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Il sistema delle fonti alla prova della emergenza sanitaria: una prospettiva giuslavoristica e di relazioni industriali
Lavorare durante l'emergenza in violazione delle prescrizioni: le responsabilità datoriali
Covid-19: le problematiche di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro tra protocolli condivisi e accordi aziendali
Oggetto del presente contributo è lo studio dei protocolli condivisi e degli accordi collettivi con particolare riferimento ai profili di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro tramite il metodo del diritto delle relazioni industriali. Lo studio si propone di analizzare in primis la natura e la valenza giuridica dei protocolli condivisi di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro. Successivamente, prendendo le mosse dall’approfondimento condotto su numerosi protocolli e accordi sindacali sottoscritti al livello nazionale, settoriale, territoriale e aziendale – tramite l’analisi di oltre 200 protocolli che hanno accompagnato la gestione dell’emergenza da Covid-19 negli ambienti di lavoro sia nella fase buia del lockdown, sia nella c.d. fase 2 di un ritorno generalizzato al lavoro in sicurezza – verranno affrontate complesse questioni giuridiche che, sin dalle origini della pandemia, hanno diviso la dottrina e gli addetti ai lavori nella valutazione delle misure di precauzione e di prevenzione da adottare. In particolare, oltre ad un focus sul ruolo dei Comitati di garanzia, è stata posta l’attenzione su come al livello settoriale, territoriale e aziendale siano stati gestiti l’aggiornamento del DVR a fronte del rischio da Covid-19, la somministrazione dei test sierologici e il ruolo (rinnovato) del medico competente, figura che, almeno sulla carta, si è rivelata strategica per la realizzazione di una efficace – ed inevitabile – connessione tra la salute sul lavoro e la salute pubblica
L’emergenza sanitaria da Covid-19 tra codici ATECO e sistemi di relazioni industriali: una questione di metodo
L’emergenza sanitaria ha accelerato alcuni mutamenti sociali in atto nel mondo del lavoro portandoci definitivamente dentro la “società del rischio” teorizzata sul volgere del secolo scorso da Ulrich Beck. La razionalità giuridica che ha costruito l’ordine economico e sociale del Novecento industriale ne è uscita definitivamente compromessa. Il contributo evidenzia, al riguardo, la tendenza a leggere il rischio attraverso una razionalità tecnico-scientifica che agevola non solo una fuga dalle responsabilità ma anche una errata contrapposizione tra la razionalità scientifico-sanitaria e quella economica. Ponendo queste considerazioni come sfondo, l’analisi vuole approfondire le misure restrittive della libertà di impresa e del lavoro messe in atto per il contenimento della diffusione del virus, andando ad indagare il metodo con il quale sono stati presi tali provvedimenti, i quali hanno mostrato fin da subito di non essere in grado di recepire i molteplici spunti provenienti dal mondo delle relazioni industriali. Un esempio della difficoltà della razionalità normativa nel rispondere in maniera efficace alla situazione nella quale si trovavano imprese e sindacati è costituito dalla scelta di utilizzare un metodo basato sui codici ATECO. L’individuazione dei settori considerati esenti dai provvedimenti restrittivi attraverso questa classificazione ha di fatto scontentato sia il lato datoriale, che avrebbe preferito uno strumento meno restrittivo e adattabile, sia il lato sindacale, che riteneva l’elenco dei settori esenti troppo esteso. Tale classificazione dell’economia non rispecchia tuttavia quella nuova geografia del lavoro, caratterizzata più da ecosistemi territoriali – nei quali vi è una interconnessione tra tutti i soggetti economici – che dalla presenza di categorie merceologiche. Inoltre, viene sottolineato come questa classificazione non dialoghi con l’elemento centrale di questi nuovi contesti produttivi: la connettività. Questa errata rappresentazione delle realtà ha, tra i suoi tanti effetti, condotto ad un’inefficace lettura anche delle categorie di rischio, lasciando scoperte moltissime categorie di lavoratori di fronte a questa emergenza. Il contributo ribadisce come la debolezza della classificazione basata sui codici ATECO sia stata tuttavia compensata dall’apertura a possibili protocolli a livello aziendale che andassero a mitigare il rischio. In conclusione del contributo l’A. affronta il tema della regolazione dei rapporti di lavoro tra codici ATECO e contrattazione collettiva, nel quale risiede la finalità più importante di qualsiasi meccanismo di lettura della realtà economico-produttiva come quello rappresentato dagli stessi codici ATECO: la costruzione di una chiave di lettura comune alla razionalità economica e a quella giuridica. Infine, il contributo vuole evidenziare come la lezione che la situazione emergenziale può fornire sia rappresentata principalmente dalla necessità di porre al centro della costruzione di un ponte tra razionalità economica e razionalità giuridica il metodo del diritto delle relazioni industriali, inteso come diritto che nasce dai sistemi di contrattazione collettiva
Lavoro, professione e ozio nei manuali per la confessione della prima età moderna (XVI-XVII sec.)
Tra il sedicesimo ed il diciassettesimo secolo si è moltiplicata la manualistica in volgare sul sacramento della Penitenza. Destinata a sacerdoti e penitenti, questa letteratura ha rappresentato una delle strategie di disciplinamento della Chiesa della Controriforma. Gli autori di questi testi sono intervenuti sulle attività lavorative e sugli stati professionali dei penitenti, producendo categorie interpretative utilizzabili durante la confessione. Analizzando alcuni esempi significativi, questo capitolo mette in luce alcune delle piste di ricerca possibili a partire da queste fonti, al fine di ricostruire l’intreccio tra le idee su lavoro, professione e ozio e la vita religiosa nella penisola italiana della prima età moderna. Dopo alcuni riferimenti introduttivi a questa letteratura, si mostra come questi oggetti culturali abbiano provato a regolare le attività lavorative nei giorni festivi, diffuso rappresentazioni dei peccati tipici degli stati professionali e fatto circolare un discorso stigmatizzante l’ozio
Autonomia collettiva e ammortizzatori sociali per il Covid-19
Gli artt. 19 e 22 del d.l. n. 18/2020 hanno affidato alla contrattazione collettiva un ruolo cruciale ai fini dell’accesso agli ammortizzatori sociali. Tale ruolo è consistito nel disciplinare i pre-supposti, i soggetti beneficiari e le questioni procedurali da rispettare per accedere al trattamento salariale integrativo. Nell’articolo, si analizzano in particolare gli accordi collettini che disciplinano la Cassa Integrazione Guadagni in deroga (CIGD) e i fondi di solidarietà bilaterali. Dall’analisi degli accordi regionali, settoriali e aziendali, tenendo presente le enormi criticità del contesto in cui si operava, è emerso che il diritto della contrattazione collettiva ha reagito con prontezza ai rinvii che la legge ha disposto in suo favore. Anzi, la contrattazione collettiva non si è semplicemente fermata ai confini delle competenze che il legislatore le ha riconosciuto ma ha mostrato anche di saper fron-teggiare situazioni di crisi con strumenti del tutto autonomi rispetto a quelli predisposti dall’ordinamento, cogliendo le esigenze e le specificità dei territori e dei contesti aziendali. Aldilà delle prevedibili difficoltà dovute alla pandemia, quanto emerge dall’analisi effettuata potrà essere utile ai fini di una riflessione che porti alla definizione di strategie e strumenti normativi deputati alla gestione dei rischi futuri che il sistema produttivo si troverà a fronteggiare.Articles 19 and 22 of d.l. n. 18/2020 entrusted to collective bargaining a crucial role for the purposes of accessing safety net provisions. This role consisted in regulating conditions, benefi-ciaries and procedures to access the relevant social security payments. The article analyses collective bargaining agreements defining social security provisions provided by the wage guarantee fund and a number of bilateral bodies. From the analysis of regional, sectoral and company collective bar-gaining agreements, considering critical issues of the context in which they were born, it emerged that collective bargaining has fast “reacted” to the referrals that law legislation made to it. Indeed, collective bargaining did not strictly limit to competences recognized by the legislator but also shown that it can deal with crises with own tools and understand needs and specialities of territories and companies. Beyond the difficulties due to pandemic, the analysis of collective bargaining agreements might be useful for developing strategies and defining regulations in the view of manag-ing future risks the production system will have to face
Riproduzione, natura, valore
L’uso aggiornato del «paradigma riproduttivo» permette di cogliere la dislocazione delle partizioni tra società e natura così come contemplate dalla tassonomia centrata sul lavoro in quanto produzione. Attraverso un aggiornamento delle diagnosi femministe sulle attività riproduttive, la naturalizzazione delle attività femminili appare sia come una
tecnica di dominio, sia come funzionale all’estrazione di plusvalore dalla mole di lavoro non pagato, sia infine come un
ambito che organizza i diversi piani delle attività umane e non umane
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