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    Fukiya Seichirō, Gōda Saburō e l’ignoto artigiano di poltrone: tre personalità disturbate nella società Taishō di Edogawa Ranpo.

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    Probabilmente i nomi di Fukiya Seichirō, Gōda Saburō nonché l’ignota personalità dell’artigiano di poltrone non suggeriranno molto agli appassionati di mystery di fattura occidentale. Tuttavia nell’ambito della critica noir giapponese questi nomi sono spesso citati non solo perché appartengono a protagonisti di spicco di tre capolavori di Edogawa Ranpo (rispettivamente Il test psicologico, Occhi dalla soffitta e La poltrona umana), ma anche perché rappresentativi di un universo sociale che spesso sfugge all’attenzione del lettore contemporaneo. Al fine di procedere a una descrizione dettagliata di questi caratteri nonché di contestualizzarne il comportamento, è tuttavia d’uopo un riferimento storico al momento in cui Ranpo decide di mettere in scena i predetti personaggi

    La coesione semiotica del testo audiovisivo - Tipologie di esplicitazioni intersemiotiche nella sottotitolazione interlinguistica in italiano di lungometraggi giapponesi

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    This paper focuses on the analysis of the polysemiotic fabric of Japanese audiovisual texts with Italian subtitles, showing how the combination of the various sign systems can contribute to the reconstruction of the final meaning in the target language by means of various translation techniques. In particular, the purpose is to highlight the impossibility of the Italian public to decode the audiovisual texts in its polysemic integrity due to intercultural gaps that often require a targeted translation intervention able to recreate in the subtitle some of the crystallised meanings at extraverbal level. Five cases of intersemiotic explicitation arising from different media issues are presented in order to show how the intrinsic semiotic cohesion in audiovisual texts can influence and diversify the Japanese-Italian interlinguistic translation process

    Il detective Kindaichi

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    Un enigma della camera chiusa. Doppio omicidio nella dépendance della grande magione degli Ichiyanagi, ricchi e influenti possidenti. A risolvere il caso un bizzarro detective privato, giovanissimo, trasandato nel vestire quasi oltre la decenza, presuntuoso a rasentare lo sprezzo. Uno dei romanzi di fondazione del mystery nipponico e l’esordio delle indagini del detective Kindaichi Kōsuke. Un classico di livello internazionale. Un enigma della camera chiusa. Doppio omicidio nella dépendance della grande magione degli Ichiyanagi, ricchi e influenti possidenti. Il primogenito Kenzō, assieme alla giovane moglie, è ritrovato sgozzato, immersi i due corpi in un lago di sangue, nello stesso giorno delle nozze. L’ambiente dove è avvenuto il delitto è ermeticamente chiuso dall’interno, e l’arma del delitto, una spada tradizionale giapponese, giace a terra fuori dalla porta. Un brivido di terrore in più, che raggela gli abitanti della dimora, viene dal suono inspiegabile, nelle tardissime ore della notte, di un antico strumento a corde, il koto (il narratore della vicenda si riferisce ad essa come al «caso del koto stregato»). E nei dintorni si aggira uno strano personaggio, il viso sfregiato e solo tre dita nella mano, le cui impronte si trovano dappertutto. Yokomizo Seishi, massimo esponente del crime nipponico, attivissimo nei decenni di metà secolo scorso nell’epoca d’oro del giallo deduttivo, aveva una passione per il sottogenere della camera chiusa, tanto da essere soprannominato il «John Dickson Carr giapponese». In comune con il suo omologo anglosassone, aveva la capacità di tinteggiare le atmosfere di un terrore che sfiorava il soprannaturale, oltre al talento di ideare «miracoli criminali». Gli ingredienti essenziali di questo sottogenere sono tre. La tensione del mistero inspiegabile che si scioglie con la scoperta del geniale marchingegno dell’assassino. L’ambientazione suggestiva: come è appunto quella inusuale, tenebrosa, alquanto esotica del mondo dei grandi ex feudatari nipponici. E infine il fascino del bizzarro investigatore: e quello di Yokomizo Seishi, il detective privato Kindaichi Kōsuke, è giovanissimo, un ventenne, di piccola statura, trasandato nel vestire quasi oltre la decenza, presuntuoso a rasentare lo sprezzo

    Un’alfabetizzazione che muta: le sfide didattiche nell’insegnamento della scrittura giapponese

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    Vi è, nella storia della cultura e della società giapponese, un testimone attendibile e preciso che potrebbe, se metaforicamente interrogato, restituire al suo interlocutore informazioni puntuali sulle vicende del Giappone. Questa memoria storico-culturale del Paese del Sol Levante è il suo sistema di scrittura, uno fra i più complessi al mondo, in cui si riverberano tracce della storica contiguità con la Cina, elementi propriamente autoctoni sviluppatisi nel corso dei secoli e tratti di permeabilità occidentale più recenti. L’articolo che proponiamo rende conto al lettore di questa complessità ed esplora le possibilità di un apprendimento non guidato della grafia del giapponese tramite l’uso di programmi reperibili su Internet: la ricerca presentata dall’autore verifica le ricadute dell’uso di software liberi sulla competenza grafica di studenti universitari principianti di giapponese. I risultati, non sempre incoraggianti, svelano i limiti operativi e metodologici di tale apprendimento spontaneo e assumono un non indifferente valore critico nei confronti del ricorso non didatticamente mediato delle tecnologie. Sono suggeriti, per converso, alcuni primi, utili accorgimenti per facilitare l’avvicinamento dei discenti al sistema di scrittura giapponese, aiutando studenti e insegnanti a sviluppare una maggiore coscienza critica nei confronti dell’uso delle tecnologie in questo delicato compito di apprendimento

    The semiotic cohesion of audiovisual texts.

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    This study intends to address the following questions from the perspective of audiovisual translation studies: how can extraverbal elements of multimodal texts be represented within subtitling? What strategies can be implemented to facilitate the interlinguistic mediation of feature lms subtitled into English from non-European languages without signi cant phe- nomena of anchoring and redundancy

    Representations of masculine speech in the Japanese dub of the movie Call Me by Your Name: virtual spaces and bodies of otherness.

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    This case study analyses adult male language in the Japanese-language version of the American movie Call Me by Your Name (2017). Building upon audiovisual translation and recent Japanese sociolinguistic studies, this article intends to highlight the gap between the non-native actors' language and the actual speech of Japanese speakers, as well as the hypermasculinization of fictional speech aimed at indexing a hard masculinity model through the so-called phenomenon of transduction. By intertwining the analysis of the Japanese male markers in dubbed texts with the phonetic analysis of the original voices and Japanese voice actors, this study testifies to a different orientation in the Japanese dialogues compared to those in English and highlights the exploitation of the speakers’ bodies which become themselves vehicles to portray certain ideologies of masculinity. In particular, it reveals a clear polarization between hard and soft masculinity mediated by a set of metapragmatic stereotypes that inherit, in turn, a homonormativity vision which is directly borrowed from the imagery of different gender relationships in Japan

    La poltrona umana e altri racconti

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    Edogawa Ranpo (江戸川乱歩), pseudonimo di Hirai Tarō (1894-1965), nasce a Nabari nella prefettura di Mie da una famiglia di estrazione samuraica. All’età di due anni i genitori si trasferiscono nella città di Nagoya dove egli trascorre l’adolescenza fino all’iscrizione nel 1912 all’università Waseda a Tōkyō dove sceglierà la facoltà di economia. Durante gli anni di studio universitario, oltre a essere influenzato da Edgar Allan Poe2 (1809-1849), Arthur Conan Doyle (1859-1930) e Maurice Leblanc (1864-1941), Ranpo riconoscerà altresì la fascinazione di scrittori quali Fortuné du Boisgobey (1821-1891), Charles Baudelaire (1821-1867), Émile Gaboriau (1832- 1873), Tanizaki Jun’ichirō (1886-1965), Uno Kōji (1891- 1961), Satō Haruo (1892-1964), Kuroiwa Ruikō (1862-1920), Richard Austin Freeman (1862-1943) e G.K. Chesterton (1874-1936) dando vita a una vasta produzione letteraria che ispirerà gli scrittori giapponesi del periodo pre e post-bellico. Durante e dopo gli studi lavorerà in vari ambiti svolgendo una serie di impieghi (dipendente in una ditta import-export, contabile in un cantiere navale, redattore, consulente di aziende pubblicitarie, venditore di rāmen, gestore di un negozio di libri di seconda mano) che influenzeranno non poco i temi della sua prima produzione letteraria

    Intercultural Cohesion in the Japanese-Italian Netflix Subtitles - The Failure of Cultural Mediation

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    This study presents a preliminary survey carried out on Netflix in 2018 with a special focus on six Japanese TV series subtitled in Italian. The survey has identified some common categories of intercultural impasses and shows how the lack of intercultural cohesion observed in Italian subtitles is primarily due to underestimating both the mono- and micro-cultural elements present in the source texts. The observations produced by this study lead to in-depth reflections on the qualitative characteristics of current Japanese-Italian interlinguistic subtitling. Considering that the skopos of the translations on paid streaming platforms such as Netflix is the ability to meet the requirements of a general audience, one not necessarily familiar with Japanese culture, then high-quality translations together with adequate semantic coherence able to ensure a clear use of the translated texts should always be the prerequisites of any interlinguistic audio-visual subtitling. This is important to prevent intercultural inconsistencies that risk corroborating and validating stereotypes, or being denied the pleasure of discovery that underlies the audio-visual experience

    Memories of Hiroshima: Imanishi Sukeyuki, storyteller and victim

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    Imanishi Sukeyuki was born on October 28th, 1923, in Ōsaka. In 1942 he started to attend a course on French literature at Waseda University, where he was a student of Professor Tsubota Jōji 坪田譲治 (1890-1982). In 1943 he was forced to abandon his studies to join Gakutoshutsujin (学徒出陣), the military leverage campaign of students from all over Japan who were called to make up for the lack of men at the front. In August 1945 he wore the Navy uniform while providing help on the site of Hiroshima disaster, where he was exposed to high doses of radiation. When the Japanese empire surrendered at the end of the conflict, Imanishi resumed his studies and graduated in 1947. In the following years, he published a large number of works which opened a new phase in the history of Japanese children’s literature

    Analisi interpuntiva dei sottotitoli interlinguistici del lungometraggio An (2015, Kawase Naomi): il giapponese a confronto con tre lingue europee.

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    Questo contributo intende indagare la punteggiatura dei prosub italiani del lungometraggio giapponese An (Kawase Naomi, 2015) confrontandola con le versioni in inglese e francese al fine di rintracciare eventuali tendenze e punti di contatto tra le tre lingue europee e il giapponese; in particolare, l’oggetto dell’indagine sarà l’uso del punto, della virgola e dei puntini di sospensione. Contrariamente alle aspettative, la punteggiatura non è sempre oggetto di approfondimenti nell'ambito degli studi sulla traduzione audiovisiva poiché il fenomeno è rimasto spesso legato ad usi idiosincratici non sempre condivisi e condivisibili da parte degli emittenti, dei sottotitolatori e dei commitenti
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