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Francesco Gentile professore dell'Università di Napoli (1980-1984)
L'autore tratteggia il contributo di Francesco Gentile alla filosofia giuridico e politica nel periodo in cui il filosofo padovano insegnò nella Facoltà giuridica federiciana
Seicentoventi scritti di Francesco Vittore Gentile
Il contributo di Francesco Gentile alla filosofia giuridico-politica contemporanea. Atti del Convegno Internazionale - Padova 22 novembre 201
Itinerari dell’interpretazione in Francesco Gentile. A proposito dell’interpretazione all’indicativo.
La visione dell'interpretazione del diritto in Francesco Gentile acquista un valore particolare in quanto, se correttamente e consapevolmente tematizzata, può far superare nell'esperienza giuridica e giurisprudenziale la pericolosa deriva ideologica di stampo formalista e positivista. A questo proposito è frequente il richiamo di Gentile all'interpretazione dell'indicativo tratto da Villey. Il presente contributo vuole capire se questo riferimento possa rappresentare un'adesione, almeno ai fini dell'interpretazione e attraverso l'interpretazione, delle tesi gentiliane alle istanze di quel movimento filosofico, di cui Villey fu uno dei rappresentanti più autorevoli, noto come Natur der Sache
Alle fonti della concezione dell'esperienza giuridica nel pensiero di Francesco Gentile. La nozione di esperienza in Giuseppe Capograssi, Marino Gentile ed Enrico Opocher
Nella riflessione giusfilosofica di Francesco Gentile si può rinvenire un’originale rielaborazione del concetto di esperienza giuridica, rielaborazione maturata attraverso il ripensamento delle intuizioni di Giuseppe Capograssi e del suo allievo Enrico Opocher, ma soprattutto attraverso la valorizzazione della riflessione sull’esperienza sviluppata nell’ambito della “metafisica classica” di Marino Gentile. L’esperienza giuridica ne risulta ridefinita, rispetto a quella capograssiana, come processo conoscitivo che, allo stesso modo di quella opocheriana, problematizza il dato giuridico, ma, a differenza da quest’ultima, si determina come ricerca di un ordine oggettivo, del «giusto nelle cose», non come tentativo di individuazione di un assetto valoriale posto dal soggetto, o dai soggetti
L'epistemologia giuridica di Francesco Gentile. La filosofia della scienza di un metafisico.
L'intento del presente saggio è quello di studiare il realismo filosofico, quello scientifico e i loro rapporti, con riferimento alla lezione di Francesco Gentile. Infatti, egli riteneva che spesso era stata la tecnica ad indicare la via della scienza, cosicché erano stati più fecondi i procedimenti logici utilizzati dai “pratici” del diritto, proprio perché operavano all'interno dell'esperienza giuridica, piuttosto che le elaborazioni degli scienziati giuridici, i quali correvano il rischio di rimanere anestetizzati rispetto alla drammaticità della quotidiana vita del diritto. Il saggio mira pertanto ad analizzare gli effetti di tale convinzione con riferimento all'ambito epistemologico, e soprattutto a quelle teoriche, secondo le quali la soluzione di un problema scientifico poteva dirsi condivisibile, solo allorché fosse possibile esprimerlo in termini tali da risultare sperimentalmente verificabili. Da questo punto di vista, la posizione di Gentile è molto interessante, poiché, pur sostenendo la necessità di una prospettiva metafisica rispetto all'esperienza giuridica, in epistemologia, egli proponeva una sorta di operazionismo, in cui l’operatività della scienza non escludeva l’elemento conoscitivo, ma lo configurava come strumento di operazione. In altri termini, Gentile sosteneva che è solo "operando" che lo scienziato entra in contatto con la realtà e può predicare la verità delle proprie teorie, quantomeno rispetto alla porzione dell’oggetto della ricerca di cui si sta occupando. Lungo questa direzione di ricerca, sono allora studiate quelle teoriche, secondo le quali la scienza non può prescindere dalla tecnica stessa, poiché essa è l’insieme di operazioni che consentono di "ritagliare" nel reale un certo campo di oggetti; in questo senso, è evidente che nella tecnica, anche in quella più connessa alla routine quotidiana, non può mai venir meno il nesso gnoseologico con il momento teorico.
Da ultimo, occorre rilevare che in Gentile è possibile riscontrare un’interessante combinazione di realismo (metafisico) del senso comune con un convinto antirealismo scientifico, donde una concezione puramente convenzionale delle teorie scientifiche. Anche se può apparire quasi paradossale, in filosofia della scienza tali prospettive hanno un riferimento importante nell’empirismo costruttivo di van Fraassen, la cui epistemologia appare quanto più lontano si possa immaginare dai fondamenti teorici della filosofia dell’esperienza giuridica. Secondo van Fraassen, infatti, è solo possibile sostenere che le teorie scientifiche siano in grado di dare conto dell’evidenza osservabile, a condizione che essa consenta predizioni sufficientemente corrette. Infatti, l’“osservabilità-per-noi”, secondo l’empirismo costruttivo, non ha alcuna valenza ontologica. Essa non rappresenta “la misura di tutte le cose”, né individua dei confini, superati i quali nulla esiste, poiché solo determina sul piano epistemologico che cosa occorre credere che esista quando accettiamo una teoria scientifica. Invece, il realismo scientifico si fonda sulla tesi che ci sia una realtà che esiste indipendentemente dalle nostre azioni e dalla sua evidenza che, come noto, si oppone allo strumentalismo e all’empirismo radicale
Alle fonti della concezione dell'esperienza giuridica nel pensiero di Francesco Gentile. La nozione aristotelica di esperienza nell'interpretazione di Marino Gentile
Il saggio mostra come alla radice della concezione dell’esperienza giuridica riscontrabile negli scritti di Francesco Gentile vi sia la meditazione condotta dal padre, Marino, sulla trattazione aristotelica dell’esperienza quale si rinviene nel I libro della Metafisica.
In particolare, nel saggio si rende evidente che nella concezione francesco-gentiliana dell’esperienza giuridica si possano rinvenire alcune delle caratteristiche fondamentali individuate da Marino Gentile come tipiche dell’esperienza in quanto tale: razionalità, problematicità e unitarietà, ma anche processualità, fluidità, mediazione, interconnessione di soggettività e oggettività, infine conoscitività, sono tutte caratteristiche che Francesco Gentile riscontra nell’esperienza giuridica e che egli deriva, ultimamente, per il tramite dell’interpretazione paterna, dal primo libro della Metafisica di Aristotele.
In questa prospettiva, in quanto venga intesa nella sua natura intrinsecamente problematica, e se ne colga quindi l’orientamento genuinamente metafisico, l’esperienza giuridica si rivela un formidabile strumento critico, funzionale al superamento di ogni dogmatismo e all’attivazione di un’autentica ricerca dialettica in tutti i campi della vita del diritto. Si manifesta anzi in tal modo il suo carattere originariamente filosofico
Ricordando Francesco Gentile, il mio Maestro
breve saggio su alcuni aspetti del pensiero di Francesco Gentile a partire dal concetto di sussidiarieta
L'inquietudine del pensare. Gentile e Pessoa
L'articolo concerne il rapporto tra il Libro dell'inquietudine di Pessoa e il pensiero di Giovanni Gentile, con particolare riferimento alla logica dell'astratto e alla Filosofia dell'arte
Ricordando Francesco Gentile, il mio Maestro
breve riflessione sul pensiero giuridico e politico di Francesco Gentil
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