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Pedagogie divine. Studi in onore di Francesca Cocchini
Il volume raccoglie i saggi che alcuni colleghi e amici hanno voluto dedicare a Francesca Cocchini, già Professore Ordinario di Storia del cristianesimo e delle chiese presso Sapienza Università di Roma. Per renderle omaggio, si è scelto di convergere tutti su un tema a lei caro, la catechesi, ma declinato in coerenza con quella tradizione di studi storico-religiosi nella quale ella si è formata: la trasmissione di tradizioni religiose diverse, per cronologia e ambiente, ai più giovani.
I saggi qui raccolti offrono, dunque, una panoramica variegata e complessa sul ruolo giocato da individui, comunità e istituzioni in rapporto ad una pratica fondamentale per il radicamento e la diffusione di un certo gruppo religioso, ma anche si interrogano sull’autorappresentazione che se ne può dedurre, nonché sui molteplici fattori – sociali, politici, economici, culturali – che l’hanno influenzata e su cui pur essa agisce.
Dalla Grecia all’India, dal cristianesimo tardoantico all’ebraismo di età moderna, il volume propone quindi un caleidoscopio di “pedagogie divine” in giro per il mondo e per la storia, attento alle più attuali linee di ricerca ed al magistero di chi lo ha ispirato.The volume gathers essays that several colleagues and friends wished to dedicate to Francesca Cocchini, formerly a Full Professor of History of Christianity and Churches at Sapienza University of Rome. To pay tribute to her, it was decided to focus collectively on a topic dear to her, catechesis, but approached in line with the tradition of historical-religious studies in which she was trained: the transmission of various religious traditions, different in chronology and context, to younger generations.
The essays collected here, therefore, offer a diverse and complex overview of the role played by individuals, communities, and institutions in relation to a fundamental practice for the establishment and spread of a certain religious group. They also explore the self-representation that can be inferred from it, as well as the multiple factors – social, political, economic, cultural – that have influenced it and upon which it also acts.
From Greece to India, from late ancient Christianity to modern Judaism, the volume thus proposes a kaleidoscope of “divine pedagogies” around the world and through history, attentive to the most current lines of research and the teachings of those who inspired it
Dai padri ai didaskaloi, passando per le madri. La trasmissione della fede alle nuove generazioni nel cristianesimo antico.
Nell’antico Israele e nel giudaismo del I secolo, per indicazione concorde, la fede si trasmetteva “di padre in figlio”. Sin dagli scritti neotestamentari la corrente religiosa che darà vita al cristianesimo sembra, però, avviarsi per un’altra strada. Qui, infatti, il ruolo preminente viene affidato ad un διδάσκαλος, sia esso Cristo o uno dei suoi discepoli, che si rivolge all’intera comunità dei credenti in Gesù. Nel corso del tempo, nonostante permanga indubbiamente l’uso di una trasmissione intrafamiliare, in cui acquistano particolare rilievo le donne, sarà proprio il nuovo schema ad affermarsi e istituzionalizzarsi, dando vita all’istituto della catechesi, incardinato sulla figura del vescovo.In ancient Israelite religion as well as in first-century Judaism, by unanimous indication, the faith was transmitted “from father to son”. Since the writings of the New Testament, the religious mouvement that will give rise to Christianity seems, however, to choose a different path. Here, in fact, the pre-eminent role is entrusted to a διδάσκαλος, be it Christ or one of his disciples, who addresses the entire community of believers in Jesus. Over time, the traditional use of intrafamilial transmission will undoubtedly be maintained in practice, and women will be particularly important in this respect. But on the level of self-representation, the new scheme will assert itself. This will be institutionalized in the catechesis and will find its pivotal element in the figure of the bishop
Tra convenzione e realtà: la rappresentazione iconografica dell’infanzia in Egitto tra Antico e Nuovo Regno
La rappresentazione del corpo del bambino in antico Egitto sembra alternarsi tra l’adesione a norme realisticamente ispirate e una tendenza a raffigurare, piuttosto, degli “adulti in miniatura”.
Proporzioni e misure dei bambini – spesso protagonisti di pitture, rilievi e sculture a tutto tondo – sono solo alcuni degli indicatori iconografici connessi allo status di infante, frequentemente accompagnati da uno specifico atteggiamento o una particolare acconciatura.
Il presente contributo intende fornire un campione di immagini che spaziano nell’arco di ben tre millenni con l’intento di stimolare possibili riflessioni sulla rappresentazione figurata - e, più indirettamente, concettuale - del bambino nella cultura faraonica
Francesco Scorza Barcellona o della passione agiografica
L'autrice traccia, sul filo dei ricordi, il profilo scientifico ed umano di Francesco Scorza Barcellona ed introduce gli studi raccolti nel volume.The author traces, on the thread of memories, the scientific and human profile of Francesco Scorza Barcelona and introduces the studies collected in the book
«Girls Just Want to Have Fun»: costruzione iconografica ed elaborazione formale del ruolo della fanciulla in antico Egitto
It is not easy to find textual and iconographic elements in ancient Egyptian
documentation that refer to the role of girls in a socio-cultural landscape
that, with a few exceptions, was largely dominated by a male perspective
and sometimes even limited to a certain socio-economic status. The question
of whether or not girls have benefited from fun e fun-damental rights therefore
raises several problems of interpretation and approach. Given this premise,
two questions must be asked, with the aim of analysing, as neutrally as possible, the ways in which the role of the maiden was formally constructed and
elaborated in ancient Egypt: 1. What are the lexemes used to indicate what
we translate as ‘maiden’, ‘child’, ‘girl’ in Egyptian language and writing?
How do we iconographically distinguish this childish, feminine category
(Ri-)Scrivere di santi: sulle tracce di Agnese
L’articolo, seguendo una sollecitazione di Gennaro Luongo, recentemente scomparso, si interessa al dossier agiografico di Agnese. L’autrice lo ripercorre fra storia e leggenda, documenti letterari e testimonianze monumentali, iconografia e pratiche devozionali. Ciò le consente di mettere in evidenza le trasformazioni e continue ri-funzionalizzazioni del personaggio, nonché di avanzare alcune ipotesi sulle ragioni che presiedettero a questi continui processi di rilettura.The article following a solicitation by Gennaro Luongo, recently deceased, deals with the hagiographic dossier of Agnese. The author traces it between history and legend, literary documents and monumental evidences, iconography and devotional practices. This allows her to highlight the transformations (modifications) and continuous re-functionalizations of the character, as well as to advance some hypotheses on/regarding the reasons that presided over these continuous re-reading processes
Infanzie apocrife. Tra sollecitazioni intertestuali e letture transculturali
L'Autrice riflette a partire dal volumedi Rossana Barcellona sul rapporto fra infanzia ed apocrifi, sia in relazione a due personaggi particolari e, in certo senso, "mitici" come Gesù e Maria, sia, più in generale, in rapporto alle antiche concezioni dell'infanzia. Seguire i tortuosi percorsi di riscrittura di taluni apocrifi consente inoltre di evidenziare alcuni passaggi culturali e mutamenti d'orizzonte significativi fra Oriente ed Occidente.Starting from the volume of Rossana Barcellona, the Author reflects on the relationship between childhood and Apocrypha, both in relation to two particular and, in a certain sense, "mythical" characters as Jesus and Mary, both in relation to the ancient conceptions of childhood. Following the successive rewritings of certain Apocrypha also allows us to highlight between East and West some very significant cultural passages and change
Tertullien et le donatisme. Quelques remarques
In bibliografia appare diffusa l'idea che Tertulliano debba essere considerato il padre del donatismo. L'autore, dopo aver richiamato in sintesi l'analisi di Frend, opera un confronto puntuale fra Tertulliano ed il donatismo, soffermandosi in particolare su alcuni temi significativi, quali: rapporto chiesa/impero, martirio, ecclesiologia, battesimo, disciplina penitenziale. Emerge così che, nonostante il ricorrere di tematiche simili e la comune impostazione rigorista, molti sono gli elementi di differenziazione o addirittura opposizione. La tradizione tertullianea, dunque, risulta senz'altro operante all'interno del Donatismo, ma le caratteristiche specifiche del movimento, il lungo lasso di tempo intercorso e le esigenze polemiche del momento introducono varianti così significative da non consentire l'affermazione di una filiazione diretta dal grande CartagineseIt is widely thought that Tertullian must be considered the father of Donatism. The author recalls summary Frend’s analysis and, by a detailed comparison between Tertullian and Donatism, highlights some major subjects as: interaction and relationship between the church and the empire, martyrs and martyrdom, ecclesiology, baptism, penitential discipline. It thus appears that, despite the use of similar themes and common rigorist tone, there are many elements of differentiation or even opposition. The Tertullian’s legacy is certainly present within the Donatism, but the specific characteristics of the movement, the long lapse of time and the needs of the moment controversy introduce variants so significant as to prevent the establishment of a direct filiation by the great Carthaginian
Il pianto di Maria: storia di un’assenza, genesi di una presenza. Riflessioni in margine alla nuova edizione di Morte e Pianto rituale di Ernesto De Martino
Ernesto De Martino, nell’opera Morte e pianto rituale (1958), ipotizza che sia stato il cristianesimo a determinare la rapida scomparsa dell’antico compianto funebre, un rituale la cui funzione fondamentale risiedeva nel gestire la “crisi della presenza” conseguente all’evento luttuoso. Nella nuova concezione cristiana della morte, sarebbe stato comunque il planctus mariae a far rivivere, riplasmati, i suoi modi e forme. L’articolo intende verificare l’ipotesi elaborata dallo studioso ormai sessant’anni fa e propone un percorso in tre movimenti: a) permanenza e/o trasformazione del compianto antico nei primi secoli cristiani; b) evoluzione della percezione e rappresentazione di Maria dalle origini all’età medievale; c) evoluzione della percezione e rappresentazione della croce e/o del crocifisso dalle origini all’età medievale. Infine vengono rapidamente richiamati i diversi fattori di trasformazione che presiedettero all’elaborazione del modello della Mater dolorosa, con particolare riferimento alle laude di Iacopone da Todi, e si avanza una nuova ipotesi.De Martino in his work Death and Ritual Mourning (1958) speculates that the advent of Christianity was the determining factor in the move against the ancient funeral lament. This ritual fundamentally had the purpose of managing the “crisis of presence” resulting from the mourning event. In the new Christian approach to death, the planctus mariae would revive its ways and forms, obviously reshaped. The article aims to verify the hypothesis developed by the scholar sixty years ago and proposes a path in three movements: a) permanence and/or transformation of the ancient lament in the early Christian centuries; b) evolution of the perception and representation of Mary until the medieval age; c) evolution of the perception and representation of the cross and/or crucifix until the medieval age. Finally, the author briefly recalls the transformation factors that presided over the elaboration of the model of the Mater dolorosa, with particular reference to the laudes of Iacopone da Todi, and suggests a new hypothesi
rec. a: Il dono e la sua ombra. Ricerche sul PeriV Eujch`°" di Origene.Atti del I Convegno del Gruppo Italiano di Ricerca su “Origene e la tradizione Alessandrina, a cura di Francesca Cocchini, [Studia Ephemeridis Augustinianum, 57], Roma, Institutum Patristicum Augustinianum, 1997
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