1,722,308 research outputs found
De la Vina, Fidelia
Centro Asturiano membership record of Fidelia De la Vina; Socio Number: 1788.https://digitalcommons.usf.edu/asturiano_membership/2247/thumbnail.jp
Crawford family, DeMille, Fidelia and family
Aunt Fidelia DeMille and family. Left to right, standing: Melborne DeMille, Adlina DeMille (Hall), Jessie DeMille; Sitting: Fidelia Winger DeMille, Ada Elvira DeMille (Beal
Fidelia ulrikeae Warncke 1980
Fidelia ulrikeae Warncke, 1980 Fidelia ulrikei Warncke, 1980: 89 — ♀ (KW), Holotype, Tansikht (Morocco) Global distribution: Morocco. ENDEMIC Regional distribution: Drâa-Tafilalet; Souss-Massa References: Warncke (1980a); Schmid-Egger (2016); Patiny & Michez (2007a) Genus Haetosmia Popov, 1952Published as part of Lhomme, Patrick, 2020, The wild bees (Hymenoptera: Apoidea) of Morocco, pp. 1-159 in Zootaxa 4892 (1) on page 92, DOI: 10.11646/zootaxa.4892.1.1, http://zenodo.org/record/430928
Fidelia Club, Mobile, Alabama
Colorized photographic view of the Fidelia Club located in Mobile, AL. Large multi-story brick building with windows lining each floor. Balconies on front and side of building. Front balconies extend over front entrance. Located on corner lot with more building further down street. Postmarked January 9, 1907. Undivided back postcard.Printed on front: 'Fidelia Club, Mobile, Ala.'Written on front: 'Went all through this Jew Club this evening Louis, 1/8/07.' Printed on back: 'C. C. Parker, Leon St. Dunkirk, N. Y.
[Fidelia Fiske, 1816-1864].
Three quarter length portrait of woman wearing shawl, standing with hands clasped.; Title from ms. note on verso: Fidelia Fiske, seventeen years missionary to Persia.; Photographer's imprint on verso
Fidelia in A State of Desperation.
Medium: stipple engraving, etching and burin"Fidelia in A State of Desperation." [1959.5535.000.000], Woodman, Richard I., Wooley, T.Artist and Role: Cooke, Charles, EngraverExtent: plate 15.7 x 9.
Marriage record of Pierce, Edward and Thompson, Fidelia
Marriage license for Edward Pierce and Fidelia Thompson. J.J. Jenkins was the officiant
Indagini genetiche per la caratterizzazione di derivati di Cannabis Sativa ad alta concentrazione di tetraidrocannabinolo (THC)
La specie botanica Cannabis Sativa L. è ampiamente diffusa in molti paesi del mondo
per il largo uso che da migliaia di anni gli esseri umani fanno dei suoi prodotti: le tante
varietà (o sottospecie) di questa pianta, che derivano dalla sua plasticità genetica ma
anche dall’effetto dell’ambiente e dalla manipolazione dell’uomo, ne consentono usi
molto differenti (industriale, alimentare, ricreazionale, medicamentoso).
La capacità di sintetizzare cannabinoidi, tra cui il principale è il delta
tetraidrocannabinolo (THC), è propria delle varietà da resina, caratterizzate da un potere
stupefacente variabile in base a fattori genetici e ambientali, di cui i primi predominanti
in condizioni ambientali stabili [1].
I divieti legislativi imposti da molti Stati in merito a coltivazione, distribuzione e
consumo delle varietà di cannabis con proprietà stupefacenti hanno quindi determinato
un crescente coinvolgimento della comunità forense, tradizionalmente dedicata alla
caratterizzazione chimica dei reperti sequestrati sul mercato clandestino ma più
recentemente interessata anche all’applicabilità, in questo ambito, di metodi analitici
biomolecolari.
Diversi approcci di indagine genetica sono stati ad esempio proposti per l’identificazione
di un campione come appartenente alla specie Cannabis mediante analisi di sequenza (ITS
1 e ITS 2 [2], DNA ribosomale nucleare [3], sequenze nucleotidiche tra i geni trn L e trn F
del DNA cloroplastici), e per l’eventuale individuazione della origine del campione
mediante analisi di polimorfismi (RAPDs: randomly amplified polymorphic DNA [4,5]
AmpFLPs: amplified fragment length polymorphisms [6,7] i microsatelliti o STRs: short
tandem repeats [8-12]).
Questi strumenti di indagine genetica - benché potenzialmente utili da un punto di vista
investigativo - non consentono tuttavia di spiegare un fenomeno di recente osservazione
e che suscita grande apprensione nella collettività in termini di possibili danni alla
salute, quale quello del notevole incremento del potere stupefacente dei derivati di
Cannabis oggetto di sequestro giudiziario.
Infatti, al di là delle imprecise, spesso allarmanti, informazioni fornite dalla stampa a
carattere divulgativo italiana [13] ed europea [14], la pertinente letteratura scientifica
internazionale [15, 22] come pure l’esperienza dei laboratori nazionali di tossicologia
forense [16] e le relazioni di monitoraggio degli organismi politici competenti in
materia di tossicodipendenze [17], indicano in effetti un preoccupante aumento della
concentrazione di THC (attualmente superiore al 20% rispetto al range dell’1,5% - 5%
da sempre registrato [18-21]) della cannabis destinata all’uso voluttuario.
Il motivo di questo incremento di ‘potenza’ della cannabis resta comunque ancora
sconosciuto.
Esso potrebbe, secondo alcuni pareri [22,23] essere legato a sofisticate tecniche di
coltivazione basate ad esempio su creazione e selezione di nuove varietà della pianta,
ovvero su colture idroponiche effettuate in ambienti a luce e calore controllati.
L’avanzare delle conoscenze nel campo della biologia molecolare vegetale lascia,
d’altra parte, spazio ad ipotesi concernenti possibili manipolazioni genetiche.
Le biotecnologie applicate all’agricoltura hanno infatti negli ultimi decenni aperto
ampie prospettive allo sviluppo di nuove varietà vegetali destinate sia alla produzione di
alimenti ma anche di fibre tessili, farmaci e legno .
Le tecnologie del DNA ricombinante si sono evolute in modo esponenziale
perfezionando i protocolli di trasformazione, individuando nuovi vettori di
trasformazione e proponendo tecniche di trasformazione avanzate per l’ottenimento di
piante transgeniche marker free o migliorate nel controllo dell’espressione transgenica.
Per quanto concerne la cannabis ad elevata produzione di THC non si è attualmente a
conoscenza della realizzazione di possibili modifiche trangeniche. Tuttavia alcuni
studiosi [24] hanno proposto l’applicazione di tecniche di ingegneria genetica anche a
piante dotate di tessuti ghiandolari, come lo è la Cannabis Sativa, al fine di
implementare la produzione e l’accumulo di alcune sostanze chimiche di interesse. Il
THC è noto infatti per essere un prodotto terpenico di specifici tessuti ghiandolari (i
tricomi, deputati alla produzione ed all’accumulo di oli essenziali e resine) la cui
produzione può, in astratto, essere aumentata mediante l’uso di tecniche di ingegneria
genetica.
E’ stato inoltre osservato come il gene preposto alla codifica dell’enzima che sintetizza
il THC (THCA sintetasi), di recente isolato e sequenziato [25], sia ubicato nei tricomi
ghiandolari della pianta laddove si ritiene avvenga la produzione e l’accumulo del THC.
La ricerca esposta in questa tesi è stata allora indirizzata dapprima alla tracciabilità di
sequenze transgeniche in campioni di cannabis sequestrati sul mercato clandestino;
secondariamente allo studio quantitativo e di espressione del gene THCA sintetasi.
Per quanto concerne l’applicazione, per campioni di cannabis, di metodi analitici di
tracciabilità di sequenze trangeniche, la strategia individuata è stata ovviamente quella
di escludere approcci di tipo ELISA non avendo alcuna informazione sull’eventuale
presenza di nuove proteine, derivanti da trasformazione genetica, nei nostri campioni
mentre è stato scelto un approccio analitico di tipo PCR per tracciare specifiche
sequenze nucleotidiche. Poiché, però, non si aveva alcuna conoscenza a priori
dell’eventuale presenza di sequenze transgeniche, si è deciso di operare uno screening
di sequenze ricorrenti nei vettori comunemente usati per la trasformazione genetica.
E’ stata quindi selezionata la sequenza del promotore 35S del virus a mosaico del
cavolfiore come quella più comunemente impiegata per il controllo dell’espressione di
transgeni, così come la sequenza del terminatore NOS di Agrobacterium tumefaciens,
ricorrente nella maggior parte dei vettori di trasformazione presenti commercialmente.
Tra i geni marker, introdotti in concomitanza con il transgene per consentire un rapido
screening delle piante effettivamente trasformatesi, si sono scelte la sequenza del gene
nptII, codificante per resistenza a kanamicina ed il gene reporter GUS.
La scelta di tracciare questo pool di sequenze ha consentito di operare uno screening
realistico sui campioni di cannabis disponibili, nell’ipotesi di una loro eventuale
modifica genetica.
Quanto allo studio del gene THCA sintetasi, condotto sia su derivati di cannabis in
sequestro giudiziario che su piante fresche coltivate sperimentalmente (previa
autorizzazione del Ministero della Salute n. SP/254), sono state effettuate con PCR
Real-Time misurazioni del numero di copie del suddetto gene mediante confronto con
un gene endogeno avente la caratteristica di essere presente con lo stesso numero di
copie in tutte le piante di cannabis alto e basso produttrici, usato quindi come
riferimento per la quantificazione del gene target; mediante Reverse Transcriptase in
PCR RealTime è stata poi verificata l’espressione della THCA sintetasi in piante di
cannabis da resina e da fibra.not availabl
Marriage record of Longo, Jose and Perera, Fidelia
Marriage license for Jose Longo and Fidelia Perera. R.A. Lord was the Notary Public
Accn2505_003_011
Typescript of the "Biography of Fannie Myrick Kofford," 2-page record of Fidelia Ellen Kofford, daughter of Fannie, accompanied by a family group sheet for Fanny\u27s parents. [Fanny b. 1831, d. 1911. Fidelia Ellen (Kofford) Nelson, b. 1858, d. 1938.] Typescript sent to D. W. Garber by Mrs. Eunice E. Nelson in 1970
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