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Retorica e vita quotidiana : che cosa ha ancora da dirci Heidegger sulla Retorica di Aristotele
L'articolo mira a mostrare la rilevanza filosofica della lettura della Retorica di Aristotele proposta da Heidegger durante il corso tenuto a Marburgo nel 1924 (Grundbegriffe der Aristotelischen Philosophie). L'obiettivo principale non è discutere la correttezza filologica dell'interpretazione di Heidegger o il ruolo che il corso ha svolto nello sviluppo del pensiero successivo del filosofo tedesco. Piuttosto, l'intento è mostrare come (e perché) la lettura heideggeriana ci consenta di (ri)valorizzare la Retorica aristotelica inserendola nel dibattito filosofico contemporaneo. La tesi sostenuta è che la forza principale della lettura heideggeriana della Retorica è la sua capacità di mettere in evidenza, in linea con la prospettiva aristotelica, l'intreccio tra corpo, linguaggio e socialità nell'essere umano.The paper aims to show the philosophical relevance of the reading of Aristotle’s Rhetoric proposed by Heidegger during the course held in Marburg in 1924 (Grundbegriffe der Aristotelischen Philosophie). The main objective is not to discuss the philological correctness of Heidegger’s interpretation or the role that the course played in the development of Heidegger’s next thought. Rather, the intent is to show how and why the Heideggerian reading allows us to enhance the Aristotelian rhetoric in contemporary philosophical debate. The thesis argued is that the main strength of the Heideggerian reading of rhetoric is its ability to bring out, in line with the Aristotelian perspective, the interweaving of body, language and sociality in the human being
Elogio del biasimo. (False) simmetrie, polimorfie e dissonanze della parola epidittica
The article focuses on blame, the less fortunate pole of
the pair on which the epideictic genre has traditionally been built.
Picking up on Pernot’s idea that, despite its apparent symmetry,
the relationship between praise and blame is in fact strongly unbalanced
in favor of praise, a reflection is proposed on the role
that the aggressive word, if relocated within the horizon of the
epideictic genre, can still play in the public sphere
La parola e la spada : violenza e linguaggio attraverso l'Iliade
Il linguaggio è un’alternativa alla violenza o un suo strumento? Mettendo in discussione la separazione tra violenza verbale e violenza fisica, il libro mette a fuoco il rapporto che lega linguaggio, violenza e natura umana, nel contesto della madre di tutte le guerre, quella combattuta a Troia e raccontata nell’Iliade, dove armi e parole concorrono a realizzare una violenza distruttiva. Le vicende narrate nel poema omerico diventano allora casi esemplari, utili a illustrare il potere che il linguaggio ha di inaugurare nuove forme di violenza esclusive dell’animale che parla
Taking Aim and Hitting the Target. Some Remarks on the Aristotelian Notion of eustoichia
L’articolo è dedicato alla nozione aristotelica di eustochia (la capacità di fare buone congetture), nella convinzione che essa possa contribuire al ripensamento della nostra costitutiva precarietà. Diversamente da una lettura tradizionale che vede Aristotele principalmente come il filosofo del ragionamento deduttivo, l’articolo sostiene invece l’importanza di questa capacità cognitiva nel pensiero aristotelico. Con questo scopo, vengono analizzati i tre principali contesti in cui Aristotele fa riferimento all’eustochia: la costruzione del sillogismo (APo, 89b 10), il raggiungimento della virtù (EN, 1106b 16) e la creazione di metafore ((Rh. 1412a 13). Nonostante le evidenti differenze, queste tre situazioni condividono la componente di incertezza, rispetto alla quale l’eustochia rappresenta una preziosa risorsa. Le caratteristiche principali di questa abilità cognitiva sono la fallibilità e la velocità, due caratteristiche che la rendono particolarmente flessibile ed adatta a far fronte alle situazioni di incertezza e precarietà.This paper will focus on the Aristotelian concept of eustochia (shrewdness or good ability to conjecture). Composed by the adverb eu (well) and the verb stochazesthai (to conjecture, to guess), the word eustochia refers to the capacity to successfully guess. More in general, it can indicate the ability to achieve the target we are aiming at. The main characteristic of this skill is its fallibility. Indeed, we have no guarantee that the process of stochazein (guessing) will be successful. In modern terminology, we can say that eustochia is a reasonable but not algorithmic procedure for problem solving in uncertain conditions.
The paper pursues a twofold objective. Firstly, we will show that eustochia plays a crucial role in Aristotelian philosophy (contrary to the traditional image of Aristotle as the philosopher of deductive reasoning). Indeed, Aristotle especially refers to eustochia in three different but important situations: 1. the construction of syllogisms (A Po, 89b 10); 2. the achievement of virtue (EN, 1106b 16); 3. the creation of metaphors (Rhet. 1412a 13). In the Aristotelian perspective, each of these activities plays a crucial role and they all need eustochia. It is noteworthy that this kind of ability is typical to the rhetorician (see also (Rh. 1395b 10 sgg.), as the reference to metaphors clearly shows. Indeed, the domain of rhetoric is inherently undeterminate, although not irrational. This is the domain of fallibility and uncertainty where eustochia is a necessary skill. Therefore, Aristotelian Rhetoric can give us useful suggestions in order to better understand eustochia and, more in general, knowledge under uncertainty.
Secondly, we intend to show that eustochia is a difficult but essential human ability. It is both a result of a natural talent and experience. The intrinsic uncertainty of this typical rhetorical activity is not a fault but an important resource in order to face the precariousness of human life.Cette contribution porte sur la notion aristotélicienne d’eustochia (qui désigne la connaissance intuitive ; le fait de viser juste) et s’intéresse successivement à la construction des syllogismes, à la réalisation de la vertu et au façonnage des métaphores. Trois situations qui sont traversées par l’incertitude et le flou. L’analyse permet dès lors d’apprécier ce qui caractérise l’eustochia en propre, à savoir, la faillibilité, d’une part, la vitesse, de l ’autre
Parole che curano. Dalla magia alla talking cure (passando per la retorica)
The article proposes a reflection on the ability of words to soothe pain and, more generally, the ability of language to have (positive or negative) effects on our lives. This ambivalent power represents an interesting phenomenon to better understand the role that language plays in the construction (and/or dissolution) of our social bonds. The reflection is guided by some intuitions of psychoanalysis which have their roots in ancient Greek culture and especially in classical rhetoric
Are We at War? Some Remarks on War-Related Language on COVID-19
Since the beginning of the COVID-19 pandemic, public discourse has been characterized by a massive use of war metaphors. At the same time, this use has been harshly attacked as inappropriate and potentially dangerous. The article proposes a reflection on this debate by questioning the demonization of the war metaphor. Indeed, the appropriateness and the efficacy of a metaphor are not absolute values but depend on many factors such as context, audience and communicative purposes. Therefore, instead of attacking war metaphors it would be more useful to enrich the range of expressions to talk about the pandemic. What is really important is to never forget that expressive choices are never only words but a constitutive part of our experience of the world
Complotti persuasivi? Un'indagine retorica
Negli ultimi anni, il complottismo è diventato un fenomeno sempre più presente nella sfera pubblica. Per ogni avvenimento che segna l’attualità, scatta una teoria del complotto. Di conseguenza, affrontare questo tema è oggi una responsabilità collettiva, condivisa dai protagonisti della sfera civile e del mondo accademico. In questa prospettiva, la tesi di dottorato Complotti persuasivi? Un’indagine retorica si sviluppa in una duplice ottica: proporre un ritratto retorico, nel senso che chiarirò nel seguito, del complottismo e contribuire alla riflessione generale sulla forza persuasiva dei discorsi complottisti. Perciò, in questa ricerca, si mira a indagare l’effetto persuasivo prodotto dai discorsi complottisti attraverso l’analisi retorica di un corpus specifico. Tale corpus, oggetto dell’analisi, è costituito da un insieme di discorsi complottisti apparentati ai tre generi retorici: il genere giudiziario, il genere deliberativo e il genere epidittico. È importante chiarire che la tesi non propone una riflessione filosofico-normativa sull’argomentazione ma un’indagine di stampo retorico descrittivo sul funzionamento pratico del processo persuasivo attuato in vari discorsi complottisti. La scelta di presentare la metodologia e i concetti chiave della retorica antica (riletta alla luce di alcuni concetti della retorica contemporanea e dell’analisi del discorso), come strumenti euristici del processo persuasivo complottista, mostra come la retorica abbia al contempo un obiettivo teorico e pratico. A livello teorico si tratta di acquisire gli elementi essenziali della techne retorica, e attraverso questa, sviluppare uno sguardo riflessivo sulle pratiche argomentative attuate nei discorsi complottisti. A livello pratico l’obiettivo consiste nell’usare i concetti chiave della retorica come linee guide per l’analisi dei discorsi indagati. Con il riferimento alla techne retorica, l’obiettivo non è dunque di prescrivere ma di descrivere. La scommessa è che lo studio di questa tematica, nel quadro metodologico delineato, permetta di individuare alcuni aspetti del discorso complottista che altrimenti resterebbero vaghi. In effetti, pensiamo che una ricerca basata su un’analisi retorica dei discorsi complottisti ci dia la possibilità di affrontare diversi interrogativi come: cosa rende i discorsi complottisti persuasivi? Quali sono i meccanismi persuasivi presenti nei discorsi complottisti? Possiamo, a partire da questi procedimenti persuasivi, proporre una definizione univoca e stabile del complottismo? Ecc. Rispondervi ci porta a sviluppare la tesi di fondo seguente: i discorsi complottisti condividono molto con i meccanismi persuasivi abitualmente individuati nella retorica. A questa prima ipotesi va aggiunto un corollario che si collega al contesto attuale. La persuasione complottista sarebbe una delle manifestazioni della post-verità e della tensione contemporanea che si delinea tra fiducia, sfiducia e trasparenza. Di conseguenza, riteniamo che chiedersi che cosa renda i discorsi complottisti persuasivi abbia delle ricadute su altri temi di riflessione retorica come quello della sincerità e quello del rapporto con la verità e il verosimile. Di più, questo studio ci permetterebbe anche di confrontarci con preoccupazioni più generali su fenomeni contemporanei come la post-verità e la polarizzazione della società.Per esplorare tali proposte, la ricerca si organizza in due parti principali. Una prima parte generale di contestualizzazione e una seconda parte di analisi. La tesi si conclude poi con una breve riflessione sui possibili sviluppi teorici e pratici di questa ricerca. La prima parte della tesi ha lo scopo primario di contestualizzare il tema affrontato. Proponiamo, in primo luogo, di chiarire il nostro oggetto di ricerca, di interrogarci su cosa sia il complottismo, su chi siano i complottisti e su quali siano le diverse teorie del complotto in circolazione. In secondo luogo, proponiamo di contestualizzare temporalmente il nostro studio, ovvero di interrogarci sui legami esistenti tra complottismo e post-verità, mondo digitale e rapporto con l’informazione e la comunicazione, ma anche sull’intreccio contemporaneo fra il complottismo e le nozioni di fiducia, sfiducia e rivendicazione del diritto alla trasparenza. In terzo luogo, proponiamo di inserire il complottismo nell’attuale dibattito scientifico passando in rassegna la letteratura dedicata a questo tema. In tal modo, potremo collocare meglio l’approccio retorico nel contesto di tale dibattito. Per fare questo, abbiamo operato una selezione e ci siamo concentrati sulle discipline che presentano tratti e osservazioni comparabili con un approccio retorico al complottismo. In questa prospettiva, presentiamo brevemente la letteratura proposta in scienze politiche e storiche, in psicologia, in filosofia e in linguistica, precisando anche quali sono le conoscenze retoriche esistenti sul complottismo. Infine, chiariamo cosa intendiamo per retorica descrittiva, di impostazione aristotelica. Spieghiamo con maggiori dettagli la prospettiva adottata ed esponiamo i principali tratti caratteristici di questo approccio. Definiamo cosa intendiamo per techne retorica e come essa servirà da quadro teorico e metodologico per la nostra ricerca. In effetti, la techne ci permette di far emergere dall’analisi dei risultati omogenei pur mostrando le varianti dei diversi discorsi complottisti studiati. La seconda parte della tesi è dedicata all’analisi di un corpus di discorsi complottisti, emersi di fronte a un evento particolarmente violento: il periodo degli attacchi islamici in Europa, il periodo della pandemia di covid-19 e il periodo segnato dall’invasione dell’Ucraina da parte dalla Russia. Questi discorsi sono stati selezionati seguendo la tripartizione classica dei generi oratori (giudiziario, deliberativo ed epidittico) e analizzati utilizzando le tre prove retoriche (ovvero i mezzi di persuasione a disposizione dell’oratore: ethos, pathos e logos). L’utilizzo di questo apparato concettuale che ha radici nella Retorica di Aristotele, ci consente di proporre un quadro metodologico coerente ed applicabile a discorsi classificati tutti come complottisti ma che rispondono a obiettivi persuasivi distinti. Tramite questa metodologia, da una parte, compariamo le condizioni della persuasione in diversi contesti e, dall’altra parte, precisiamo le impressioni ottenute in ogni singolo caso, assicurandoci di non proporre ipotesi troppe restrittive. In questa prospettiva ogni discorso è analizzato separatamente, sebbene l’intreccio tra loro permetta di testare la solidità delle nostre ipotesi. Di conseguenza, l'analisi dei diversi discorsi presi in esame alimenta la riflessione sulle condizioni della persuasione complottista. A tale scopo, alla fine di ogni singola analisi, è proposto un resoconto, e, nella parte conclusiva della tesi, una riflessione di sintesi. In questa ultima parte delineiamo due possibili sviluppi della nostra ricerca: l’approfondimento di una riflessione teorica sulla fiducia e l’utilizzo di certi principi retorici in ambito educativo nella lotta al complottismo
Dalla parte dell'ascoltatore. Un approccio pragma-retorico alla comprensione
L’intento principale del saggio è mostrare quanto possa essere vantaggioso guardare al fenomeno della comprensione linguistica utilizzando l’apparato concettuale della retorica classica, messo in fruttuoso dialogo con la pragmatica contemporanea. La legittimità di tale operazione si fonda sulla convinzione che sia proficuo estendere lo specifico punto di vista della retorica al discorso ordinario nel suo complesso. Tale estensione non implica in alcun modo negare la specificità del punto di vista retorico sul linguaggio ma mira anzi a sfruttarla, per fare emergere aspetti altrimenti poco valorizzati. È vero, infatti, che la retorica si occupa tradizionalmente di un tipo particolare di discorsi (i discorsi pubblici con evidente e consapevole finalità persuasiva) ma è anche vero che proprio questo specifico interesse per i discorsi con finalità persuasiva è ciò che consente di mettere in luce alcuni aspetti del parlare che altre prospettive hanno invece trascurato o del tutto ignorato. Infatti, nelle tipiche situazioni discorsive di cui tradizionalmente la retorica si è occupata emergono con maggiore chiarezza aspetti che non sono in realtà esclusivi di quelle situazioni ma appartengono al linguaggio ordinario. L’assunzione di fondo che rende possibile questa estensione è che parlare non è mai (o non è mai soltanto) trasferire informazioni ma cercare di modificare le credenze (e/o i comportamenti) del nostro interlocutore. Di conseguenza, comprendere non è mai soltanto un “recepire” (e nemmeno soltanto un “interpretare”) ma sempre, in qualche modo, un “rispondere". Se ciò è vero, il fenomeno della persuasione non è limitato a particolari situazioni comunicative, ma riguarda il parlare nel suo complesso e pertanto l’apparato concettuale della retorica può essere proficuamente esteso all’intero linguaggio umano
Il Medioevo
L’epoca di mezzo è un periodo molto ricco di teorie esplicite sul linguaggio, elaborate nell’ambito delle discipline del trivio (soprattutto grammatica e logica), e di riflessioni sull’uso del linguaggio nelle discipline teologiche e scientifiche. Il punto di partenza delle teorie medievali è senz’altro il De interpretatione di Aristotele nella traduzione e interpretazione, fortemente influenzata da Porfirio e intrisa di neoplatonismo, di Severino Boezio (Lorenzetti 2013). Altre tradizioni, come quella risalente ad Agostino di Ippona e ai grammatici latini Donato e Prisciano, si intrecciano strettamente a questa linea genealogica principale, producendo una messe di posizioni e teorie diversificate e originali. Dati i limiti di spazio, non si è potuto rendere conto nella loro ampiezza di tutti i contributi medievali, né dei numerosissimi studi che li hanno fatti conoscere, limitandoci a toccare autori e correnti principali tra i secoli XI e XIV: Anselmo di Aosta, Pietro Abelardo, la Scuola Porretana, la teologia tomista, i Modisti, Guglielmo di Ockham e Giovanni Buridano)
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