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Geraldine Ferraro, Vice President Walter Mondale (D-MN), Representative Thomas Philip ( Tip ) O\u27Neill, Jr. (D-MA), and Senator Russell Billiu Long (D-LA) at a 1983 Congressional Meeting
Geraldine Ferraro, Vice President Walter Mondale (D-MN), Representative Thomas Philip ( Tip ) O\u27Neill, Jr. (D-MA), and Senator Russell Billiu Long (D-LA) attend a Democratic Caucus meeting on July, 13, 1983.https://ir.lawnet.fordham.edu/vice_presidential_campaign_photographs_1984/1003/thumbnail.jp
Per un'ontologia del "quasi"postfazione aE. Husserl, La coscienza interiore del tempo, trad. it. G. Ferraro
ripensare la coscienza interiore del tempo di Edmund Husserl, non solo nel titolo di traduzione, che preferisce "interiore" a "interna" di altre edizioni, ma nella resa essenziale del tempo interiore come melodia, consegnato perciò al ritmo del sentire. Nel saggio viene ripreso il senso di un'ontologia del "quasi", già esplicito esplicito nelle pagine conclusive delle "Idee" di Husserl. Importanti sono poi i rimandi di confronto con Schoenberg. Il "quasi" è come ciò che è in uno sguardo apprensivo che viene a riprenderlo come proprio rivelando l'improprio di ogni "essere-così-e-così" alla coscienza del tempo che lo fa vivere dentro di sé, "erleben". Il flusso del tempo modifica ogni cosa ed esperienza nel "quasi" del racconto che corrisponde alla sua presa. Le parole per dire del flusso del tempo mancano, non perché non ci sono o sfuggano, ma perché le parole sono di per sé mancanti e rendono ogni cosa quasi come la esprimono
La disidentità come corrosione del senso d’appartenenza.
Le trasformazioni cui è andata incontro la società negli ultimi decenni, soprattutto nel passaggio dalla modernità alla post-modernità o surmodernità, hanno scosso la dimensione gruppale, la socialità e, perciò stesso, l’identità personale. Infatti, se come oggi accade, le dimensioni attinenti alle grandi aree culturali, ai miti, alle religioni, alle tradizioni, ai linguaggi, ecc. si sfrangiano, diventa difficile non solo la comprensione del mondo, ma anche la possibilità d’interiorizzare tutti quegli aspetti legati all’esperienza di “appartenere” che, perdendosi, diventano soltanto frammenti di un mondo essenzialmente incerto e provvisorio (Ferraro, A.M., Lo Verso, G.). La Gruppoanalisi Soggettuale e, in particolare gli studi sul Transpersonale (Lo Verso 1989, 1994, Giannone, Lo Verso, 1996; Giannone, Ferraro A.M., Lo Verso, in press), si prestano non solo a comprendere il dispositivo delle dinamiche identificatorie, ma anche a discutere il “come” e il “per cui” tale dispositivo potrebbe incepparsi e l’identità corrodersi.
Questo studio, in particolare, analizzando da un canto la fragilità del processo d’interiorizzazione degli aspetti (familiari, culturali, biologici, ecc.) che segnano, fin dall’inizio, l’identità individuale, e dall’altro l’im/possibilità di una loro rielaborazione, prova a comprendere le ragioni del mutamento antropologico forse più drammatico degli ultimi anni: la disidentità, con l’obiettivo di ridefinire i costrutti nati all’interno di contesti storico-culturali diversi da quelli attuali, e di chiarire costrutti emergenti, quali appunto quello di disidentità (Ferraro A.M., Lo Verso, G. 2007; Lai, G. 1999), con il suo (eventuale) corollario di psicopatologi
Présentation
I saggi contenuti nel volume trattano della nascita e dell’evoluzione del tema dell’incontro tra culture diverse nel contesto insulare francofono in un periodo compreso tra le grandi scoperte geografiche e ll’epoca post-coloniale.Tale incontro, complesso e poliedrico, non viene interpretato come una semplice imposizione di canoni e norme da parte dell’Occidente a scapito delle civiltà autoctone, ma considerato in una prospettiva che sottolinea l'interazione che ha necessariamente contribuito a ridefinire le identità individuali dei protagonisti
GRUPPI, GIOVANI ADULTI E DISIDENTITÀ
Introduzione
In connessione con i cambiamenti socio-antropologici che caratterizzano la nostra epoca post-moderna, si è proposto il concetto di disidentità (Ferraro, Lo Verso, 2007, 2008; Ferraro, 2011; Ferraro, Giannone, Lo Verso, 2012) come chiave di lettura della condizione esistenziale espressa oggi da molti giovani-adulti e come cartina di tornasole rispetto all’affermarsi di nuovi quadri psicopatologici.
Lo studio analizza i vissuti legati al tema della disidentità, per individuarne le forme d’espressione e valutare le capacità del gruppo d’intervenire su di essi.
Metodo
In 3 focus group (21 giovani adulti) a conduzione psicodinamica, sono stati somministrati prima e dopo l’esperienza di gruppo, test che esplorano alcuni livelli di organizzazione dell’identità: differenziazione del sé (DSI-R, Skowron, Fiedlander, 1998; Skowron, Schmitt, 2003), modalità relazionali (IIP, Horowitz et al., 1988), autostima (R-SES (Rosenberg, 1965; Prezza, Trombaccia, 1997), eventuali sofferenze psichiche, con particolare riguardo agli ambiti relazionali e lavorativi (OQ-45, Lambert et al., 1996; Lo Coco et al., 2006).
Per i processi di gruppo (pre-post), sono stati utilizzati: GQ (Bormann, et al., 2011 ), CALPAS-group (Gaston, Marmar, 1993), GMLCS (Piper et al., 1983). Sono state condotte analisi descrittive e di associazione.
Risultati
Cambiamenti positivi significativi emergono in diversi aspetti indagati. Molti sono significativamente associati tra loro. Il processo dei gruppi rivela un crescendo di coesione e alleanza. Meno numerose ma interessanti sono le associazioni tra gli indici di processo e quelli di esito.
Conclusioni
Lo studio ha consentito d’individuare componenti empiriche utili alla prosecuzione della riflessione clinica sulla disidentità. I risultati consentono anche approfondimenti sul set(ting) gruppale, come esperienza sociale favorevolmente associata al miglioramento delle condizioni indagate
Shaping history. L'identità italo-canadese nel Canada anglofono
Tema centrale della pubblicazione è il dibattito storico e multiculturale sulla questione dell’alterità, dell’identità e della rappresentazione di sé degli italo-canadesi. A popolare oggi la scena letteraria e artistica del Canada vi sono molti romanzieri, poeti, storici, registi, sceneggiatori e critici di origine italiana che con le loro opere esprimono la difficoltà di vivere in un mondo a margine, fatto di valori in contrasto tra loro, ma che lottano anche per ritrovare nuova fiducia in se stessi e per riappropriarsi delle loro radici linguistico-culturali. Il volume, che sottolinea il ruolo fondamentale di queste multiformi opere per la creazione di un canone letterario ed artistico nazionale che conduca alla rivalutazione della condizione dell’immigrante, si occupa in particolar modo della letteratura e dei media realizzate nel Canada anglofono
Diritto simbolico e linguaggio giuridico della pandemia
Si parla di “diritto simbolico” soprattutto con connotazioni negative di
inefficacia, irrazionalità e demagogia; tuttavia, gli usi simbolici del diritto possono essere impiegati fruttuosamente per scopi “espressivi”, ossia per mandare messaggi che trascendano la mera funzione di guida delle condotte. Alcuni indizi tipici di uso simbolico del diritto, semantici e pragmatici, possono essere rinvenuti nel linguaggio utilizzato in decreti
e ordinanze durante l’emergenza pandemica, che sembrano intesi a trasmettere un messaggio generico di allarme e anche a influenzare le norme sociali. Questo può essere un comportamento razionale per gestire l’emergenza, ma espone a rischi derivanti dall’incertezza giuridica che si viene a creare
L’assunzione a termine liberalizzata
L’autore analizza i
recenti interventi legislativi in materia di contratto a tempo determinato, che ripercorrono la metamorfosi della sua funzione economico-sociale. L’ablazione del requisito della ragione oggettiva per il primo rapporto della durata massima di dodici mesi e la capacità deregolativa consegnata ai contratti collettivi deflazionano le incertezze legate all’assunzione. Simili aperture all’utilizzo del contratto a termine sono bilanciate unicamente dal disegno di prevenzione degli abusi derivanti dalla ripetizione dei contratti e dall’affidamento alle stesse parte sociali dell’individuazione di limiti quantitativi. All’esito del ragionamento il contratto a termine si rivela non solo uno strumento di politica del lavoro del tempo della crisi, ma anche veicolo di primo ingresso nel mercato per favorire i processi di incontro tra domanda e offerta di lavoro.The author analyzes some of the recent legislative measures about fixed-term contract, in order to represent the metamorphosis of its economic and social function. The abrogation of the objective reason for the first twelvemonths- maximum-period of employment and the deregulative competence of collective agreements can reduce the uncertainty regarding the recruitment. The liberalization of fix-term contract is balanced by legislative measures aimed to prevent abuse arising from the use of successive fixedterm employment contracts or relationships and by the reliance on social partners in order to identify quantitative limits. In the outcome of the reasoning the fixed-term contract turns out to be not only an instrument of labour market policy, but also a vehicle to promote labour supply-demand matching processes
DÉFIS ET RISQUES DE LA PHOTOAUTOBIOGRAPHIE CONTEMPORAINE EN FRANCE
Partant du principe que le risque est inhérent à l’écriture de soi, l’article
examine l’oeuvre autophotobiographique de trois écrivaines – Claude Cahun
(Aveux non avoués), Annie Ernaux, ( L’Usage de la photo) et Chantal Akerman
(Ma Mère rit) – pour s’interroger sur la manière dont l’insertion des images
dans le texte implique un risque lié tant à l’expérimentation artistique qu’à
une exhibition de l’intime qui enfreint les règles de la morale.
Starting from the premise that risk is inherent to self-writing, the article examines
the autofotobiographical works of three female writers – Claude Cahun (Aveux non
avoués), Annie Ernaux ( L’Usage de la photo), and Chantal Akerman (Ma Mère
rit) – to inquire into how the integration of images into the text involves a risk linked
both to artistic experimentation and to an exposure of the intimate that challenges
moral norms
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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