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Cappella di San Donato. La scultura del Trecento a Milano
Nella terza sala del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano è ospitato un piccolo nucleo di capolavori che permettono di seguire le vicende della scultura a Milano nella prima metà del Trecento: dal rude plasticismo dei maestri campionesi attivi all’inizio del secolo (ben esemplificato dall’imponente Madonna Litta), agli innovativi apporti gotici degli scultori toscani che operarono in città nel quarto-quinto decennio (sopra di tutti Giovanni di Balduccio da Pisa, qui presente con alcuni dei gruppi scultorei eseguiti nell’ambito della sua bottega per i tabernacoli delle porte medievali di Milano), al linguaggio di artisti come il Maestro della lunetta di Viboldone, che si esercita in una originale fusione delle due componenti, raggiungendo una cifra stilistica analoga ma distinta da quella di Bonino da Campione. L’articolo illustra, in ordine cronologico e per nuclei tematici, i 22 manufatti esposti nella sala, analizzandone i caratteri e il significato, alla luce delle più recenti acquisizioni critiche, sia sui singoli pezzi, sia sui nuclei omogenei dal punto di vista tipologico, come la serie dei gruppi scultorei per le porte medievali di Milano
Camerino di Cristina di Danimarca. Sculture medievali di piccolo formato
Per le sue limitate dimensioni, nell’allestimento BBPR la saletta denominata “Camerino di Cristina di Danimarca” è stata destinata ad ospitare materiali medievali di varia provenienza e datazione, tutti però di piccole dimensioni, ad eccezione della frammentaria Lastra tombale di Giovanni Lanfranchi posta sul pavimento. Accanto a frammenti gotici transalpini, vi si segnalano alcuni pezzi italiani di grande qualità, come le piccole madonne in marmo di Giovanni di Balduccio e Bonino da Campione. L’articolo illustra, in ordine cronologico e per nuclei, i 12 manufatti esposti nella sala, analizzandone i caratteri e il significato, alla luce delle più recenti acquisizioni critiche
Sala della Cancelleria. Arte a Milano dal IV all'XI secolo
Nella sistemazione del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano realizzata nel 1956 dallo Studio BBPR, la prima sala è stata destinata a ospitare un importante e cospicuo gruppo di reperti scultorei (più qualche frammento pittorico) databili tra il IV e l’XI secolo, una delle fasi più significative, ma anche più oscure e sfuggenti – per scarsità di testimonianze – della storia di Milano e della scultura medievale della regione. L’articolo illustra, in ordine cronologico, i 59 manufatti esposti nella sala, analizzandone i caratteri e il significato, alla luce delle più recenti acquisizioni critiche, sia sui singoli pezzi, sia sui nuclei omogenei, come la serie di capitelli e ornati scultorei provenienti dalla distrutta chiesa di Santa Maria d’Aurona, in parte d’età longobarda (VIII secolo), in parte romanici (XI secolo)
Influssi toscani nella scultura lombarda del Trecento
I temi svolti nella seconda e terza sala del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano trovano spazio anche in questa quarta sala, dove sono esposti alcuni nuclei di materiali scultorei riconducibili a opere smembrate di Giovanni di Balduccio da Pisa (tra cui l’imponente portale della chiesa umiliata di Santa Maria di Brera, del 1347), accostati ad altri manufatti di artisti toscani e campionesi che ne riflettono i modi (per esempio la grandiosa tomba di Franceschino Rusca proveniente da Como) e a reperti pertinenti invece ai primi decenni del Quattrocento, che testimoniano di un ulteriore rinnovamento verificatosi nella produzione scultorea milanese dopo l’apertura nel 1386 del cantiere del duomo, a contatto con le maestranze di tutta Europa che vi erano state chiamate a operare e nel clima ormai dominante del Gotico Internazionale, di cui Milano fu uno dei centri di irradiazione. L’articolo illustra, in ordine cronologico e per nuclei tematici, i 30 manufatti esposti nella sala, analizzandone i caratteri e il significato, alla luce delle più recenti acquisizioni critiche, sia sui singoli pezzi, sia sui nuclei omogenei dal punto di vista tipologico, come la serie di frammenti pertinenti alla decorazione della facciata e del portale della chiese di Santa Maria di Brera
Memorie storiche della Milano medievale
In accordo con le scelte fatte nel 1897 da Luca Beltrami in occasione del primo ordinamento, nell’allestimento BBPR del 1956 si è stabilito di mantenere la destinazione della sesta sala del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano a luogo di raccolta ed esposizione di materiali di varia provenienza e di datazione compresa tra il XII e il XIV secolo, che tuttavia, a differenza di quelli del camerino precedente (sala V), risultano legati tra loro da un denominatore comune, costituito dall’essere per la maggior parte testimonianze significative dell’identità, della storia e della vita civile di Milano nel Basso Medioevo.
Di qui il ricorrere, tra i materiali esposti, di immagini di sant’Ambrogio (Treviri 339 ca. – Milano 397), carismatico arcivescovo di Milano dal 374 al 397, presto innalzato al rango di patrono e protettore della città e della sua chiesa, che da lui sono infatti dette “ambrosiane”. E ancora, la presenza, al centro della sala e sulle pareti, di rilievi del XII secolo provenienti dalle porte medievali della città, tra cui l’intero apparato decorativa di Porta Romana, realizzato nel 1171 dagli artefici Anselmo e Girardo, celebrati nelle iscrizioni che accompagnano le figurazioni.
L’articolo illustra, in ordine cronologico e per nuclei tematici, i 23 manufatti esposti nella sala, analizzandone i caratteri e il significato, alla luce delle più recenti acquisizioni critiche, sia sui singoli pezzi, sia sui nuclei omogenei, come la citata serie dei rilievi di Porta Romana
Scultura romanica e campionese in Lombardia
La seconda sala del Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano è divisa in due settori, nel primo dei quali sono ospitati numerosi frammenti scultorei d’età romanica (XI-XII secolo) provenienti da Milano e da altre città della Lombardia, mentre nel secondo trovano posto altri frammenti scultorei e alcuni importanti monumenti trecenteschi provenienti da Milano e dal suo contado, opera di alcuni dei più noti tra quegli scultori campionesi che monopolizzarono le commissioni artistiche nell’età del dominio dei Visconti su Milano. Tra gli altri emerge la figura di Bonino da Campione, autore della grandiosa arca di Bernabò Visconti, che con i suoi sei metri di altezza domina l’ambiente. L’articolo illustra, in ordine cronologico, i 39 manufatti esposti nella sala, analizzandone i caratteri e il significato, alla luce delle più recenti acquisizioni critiche, sia sui singoli pezzi, sia sui nuclei omogenei dal punto di vista tipologico, come la serie dei frontali di sarcofago del secondo Trecento d’ambito campionese sistemati alla fine del percorso. Ampio spazio è dato, evidentemente, all’arca di Bernabò Visconti
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