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Food, Heresies, and Magical Boundaries in the Middle Ages
In this book readers will find stories about medieval heresies and “magic” from an unusual perspective: that of food studies. The time span ranges from Late Antiquity to the Late Middle Ages, while the geographical scope includes regions as different as North Africa, Spain, Ireland, continental Europe, the Holy land, and Central Asia. Food, heresies, and magical boundaries in the Middle Ages explores the power of food in creating and breaking down boundaries between different groups, or in establishing a contact with other worlds, be they the occult sides of nature, or the supernatural. We emphasized the role of food in crafting and carrying identity, and in transferring virtues and powers of natural elements into the eater’s body. Which foods and drinks made someone a heretic? Could they be purified? Which food offerings forged a connection with the otherworld? Which recipes allowed gaining access to the hidden powers within nature
Analisi degli spread nelle operazioni di cartolarizzazione ex legge 130/99 e implicazioni per la struttura del sistema finanziario
Nello studio si era assunto l’obiettivo di esaminare le determinanti degli spread praticati sulle emissioni delle ABS realizzate da veicoli italiani ai sensi della legge n. 130 del 1999.
Quale campione di riferimento per l’indagine si è scelto l’insieme delle emissioni di ABS relative alle asset class di PL e LR nel periodo intercorso dall’introduzione della legge 130 (aprile 1999) alla fine del 2001. Tale scelta è motivata dalla quota che le suddette emissioni hanno rivestito nel mercato nel periodo di rilevazione, confermata, come visto, nel corso del primo semestre del 2002.
Dalle verifiche condotte, emerge come sussista una considerevole differenza tra spread effettivi e default spread, determinando quest’ultimo sulla base delle probabilità di default e dei tassi di recupero indicati dall’agenzia Standard&Poor’s. Il modello utilizzato per la determinazione del default spread è stato formulato sulla base di modelli di break even proposti in passato da altri autori per lo studio dei rendimenti di altre tipologie di strumenti finanziari del comparto obbligazionario. Tale modello, che fonda sull’ipotesi di neutralità al rischio degli investitori, è stato qui rielaborato al fine di ottenere il sovrarendimento teorico delle ABS rispetto all’Euribor, incorporando le probabilità di default e i tassi di recupero, ottenuti esogenamente dalle più recenti basi tecniche prodotte da Standard&Poor’s. Pur avendo calcolato i default spread relativamente a probabilità di default e tassi di recupero non specifici delle ABS italiane, in quanto non disponibili, si è provato che lo scostamento tra spread effettivi e default spread difficilmente può ascriversi a questa ragione. Volendo quindi indagare possibili ipotesi che spieghino tale scostamento, qui denominato non default spread, si sono identificate alcune variabili esplicative.
In primo luogo si è operato per verificare l’impatto del rischio di liquidità, certamente presente, sul rendimento di questi titoli. Sulla base di circostanziate deduzioni logiche, si è dimostrato come non tutto il non default spread possa essere spiegato dal premio per il rischio di liquidità.
Si è allora approfondita la possibilità che gli investitori non operino in condizione di neutralità al rischio, bensì richiedano la corresponsione di un premio che remuneri il rischio di default, oltre quanto previsto nel caso di neutralità.
Infine, a completamento delle possibili determinanti del non default spread, si è ipotizzata l’esistenza di un “premio di reputazione”, richiesto dagli investitori a copertura dell’asimmetria informativa che gli stessi hanno nei confronti degli emittenti. A conclusione dell’analisi, gli autori si sono posti il problema di capire se esistono e quali sono i possibili mutamenti di natura strutturale che possano permettere la riduzione permanente della componente identificata come non default spread e, quindi, del costo di finanziamento sostenuto dagli emittenti di ABS.
In tal senso, sono stati identificati:
-la creazione di un mercato secondario per la negoziazione di ABS, che necessariamente deve essere destinato alla clientela istituzionale, al contrario di quanto accade oggi per Euromot;
-lo sviluppo di investitori istituzionali specializzati italiani, che consentano di ridurre, per via breve, il premio di reputazione e di limare gli effetti dell’avversione al rischio;
-la revisione della disciplina giuridica sui servicer, che rende oneroso il ricorso alle ABS da parte di emittenti corporate, con pregiudizio al grado di diversificazione offerto dal mercato italiano della cartolarizzazione agli investitori specializzati in questa tipologia d’investimenti;
-l’estensione della normativa in vigore alle emissioni di carta commerciale, che non potendo oggi essere realizzate ai sensi della legge italiana, spingono gli emittenti nazionali ad effettuare tali collocamenti su mercati esteri, con detrimento per lo sviluppo quantitativo del mercato italiano
«L’individuazione implacabile»: forme di ibridazione nella poesia italiana del secondo Novecento tra lirica e scienza, introduzione di Stefano Giovannuzzi, a cura di Francesco Brancati, Riccardo Socci, Matteo Tasca, in Letteratura e Scienze, Atti del XXIII Congresso dell’ADI, Pisa, 12-14 settembre 2019
The Macaulay duration: a key indicator for the risk-adjustment in fair value
International Financial Reporting Standards (IFRS) 13 Fair Value Measurement lays down two methods to adjust Expected Present Value (EPV) for risk. According to Method 1, expected cash inflows should be risk-adjusted by subtracting a risk-premium and discounted at the market risk-free rate, see (IFRS 13, B25). In contrast according to Method 2, expected cash inflows should be discounted at the risk-free rate augmented by a risk-premium addendum, see (IFRS 13, B26). Standard IFRS 13, B29 leaves the freedom to choose between the two methods. The aim of this note is to identify the relationship between the Risk-Adjusted EPVs rolled out from Method 1 and Method 2. First we introduce a theoretical solution to risk-adjustments compliant with the Standard IFRS 13, B29. Then, we set up a user-oriented proxy to connect the risk-premium present in Method 1 with the risk-adjusted rate present in Method 2. This proxy spots light on the key role played by the Macaulay Duration of expected inflows, rather than that of the lifetime of the project. As a consequence, projects expiring at the same redemption date and endowed with the same EPV and/or the same total inflow may differ considerably in risk-adjustments, due to different Macaulay Durations. A user-oriented method to properly to fast evaluate risk-adjustments for multi-cash inflow projects is provided. Sensitivity analysis of the impact of the Macaulay Duration on Risk-Adjusted EPV is also rolled out through numerical examples
A machine learning approach for stride speed estimation based on a head-mounted IMU
Walking speed in real-life conditions is typically
estimated through wearable inertial sensors mounted on waist,
lower limbs, or wrists. Very recently, head-mounted inertial
sensors are emerging for gait assessment. The present study
explores the feasibility of measuring the stride speed with a
head-mounted inertial sensor in both laboratory and real-world
settings. The developed algorithm exploits a Temporal
Convolutional Network for the detection of the gait events and a
Gaussian Process Regression for the stride speed estimation.
The experimental evaluation was carried out on healthy young
participants during both standardised indoor and real-world
walking trials. For indoor trials, errors were smaller than
previous studies (0.05 m/s). As expected, errors increased at
lower speed regimes due to a reduced signals amplitude. During
2.5-hours real-world evaluation, errors were slightly larger but
acceptable (0.1 m/s). Reported results are encouraging and show
the feasibility of estimating gait speed with a single head-worn
inertial sensor
«C'era una volta»: Medioevo per l'infanzia fra storia e storie
Il saggio evidenzia come l’insegnamento della storia medievale ai bambini debba tenere conto anche dell' Medioevo immaginato e metastorico del medievalismo che, come l’oggetto magico di una fiaba, sembra non esaurire mai la varietà delle sue declinazioni, delineando un quadro più articolato rispetto ad altre cadenze cronologiche riguardo la dialettica fra la storia spiegata, insegnata, appresa e le storie narrate, fra l’intento puramente narrativo e l’intento anche didattico, fra la conoscenza scolastica e una preconoscenza, parallela e indipendente dalla scolastica . I bambini, infatti, sono spettatori, giocatori, lettori con diverse cronologie percepite e diverse percezioni di storicità, il che configura una complessità di rapporto col passato fatta di immaginazioni, mediazioni e contraddizioni che sembrano operare in modo particolare nel caso delle epoche storiche percepite come più familiari e presenti. D’altra parte, se ogni narrazione mira a evocare memorie legate a una familiarità anche visiva e visuale, è opportuno ricordare che l’Europa vive ancora immersa in un Medioevo tangibile, materializzato nei lineamenti architettonici delle sue più importanti città, a prescindere dall’autenticità di quella materializzazione: si tratta, dunque, di una cornice storica a un tempo familiare e fantastica, immaginaria e visibile, metastorica e concreta e che, dalla fine del XVIII secolo, ha esteso le strutture architettoniche e le forme dei suoi edifici, dai torrioni massicci dei castelli allo slancio goticheggiante delle guglie delle cattedrali, anche a luoghi che non l’hanno conosciuta così come è per convenzione definita – Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda . La presenza di conoscenze e informazioni pregresse sul passato – «probabilmente non del tutto corrette, non comprese e soprattutto non organizzate, senz’altro lacunose, senz’altro disomogenee» – riguarda l’intera linea del tempo, ma nel caso del Medioevo la diffusione di un repertorio condiviso di immagini e racconti precedente a ogni dimensione ‘scolastica’ orienta in modo ancora più marcato il pubblico verso schemi ben precisi che, se modificati dal racconto a fini didattici, ne potrebbero inficiare alla base l’efficacia formativa, provocando noia, diffidenza e rifiuto, soprattutto nel caso di differenze eccessive rispetto al Medioevo pregresso e ritenuto ‘vero’
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