1,721,071 research outputs found
Il soggiorno a Roma di Federico II Gonzaga. Modelli architettonici e funzionali per le residenze mantovane
Antonio da Sangallo il Giovane e Baldassarre Peruzzi: rapporti e influenze
Le frequenti occasioni di incontro tra Baldassarre Peruzzi (1481-1536) e Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546) offrono interessanti spunti di ricerca sulla collaborazione artistica tra i due architetti di diversa formazione. Gli scambi risultano attestati da un’importante produzione grafica, sulla quale è possibile indagare attraverso alcuni casi studio significativi riguardanti sia i disegni dall’antico che i disegni di progetto. Dopo aver analizzato alcune questioni di carattere generale relative alle tecniche di rilievo e alle modalità di rappresentazione adottate, sono stati approfonditi due casi emblematici nell’ambito degli studi sull’antico: il cosiddetto portico di Pompeo e il complesso di Sant’Adriano e Santa Martina ai fori. Per entrambi gli architetti lo studio dell’antichità costituisce occasione sia di conoscenza di modelli, sia di elaborazione di un linguaggio per la nuova architettura, come emerge dall’analisi delle principali occasioni di incontro su temi progettuali, per le quali è possibile distinguere tra i casi di progettazione autonoma su uno stesso tema (il concorso di San Giovanni dei Fiorentini, il coro di Santa Maria sopra Minerva e gli apparati trionfali preparati in occasione dell’ingresso a Roma di Carlo V) e i casi di collaborazione diretta (la fortezza Farnese a Caprarola, il complesso di San Giacomo degli Incurabili, la fabbrica di San Pietro). I diversi approfondimenti, che si avvalgono di restituzioni grafiche volte a chiarire la lettura dei fogli più complessi, lasciano emergere le ricadute di questa collaborazione nell’opera individuale. Tale collaborazione sembra aver contribuito anche a definire un modo di fare architettura, i cui risvolti sono leggibili, per esempio, nel caso del palazzetto Regis
Ercole Gonzaga e Roma. Mecenatismo ed economia alla corte di un cardinale rinascimentale
Architecture and Religion in Renaissance Palaces: Patronage, Humanism, and Reformation in Northern Italy
I cavalli di Venafro: arte e diplomazia tra i Gonzaga e i Pandone
Nel castello di Venafro possiamo ammirare un eccezionale ciclo di affreschi composto da una sequenza di circa venti cavalli ritratti a dimensione naturale, realizzato tra il 1521 e il 1527 su commissione di Enrico Pandone(1495/1497-1528), IV conte di Venafro. Alla luce di alcuni documenti inediti dell’Archivio di Stato di Mantova, il saggio dimostra come il rapporto tra il ciclo molisano e quello più noto realizzato da Giulio Romano a Palazzo Te a Mantova non sia un semplice parallelismo, bensì il possibile risultato delle intense relazioni diplomatiche e artistiche di quegli anni tra il Marchesato e il Regno
La conservazione dei monumenti e del loro contesto nel pensiero di Jean-Philippe Schmit e degli archéologues français della prima metà dell’Ottocento
Fra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, prima dell’affermazione del pensiero di Viollet-le-Duc, si manifesta in Francia un
grande interesse per lo studio dell’architettura medievale e per la definizione degli orientamenti da seguire nel restauro dei monumenti, sia con l’attività del Comité historique des arts et monuments e della Commission des monuments historiques, istituiti nel 1837, sia grazie ai contributi delle Società di archeologia. In questo contesto culturale si colloca l’opera di Jean-Philippe Schmit (1790-1865), che nel 1840 entra nel Comité del quale facevano parte, fra gli altri, Victor Hugo, Albert Lenoir, Prosper Mérimée, Charles de Montalembert, Isidore-Justin Taylor, Ludovic Vitet, Adolphe Didron e Arcisse de Caumont in qualità di corrispondente. Come si può notare, nel Comité erano riuniti tutti i più importanti esponenti di quel «movimento
archeologico» che si sviluppa in Francia negli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, i cui progressi sono registrati nelle pagine del Bulletin archéologique. Fra il 1837 ed il 1845 Schmit scrisse Les églises gothiques e il Nouveau manuel complet de l'architecte des monuments religieux, nei quali, oltre a rivalutare l’architettura gotica, riunì in una trattazione organica gli orientamenti degli archéologues francesi e del Comité, definendo molti di quelli che saranno i principi fondamentali della disciplina del restauro architettonico adottati fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La ricerca ed il dibattito sul restauro non furono però limitati ai singoli monumenti, ma iniziarono già nella prima metà dell’Ottocento a prendere in considerazione anche il loro contesto, a causa dei numerosi casi di distruzione, dislocazione ed isolamento dei monumenti attuati in conseguenza delle grandi trasformazioni urbane che interessarono le città in quel period
The so-called Mantuaner Skizzenbuch and Anonymus A
Il saggio costituisce un contributo metodologico e critico sul cosiddetto Taccuino mantovano, attribuito all'anonimo artista fiammingo noto come Anonimo A, segnatamente in relazione all'album di Maarten van Heemskerck, insieme a cui il taccuino risulta rilegato. Attraverso l'indagine autoptica, storica e critica dei disegni, il saggio propone una revisione della datazione dei fogli, una nuova ipotesi relativa all'identità dell'anonimo autore e suggerisce un collegamento tra il taccuino mantovano e la raccolta perduta dei disegni di Giulio Romano, aggiungendo un tassello importante alla storia del collezionismo del Cinquecento.
Il saggio è inserito nel catalogo bilingue (tedesco/inglese) pubblicato in occasione della mostra Faszination Rom. Maarten van Heemskerck zeichnet die Stadt (The Allure of Rome. Maarten van Heemskerck Draws the City), allestita alla Gemäldegalerie – Staatliche Museen zu Berlin (26 aprile–4 agosto 2024)
Das sogenannte Mantuaner Skizzenbuch und der Anonymus A
Il saggio costituisce un contributo metodologico e critico sul cosiddetto Taccuino mantovano, attribuito all'anonimo artista fiammingo noto come Anonimo A, segnatamente in relazione all'album di Maarten van Heemskerck, insieme a cui il taccuino risulta rilegato. Attraverso l'indagine autoptica, storica e critica dei disegni, il saggio propone una revisione della datazione dei fogli, una nuova ipotesi relativa all'identità dell'anonimo autore e suggerisce un collegamento tra il taccuino mantovano e la raccolta perduta dei disegni di Giulio Romano, aggiungendo un tassello importante alla storia del collezionismo del Cinquecento. Il saggio è inserito nel catalogo bilingue (tedesco/inglese) pubblicato in occasione della mostra Faszination Rom. Maarten van Heemskerck zeichnet die Stadt (The Allure of Rome. Maarten van Heemskerck Draws the City), allestita alla Gemäldegalerie – Staatliche Museen zu Berlin (26 aprile–4 agosto 2024)
- …
