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Donna Arte Società. Pratiche estetiche femministe dalla metà dell'Ottocento a oggi
Il volume raccoglie i contributi presentati al convegno internazionale Donna
Arte Società. Pratiche estetiche femministe dalla metà dell’Ottocento a oggi
(Varese, Università degli Studi dell’Insubria, Villa Toeplitz, 7-8 marzo 2024),
organizzato in chiusura della mostra Il Gruppo “Immagine”. Una storia di
artivismo femminista da Varese alla Biennale di Venezia (Varese, Università
degli Studi dell’Insubria, Rettorato, 15 novembre 2023-8 marzo 2024) e in
occasione del cinquantesimo anniversario (1974-2024) della fondazione del
collettivo di artiste militanti.
Il nesso fra arte e femminismo è indagato secondo una prospettiva diacronica storico-tematica, in stretto rapporto con le dinamiche socio-politiche e culturali di riferimento: dall’emancipazionismo ottocentesco alle reazioni al modello femminile patriarcale fra le due guerre; dalle ridefinizioni degli anni Sessanta e Settanta − fra separatismo e differenza di genere − fino alle nuove questioni sollevate dalle esperienze della terza e della quarta “ondata”
«I am susceptible and everything that surrounds me has great power to magnetise me» : Maria Cosway e l’ambiente romantico
Nel contributo, la ricca vicenda biografica di Maria Cosway è declinata a partire dai rapporti con insigni personalità preromantiche e romantiche: in primis Johan Heinrich Füssli e William Blake. Una contestualizzazione cruciale, che consente di valutare appieno la caratura e i connotati dell'apporto artistico della Hadfield fra Sette e Ottocento, intesi alla luce del sincretismo intellettuale, esistenziale, religioso e filosofico che tratteggia i salotti mondani frequentati in compagnia del marito Richard e il precipitato figurativo da essi derivato
Maria Hadfield Cosway, catalogo della mostra (Lodi, Fondazione Maria Cosway, 23 settembre-27 novembre 2022)
Maria Hadfield Cosway rimane una delle figure femminili più affascinanti della sua epoca, capace di intessere relazioni ed amicizie con personalità di rilievo internazionale nella storia politica, culturale e artistica tra la fine dell’Antico Regime e la Restaurazione. Tra di esse sono sicuramente da ricordare Thomas Jefferson, terzo Presidente degli Stati Uniti, e il suo fraterno amico, il generale polacco Tadeusz Kosciuszko, Louisa Stolberg contessa d’Albany con l’inseparabile Vittorio Alfieri, la famiglia Bonaparte, Giulia Beccaria e suo figlio Alessandro Manzoni, Ugo Foscolo, Luigi Marchesi di Inzago detto Marchesini (1754-1829), che studiò a Modena e divenne “allievo musico soprano” nella cattedrale di Milano, innumerevoli artisti tra cui Angelica Kauffman, Anne Damer Seymour, Antonio Canova, Jacques Louis David, Joseph-Marie Vien, Jean-Baptiste Regnault, Andrea Appiani, e tanti altri personaggi ancora. Di queste relazioni rimangono un ricco epistolario e diversi diari, che racchiudono importanti testimonianze storiche. Nella piena consapevolezza di non poter fornire una panoramica del tutto esaustiva dei molteplici aspetti che caratterizzarono la vita della Cosway, la mostra Maria Hadfield Cosway intende proporre al pubblico alcuni approfondimenti per la conoscenza e lo studio dell’artista, sia come pittrice sia come musicista, e dell’educatrice, oltre a presentare aperture su alcuni specifici temi del periodo, partendo dalla Firenze asburgica e dalla Londra di Giorgio III e del principe di Galles, affacciandosi sui nascenti Stati Uniti di Jefferson e sulla Parigi di Napoleone, per arrivare alla realtà di Lodi e della Lombardia dei primi decenni del XIX secolo
La prassi operativa lacuale tra fine dell’Ancien Régime e Restaurazione. Continuità, mutamenti e nuove prospettive
The paper aims, with a methodological approach, to highlight continuity and changes in the good practice – already codified by Lake Artists during Medieval times and improved through the Modern Age – in the period between the end of the Ancien Régime and the Restoration. The analysis focuses especially on the root causes of the partial crisis of their working system both in Italy and Europe and their new diffusion in different international settings, primarily considering the continuation of their presence in Russia, but also, between XIXth and XXth century, their penetration in the American continent and in South-East Asia. The suppression of the religious orders, the secularization, the break-up of family unity ratified by the adoption of Napoleonic Code, the foundation of Canton Ticino and the progressive phenomenon of globalisation contributed, on one hand, to the loss for Swiss-Lombard Lake Artists of some historical cornerstones territories where they determined the fortune of their modus operandi through centuries; on the other one, using pragmatically the widespread of classicist patterns at first, and later of historicist eclecticism they could ensure new working fields, connected with new artistic and craft activities (ceramic, porcelain, engraving, theatre scenography). A new start which, in practice, determined the renewal of a working system which reaffirmed the operational capacity of Lake Artists until the first half of the XXth century
Gianluigi Bennati. Arte come catarsi esistenziale
Catalogo della mostra (Varese, Rettorato dell'Università degli Studi dell'Insubria, 17 maggio-19 luglio 2019
Antonio Pizzolante : haiku o la forma del vuoto, catalogo della mostra (Rettorato dell'Università degli Studi dell'Insubria, Varese, 15 maggio-28 agosto 2023)
Catalogo della mostra (Varese, Rettorato dell'Università degli Studi dell'Insubria, 15 maggio-28 agosto 2023) inserita nel calendario degli eventi organizzati per i 25 anni dell’Ateneo (1998-2023). Protagonista è il pugliese di nascita, ma varesino d’adozione, Antonio Pizzolante, del quale è sondata l’ultima fase della ricerca, di natura installativa, caratterizzata da un dialogo serrato con lo spazio architettonico. Nelle opere, che sintetizzano e accorpano pittura e scultura, spicca l’indagine sull’antropologia dei materiali antichi (legno, ferro, pietra, carta), connessa al portato della longeva riflessione dell’artista, non scevra di sostrati autobiografici, relativa alle culture mediterranee, che si arricchisce di sofisticati sguardi al mondo orientale. Nel nome del primato della “estetica del vuoto”, intesa nell’accezione, positiva, veicolata dal Taoismo e dal Buddismo, poeticamente rappresentata dai componenti giapponesi haiku, ma anche, a livello figurativo, dalle stampe ukiyo-e, la vacuità assume pari, se non maggiore importanza rispetto al corrispettivo “pieno”, in quanto forza generatrice della realtà e delle sue forme. Alla luce di questo orizzonte di pensiero, la materia e il colore si liberano del superfluo, per giungere a uno stato di minimalista linearità modulare, che riflette o manipola la percezione spaziale degli interni razionalisti del Rettorato, ritmati dalla medesima dialettica fra pieni e vuoti, che divengono cassa di risonanza dell’esplicazione semantica dei manufatti. I lavori selezionati, alcuni già esposti, nel 2022, nella prestigiosa cornice dell’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia, esplorano istanze solo in apparenza dicotomiche, invero compartecipi di una realtà in equilibrio: presenza e assenza, orizzontalità e verticalità, grevità e leggerezza, luce e ombra, cromìa e assenza di colore, tratteggiano, efficacemente, quella che Roland Barthes definì, ne L’impero dei segni (1970), «fragile essenza dell’apparire», riferendosi proprio alle forme artistiche orientali, calligrafia compresa. Una fascinazione che colloca la produzione di Pizzolante entro un dibattito longevo, che, a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, sulla scia del totale affrancamento dalla figurazione, generato dall’affermazione, neoavanguardista, delle sensibilità astratto-concreta, spazialista, informale, concettuale e minimalista, nelle loro variegate declinazioni, consente di rintracciare delle convergenze con i capisaldi del mondo orientale, sperimentate, tra i molti, da artisti del calibro di Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Sam Francis, Franz Kline, Robert Ryman, Yves Klein, Alberto Burri, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Mario Schifano, Francesco Lo Savio, Giulio Paolini, Giuseppe Uncini ed Ettore Spalletti
Molto spesso vediamo le stelle quando già non ci sono più
Una lettura critica del sofisticato, elegante ed enigmatico lavoro di Giovanni Ferrario, artista e docente di evidente sensibilità, pubblicata in occasione di una mostra personale alla Fondazione Achille Castiglioni di Milano
Venezia nel Settecento. Una città cosmopolita e il suo mito, catalogo della mostra (Torino, Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, 20 aprile-3 settembre 2023)
A quasi un secolo di distanza dalla prima esposizione dedicata alla Venezia del Settecento, cui lo stesso Pietro Accorsi diede un rilevante contributo, la Fondazione Accorsi-Ometto ha reso rendere omaggio al mito della Serenissima con una mostra, e il relativo catalogo, che racconta la vita della città lagunare nell’ultimo periodo della sua fulgida storia, delineandone la società e mostrandone gli aspetti più affascinanti e curiosi
Catalogo delle opere; Biografie degli artisti
Catalogo delle opere (scheda storico-critica + immagine a tutta pagina) della Collezione d'Arte Contemporanea dell'Università degli Studi dell'Insubria, costituita dal 1999 al presente a seguito delle donazioni in chiusura delle mostre collettive e personali allestite negli anni. Il nucleo si compone dei lavori di 27 importanti autori del territorio insubre e non solo, le cui biografie sono ricostruite nella sezione dedicata
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