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    Autorialità condivisa. Rosa Foschi in conversazione con Francesca Gallo

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    Intervista a Rosa Foschi sulla sua produzione di cinema di animazione, risalente alla fine degli anni Sessanta e primi Settanta

    Territori della Performance. Percorsi e pratiche in Italia (1967-1982)

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    La performance occupa sempre un territorio, sia ideale che fisico, inteso come sito di creazione e accadimento dell’azione: lo studio dell’artista e l’ambiente domestico; la galleria; i luoghi alternativi e informali; le istituzioni, come i musei e le grandi rassegne. Nella centralità del corpo affermata dalla performance emergono questioni legate all’identità e all’autorappresentazione, alla politica, all’antropologia, al mito e alla storia dell’arte, alla dimensione privata come strategia di resistenza e di autoaffermazione. Il volume presenta una serie di testi, fotografie, disegni e schizzi e documenti tratti da riviste e pubblicazioni dell’epoca, video e testimonianze orali che raccontano visivamente le pratiche artistiche effimere della performance, pratiche che sfuggono ai processi lineari di storicizzazione

    Marisa Merz: sperimentazioni scultoree e filmiche in cucina

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    Marisa Merz avvia la propria ricerca artistica a Torino nella metà degli anni Sessanta. Pur fiancheggiando gli artisti dell’Arte Povera, la sua poetica ha comunque sempre mantenuto una dimensione autonoma e indipendente. Quando Germano Celant negli anni Ottanta, in pieno diffondersi della Transavanguardia, rilancia la definizione di Arte Povera, storicizza l’opera di Marisa Merz nell’ambito della coiné poverista, quantunque il lavoro dell’artista sia sempre sfuggito a rigide e univoche classificazioni. Marisa Merz ha privilegiato rispetto alla dimensione di gruppo una ricerca intima e autobiografica, anticipando peraltro quel clima che a partire dagli anni Settanta ha visto tramontare l’ideologia del gruppo in favore delle “mitologie individuali”. Temi autobiografici e legati alla maternità affiorano nel suo lavoro attraverso una ricerca basata sulla temporalità del fare che attraversa tecniche e materiali, come il cucito e la tessitura. Nel 1967 Marisa Merz ha prodotto il film La conta, unicum nella sua produzione, presentato alla fine della mostra personale di Michelangelo Pistoletto alla Galleria dell’Attico di Roma nel 1968, nell’ambito di una rassegna di film sperimentali di amici torinesi dell’artista. Nel film (16 mm, b/n, 2’44’’), riemerso in anni recenti e attualmente inserito nel percorso espositivo della mostra Entrare nell’opera. Prozesse und Aktionen in der Arte Povera al Kunstmuseum di Vaduz (itinerante al MAMC+ / Musée d’art moderne et contemporain di Saint-Étienne, a partire dal 30 novembre 2019), l’artista è ripresa nella sua cucina, seduta al tavolo mentre sta aprendo una scatola di piselli che conta con una gesto rituale. La presente comunicazione intende inquadrare questo film nell’ambito dello sperimentalismo cinematografico torinese coevo e si propone di analizzare i temi della ricerca dell’artista, nello specifico la misura, il corpo, l’autobiografia e la temporalità del processo plastico in relazione all’utilizzo del medium filmico. Si vuole inoltre portare l’attenzione sullo spazio della domesticità, e specificatamente della cucina, come luogo di ridefinizione dei confini tra dimensione artistica e vissuto, in relazione a esperienze filmiche e video di artiste donne di quegli anni o di generazioni successive, cercando altresì di fornire un’analisi dell’operatività di Marisa Merz, tra creatività femminile e coscienza femminista

    Artiste italiane e immagini in movimento. Identità, sguardi, sperimentazioni

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    Il volume si propone come contributo alla storicizzazione e alla lettura critica delle artiste italiane in relazione al cinema sperimentale e alle arti elettroniche, dalla seconda metà degli anni Sessanta a oggi, con particolare attenzione ai temi dello sguardo femminile inteso come antiegemonico e sovversivo, del ruolo delle donne negli apparati produttivi, della specificità dell’autorialità femminile. I saggi – dedicati a Daniela Bertol, Giosetta Fioroni, Ida Gerosa, Laura Grisi, Federica Marangoni, Martina Melilli, Marisa Merz – e le interviste a Pia Epremian De Silvestris e Rosa Foschi si concentrano su casi studio particolarmente significativi per riflettere attorno ai temi dell’autobiografia, dell’autorappresentazione, delle genealogie e, per attrazione o distanza, della dimensione simbolica femminile nonché della politicità, in un’angolatura – quest’ultima che problematizza la militanza

    Guerra di santi, guerra di uomini. Conflitti socio-politici e religiosi a Vizzini (Sicilia) (1693-1820)

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    Francesca Gallo, Guerra di santi, guerra di uomini. Conflitti socio-politici e religiosi a Vizzini (Sicilia) (1693-1820), p. 883-932. Con questo saggio si sono analizzate alcune vicende che hanno interessato la vita socio-politica e religiosa di Vizzini, comune dell'entroterra siciliano, nel periodo che va dai terremoto del 1693 ai primi decenni dell'800. L'ampio arco cronologico scelto ha consentito di mettere a fuoco le lente trasformazioni che si verificarono all'interno della società vizzinese da un doppio angolo visuale : quello della lotta politico e quello del conflitto religioso. Si è tentato tuttavia di legare i due momenti leggendo le connessioni tra gli scontri religiosi e quelli politici corne manifestazioni correlate di una società che esprimeva se stessa e i propri conflitti attraverso il linguaggio politico e attraverso quello, meno immediato e di più difficile decodificazione, del simbolismo ritualistico e della pratica religiosa.Gallo Francesca. Guerra di santi, guerra di uomini. Conflitti socio-politici e religiosi a Vizzini (Sicilia) (1693-1820). In: Mélanges de l'École française de Rome. Italie et Méditerranée, tome 111, n°2. 1999. pp. 883-932

    Performance, azioni e comportamento alla Biennale di Venezia 1972-1980

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    Il contributo si propone di delineare una sintesi delle più rilevanti opere performative realizzate all’interno della maggiore rassegna artistica internazionale su suolo nazionale, ovvero la Biennale di Venezia, concentrandosi nell’arco cronologico che va dal 1972 al 1980, arco temporale all’interno del quale si assiste all’affermarsi e al consolidarsi a livello mondiale di una pratica artistica che, partendo dal corpo dell’artista, progressivamente arriva ad abbracciare i territori del teatro, della musica e della videoarte

    Le stagioni del video. Festival e altro

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    Rievocazione storico-critica dei festival italiani di video e videoarte, in particolare negli anni Ottanta del Novecent
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