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Introduzione ‘A corps perdu'
À corps perdu significa letteralmente gettarsi ‘a corpo perso’, ‘con tutte le proprie forze’, in un’avventura, in un progetto: implicarsi a tal punto in qualcosa da essere pronti a donare tutto per la sua riuscita, perfino il proprio corpo, senza trattenere nulla, fino a morire. Se questo slancio è mosso da un’impetuosità esuberante, priva di precauzioni, tale atto implica anche il disprezzo del pericolo e l’oltrepassamento di un limite, sia esso etico, ontologico, storico-culturale, fissato dalla legge o dalla convenienza. Lo scopo del Convegno internazionale per giovani ricercatori «À corps perdu. Limiti, costruzioni, intensità del corpo», organizzato a Verona il 20-22 settembre 2017 da Giulia Angonese, Francesca Dainese, Andrea Nicolini e Carlo Vareschi, con il contributo e il sostegno della Scuola Dottorale di Scienze Umanistiche dell’Università di Verona, era proprio quello di immergersi ‘a corpo perso’ nella tematica della corporeità, affrontandola in una prospettiva multidisciplinare. Questo volume rappresenta dunque il naturale proseguimento di una riflessione col- lettiva sui movimenti del corpo, le sue tracce, le sue ferite, i suoi accidenti, lasciando spazio anche alle sue rappresentazioni, alle sue idealizzazioni, alle sue deformazioni, al crocevia dell’individuale e del collettivo. Dagli studi contenuti in questa raccolta di saggi, il corpo che abitiamo, che viviamo ed esperiamo à corps perdu, nonostante noi, resta un vicinato massimamente sconosciuto, nella sua irriducibile ed affascinante complessità
Introduction: "...Ni d’idéologie, ni de politique, mais d’éthique"
Questo volume raccoglie gli atti della XIII Giornata della Francofonia dell’Università di Verona dal titolo Identité en héritage, identité en partage ma, arricchito di ulteriori contributi e riflessioni, ne costituisce anche il naturale prolungamento. Esso si propone di interrogare i diversi modi di declinare l’identità ebraica del Dopo-Shoah nel contesto della letteratura francese e francofona contemporanea, non senza gettare uno sguardo sul panorama italiano e sugli apporti scientifici delle humanités numériques applicate ai testi di testimonianza. Da Primo Levi a Marie NDiaye, passando per Raymond Federman, Georges Perec e Marcel Cohen, Patrick Modiano e Henri Raczymow, Marianne Rubinstein e Colombe Schneck, molti sono gli autori convocati in questa raccolta di saggi. Ciò che li accomuna, nella diversità del loro vissuto e nella specificità della loro scrittura, è il tentativo di ricostruire un ponte con il passato, utilizzando dispositivi letterari costantemente rinnovati. Essi esprimono il desiderio di conservare e trasmettere la memoria della Shoah, pur sapendo che «cette démarche ne s’effectue pas en ligne droite, mais par contorsions, sinuosités, spirales, enroulement et déroulement successifs, formant parfois des anneaux et de véritables nœuds» (R. Gary).
Gli autori: Margareth Amatulli, Alberto Cavaglion, Francesca Dainese, Fabio Libasci, Luca Mozzachiodi, Rosanna Gorris Camos, Armelle Gréhan, Colombe Schneck, Daniela Tononi, Silvia Domenica Zollo
Corpo e identità nell’opera di Patrick Modiano
Se l’opera di Modiano è stata spesso studiata in rapporto alla ricerca identitaria dell’autore e, più in generale, come un ritratto amaro della labilità dell’esistenza umana, interrogarsi sull’assenza del corpo e della corporalità nei suoi romanzi può risultare produttivo in un’ottica di analisi ontologico-esistenziale. In effetti, i personaggi di Modiano abitano dei corpi evanescenti, senza storia, e fluttuano come spettri da un romanzo all’altro, senza che per questo il loro profilo assuma, di opera in opera, una consistenza ulteriore. Ma il corpo è veramente assente nell’opera di Modiano o si trova piuttosto ad essere l’oggetto di una continua (de)materializzazione, che va di pari passo col ressassement identitario dell’autore
Francesca Dainese, À chacun sa cicatrice: Romain Gary, Georges Perec et Patrick Modiano
Efficacemente strutturato, il libro che Francesca Dainese ha tratto dalla sua tesi di dottorato, selezionata per la pubblicazione dalla Società Universitaria per gli Studi di Lingua e Letteratura Francese, propone, per affondi monografici e raccordi comparativi, un’interessante e documentata riflessione d’insieme su tre «témoins paradoxaux» (p. 13) degli anni bui dell’Occupazione, dei campi e della Shoah. Tre portavoce della postmémoire appartenenti alla generazione dei figli di sommersi e s..
PATRICK MODIANO. UNE IDENTITÉ EN DÉPÔT
Le immagini del panier à salade (la camionetta della polizia utilizzata per le retate degli «indesiderabili») e del dépôt (Drancy, metonimicamente inteso come luogo di prigionia, prima di raggiungere Auschwitz) servono a Modiano per ricostruire il suo legame con la Storia, con le sue origini ebraiche e con il padre. Il furgone inanimato, «oggetto desueto nell’immaginario letterario» (F. ORLANDO), incarna in molti testi dell’autore il «ritorno del represso» (ID.): minacciosamente parcheggiato sul marciapiede ad perpetuam rei memoriam, esso rievoca le violenze degli anni neri, scatenando un’onda d’urto che investe e ossessiona le epoche successive. Questa immagine, continuamente interrogata e riscritta da Modiano, a partire dalla fuga paterna del 1942, si accompagna quasi sempre a quella del dépôt: luogo di coercizione e di dolore, prodromo della morte cui Albert è miracolosamente scampato, Drancy (così come Compiègne o Pithiviers, solo per citare i campi di transito della Francia settentrionale) conserva ancora la memoria di quell’Uomo «indistruttibile» perché «infinitamente distrutto» (M. BLANCHOT). Quel «quasi nulla», relegato ai margini della società, lasciato «in deposito» per poi essere mandato a morte, si fa sedimento che resiste ancora, strenuamente, all’oblio. Sulle figure del panier à salade e del dépôt si riscrivono, allo stesso tempo, il rapporto tra un padre e un figlio, sulle ceneri della Seconda Guerra mondiale, e il segreto di un’estetica letteraria
Identité en héritage, identité en partage
Questo volume raccoglie gli atti della XIII Giornata della Francofonia dell’Università di Verona dal titolo Identité en héritage, identité en partage ma, arricchito di ulteriori contributi e riflessioni, ne costituisce anche il naturale prolungamento. Esso si propone di interrogare i diversi modi di declinare l’identità ebraica del Dopo-Shoah nel contesto della letteratura francese e francofona contemporanea, non senza gettare uno sguardo sul panorama italiano e sugli apporti scientifici delle humanités numériques applicate ai testi di testimonianza. Da Primo Levi a Marie NDiaye, passando per Raymond Federman, Georges Perec e Marcel Cohen, Patrick Modiano e Henri Raczymow, Marianne Rubinstein e Colombe Schneck, molti sono gli autori convocati in questa raccolta di saggi. Ciò che li accomuna, nella diversità del loro vissuto e nella specificità della loro scrittura, è il tentativo di ricostruire un ponte con il passato, utilizzando dispositivi letterari costantemente rinnovati. Essi esprimono il desiderio di conservare e trasmettere la memoria della Shoah, pur sapendo che «cette démarche ne s’effectue pas en ligne droite, mais par contorsions, sinuosités, spirales, enroulement et déroulement successifs, formant parfois des anneaux et de véritables nœuds» (R. Gary).
Gli autori: Margareth Amatulli, Alberto Cavaglion, Francesca Dainese, Fabio Libasci, Luca Mozzachiodi, Rosanna Gorris Camos, Armelle Gréhan, Colombe Schneck, Daniela Tononi, Silvia Domenica Zollo
Francesca Dainese, “À chacun sa cicatrice: Romain Gary, Georges Perec et Patrick Modiano”, Paris, L’Harmattan, 2022, 205 pp.
Breve recensione a libro su questioni identitarie inerenti all'opera di Gary, Perec, Modiano
Introduction. Pourquoi la judéité?
Ce volume étudie la présence d’écritures juives dans le vide laissé par l’extermination, un vide qui est à la fois contourné et amplifié par celles-ci. La question qui se pose est justement s’il existe une judéité, ou des judéités, qui continuent à s’exprimer par des voies littéraires et quel est leur rapport avec une tradition en mal de transmission. L’on pourrait parler d’une littérature qui se fait avec le « sans », avec l’absence, le manque, mais qui renouvelle sans cesse ses interrogations, ses doutes, ses remords, son émotion. C’est une littérature qui « contourne l’identité », c’està- dire qu’elle lui donne, a la fois, une forme courbe et compliquée (en la créant, en la travaillant, en la dessinant, en la déformant) et la détourne par artifice, en percevant, dans l’essence même des contours qu’on essaie de lui donner, des enfermements dangereux. Jabès, Cohen, Doubrovsky, Perec, Modiano, Grumberg, Cixous, Weitzmann, Levi, Bassani : tous ces auteurs explorent les contours flous de cette identité problématique. Les contributeurs du volume, spécialistes des écritures de la judéité, ont essayé d’en explorer et d’en révéler les facettes cachées.
Ce livre a été conçu à partir d’une Journée d’études qui a eu lieu à l’Université de Vérone le 2 février 2017. Il représente le couronnement d’une série de réflexions mûries lors des séances du séminaire doctoral “L’Alphabet de la Shoah”. Memoria e narrazione qui se tient à l’Université de Vérone depuis septembre 2014, organisé par Rosanna Gorris Camos, Professeur de Littérature française à l’Université de Vérone, et par les deux directrices du volume
Á corps perdu : limiti, costruzioni, intensità del corpo
À corps perdu significa letteralmente gettarsi ‘a corpo perso’, ‘con tutte le proprie forze’, in un’avventura, in un progetto: implicarsi a tal punto in qualcosa da essere pronti a donare tutto per la sua riuscita, perfino il proprio corpo, senza trattenere nulla, fino a morire. Se questo slancio è mosso da un’impetuosità esuberante, priva di precauzioni, tale atto implica anche il disprezzo del pericolo e l’oltrepassamento di un limite, sia esso etico, ontologico, stori- co-culturale, fissato dalla legge o dalla convenienza. Lo scopo del Convegno internazionale per giovani ricercatori «À corps perdu. Limiti, costruzioni, intensità del corpo», organizzato a Verona il 20-22 settembre 2017 da Giulia Angonese, Francesca Dainese, Andrea Nicolini e Carlo Vareschi, con il contributo e il sostegno della Scuola Dottorale di Scienze Umanistiche dell’Università di Verona, era proprio quello di immergersi ‘a corpo perso’ nella tematica della corporeità, affrontandola in una prospettiva multidisciplinare. Questo volume rappresenta dunque il naturale proseguimento di una riflessione collettiva sui movimenti del corpo, le sue tracce, le sue ferite, i suoi accidenti, lasciando spazio anche alle sue rappresentazioni, alle sue idealizzazioni, alle sue deformazioni, al crocevia dell’individuale e del collettivo. Dagli studi contenuti in questa raccolta di saggi, il corpo che abitiamo, che viviamo ed esperiamo à corps perdu, nonostante noi, resta un vicinato massimamente sconosciuto, nella sua irriducibile ed affascinante complessità
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