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Mortality gap and physical comorbidity of people with severe mental disorders: the public health scandal
Background: Patients suffering from severe mental disorders, including schizophrenia, major depression and bipolar disorders, have a reduced life expectancy compared to the general population of up to 10–25 years. This mortality gap requires urgent actions from a public health perspective in order to be reduced. Main text: Factors associated with the high mortality rates in patients with severe mental disorders can be grouped into four groups: those related to the patients, to psychiatrists, to other non-psychiatrist medical doctors and to the healthcare system. Each of these factors should become the target of specific and dedicated interventions, in order to reduce the morbidity and mortality rate in patients with severe mental disorders. All these elements contribute to the neglect of physical comorbidity in patients with severe mental. In particular, the long-standing separation of psychiatry from other branches of medicine and the lack of specific training on this issue further contribute to the poor attention dedicated to management of physical comorbidities. Recently, several professional associations have invited national bodies regulating education of healthcare professionals to include the management of physical health of people with severe mental disorders in undergraduate and postgraduate educational programs. Conclusions: The premature mortality in patients with severe mental disorders is a complex phenomenon resulting by the interaction of several protective and risk factors. Therefore, a multilevel approach is needed, in which the different stakeholders involved in health care provision establish workforces for the long-term management of physical and mental health conditions
Nel corpo di un decennio. Esperienze della scultura a Salerno negli anni Settanta
Il contributo affronta l’esperienza della scultura a Salerno nel corso del decennio Settanta. È un’analisi che prende avvio dalla considerazione del cambiamento che ha interessato lo stesso concetto di scultura e il suo statuto sin dalle avanguardie e, con maggiore evidenza, nella seconda metà del Novecento. In tale ottica esso si sofferma a registrare le personalità che hanno animato il tessuto artistico salernitano in quell’arco di tempo. Figure il cui esercizio è esaminato in relazione al contesto nel quale hanno operato e, altresì, in una lettura che pone più ampi margini di confronto. Sulla base di principi insiti alle potenzialità del fare scultura quali la forma, lo spazio, il tempo, la struttura, la materia, la verifica è sulla coesistenza di linguaggi diversificati. Alcuni cioè ancora eredi di una tradizione della scultura che, intesa come statuaria, vede al centro prevalentemente la presenza della figura umana, altri che da tale tradizione prendono le distanze indirizzando la propria ricerca verso nuove soluzioni narrative
Education and training in psychiatry in low- and middle-income countries during and after the COVID-19 pandemic
The ICD-11 is coming to town! Educational needs, paradigm shifts and innovations in mental health care practice
The use of lithium in mixed states
Lithium is a unique drug. In more than 60 years of observation, it showed its multiple important clinical properties in treating mania, stabilizing mood alterations, preventing suicide and protecting from neurodegeneration. It was also the most extensively studied drug in psychiatry. Nevertheless, it is generally underprescribed. Specifically, lithium is virtually not considered in the treatment of patients affected by mixed affective states. Lithium is not suggested for the acute treatment of mixed affective states and is considered to be less effective than other mood stabilizers in the long-term management of these patients. The main reason why lithium has no indication for mixed states is the "lack of evidence." Actually, there are several reasons to consider lithium as an effective treatment in patients with mixed affective states
Implementing psychoeducational interventions in Italy for patients with schizophrenia and their families
Psychiatr Serv. 2006 Feb;57(2):266-9.
Implementing psychoeducational interventions in Italy for patients with schizophrenia and their families.
Magliano L, Fiorillo A, Malangone C, De Rosa C, Maj M; Family Intervention Working Group.
Abstract
OBJECTIVE: This study explored the feasibility of providing psychoeducational interventions for persons with schizophrenia and their families.
METHODS: The study was carried out in 23 Italian mental health centers. Two professionals from each center attended three monthly training sessions on psychoeducational interventions. After the training, each professional provided informative sessions on schizophrenia to five families of service users with schizophrenia, which consisted of three meetings with each family on clinical aspects of schizophrenia, drug treatments, and detection of early signs of relapse. Each professional then provided the intervention to families for six months.
RESULTS: Thirty-eight of the 46 participants completed the training course, and 34 provided the intervention to 71 families. Twenty-nine of the 34 provided the entire intervention to the families and five of the 34 held only informative sessions on schizophrenia. Ninety-one percent of the participants who completed the study reported difficulties in integrating the intervention with their other work responsibilities, and 96 percent acknowledged the positive effect that the intervention had on the center's relationship with patients with schizophrenia and their families.
CONCLUSIONS: These results support the idea that it is possible to introduce psychoeducational interventions in mental health services after a relatively brief period of training and supervision.
PMID: 16452709 [PubMed - indexed for MEDLINE
Luce Delhove: note a margine di una donazione
In occasione della donazione da parte di Luce Delhove di un cospicuo corpus di opere grafiche al Museo FRAC – Fondo Regionale per l’Arte Contemporanea di Baronissi (SA), il testo prende in esame l’esercizio grafico dell’artista belga, dalle incisioni e dai disegni degli anni Settanta fino alle prove più recenti. Un’esperienza nella quale l’artista si è sovente confrontata con il tema della natura, restituita nella forma visibile di immagine emotiva dettata dal suo dialogare con la materia, lastra o carta, spazio tangibile dal quale lascia emergere il proprio immaginifico racconto restituito per segni e per l’energia costruttiva delle luci
Crispiani P. (2011), Disturbi funzionali nell'autismo, in Fiorillo Angela 8 a cura), Disprassie e Spettro autistico, Junior Bergamo
interpretazioni del disturbo autistico da una pluralità di punti di vist
La dignità della memoria
Redatto in occasione della mostra Il rumore della memoria. Arte e impegno civile per i 50 anni del Museo al Deportato di Carpi, della quale l’autrice è stata anche curatrice (con L. Roversi), il contributo ne accompagna, narrativamente, il progetto espositivo che si avvale di due sezioni, distinte ma idealmente collegate a dar conto di un unico filo conduttore. Partendo da alcune tavole dello studio di architetti BBPR di Milano (Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto N. Rogers), cui si deve la struttura del Museo al Deportato, concepito negli anni Sessanta ed inaugurato il 14 ottobre 1973, la mostra prosegue infatti con i bozzetti originali di Renato Guttuso e Corrado Cagli che con Alberto Longoni, Picasso e Léger, rappresentano alcune delle pareti graffite all’interno delle tredici sale del museo. Il percorso si arricchisce poi di opere, pittoriche e scultoree, di Giacomo Manzù presente con il bassorilievo Cristo con generale del 1947, di Sandro Cherchi con la terracotta Figura del 1948, di Franco Garelli con il dipinto L’impiccato del 1944, di Mirko (Basaldella) con il mosaico Furore del 1944, di Corrado Cagli con l’imponente scultura Figura d’uomo databile al finire degli anni Quaranta, di Ernesto Treccani con il dipinto La collina del 1943, di Tono Zancanaro con una china della serie “Peragibba” del 1943, di Ennio Morlotti con l’olio Estate 1946. Si tratta di significative figure selezionate per dar vita a questa prima sezione della mostra sulla quale si sofferma l’analisi di questo scritto facendo leva sulle immagini, anche lì dove le forme, le espressioni degli artisti hanno genesi diverse. È un nodo centrale cui si collega la seconda sezione della mostra dedicata ai disegni di Aldo Carpi, di proprietà del museo carpigiano, realizzati in gran parte durante la sua prigionia a Mauthausen e Gusen. Un nucleo di opere che arriva fino agli anni del dopoguerra, quando in un clima rasserenato si collocano anche alcune opere di Carrà, di Braque, di Picasso accomunate dal tema della colomba, simbolo di grande forza per la conquista di un mondo libero e pacificato
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