78 research outputs found

    La detenzione paterna come fattore di rischio di Parent Abuse: sperimentazione di un modello di intervento per la cogenitorialità

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    Obiettivo generale del presente studio è individuare tecniche di intervento innovative per la promozione del benessere del detenuto e del suo nucleo familiare in un’ottica di risocializzazione attraverso la cura delle relazioni. Nello specifico, gli obiettivi sono: - Esplorare la diffusione del femomeno del PA nei nuclei familiari con padre detenuto - Valutare l’efficacia dell’intervento di Parental Enrichment attraverso misurazioni pre e post nelle variabili considerate (stress genitoriale paterno, stili educativi, mentalizzazione paterna) - Valutare, inoltre, se in seguito all’intervento di Parental Enrichment si rileva un cambiamento nella frequenza di comportamenti PA rispetto a prima dell’intervento - Esplorare la relazione tra mentalizzazione paterna e comportmenti di PA stess

    Forme della ragione nelle Naturales Quaestiones di Seneca

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    This chapter analyzes the rational approach that Seneca adopted in his attempt to understand the world-environment in its entirety – from the most spectacular and extraordinary phenomena that occasionally disrupt the course of human affairs to the constant regularities of natural cycles that unfold unceasingly on earth and in the heavens. The Naturales quaestiones suggest an idea of nature as an excess that human beings cannot fully comprehend, while at the same time, humans, limited as they are, remain a part of that very excess. The study of natural realities, therefore, cannot be separated from the study of human reality, which is integral to them. Both nature and the human soul share the characteristic of having a “hidden depths”: mysterious and immense recesses, invisible to the eye and yet intuitively graspable beyond the surface of phenomena, which both reveal and conceal a dimension that is sometimes inaccessible. Scientific in- quiry, and the endless stream of “why?” questions it provokes, thus becomes above all a path toward awareness – of the limits of understanding, but also of self-determination – that the human participant observers encounter both within and outside themselves. Indeed, it is man who often proves to be the greatest obstacle to the knowledge of the cosmos that is so ardently sought, given the ease with which he squanders his intellectual resources while succumbing to moral vices, to the point of forgetting life’s fleeting transience in the face of the body’s inevitable death. Yet a space for understanding opens up toward the end of Seneca’s Naturales quaestiones, where it is recognized that human wisdom “must fulfill its own task” (VII, 32). As if it were an organ with its own vital function, the sapientia of the Stoic sage, in its exercise, expresses the need to explore those depths – of nature and of the self – by repositioning the natural phenomenon “man” within the condition of limit-within-the-unlimited that essentially defines him. The future, if we are willing to follow this cognitive impulse, may yet prove to be our greatest ally in the journey through the immense unknown in which we are immersed

    Galileo alias Astolfo Arnerio Marchiano e la disputa padovana sulla Stella Nuova

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    The author of the "Discorso sopra la stella nuova comparsa l'ottobre prossimo passato dell'eccentissimo astrologo, et medico, Astolfo Arnerio Marchiano" is Galileo Galilei

    Lepidotteri ed Emitteri dannosi alla vite in Toscana

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    In Toscana, la tignoletta della vite Lobesia botrana e la cocciniglia farinosa Planococcus ficus si configurano come i principali fitofagi della vite, sia per i danni diretti che per quelli indiretti che le loro popolazioni sono in grado di determinare sulle uve da vino e da tavola, predisponendo il grappolo rispettivamente allo sviluppo di marciumi e fumaggini, o svolgendo un ruolo importante nella trasmissione di pericolose virosi della vite, come nel caso del planococco (Lucchi e Benelli, 2018). A questo quadro, già di per sé preoccupante, si è aggiunta negli ultimi anni una nuova avversità biotica, che nei vigneti toscani, ma non solo, ha assunto una valenza importante, contribuendo al danneggiamento delle uve in maturazione, con grosse perdite in termini di quantità e qualità, per sviluppo di marciumi primari e secondari del grappolo: si tratta del lepidottero piralide ficitino Cryptoblabes gnidiella, insetto polifago che compare nel vigneto ad estate inoltrata, e contro il quale è sempre più necessaria la definizione di una strategia di controllo adeguata e tempestiva. La notevole variabilità nella consistenza delle popolazioni di questi temibili insetti in vigneto rende non semplice la gestione della difesa della produzione, che può contare solo parzialmente, a tutt’oggi, sulla disponibilità di modelli previsionali basati su parametri affidabili e facilmente rilevabili. La lotta insetticida in vigneto ha registrato negli ultimi anni un significativo miglioramento, attraverso l’adozione sempre più mirata di principi attivi efficaci e selettivi. Ciononostante, ancora oggi gli insetticidi di sintesi sembrano non rappresentare, in molti casi, una garanzia affidabile per il controllo delle infestazioni, anche a fronte di un uso sistematico e ripetuto degli stessi contro i diversi stadi vitali degli insetti in questione. In più, la Direttiva 2009/128/CE del Parlamento Europeo, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari, promuove l’adozione della difesa integrata e invita a ricorrere ad approcci o tecniche sostenibili, che facciano sempre meno affidamento sugli insetticidi (Lucchi e Benelli, 2018). In accordo con tale maturata sensibilità è avvertibile un crescente interesse per metodi alternativi, utilizzabili anche in agricoltura biologica e, comunque, caratterizzati da basso impatto ambientale, come la “confusione sessuale” e il controllo biologico con insetti predatori e parassitoidi. Le prime applicazioni europee di feromoni di sintesi per confusione sessuale contro la tignoletta della vite sono state condotte nella seconda metà degli anni ’70 in Francia. In Italia un primo approccio all’applicazione del metodo si deve a Vita e collaboratori (1985) che, per l’inibizione degli accoppiamenti degli adulti del terzo volo di L. botrana in un vigneto laziale di due ettari, impiegarono tubicini di gomma impregnati di feromone sintetico fornito dall’IRCHA di Parigi. Nei confronti della medesima specie, analoghe prove preliminari furono condotte alcuni anni più tardi con diffusori di tipo artigianale in vigneti trentini di ridotte dimensioni. Allo stato attuale le superfici viticole protette con il metodo della confusione sessuale, relativamente a L. botrana, ammontano in Italia a circa 36000 ha. Tale superficie, che rappresenta poco più del 4% dell’intero territorio viticolo nazionale, insiste per circa il 30% in Trentino Alto Adige. I motivi che hanno favorito l’applicazione della confusione in quella regione sono fondamentalmente riconducibili a fattori socio-economici, agronomico-colturali e bio-etologici della specie bersaglio. L’attività scientifica dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (oggi Fondazione Mach) e quella di “extension service” assicurata in anni passati dall’Ente di Sviluppo Agricolo Trentino (ESAT) hanno rappresentato il presupposto fondamentale per l’affermazione del metodo nell’area in questione. Tale attività si è ben coniugata con l’organizzazione cooperativistica affermatasi nella regione che, anche nel caso specifico della confusione sessuale, ha permesso di superare i limiti strutturali della frammentazione aziendale. In questo contesto, rilevante è stata l’opera realizzata dalle Cantine Mezzacorona (Mezzocorona, Trento) che, fin dai primi anni ‘90 e con grande lungimiranza, hanno svolto attività di sensibilizzazione e promozione del metodo e garantito supporto finanziario e organizzativo nei confronti dei loro associati. In Toscana, per vari motivi, il metodo della confusione sessuale non ha avuto la stessa fortuna. Le prime sperimentazioni iniziate negli anni ’90 con metodo e materiali BASF non fornirono risultati positivi mentre le applicazioni iniziate nel Chianti nel 2000 con materiali Shin-Etsu si rivelarono più affidabili, tant’è che il metodo si è poi di anno in anno affermato nelle aree litoranee e in quelle più interne, interessando superfici sempre maggiori di vigneto, che ammontano, nel 2018, a circa 4400 ha. Ad oggi, le conoscenze disponibili sul metodo, collaudato in diverse aree viticole europee, garantiscono livelli di efficacia considerevoli, che possono portare ad una gestione sostenibile ed efficace del problema tignoletta su gran parte del territorio regionale toscano. Per quanto riguarda la cocciniglia farinosa Planococcus ficus, comunemente conosciuta anche come planococco della vite, la sua dannosità è legata, oltre che all’asportazione di linfa, anche all’intensa eliminazione di melata, che si deposita sui grappoli, rendendoli substrato idoneo allo sviluppo di fumaggini (Varner et al., 2015). Notevole preoccupazione proviene anche dalla capacità del planococco di acquisire virus da piante malate e trasferirli a piante sane, essendo esso vettore di cinque specie di GLRaV ampelovirus e del vitivirus GVA. In Toscana, le infestazioni di questa cocciniglia sono sempre più preoccupanti, non solo nelle aree litoranee, climaticamente più favorevoli al suo insediamento, ma anche nelle aree più interne del Chianti e di Montalcino. La ricerca ha recentemente messo a disposizione dei viticoltori alcuni agenti di controllo biologico che, opportunamente impiegati, possono svolgere un ruolo determinante nel controllo della cocciniglia. Si tratta di un parassitoide, l’imenottero encirtide Anagyrus sp. near pseudococci, e di un predatore, il coleottero coccinellide Cryptolaemus montrouzieri. Recenti ricerche svolte proprio in Toscana hanno evidenziato le grandi potenzialità, nel controllo del planococco, di questi due agenti di controllo biologico che, in seguito ad una recente attività di collaudo e coordinamento, hanno trovato un utilizzo assai più capillare ed efficace nei nostri vigneti. Con riferimento, infine, a Cryptoblabes gnidiella (criptoblabe), occorre rimarcare l’importanza economica che questo piralide polifago sta assumendo in diverse regioni europee, oltre che in Toscana, con una netta prevalenza nei vigneti delle aree litoranee. Come sopra accennato, questo lepidottero compare su vite nel mese di maggio, ma diviene particolarmente pericoloso in piena estate, quando le sue femmine depongono numerose uova nei grappoli in maturazione, che vengono ad essere, per l’attività trofica delle larve che si sviluppano gregariamente al loro interno, completamente compromessi, in seguito al disseccamento degli acini, allo sviluppo di marciumi e all’avvento di altri processi degenerativi (Lucchi et al., 2011). La gestione di queste tre problematiche entomologiche è stata attuata in una proficua collaborazione tra l’Università di Pisa ed alcune aziende toscane, nell’ambito di un PIF (Progetto Integrato di Filiera - PSR 2014-2020) dal titolo “Artigiani del Vino Toscano” (capofila Marchesi Antinori). La misura 16.2 del progetto menzionato, denominata “Introduzione e collaudo di tecniche di lotta biologica per un controllo efficace e sostenibile di insetti dannosi alla vite in Toscana” (acronimo BIOCONVITO) aveva lo scopo di contenere le infestazioni dei tre insetti sopracitati utilizzando strategie a basso impatto ambientale e puntando su una netta riduzione delle molecole di sintesi a favore di feromoni, insetti utili e microrganismi entomopatogeni (Lucchi et al., 2018). L’intensa attività di trasferimento delle conoscenze disponibili – arricchita dal forte spirito collaborativo di tutti gli attori in gioco – ha portato in un biennio all’adozione delle strategie proposte da “BIOCONVITO” su gran parte dei vigneti del Bolgherese, in alcune aziende della Maremma grossetana e della DOC del Vino Nobile di Montepulciano. A sostegno delle attività intraprese, abbiamo ritenuto utile pubblicare questo manuale, per fornire agli operatori del settore viticolo alcune informazioni utili, corredate da una estesa rassegna fotografica, che possa aiutarli nell’identificazione dei diversi stadi vitali degli insetti in questione e dei tipici danni che essi arrecano alla vite. Per quanto riguarda le tecniche di controllo delle tre specie trattate si rimanda a testi più approfonditi come le “Note di entomologia viticola, 3a edizione” (Lucchi, 2017), la “Difesa della vite dagli artropodi dannosi” (Ragusa e Tsolakis, 2006) e “I fitofagi della vite in Sardegna” (Lentini et al., 2015)

    Not just for beer: evaluation of spent hops (Humulus lupulus L.) as a source of ecofriendly repellents for insect pests of stored foods

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    Spent hops is a waste produced in large amount by the brewing industry. Rhyzopertha dominica and Sitophilus granarius are insects that cause important economic losses of stored foods. In this study, for the first time, spent hops has been evaluated as a source of essential oil (EO) and chemicals with repellent activity against R. dominica and S. granarius. Spent hops EO yield was 0.11 %. The terpenes myrcene, a-humulene, and b-caryophyllene were its main components (47 %). Spent hops EO RD50 values were 0.01 and 0.19 lL cm-2 for R. dominica and S. granarius, respectively. Among the chemicals, myrcene was able to exert the highest repellency against R. dominica (RD50 = 0.27 lM cm-2), while limonene was the most effective compound against S. granarius (RD50 = 0.89 lM cm-2). These results indicate spent hops as an excellent source of EO and chemicals to be utilized as low-cost, eco-friendly insect pests repellents in the protection of stored food

    Astronomia pavana nel 'Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene in perpuosito de la stella nuova' tra commedia, satira, disputatio accademica e poesia

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    Who wrote the dialectal 'Dialogo de Cecco de' Ronchitti da Bruzene in perpuosito de la stella nuova'? This research essay argues that the real author of the peculiar work was Galileo Galilei, as it is was originally supposed by Antonio Favaro in 1880 and here finally confirmed through an original analysis of the underlying literary references and genres. The young benedictine monk and Galileo's student Girolamo Spinelli, who was believed to be the writer for a long time, is identified as the author's linguistic consultant and "the mask" behind the name on the cover

    I derivati del neem per la lotta larvicida contro i culicidi in ambiente urbano

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    Aedes albopictus (Diptera Culicidae), volgarmente detta “zanzara tigre asiatica”, si è diffusa dal Sud-Est asiatico in tutto il mondo attraverso il commercio dei copertoni usati, sfruttando la capacità delle sue uova di resistere alla siccità e al freddo. Anche in Italia l'arrivo della specie ha seguito la stessa dinamica. I problemi economico-sanitari riferibili alla specie sono dovuti alla sua attività ecto-parassitaria ed alla trasmissione di numerosi arbovirus e parassiti. Poiché non sono disponibili né vaccini né farmaci contro i virus tramessi da Ae. albopictus, il controllo del vettore resta lo strumento chiave per la prevenzione. Questo tuttavia non risulta di facile gestione a causa della peculiare biologia della zanzara. Le femmine depongono le uova sul bordo di piccoli contenitori scuri contenenti acqua pulita e questo rende la specie tipica degli ambienti fortemente antropizzati dove abbondano le piccole raccolte di acqua in proprietà private. In tale contesto, la lotta larvicida risulta più difficoltosa rispetto a quella condotta contro le larve delle zanzare autoctone che preferiscono deporre sulle grandi raccolte di acqua stagnante. Per questi motivi, il controllo larvale classico (mediante l'uso di organofosforici, regolatori di crescita e Bt) per Ae. albopictus non risulta praticabile. Recentemente, numerosi sforzi sono effettuati nella ricerca di composti naturali efficaci e a basso impatto ambientale. Fra questi si collocano i derivati del neem (Azadirachta indica A. Juss, Meliaceae), in particolare l’olio di neem e il neem-cake, ovvero un sottoprodotto derivante dal processo di estrazione. La presente ricerca ha preso in considerazione (i) l’efficacia larvicida di oli di neem di diversa provenienza e di estratti di neem-cake in vari solventi organici (etanolo, butanolo, etilacetato) e acqua (ii) la deterrenza all’ovideposizione delle stesse sostanze in prove di campo. I risultati hanno indicato che: (i) le frazioni esanica, metanolica, in etilacetato e acquosa di neem-cake hanno indotto, rispetto al controllo, una mortalità dell’80% delle larve di prima età sottoposte a test. Inoltre gli oli di neem di diversa provenienza testati, al pari delle loro frazioni in etilacetato, esplicano, nei confronti di larve di quarta età buona efficacia (LC50 tra 142.28 e 209.73 ppm). Scarsa efficacia ha invece mostrato la frazione butanolica degli stessi; (ii) le frazioni esanica, metanolica e in etilacetato di neem-cake esplicano, rispetto al controllo, buona deterrenza all’ovideposizione anche a basse dosi (a 100 ppm rispettivamente 71.33, 88.59 and 73.49 % di deterrenza) mentre la frazione butanolica e acquosa non sono così efficaci (a 100 ppm rispettivamente 22.72 e 17.06% di deterrenza). In conclusione quindi il neem-cake può essere proposto come insetticida da utilizzare in contesti urbani in quanto efficace, eco-friendly e a basso costo per la lotta a Ae. albopictu

    The beer brewing waste spent hops (Humulus lupulus H.) as a valuable source of repellents useful to ward off insect attacks to stored food

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    Hop, Humulus lupulus L., is an aromatic plant largely utilized in the brewing industry to add flavour and bitterness to beer. As a consequence, a large amount of residual material, named “spent hops”, is produced by the brewing industry. Since only about 15% of the hop constituents end up in the beer, spent hops should be further valorised as a low-cost source of bioactive substances. In this study, hops and spent hops were evaluated as a source of essential oil (EO) with repellent activity against two of the main stored food insect pests. Hops and spent hops EO yields were about 2.4% and 0.1%, respectively. The main components of both the EOs were the terpenes myrcene, α-humulene, and β-caryophyllene. The main chemical difference between hops and spent hops was the myrcene percentage. Area preference method bioassays showed that spent hops EO exerted a strong repellency against the lesser grain borer, Rhyzopertha dominica (F.) (Bostrichidae) and the granary weevil, Sitophilus granarius (L.) (Curculionidae). RD50 values indicated that R. dominica was about 20 time more susceptible to spent hops EO than S. granarius. Among the EO components, myrcene was the strongest repellent against R. dominica while limonene was the most effective compound against S. granarius. However, overall, for its much higher content, myrcene can be considered the compound that mostly contributes to the repellent activity of spent hops EO. These results show that spent hops could be an excellent, virtually costless, source of EO to be utilized as eco-friendly repellent in the protection of stored food from insect pests

    Pasta confezionata: dal lentisco un olio per prevenire le infestazioni

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    Tribolium confusum, Sitophilus zeamais e Rhyzopherta dominica risultano tra gli insetti più dannosi per le derrate alimentari ed in particolare per la pasta confezionata. La lotta a questi insetti viene generalmente condotta con sostanze repellenti di sintesi ma a causa dei possibili risschi per la salute umana e per l'ambiente non rappresentano una soluzione ideale. A tale proposito in questo studio è stata valutata l'attività repellente dell'olio di lentisco e dei suoi principali composti chimici nei confronti dei tre insetti.I risultati evidenziano una chiara azione repellente dell'olio di lentisco che risulta fino a 27 volte più repellente degli oli essenziali estratti da altre piante aromatich

    Prevalence of the microsporidian Nosema ceranae in honeybee (Apis mellifera) apiaries in Central Italy

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    Nosema ceranae and Nosema apis are microsporidia which play an important role in the epidemiology of honeybee microsporidiosis worldwide. Nosemiasis reduces honeybee population size and causes significant losses in honey production. To the best of our knowledge, limited information is available about the prevalence of nosemiasis in Italy. In this research, we determined the occurrence of Nosema infection in Central Italy. Thirty-eight seemingly healthy apiaries (2 to 4 hives each) were randomly selected and screened from April to September 2014 (n= 11) or from May to September 2015 (n= 27). The apiaries were located in six areas of Central Italy, including Lucca (n= 11), Massa Carrara (n= 9), Pisa (n= 9), Leghorn (n= 7), Florence (n= 1), and Prato (n= 1) provinces. Light microscopy was carried out according to current OIE recommendations to screen the presence of microsporidiosis in adult worker honeybees. Since the morphological characteristics of N. ceranae and N. apis spores are similar and can hardly be distinguished by optical microscopy, all samples were also screened by multiplex polymerase chain reaction (M-PCR) assay based on 16S rRNA-gene-targeted species-specific primers to differentiate N. ceranae from N. apis. Furthermore, PCR-positive samples were also sequenced to confirm the species of amplified Nosema DNA. Notably, Nosema spores were detected in samples from 24 out of 38 (63.2%, 95% CI: 47.8–78.5%) apiaries. Positivity rates in single provinces were 10/11, 8/9, 3/9, 1/7, or 1/1 (n= 2). A full agreement (Cohen’s Kappa = 1) was assessed between microscopy and M-PCR. Based on M-PCR and DNA sequencing results, only N. ceranae was found. Overall, our results highlighted that N. ceranae infection occurs frequently in the cohort of honeybee populations that was examined despite the lack of clinical signs. These findings suggest that colony disease outbreaks might result from environmental factors that lead to higher susceptibility of honeybees to this microsporidian
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