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The Cartesian-Leibnizian Turing Test
The chapter examines the debate around the experimental validation of computer simulations of intelligent behavior. Under which conditions can we consider a machine intelligent? Since Turing’s original test, researchers have developed several criteria that have often generated lively debates about their adequacy. The author offers a new perspective. He recommends that we locate the evolution of Turing’s ideas in the historical development of the epistemology of ai. By showing that we might interpret contemporary criteria such as “behavior,” “formalism,” and “realism” as technical and pragmatical reformulations of philosophical conceptions of the mind that philosophers such as especially Descartes and Leibniz developed during the modern era, the author offers some reflections toward a hopefully fruitful new awareness and reemployment of those concepts
Petrographic and geochemical characterization of the Lower Transvaal Supergroup stromatolitic dolostones (Kanye Basin, Botswana)
The 2.5 Ga stromatolitic dolostones from the Lower Transvaal Supergroup in the Kanye Basin (Botswana) pre-date the first iron deposits, recording conditions before the great oxidation event (GOE). These dolostones have been deposited within a shallow marine carbonate platform extending from Zimbabwe to South Africa. The Lower Transvaal Supergroup carbonates of the Kanye Basin have been affected by the circulation of metasomatic fluids related to emplacement of the Moshaneng Dolerites (1.9–2.1 Ga). Here, geochemical and petrographic characterization of the Lower Transvaal Supergroup stromatolites is presented to shed light onto i) the effect of metasomatic fluids on the geochemistry of ancient carbonates, and ii) the environmental conditions prevailing before the onset of the GOE in the epeiric seas along the western margins of the Kaapvaal Craton. The dolomites show high Fe an Mn contents (average 2000 ppm and 3500 ppm, respectively) and very low Na contents. The overall rare earth elements (REE) pattern of dolomite vary consistently across the different dolomite facies with a sensible increase of ∑REE in the altered dolomites. The overall REE patter lacks La, Ce and Gd anomalies (average 1, 0.91, 1.05 respectively) and shows an overall chondritic Y/Ho ratio. The Eu anomaly is slightly negative or absent in most of unaltered samples. A positive Eu anomaly (average 1.28) has been detected in samples altered by metasomatic fluids. The dolomite samples from Ramonnedi Formation show Fe and Mn enrichment typical of Precambrian carbonates. Petrographic and geochemical analyses reveal that dolomitization and incipient diagenesis have probably affected the platform carbonates inducing neomorphism and recrystallization (i.e. xenotopic and syntaxial dolomite). The dolomitization processes have mobilized Y giving rise to a near chondritic Y/Ho ratio. Evidences for circulation of hydrothermal fluids related to the intrusion of Moshaneng Igneous Complex and Moshaneng Dolerites are shown only in one sample. Most samples of stromatolitic dolostone have negative Eu anomaly suggesting deposition in a closed basin system restricted from open marine circulation
L'ottica industriale in Toscana: centri di ricerca e dinamiche imprenditoriali
Il lavoro intende arricchire la conoscenza delle imprese ad alta tecnologia operanti in Toscana . In particolare, l’attenzione si concentra sulle imprese dell’ottica “industriale”, un segmento dell’ampio mercato dell’ottica che si caratterizza per un alto contenuto di ricerca innovativa. L’interesse verso questo settore nasce da una triplice constatazione:
• anzitutto, nell’ambito dell’universo mondiale dell’alta tecnologia il settore della fotonica o optoelettronica (settore a sua volta riconducibile al più ampio mercato dell’ottica) gioca un ruolo rilevante nel progresso scientifico-tecnologico e le stime ipotizzano in futuro una forte crescita dei suoi risultati operativi. Ai fini di un’indagine di settore, tuttavia, va sottolineato lo spiccato carattere intersettoriale di tali tecnologie, le cui numerose applicazioni risultano difficilmente circoscrivibili a uno specifico mercato;
• in secondo luogo, a differenza del segmento dell’“occhialeria” oggetto di diversi studi e ricerche, in Italia c’è una effettiva carenza di dati e informazione sul settore dell’“ottica industriale”. Ciò impedisce di valutare in modo preciso le dimensioni del mercato e gli sforzi degli operatori sul versante della ricerca e delle innovazioni tecnologiche;
• a livello regionale, infine, si registra in Toscana una certa presenza di imprese industriali e di istituti di ricerca attivi in questo particolare segmento di mercato dell’ottica, sebbene non siano stati oggetto di approfondimenti specifici. Al momento, quindi, non si conoscono le strategie seguite da tali imprese, il reale peso di queste attività nell’universo toscano dell’alta tecnologia, la loro significatività a livello nazionale.
Obiettivo di questo studio è colmare alcune delle lacune conoscitive appena segnalate attraverso un duplice sforzo di inquadramento teorico del settore ottico e di ricerca empirica a livello regionale.
Nel § 2 si analizza la struttura del settore ottico attraverso livelli progressivi di segmentazione: a tal fine si adotta tanto una chiave di lettura dell’ambiente competitivo di tipo oggettivo (i confini di settore ricavati dai codici Istat) che soggettivo (identificazione delle arene competitive da parte degli stessi operatori intervistati). Ciò permette di individuare diversi sotto-mercati, compresi quelli che saranno esclusi da una più approfondita analisi (è il caso del settore dell’“occhialeria”).
Nel § 3 l’attenzione si concentra sul settore industriale dell’ottica classica e della fotonica, oggetto di interesse specifico del presente lavoro, descrivendone le caratteristiche strutturali e le dinamiche competitive a livello sia italiano che straniero. Ciò permette di accennare a tipici esempi di sviluppo industriale spazialmente concentrati, quali il cluster dell’ottica di Tucson (Arizona - Stati Uniti) e il distretto dell’occhialeria del Cadore (Nord-Est Italia).
Nel § 4 l’analisi si sposta a livello locale prendendo in esame alcuni organismi di ricerca impegnati nello sviluppo del polo tecnologico fiorentino che, a sua volta, fa parte del più ampio sistema multipolare dell’alta tecnologia in Toscana. In particolare, sulla base di interviste dirette e sulla raccolta di dati, si esamina l’attività dei centri di ricerca in ottica e in optoelettronica operanti sul territorio fiorentino. L’analisi delle organizzazioni, delle caratteristiche e degli sforzi della ricerca in ottica svolta a Firenze intende fare luce sulle risorse e sulle rilevanti competenze scientifiche disponibili localmente.
Nel § 5, infine, l’interesse si concentra sulle imprese industriali ad alta tecnologia operanti in Toscana nel settore dell’ottica e optoelettronica. Sulla base di interviste telefoniche, si fornisce anzitutto un primo quadro di sintesi delle diverse imprese che in regione risultano in qualche modo correlate al settore ottico; ci si sofferma poi a illustrare cinque casi aziendali ritenuti più interessanti. L’esame dei comportamenti imprenditoriali è stato analizzato in stretto rapporto alle attività di ricerca scientifica riconoscendo la crucialità dell’interazione tra università e imprese nei processi innovativi; spesso tale rapporto si rivela nel nostro paese difficile e conflittuale, ma le esperienze internazionali di maggiore successo dimostrano quanto sia essenziale per lo sviluppo dei settori ad alta tecnologia.
Il metodo d’indagine privilegiato nella ricerca sul campo sono state le interviste dirette agli operatori, responsabili tanto di organismi scientifico-accademici che aziendali: le interviste sono state condotte dalla dott.sa Franchi nella seconda metà del 1997 sulla base di due questionari semistrutturati.
Pur essendo il presente lavoro frutto dell’impegno comune, Francesca Franchi ha curato le sezioni 2.1, 2.3, 2.4, 2.5, 3.1, 3.2, 4.1, 4.2, 5.1, 5.2, 5.3, 5.5, 5.6, 5.7, mentre Lorenzo Zanni le sezioni 1, 2.2, 2.6, 3.3, 4.3, 4.4, 5.4, 6
Pain in trauma patients at the emergency department: Expert operators should take care of it
Turing Computability and Leibniz Computability
The chapter discusses the concept of Turing-computability from the point of view of mathematical constructivism and with the help of Leibniz’s conception of computation. The author suggests that even within the domain of constructivist approaches to mathematics (as Bernard Bolzano and Karl Weierstrass defined them), the use of random choice produces computations that bypass the limitations of Turing-computability. Ever since its inception, ai has identified computation with Turing’s formalization of it, while the notion that mainstream computer science uses has been more flexible and more aware of its limitations. The close relationship between Turing-computability and the simulations of intelligent behavior that Artificial Intelligence attempts raises the possibility that a broader conception of computability may substantially renew the theoretical framework we use to model cognitive behavior
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