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Il ruolo dei beni culturali e del paesaggio nei modelli di sviluppo locale/ The Role of Cultural Heritage and Landscape in Regional Development Models
Dal patrimonio costruito al paesaggio: progetti integrati in corso sulle alpi lombarde tra libertà e necessità
Heritage Conservation and Regional Development Models: the Challenge of a Cognitive Approach
Gli insediamenti storici e i nuclei di crotti di Chiavenna, un patrimonio da valorizzare
Feminist Objectivity in Philosophy of Science: a Crossroad between Politics and Epistemology
L'argomento della tesi è l'oggettività scientifica in filosofia della scienza, dimostrando esplicitamente l'importanza di uno sguardo femminista nelle nostre pratiche epistemiche nelle comunità scientifiche. Affronto questo scopo spiegando come l'oggettività scientifica è intesa nell'epistemologia femminista e presentando il mio progetto chiamato contextual standpoint theory, nato dalla combinazione di due famosi filoni dell'epistemologia femminista, la standpoint theory e l'empirismo contestuale. Ritengo che se considerati insieme, i due approcci permettono di ottenere un quadro esauriente del concetto di oggettività scientifica, perché la loro combinazione copre un’analisi sia dei temi epistemologici suggeriti da una prospettiva femminista e sia dei processi con cui condurre e produrre una conoscenza che possa dirsi oggettiva. Ciò culminerà nella considerazione dell’oggettività staccata dalla definizione di oggettività ‘neutrale’ o ‘libera dai valori’ (value-free), e raccoglierà una serie di caratteristiche che rimodellano l’ideale epistemico da perseguire proprio perché arricchite da queste prospettive femministe. Nella parte finale della tesi, sposto il focus dall'oggettività scientifica all'indagine delle pratiche accademiche attraverso un'epistemologia femminista-politica
Per una epistemologia politica femminista: diversità da preservare ed expertise
La crescente sfiducia nei confronti delle figure degli esperti e delle istituzioni scientifiche e lo scetticismo sulla validità della conoscenza da questi prodotta sono temi centrali tanto in riflessioni epistemologiche che politiche ed offrono un collegamento con l’epistemologia femminista, disciplina che si è interrogata in precedenza su questi temi, seppur guidata da propositi differenti.
Una delle strategie per riflettere e rimettere al centro dell’attenzione lo statuto dell’expertise nella società contemporanea è ripercorrere, da un lato, le critiche femministe che fanno capo all’ingiustizia epistemica [Fricker (2007), Tuana (2007) e, dall’altro, usare le strategie proposte dalla standpoint theory [Harding (1986), Collins (1990), Rose (2013), Smith (2004)] per sopperire a questa ingiustizia. Le riflessioni sull’ingiustizia epistemica svelano come l’aura sacrale che circonda il ruolo dell’esperto è talvolta condizionata da fattori sociali e politici che minano la credibilità epistemica attribuita a un agente epistemico, indipendentemente dalla sua effettiva conoscenza. La standpoint theory, condividendo queste critiche, le capovolge a proprio vantaggio quando sostiene, come punto di partenza per una conoscenza meno parziale e più trasparente, di partire proprio da quei soggetti che normalmente soffrono di ingiustizia o ignoranza epistemica. Non includere certi gruppi sociali quindi, non solo è un’ingiustizia sociale ma è anche un errore cognitivo in quanto il loro punto di vista ignorato potrebbe illuminare aspetti della ricerca non immediatamente visibili a chi beneficia, inconsapevolmente o meno, di un ambiente sessista o razzista.
Nell’ultima parte del paper, applico queste riflessioni in epistemologia femminista allo studio della composizione delle comunità accademiche e suggerisco che esse possono essere migliorare se si seguono tre step: democrazia, inclusione e collaborazione.
Queste linee guida servono a promuovere un dialogo critico fra le prospettive capace di ottenere una conoscenza meno parziale e di assicurare anche giusta rappresentazione ai gruppi sociali esclusi dalle comunità scientifiche
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