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Class on board! Reflecting on the linguistic articulations of structural inequalities
Il capitolo discute l'articolazione linguistica delle disuguaglianze strutturali, concentrandosi principalmente sulla classe sociale e la subalternità. A partire da una critica al discorso neoliberista e da una discussione della prospettiva Gramsciana, il capitolo invita a riprendere in considerazione il concetto di classe sociale. Questo necessità è particolarmente rilevante per le discipline che, negli ultimi decenni, si sono spostate verso studi centrati sull'identità. Il capitolo presenta la classe come un concetto relazionale, strettamente legato ai rapporti degli individui con i mezzi di produzione. Sottolinea, inoltre, l'espansione globale delle politiche neoliberali, che complicano ulteriormente le disuguaglianze di classe. Nonostante la sua marginalizzazione nel discorso dominante, la classe sociale persiste, si interseca con altre forme di oppressione (come razza e genere) e risulta fondamentale per comprendere le dinamiche sociali e le disuguaglianze in diversi contesti.The chapter discusses the linguistic articulation of structural inequalities, primarily focusing on social class and subaltern. Drawing with a critique of neoliberal discourse and a discussion on the Antonio Gramsci perspective, the chapter calls to re-engage with the concept of social class. This call is particularly relevant for disciplines that have shifted towards identity studies in recent decades. The chapter presents class as a relational concept intricately linked to individuals' relationships with the means of production. It also highlights the global expansion of neoliberal policies, which further complicates class inequalities. Despite its marginalization in mainstream discourse, class endures, intersects with other forms of oppression (such as race and gender), and is pivotal for understanding social dynamics and inequalities in various contexts
Marianne Mesnil, “C'était au temps où Bruxelles chantait!” La Société des Européanistes nel contesto dell'etnologia europea
Entrare in miniera. Traiettorie biografiche di minatori tra Iglesiente e Piana del Cixerri
Il saggio analizza narrazioni dell’ingresso in miniera di lavoratori che vivono in villaggi prossimi ai bacini estrattivi e di altri provenienti da centri a vocazione agropastorale. In un caso l’ingresso in miniera rappresenta sia un punto d’arrivo (‘un destino segnato’), sia l’inizio di un percorso di formazione definitiva come uomo «nato nella miniera». Nel secondo le traiettorie biografiche restituiscono percorsi sospesi tra il pendolarismo campo-miniera e forme continuative di integrazione del reddito con le greggi. Il «modello etico del minatore» si sovrappone a un’altra «concezione del mondo» e del lavoro di origine contadina e pastorale. Questa capacità di muoversi in ambiti diversi emerge come una caratteristica che ha permesso di giocare strategicamente con diversi lavori.In this paper I will compare the life stories of some miners living in the South-West of Sardinia (Iglesiente and Cixerri plain), depending on their origin from mining towns or rural villages. The focus will be placed on the start of their careers as miners, in order to understand how different their biographical trajectories have been. With regard to the first group working in mine represents at the same time the main life goal and the beginning of a trial to become a man. The second group, instead, commute from the field to the mine or keep also a flock of sheep. So, the «ethic of miners» overlaps with another concept of work belonging to peasant and pastoral world-view. This capability to move between different purviews allows them to play strategically among different jobs
Francesco Bachis, Sull’orlo del pregiudizio. Razzismo e islamofobia in una prospettiva antropologica, Cagliari, Aipsa Edizioni, 2018, pp. 174.
Il libro di Francesco Bachis si propone di decifrare ed esplorare i processi di razzizzazione che stanno alla base della produzione di discorsi pubblici circa la figura del migrante (sempre più spesso, musulmano), in Italia così come in un panorama europeo più ampio. Lo fa focalizzandosi sulle pratiche discorsive in ambito politico, giornalistico e della rete in relazione a quattro casi specifici, ognuno trattato in uno dei capitoli del libro. La prospettiva antropologica del lavoro non risiede quindi nell’osservazione degli effetti sociali e istituzionali che il razzismo esercita sui migranti, ma nel tentativo analitico di “scavare all’interno dei discorsi, sviscerarne le premesse, le condizioni storico-politiche, [e] la performatività” (p. 11)
Languaging Class: Reflecting on the Linguistic Articulations of Structural Inequalities
This volume explores the issue of social class from the point of view of its linguistic articulations. Indeed, as Machin and Richardson (2008) stated, “discourses may be variously approached as (often simultaneously) reflecting class structures, as a site of class inequalities, as expressive of class identities or class consciousness and/or as a constituent part of more performative class action.” Some of the contributions that make up the volume were presented at a conference held at Cagliari University, Italy, in 2017 and responded to the call for analyses on the role of language in reflecting, maintaining, enacting, and inculcating ideas on social class in literary and non-literary texts and discourses in any cultural or linguistic setting. This volume aspires to encourage scholars in disciplines and academic fields that have shied away from reflections on structural inequalities in favor of studies on ethnic, gender, and cultural identities in the last decades to take back on board the concept of social class and to engage with it in a novel way. The variety of approaches – ranging from the more traditional sociolinguistic one, anthropology, to literary and discourse studies – and cultural settings – with case studies coming from 3 continents – represented in the chapters show that social class is a productive and illuminating concept for trying to (re)make sense of social reproduction and change
Ripensare la Sardegna. L'immagine dell'isola negli anni della Rinascita
Alla fine della Seconda guerra mondiale la Sardegna è tra le regioni più povere d'Italia: ai problemi economici e a quelli sanitari, dovuti al fatto che l'isola abbia un territorio ancora in gran parte acquitrinoso e malarico, si aggiunge il problema sui cui si era concentrato (e accanito) il governo dell'Italia unita fin dall'Ottocento: il banditismo. Allo sguardo esterno l'isola si presenta ancora come una terra violenta, arretrata e inaccessibile. Nei decenni successivi alla fine del conflitto la Sardegna sarà però oggetto di una serie di interventi, che, seppure sul lungo periodo si rivelano incapaci di trasformare in senso positivo il tessuto economico dell'isola, contribuiscono a modificare alcune dinamiche interne. Nei primi anni Sessanta, inoltre, l'isola attira l'attenzione dell'Aga Khan che nella futura Costa Smeralda acquista i primi terreni destinati alla realizzazione di ville di lusso, e inaugura il mito del paradiso turistico.
A prescindere dalla presenza di effettive ricadute benefiche di lunga durata, questi mutamenti vengono seguiti con attenzione e contribuiscano a ridisegnare i contorni del discorso pubblico sulla Sardegna: la stampa e i mass media italiani e stranieri al racconto del banditismo, ancora presente, e della povertà affiancano ora inchieste sulla vendita dei terreni da parte dei pastori, sulla bellezza del territorio, sul miracolo industriale. Immagini vecchie e nuove, positivi e negative convivono nella nuova rappresentazione dell'isola. Allo stesso tempo, la nuova Sardegna che prende forma è osservata e descritta da intellettuali e giornalisti i sardi, primo tra tutti Antonio Pigliaru e il gruppo di "Ichnusa" che fanno della elaborazione di una nuova narrazione della Sardegna un progetto politico.
Attraverso i periodici, i rotocalchi, il giornalismo televisivo e la produzione culturale in senso più ampio il saggio analizzerà questo discorso pubblico, per ricostruire come il dibattito in atto tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Settanta contribuisca all'elaborazione e alla diffusione di una nuova idea di Sardegna
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