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    La guerra civile russa, 1918-1922

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    Il saggio si concentra sulle dispute etno-territoriali nel Caucaso post-sovietico attraverso una ricostruzione dei passaggi che hanno reso questo fazzoletto di terra, ponte tra Europa e Asia molto problematico per la comunità internazionale e luogo in cui le ambizioni politiche russe portano ulteriore instabilità

    Islam e rivoluzione d'Ottobre: la Russia sovietica e i processi di autodeterminazione e separatismo musulmano 1917-1922

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    Il saggio indaga i rapporti tra l'elemento islamico presente sul vasto territorio della Russia zarista e i bolscevichi, rei di una politica altalenante nei confronti delle minoranze, fossero loro etniche o religiose

    L'uomo dell'ultimo zar. Memorie su Petr Arkad'evic Stolypin

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    Si tratta di un raro esempio di memorie biografiche di grande interesse poiché riguardano le vicende del primo ministro russo Petr Stolypin, noto per il suo autoritarismo e per aver avviato la fase della riforma agraria in Russia che andava a completare quella attuata dallo zar Alessandro II. Il libro inoltre è una testimonianza diretta dei massacri compiuti dai bolscevichi nei primi anni di gestione del potere in Russi

    Il paradigma imperiale nell'autocoscienza russa. Alcuni aspetti storiografici

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    Il saggio ripercorre i temi della Russia imperiale alla luce delle recenti indagini storiografiche in Italia e all'ester

    Giulio Melegari

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    Si tratta di una biografia sul diplomatico italiano Giulio Melegari (1854-1935) ambasciatore in Germania, in Giappone e poi in Russia agli inizi del 190

    La rivoluzione d'Ottobre: alcune interpretazioni storiografiche

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    Si tratta di un saggio che fa il punto sugli studi più accreditati svolti sulla rivoluzione russa del 191

    La diplomazia imperiale al tempo della Belle Époque: Alois Aehrenthal e il sistema delle relazioni austro-russe nel periodo prebellico.

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    Coniato per la prima volta in Francia, il termine Belle Epoque rappresenta un’età di intense trasformazioni sociali in cui spensieratezza ed ésprit nouveau irrompono nella vita quotidiana come le ballerine di can can nel bel mezzo di uno spettacolo teatrale parigino. L’assenza di guerre europee e una sorta di benessere generalizzato, che invita gli uomini a godere maggiormente i piaceri del tempo libero, concorrono alla genesi di quest’era che accanto all’amusant sviluppa anche temi sociali di ampio respiro internazionale già nell’ultimo ventennio dell’Ottocento. L’emancipazione femminile, il pacifismo, la satira politica, la questione ebraica, l’espansione del commercio, la modernizzazione, l’ampliamento delle relazioni internazionali, la neocolonizzazione e altro ancora, sono questioni che abbracciano circa mezzo secolo di storia europea e diventano centrali nella riflessione degli intellettuali che accolgono con entusiasmo le suggestioni del nuovo tempo. Ma la Belle Époque non è un assolo, seppur di pregevole effetto musicale, essa si configura in realtà come un concerto polifonico che raccoglie eredità inaspettate al di là dei confini francesi e mostra le sue poliedricità all’interno di vari Stati nazionali. Nel caso della Russia, tutto ciò è ancor più vero in quanto paese che ha un forte afflato culturale con la patria di Robespierre divenuta, dopo la parentesi napoleonica, la musa ispiratrice della società pietroburghese. Non solo la moda parigina, ma anche lo stile di vita condotto nella capitale francese stimola processi di emulazione all’interno della ristretta nobiltà russa che vive un periodo di euforica mondanità che si protrae fino ai primi anni del Novecento quando, a seguito della “prima” rivoluzione russa, il clima di terrore messo in atto dai gruppi anarchici insurrezionali spegne le luci sulle feste e sui piaceri delle serate salottiere. Gli attentati compiuti nei luoghi di aggregazione della Russia aristocratica, nei teatri, nelle ville nobiliari, creano un clima di tensione e paura tali che, la Belle Époque, nella terra degli zar, termina già alcuni anni prima rispetto al conflitto mondiale, come raccontano alcuni diplomatici dell’epoca. Ma la sua eco tarda a estinguersi nella vallata europea che continua a manifestare segni di profonda irrequietudine sociale fino allo “sparo” di Sarajevo che scuote la pace europea, già messa a dura prova dalle guerre balcaniche e da quella italo-turca
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