla ricerca e di disegni di ricerca radicati nella pratica della psicoterapia

    Risposte emotive del terapeuta e personalità del paziente. Elementi metodologici, aspetti empirici e implicazioni cliniche relativi all’uso del Therapist Response Questionnaire

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    Le risposte controtransferali possono fornire informazioni utili sulla personalità e il funzionamento interpersonale del paziente e rappresentare una fonte rilevante di conoscenza in base alla quale il clinico può calibrare e promuovere interventi terapeutici più mirati e efficaci (Gabbard, 2009; Hayes, Gelso, Hummel, 2011; Kernberg, 1984; PDM Task Force, 2006; OPD Task Force, 2008). Concetti fondamentali della disciplina psicoanalitica, quali il controtransfert complementare e concordante (Racker, 1957), l’identificazione proiettiva e l’enactment (Klein, 1946; Bion, 1962, 1967; Ogden,1994), il controtransfert oggettivo (Winnicott, 1949) o la responsività di ruolo (Sandler, 1976), così come costrutti di derivazione diversa, quali il ciclo interpersonale cognitivo (Safran, 1984) o i pattern di interazione diadica (Burgoon, Stern, Dillman, 1995), condividono, seppur da vertici di osservazione anche molto distanti, l’idea che il paziente può indurre il clinico a sperimentare sentimenti e emozioni che riflettono in modo più o meno accurato le sue esperienze del passato e il suo mondo interno, e che le risposte emotive del terapeuta possono essere usate per comprendere meglio le problematiche affettive, cognitive o interpersonali centrali nel funzionamento psicologico del paziente (Bateman, Fonagy, 2006; Clarkin, Yeomans, Kernberg, 2006; Gabbard, 2001, 2009; McWilliams, 2011; OPD Task Force, 2008; PDM Task Force, 2006). Tra le diverse popolazioni diagnostiche e cliniche, i pazienti con disturbi di personalità sono caratterizzati da tratti disfunzionali, pervasivi e tendenzialmente stabili, che coinvolgono varie aree del funzionamento affettivo, cognitivo, comportamentale e interpersonale, tali da investire tutte le relazioni (compreso quella col terapeuta). Essi tendono a riattualizzare nella relazione terapeutica schemi maladattivi, spesso “trascinando” il clinico in interazioni che riproducono modelli disfunzionali (cfr. Kernberg, 1984; McWilliams, 2011). Il terapeuta può pertanto sentirsi spinto a rispondere attraverso modalità specifiche, seguendo un “copione” implicitamente condiviso, rinforzando gli schemi maladattivi del paziente con il rischio di danneggiare la relazione terapeutica (Clarkin, Yeomans, Kernberg, 2006; Bateman, Fonagy, 2006). Gli obiettivi del presente progetto di ricerca che si articola in quattro filoni principali sono: 1) studiare attraverso un’indagine esplorativa le associazioni tra risposte controtransferali, disturbi di personalità e livelli di funzionamento psicologico del paziente; 2) indagare il possibile effetto di mediazione della gravità sintomatologica sulla relazione tra risposte emotive del terapeuta e disturbi di personalità del paziente; 3) verificare la solidità della struttura fattoriale del Therapist Response Questionnaire (TRQ; Zittel Conklin, Westen, 2003) e le sue proprietà psicometriche per validare il questionario nel contesto italiano; 4) esaminare le reazioni emotive dei clinici evocate da pazienti con disturbo narcisistico della personalità e fornire un prototipo empiricamente derivato del pattern controtransferale associato a questa patologia. A un campione di 332 clinici è stato chiesto di compilare il Therapist Response Questionnaire (TRQ; Zittel Conklin, Westen, 2003) per la valutazione delle risposte controtransferali, e la Shedler-Westen Assessment Procedure-200 (Westen, Shedler, 1999 a; b) per l’assessment della patologia di personalità e del funzionamento psicologico, relativi a un loro paziente in trattamento e selezionato casualmente in base ai seguenti criteri: 1) almeno 18 anni di età; 2) senza diagnosi di disturbi psicotici o gravi disturbi di Asse I del DSM-IV; 3) in trattamento da almeno 8 sedute. 198 pazienti hanno compilato la Symptom Checklist-90-Revised (Derogatis, 1994) per la valutazione del livello di gravità sintomatologica. 1) I risultati di questo primo studio hanno messo in evidenza che esistono relazioni significative tra la patologia di personalità dei pazienti e le risposte emotive dei clinici, indipendentemente dal loro orientamento teorico. In particolare, i disturbi paranoide e antisociale di personalità sono risultati associati a un controtransfert criticato/maltrattato, mentre il disturbo borderline di personalità correla con controtransfert impotente/inadeguato, sopraffatto/disorganizzato e speciale/ipercoinvolto. Il controtransfert distaccato è risultato positivamente associato ai disturbi schizotipico e narcisistico di personalità, e negativamente associato ai disturbi dipendente e istrionico. Il disturbo schizoide di personalità ha mostrato un’associazione positiva e significativa con il controtransfert impotente/inadeguato. Un controtransfert positivo è risultato associato con il disturbo evitante di personalità, che correla anche con i pattern controtransferali speciale/ipercoinvolto e genitoriale/protettivo. Il disturbo ossessivo di personalità era negativamente associato con il controtransfert speciale/ipercoinvolto. In generale, le risposte dei clinici sono caratterizzate da sentimenti negativi più intensi nel trattamento di pazienti che presentano bassi livelli di funzionamento. Questo studio suggerisce che, sebbene ogni diade clinico/paziente sia unica, le reazioni emotive dei terapeuti a determinate tipologie di pazienti presentano caratteristiche che possono ripetersi in modo relativamente stabile, clinicamente coerente e prevedibile. Queste risposte controtransferali, inoltre, non sono diretta conseguenza delle preferenze teoriche e dell’approccio terapeutico dei clinici. In altri termini, se a livello teorico/clinico, soprattutto in ambito psicoanalitico, è un fatto assodato che la relazione terapeutica (dinamiche di transfert e controtransfert) diventa scenario di una riproposizione del mondo interno del paziente, questa ricerca per la prima volta sembra darne conferma empirica. Una particolare attenzione a questi pattern relazionali, anche in riferimento alla tipologia di personalità del paziente, aiuterà il clinico a promuovere interventi terapeutici più efficaci. - Nel secondo studio è stata indagata la relazione tra risposte controtransferali, gravità sintomatologica e patologia di personalità del paziente. In linea con la letteratura (Røssberg et al., 2010), i risultati mostrano che la gravità psicopatologica tende a evocare per lo più sentimenti intensi e negativi di sopraffazione/disorganizzazione, impotenza e frustrazione nei clinici di differenti orientamenti teorici. Essi riportano forti reazioni emotive caratterizzate da apprensione, paura, ansia e alcune difficoltà nello sperimentare sentimenti positivi e protettivi nei confronti di pazienti che manifestano una marcata sofferenza psicopatologica. Questa ricerca ha mostrato inoltre che in un’ampia gamma di disturbi di personalità (paranoide, schizoide, antisociale, narcisistico, dipendente e ossessivo) i sintomi psicopatologici non giocano alcun effetto di mediazione rispetto alle risposte controtransferali. L’assenza dell’effetto di mediazione sembra suggerire che le caratteristiche di personalità e il funzionamento interpersonale dei pazienti siano sufficienti di per sé ad elicitare differenti reazioni emotive nei clinici. D’altra parte, quando l’effetto di mediazione della sintomatologia c’è (come per i disturbi di personalità schizotipico, borderline, istrionico e evitante), l’impatto medio è abbastanza moderato (il 30% circa). Pertanto, il livello di gravità sintomatologica del paziente media parzialmente il rapporto tra la sua patologia di personalità e le reazioni controtransferali, ma in generale il suo effetto è meno consistente rispetto a quello della personalità. - Nel terso studio è stata verificata la solidità della struttura fattoriale del Therapist Response Questionnaire (TRQ; Zittel Conklin, Westen, 2003; Betan et al., 2005) nel contesto italiano. Sono stati identificati nove fattori che corrispondono ad altrettante dimensioni controtransferali clinicamente coerenti e psicometricamente solide: (1) il sopraffatto/disorganizzato, (2) l’impotente/inadeguato, (3) il positivo, (4) lo speciale/ipercoinvolto, (5) il sessualizzato, (6) il distaccato, (7) il genitoriale/protettivo, (8) il criticato/svalutato e (9) l’ostile/arrabbiato. Rispetto ai pattern di risposta emotiva del clinico individuati da Betan e colleghi (2005), non sono state rilevate sostanziali differenze eccetto che, in questo studio, il pattern criticato/maltrattato si è splittato in due fattori caratterizzati da rabbia e irritazione l’uno, e da sentimenti di svalutazione, rifiuto e disprezzo l’altro. Una spiegazione concettualmente e clinicamente plausibile rispetto a questo risultato potrebbe essere che i vissuti controtransferali del pattern criticato/maltrattato identificato da Betan e colleghi (ibidem) fanno riferimento a stati emotivi distinti del terapeuta e possono dunque declinarsi in maniera differente nei confronti del paziente. Il clinico può esternalizzare/esplicitare in seduta i propri sentimenti aggressivi (come nel fattore ostile/arrabbiato), oppure viverli come critiche o svalutazioni del sé (come nel fattore criticato/svalutato). Ad ogni modo, la soluzione fattoriale della versione italiana del Therapist Response Questionnaire emersa in questo lavoro convalida quella dello studio di Betan e colleghi (ibidem). Ne consegue che il quadro di processi controtransferali è sostanzialmente più articolato rispetto alla distinzione “classica” tra controtransfert “positivo” e “negativo” e si evidenziano molteplici sfumature di risposta emotiva del terapeuta verso il paziente. I risultati di questo studio hanno dimostrato anche la validità empirica e le potenzialità cliniche dello strumento e delle scale soggiacenti che lo costituiscono. Alcuni pattern controtransferali sono risultati capaci di discriminare popolazioni clinico-diagnostiche differenti. Questo dato sembra supportare la concettualizzazione teorico-clinica per cui le reazioni controtransferali sono particolarmente utili per comprendere le dinamiche interpersonali dei pazienti, in particolare quelli con disturbi di personalità caratterizzati da pattern relazionali maladattivi e ripetitivi (Bateman, Fonagy, 2006; Beck, Davis, Freeman, 2004; Clarkin, Yeomans, Kernberg, 2006; Gabbard, 2001, 2009a; McWilliams, 2011). - Nel quarto e ultimo studio è stata indagata la relazione tra risposte emotive del terapeuta e la patologia narcisistica di personalità del paziente. I risultati hanno evidenziato la presenza di un’associazione significativa e coerente con i pattern controtransferali criticato/maltrattato e distaccato, confermando i risultati delle ricerche di Betan e colleghi (2005). I clinici che hanno in trattamento un paziente con disturbo narcisistico di personalità tendono a sperimentare sentimenti di ostilità, rabbia, risentimento; si sentono frustrati, impotenti, inadeguati, e spesso si distraggono o si deconcentrano ritirandosi difensivamente dai contenuti della seduta. Mostrano dunque fatica a prestare attenzione a ciò che il paziente dice e a quello che sta accadendo nell’hic et nunc del processo terapeutico. In questa ricerca è stato costruito un prototipo empiricamente derivato del pattern controtransferale associato alla patologia narcisistica della personalità. Il prototipo è molto simile a quello individuato nello studio empirico di Betan e colleghi (2005), ma presenta caratteristiche individuate da analisti che si sono occupati di questa patologia come Kohut (1971), Kernberg (1975) e Gabbard (1998, 2009)

    Factor Structure, Reliability, and Validity of the Therapist Response Questionnaire

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    The aim of this study was to examine the stability of the factor structure and psychometric properties of the Therapist Response Questionnaire (Betan, Heim, Zittel Conklin, & Westen, 2005; Zittel Conklin & Westen, 2003), a clinician report instrument able to measure the clinician's emotional reactions to the patient in psychotherapy. A national sample of psychiatrists and clinical psychologists (N = 332) of psychodynamic and cognitive-behavioral orientation completed the Therapist Response Questionnaire, as well as the Shedler-Westen Assessment Procedure-200 (Westen & Shedler, 1999a, 1999b), to assess personality disorders and level of psychological functioning, regarding a patient currently in their care. They also administered the Symptom Checklist-90-Revised (Derogatis, 1994) to the patients. Exploratory and confirmatory factor analyses revealed 9 distinct countertransference factors that were similar to 8 dimensions identified in the original version of the measure: (a) helpless/inadequate, (b) overwhelmed/disorganized, (c) positive/satisfying, (d) hostile/angry, (e) criticized/devalued, (f) parental/protective, (g) special/overinvolved, (h) sexualized, and (i) disengaged. These scales showed excellent internal consistencies and good validity. They were especially able to capture the quality and intensity of emotional states that therapists experience while treating personality-disordered patients, as well as to better differentiate them; additionally, they tapped into the complexity of clinicians' reactions toward patients experiencing severe psychiatric symptomatology. Results seem to confirm that Therapist Response Questionnaire is a valid and reliable instrument that allows to evaluate patterns of countertransference responses in clinically sensitive and psychometrically robust ways, regardless of therapists' orientations. The clinical and research implications of these findings are addressed. (PsycINFO Database Recor
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