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Da “salvadanaio del povero” a istituto di credito: la Cassa di Risparmio di Firenze nel periodo post-unitario e la questione di “Firenze capitale”
Nella seconda metà del XIX secolo la Cassa di Risparmio di Firenze conobbe una rapida espansione, confermata dall’aumento progressivo del numero di filiali e dall’incremento dei depositi. Tale consolidamento concorse in misura determinante a stabilizzare il mercato del credito a livello regionale. Negli anni in cui la capitale del Regno d’Italia fu trasferita a Firenze, la Cassa partecipò attivamente all’ampliamento edilizio della città finanziando il Comune di Firenze e, soprattutto, la Società Anonima Edificatrice Fiorentina. La crisi finanziaria che colpì il Comune nel 1878, per l’eccessivo indebitamento accumulato negli anni della speculazione edilizia, portò anche la Cassa sull’orlo del fallimento. La successiva modifica dello statuto, che vietò il finanziamento degli enti pubblici, consentì alla Cassa di superare definitivamente la crisi e di rafforzare la propria struttura organizzativa
Unionismo fiorentino negli anni Venti. L’Associazione Cristiana dei Giovani di Firenze
La storia e l'analisi dell'attività dell’Associazione Cristiana dei Giovani (ACDG) di Firenze, corrispettivo italiano della Young Men’s Christian Association (YMCA), fondata nel 1924 da G.B. Giorgini
Gilberto Lonardi, L’Achille dei «Canti». Leopardi, «L’infinito», il poema del ritorno a casa, Firenze, Le Lettere, 2017, pp. 238
With its seven chapters, the latest book by Gilberto Lonardi proposes a personal miscellany and some unpublished works. The fil rouge is an element that has interested the author for a long time, as the centre of a series of publications that occupied over ten years. According to Lonardi’s studies, the poetry of Homer and, with it, the whole aesthetic dimension of the ancient world, represent an inalienable presupposition of Leopardi’s literary identity, continuing to interact with a poetry that constantly has to re-consider itself
I primi secoli della storia di Firenze: a proposito dei volumi: Firenze nell’età romanica di Enrico Faini; Popolani e magnati di Silvia Diacciati; Il Comune di Firenze tra Due e Trecento di Piero Gualtieri
Discussione sui volumi Firenze nell’età romanica di Enrico Faini; Popolani e magnati di Silvia Diacciati; Il Comune di Firenze tra Due e Trecento di Piero Gualtieri
Potere delle immagini/ immagini del potere nella Firenze di Cosimo I
Grazie all’analisi di alcuni passi dello Zibaldone (Arezzo, Archivio di Casa Vasari, ms. 31) e di altri scritti vasariani, il saggio intende porre l’attenzione sull’uso delle immagini da parte del duca Cosimo I de’ Medici, soffermandosi in particolare sugli affreschi realizzati da Vasari e dalla sua bottega nelle Stanze del Principe, al primo piano di Palazzo Vecchio a Firenze
Ebrei di Firenze: dal ghetto alla Capitale
Il saggio è la prima ricostruzione storica a largo raggio della comunità ebraica di Firenze durante gli anni in cui la città fu per breve tempo capitale. Con l’ausilio delle varie fonti del l’Archivio della Comunità Ebraica e dell’Archivio di Stato di Firenze vengono messi in luce i networks socioeconomici e le strategie familiari degli ebrei fiorentini, piuttosto inclini ad abbandonare l’osservanza religiosa e disposti a confondersi cogli ambienti borghesi e finanziari della città. L’emergere di nuove professioni (medici, avvocati, impiegati statali) si sostituisce lentamente all’antico mestiere del ghetto, l’attività nel campo tessile. L’inaugurazione della nuova maestosa sinagoga nel 1882 diventa simbolo e conferma della piena emancipazione degli ebrei fiorentini
Il poeta Mario Vargas Llosa, dottore a Firenze
In this article the polycentric and polymorphous writing of Mario Vargas Llosa is presented from his first novels until his most recent critic production. Just one literary genre seemed to miss in his long and prolific career: poetry. Nevertheless, this article demonstrates how poetry too is an unknown but fundamental part of Vargas Llosa’s lifework. As a tribute to this incredible trajectory, the University of Florence will be honoured to confer him the Honorary Doctorate in spring 2014.
Enclavi urbane a Firenze: il caso della famiglia Uberti
Le recenti ricerche archeologiche eseguite a Palazzo Vecchio hanno permesso di riportare alla luce il teatro romano di Firenze, che rimase visibile e riconoscibile nel panorama urbano della città fino al XIII sec. È noto come nelle città basso medievali gli antichi monumenti spesso venissero trasformati dalle famiglie aristocratiche in fortezze e sovente fossero dotati di torri o strutture difensive, per divenire in seguito teatri di scontri tra le varie fazioni cittadine. Una volta ricostruito il tessuto urbano dell’area anticamente occupata dal teatro e avendo verificato come la struttura condizionasse profondamente la realtà urbana di Firenze bassomedievale con la sua mole, ci siamo domandati quale fosse la relazione tra le rovine antiche e le proprietà delle potenti famiglie che abitavano l’area sud-est del centro. Il saggio ripercorre quindi la nascita e lo sviluppo dell’enclave degli Uberti in rapporto al contesto sociale, politico e urbanistico di Firenze nel XII secolo
Firenze capitale e la corte di Vittorio Emanuele II
Nel periodo in cui Firenze fu capitale d’Italia, la vita di corte non si distinse per vivacità e brillantezza, sia per le frequenti assenze del re, che preferiva soggiornare nella tenuta di caccia di S. Rossore, sia, a causa della sua vedovanza, per la mancanza dell’elemento muliebre. Essa, quindi, fu caratterizzata dal prevalere dell’elemento militare e burocratico, anche se la presenza della monarchia a Firenze, come per esempio in occasione del viaggio di nozze in questa città dei principi Umberto e Margherita, diede alcuni momenti di vivacità. In ogni caso, la popolazione visse con un certo scetticismo la presenza della corte a Firenze e, a differenza di quella di Torino, quando la capitale fu trasferita a Roma, non ne risentì affatto
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