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Francesca Fauri, Storia economica delle migrazioni italiane
Esistono molte prospettive attraverso cui studiare l’emigrazione italiana: quella scelta da Francesca Fauri nel suo nuovo libro prende in esame l’aspetto economico dell’emigrazione italiana. L’autrice insegna Storia economica nell’Università di Bologna e nei suoi precedenti lavori si è concentrata su temi di storia economica novecentesca. Dopo essersi occupata di integrazione economica europea si è orientata sul secondo dopoguerra analizzando nel dettaglio il Piano Marshall con particolare at..
Shifting Tides: 120 Years of Migratory Flows between Italy and Tunisia
Historically, Mediterranean Africa has been a natural destination for emigrant Italian workers. Between 1900 and 1914, Tunisia was the main destination for Italians emigrating to Africa. Many Sicilian workers, accompanied by their families, settled there, buying small plots of land and thereby changing their status from temporary immigrants to permanent residents. By the late 1920s, nearly 100,000
Italians were living in Tunisia. Between 1940 and 1965, however, first the French colonial authorities and then, after Tunisia become independent on 8 May 1956, the Tunisian government expelled
those Italian immigrants. When land confiscation became effective in 1964, Italian settlers returned to Italy for good with the help of Italy’s programme for refugees. In June 1965, Italy passed a law indemnifying them for 50 per cent of the value of the farms they had lost in Tunisia. Attempts to obtain compensation from the Tunisian government proved frustrating for Italian refugees, and in the end
the Italian government struck a deal whereby Italy offered development aid and took Tunisian wine imports in exchange for compensation for land confiscation. The migratory tide turned rapidly
thereafter. From the 1980s onwards, temporary immigrants from Tunisia became indispensable to the “greenhouse district” of southeastern Sicily and to the building sector in Italy’s northern regions.
This paper examines the economic motives and impacts of these migratory flows, and the respective governments’ reaction to them.In the face of growing immigration from Tunisia, Italy has recently
increased economic aid and investment in order to create jobs for young Tunisians at home and reduce the stream of migrants heading for Italy’s coasts. In both the earlier departure of Italians for
Tunisia and the more recent arrival of Tunisians in Italy, migration has temporarily alleviated poverty and economic hardship for individuals. Realistically, however, it is not a politically viable long-run solution
L’Italia, la crisi e il ruolo dell’Unione Europea tra sfide e opportunità
La costruzione europea oggi necessita di profondi sforzi di immaginazione e innovazione per affrontare le sfide future e per governare il cambiamento. La politica monetaria da sola non è sufficiente a ravvivare un percorso di crescita economica sostenuta e durevole. La crisi che ha colpito l’eurozona ha messo in luce come l’Unione monetaria europea non sia un’area valutaria ottimale, ma un progetto politico che va integrato dei pezzi mancanti
Dalla seta agli aerei Storia dell'industrializzazione forlivese (1890-1945)
Questo volume intende affrontare le vicende dell’industrializzazione forlivese fino al secondo dopoguerra. In particolare, ampio spazio sarà dato alla storia sia del variegato e vivace mondo delle piccole imprese sia a quello delle imprese medio-grandi. L’ossatura industriale forlivese si è costruita sulla lavorazione dei prodotti agricoli e tessili e sulla crescente affermazione delle produzioni meccaniche e metallurgiche. Tra le imprese medio-grandi nel settore tessile abbiamo ricostruito le vicende della Orsi Mangelli, la quale in parte raccolse l’eredità della produzione serica a Forlì (che, come vedremo, aveva dato uno sbocco occupazionale ad un’ampia porzione della manodopera femminile e integrato il reddito degli agricoltori/allevatori di banchi da seta) avventurandosi nel neonato settore della seta artificiale. Paolo Orsi Mangelli si cimentò in un’impresa innovativa e costosa (la lavorazione della cellulosa), avviando prima la SAOM (Società Anonima Orsi Mangelli) e quindi la SIDAC (Società Italiana di Applicazione Cellulosa) con un partner finanziario belga. Nonostante gli innegabili successi e l’espansione produttiva, la società non rimase in vita a lungo dopo la fine del conflitto. Altre importanti aziende erano presenti nel settore meccanico, come la Forlanini, che alla vigilia della Prima guerra mondiale era la più grande del territorio, con un mercato di riferimento che ricopriva tutto il territorio nazione e una produzione eterogenea che andava dalle caldaie a vapore, a capriate e ponti. Sempre nella meccanica, si stavano facendo strada anche la Bartoletti (rimorchi) e la Becchi (stufe in cotto). Altri settori industriali, legati alla presenza di materie prime, come lo zolfo, avevano alimentato grandi speranze, attirando cospicui investimenti esterni nel comparto minerario, ma non ressero alla crescente concorrenza internazionale dello zolfo a basso prezzo. Nel periodo considerato, uno degli ultimi settori produttivi a fare la sua comparsa fu quello delle costruzioni aeronautiche con la costituzione di un vero e proprio polo aeronautico. Negli anni Trenta, obbedendo ad un disegno governativo, da un lato si avviarono i lavori per la costruzione di un aeroporto con annessa scuola di volo civile e dall’altro due aziende delocalizzarono qui parte della produzione aeronautica: il Gruppo Caproni e la Società Anonima Innocenti Bologna (SASIB). La produzione aeronautica forlivese non sopravvisse alla guerra, tuttavia, come vedremo, la città negli anni si è dotata di un polo di prim’ordine per quanto riguarda l’istruzione e la ricerca in campo aeronautico e aerospaziale sia a livello di istruzione superiore che universitaria. Infine, vincente è risultata, nel lungo periodo, la capillare presenza di piccole imprese, spesso innovative e sempre frutto di un percorso endogeno, eredi di una tradizione di piccola imprenditorialità diffusa di lunghissimo periodo. Se di continuità si può parlare nel mondo dell’industria forlivese essa si fonda proprio sulla presenza e rigenerazione continua del piccolo imprenditore, mentre importanti rotture hanno caratterizzato l’impresa di più grandi dimensioni, comunque troppo piccola e sguarnita a livello finanziario e manageriale per affrontare la competizione globale nei successivi anni del miracolo economico
Storia dell’industria aeronautica italiana. Dai primi velivoli ad oggi
Questo libro traccia a grandi linee, la storia dell’industria aeronautica italiana, delle sue imprese e del ruolo dello Stato, scegliendo come caso di studio la ditta Caproni. La storia di questa industria ha un inizio precoce e un andamento discontinuo. La Prima guerra mondiale è stata certamente un’occasione di sviluppo e di emancipazione dalla dipendenza estera, dato che i modelli francesi furono in larga misura sostituiti da aeroplani di concezione nazionale. Indubbiamente, senza i numerosi pionieri e visionari che si lanciarono con entusiasmo in questo settore, come Gianni Caproni, l’industria aeronautica italiana non avrebbe raggiunto gli incredibili risultati inziali, ma senza il costante sostegno dello stato sarebbe stata una storia di breve durata. Nel periodo delle due guerre, il Gruppo Caproni crebbe fino a diventare uno dei maggiori produttori italiani. Tuttavia, all’indomani della Seconda guerra mondiale il Gruppo fallì insieme alla maggior parte delle industrie aeronautiche. Il divieto di costruire aeromobili previsto dal Trattato di pace, la preferenza per l'importazione di aerei alleati (americani e britannici) per le compagnie aeree civili e la negazione dell'assistenza internazionale furono i costi politici ed economici della sconfitta. Questo libro ripercorre la storia dell’industria aeronautica italiana dai primi dirigibili all’entrata in guerra, dalla debacle all’indomani del conflitto al ruolo dello Stato attraverso Finmeccanica fino alla nascita di Leonardo
L’economia italiana dal 1945 ad oggi
Il libro sintetizza settant'anni di economia italiana collocandone le vicende nel contesto economico internazionale e nel processo di integrazione europea. Dalle specializzazioni settoriali alla competitività internazionale, dalle politiche monetarie al sistema di welfare, emerge il quadro di un paese che ha saputo utilizzare gli stimoli provenienti dall'esterno per sostenere crescita economica e modernizzazione, ma che raramente ha manifestato propensione all'innovazione e ha anticipato i cambiamenti
Italian Remittances in Great Migration Years
Emigrants’ remittances derived from that part of migrants’ income that was not consumed locally, but rather sent home. With the best available data this contribution attempts to estimate the changing volume of remittances throughout the great migration era and establish where such remittances came from and to which Italian regions they were mainly directed. Finally, it will examine whether remittances improved emigrants’ families overall living and educational standards and enhanced the economic well-being and development path of an area of departure. In particular, it will try to evaluate the productive use of remittances for the benefit of the whole area’s economic development by analysing the role of dynamic provincial banks in financing new ventures and local entrepreneurs
Labour Migration in Europe Volume I Integration and Entrepreneurship among Migrant Workers – A Long-Term View
In this book, Fauri and Tedeschi bring together contributions that outline the movement of job seekers and ethnic minority entrepreneurs in Europe, to analyse the overall impact of different forms of migration on European economies in the last 100 years. Contributions address a broad range of themes, from the motivations of migrants and the process of their integration into their destination country, to their overall social and economic impact onto said country at a structural level. In addressing questions as to why some ethnic groups seem to compete more successfully in business, as well as addressing questions about how skilled labour can be attracted and retained, this volume forms part of a very important multidisciplinary dialogue on labour migration. The policy implications of answering such questions are also discussed, as contributors ultimately examine whether skills-dependent migration policy needs to form part of a common strategy, either at a national or an international level
La posizione dell’economia italiana e della sua produzione artigianale tra le due guerre
In questo articolo si delinea come, in termini puramente economici, l’interesse del regime fascista per l’artigianato fu limitato e raramente oltrepassò il confine della propaganda, mentre negli anni trenta si rafforzò la connessione dello stato con la grande impresa e la nascita in Italia della più grande holding pubblica europea. Inoltre, nonostante la minore capacità di resistenza dell’impresa artigiana alle strette creditizie e alle avversità finanziarie che costellarono la storia economica italiana fra le due guerre, una delle eredità più importanti del piccolo imprenditore artigiano è stata quella di aver fatto da ponte per la piccola media impresa. Molte ditte artigiane degli anni trenta si sono trasformate in piccole e medie imprese dopo la guerra, rappresentando il serbatoio dello spirito imprenditoriale postbellico e una formula produttiva dotata di una peculiare longevità
The Economic and Social Influence of Migrants as Job Seekers and Entrepreneurs in Host Countries
In this volume, the contributors explore the universe of
migrants as both job seekers and ethnic minority entrepreneurs in Europe
over the last hundred years. Migrants’ motivations, adaptation to new
cultural and working environment and the effects of their presence on
social and economic structures in the country of destination are analysed.
In addition, rather than engaging with the question of why some ethnic
groups compete more successfully in business, authors concentrate on
specific case studies of ethnic groups with a high level of entrepreneurship
and self-employment
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