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Introduzione
The Introduction to volume "Dinamiche del potere e dell'ideologia nell'Europa contemporanea (1814-1989)", outlines the items between Restoration and the end of "bipolarism" in 1989, including the debate on forms of government, kind of States and political and social models, together with the ideologies that facilited or obstructed their formation. Through the interpretation of Authors' essaies that range from historical to institutional and from philosophical and epistemological to iconographical analysis, Marco Ferrari underlines how the variety of government forms and political doctrines hides a convergence to a making of an administrative and national state. This state is a political and administrative centralized model that cause reflections on federalism, on individuality, on culture autonomy, on value of constituent processes and on relativity of reason that serve to reveal and avoid the political power trasformation into autocracy
Conoscenza per il restauro dei giardini: approcci metodologici dall’analisi della componente vegetale
L’arte dei giardini è per vocazione tra gli ambiti di incontro delle “Due Culture” – scientifica e letteraria – distinte da Charles Snow nel 1956. Ciò che le accomuna, secondo Fernand Braudel, è rappresentato dalla conoscenza e dalla comprensione della realtà. Nella consistenza complessa, vivente e polimaterica del giardino, la continua interpolazione tra meri dati scientifici e significati culturali è condizione imprescindibile per il processo di conoscenza e conservazione. Di tutte le componenti, la materia vegetale – a causa del suo carattere effimero – è talvolta meno indagata, relegandola a oggetto della pura scienza botanica o a volubile strumento di espressione artistica. Eppure, essa costituisce un vero e proprio archivio naturale di informazioni, capace di svelare le linee guida degli interventi di conservazione.
Analizzando la metodologia di due esemplificative esperienze maturate nell’arco degli ultimi anni di indagine e cantiere su parchi e giardini delle Residenze Sabaude piemontesi, il contributo pone l’attenzione sui nodi critici connessi alla compenetrazione tra le “Due Culture”, con l’intento di dimostrare l’ineludibilità – a fronte dei parziali limiti della conoscenza documentale e scientifica – di un costante riconoscimento di significati e valori culturali per mezzo di una visione mesoscopica, capace di coniugare i molteplici saperi necessari
Le avventure della materia (e della forma): Glauco Gresleri e l’eclettico nel Moderno
The small and remote village of Vajont is a very important place in order to understand the complex cultural and poetic dimension of Glauco Gresleri’s work. For those who visit the cemetery with the chapel and the church with the parish buildings it is impossible to imagine how the two projects – both designed in partnership with Silvano Varnier – belong to the same architect. It is evident how the radical differences of the two contexts – the open and rough landscape in one case, the rigidity of the urban grid on the other – have played a crucial role in determining their different characters: organic and with a material aspect the first, geometric and almost abstract the second. However it is equally evident that this can not be the only reason. From a linguistic point of view, what Gresleri displays, in these two coeval works, is a real programmatic opposition and, after all, a disenchanted declaration of eclecticism. The latter, more than the many others that can be found postwar (especially in Italy), arises from the construction aspect of the architecture and, in particular, from the relationships with the physical and conceptual characters of the material. A composite, manifold, and versatile attitude that still questions us and poses problems of great critical importance, useful to further articulate the many, possible stories of the Modern, in Italy and abroad.Il piccolo e isolato paese di Vajont è un luogo di particolare importanza per comprendere la complessa dimensione culturale e poetica del lavoro di Glauco Gresleri. Per chi visiti il cimitero con la cappella e la chiesa con le opere parrocchiali risulta impossibile immaginare come i due edifici – entrambi realizzati assieme al collega Silvano Varnier – appartengano in realtà allo stesso autore. È evidente che le radicali differenze dei contesti – il paesaggio aperto e aspro in un caso, la rigidità della griglia urbana dall’altro – hanno avuto un ruolo decisivo nel determinarne i diversi caratteri: organico e materico il primo, geometrico e quasi astratto il secondo. Tuttavia è altrettanto evidente che non può essere solo questo. Quella che Gresleri mette in scena, in due opere sostanzialmente coeve, è, dal punto di vista linguistico, una vera e propria opposizione programmatica e, in fondo, una disincantata dichiarazione di eclettismo. Quest’ultimo, più dei molti altri che è possibile riscontrare nel Secondo dopoguerra, soprattutto in Italia, nasce dalla realtà della costruzione e, in particolare, dal confronto con le resistenze, fisiche e concettuali, della materia. Un atteggiamento composito, multiforme e versatile che ancora fa interrogare e pone problemi di grande rilevanza critica, utili per articolare ulteriormente le tante, possibili, storie del Moderno, in Italia e non solo
L'area degli Eremitani : tra autonomia delle parti e sperimentazioni necessarie
Successivamente alla costruzione del viale della Stazione di Padova all'inizio del XX secolo, l'area degli Eremitani acquisisce una nuova dimensione e carica di rilevanza urbana questa parte di città, anche se, significative trasformazioni, l'avevano investita già nel secolo precedente prefigurandone il futuro destino museale. Questa sua precisa vocazione è però anche il suo limite, è ciò che gli impedisce di superare l'autonomia delle singole parti e di costituirsi in una organizzazione spaziale compiuta (che è anche ciò che il progetto dell'avancorpo di Albini, al di là dei sui limiti specifici, provava a fare)
I giardini, laboratori di Arte e Natura
I giardini del Palazzo Reale di Napoli non soltanto rappresentano una rilevante espressione, in area campana, dell’arte e della cultura botanica e architettonica di respiro europeo tra Otto e Novecento; essi si offrono ai visitatori e alla comunità anche quali comparti en plein air complementari agli ambienti del complesso monumentale e alle prestigiose realtà ospitate. L’Appartamento di etichetta, il Teatro San Carlo, la Biblioteca Nazionale, le sedi della Soprintendenza, la Galleria del Tempo, il Memus e altri spazi museali trovano nei giardini e nel sistema di corti il loro connettivo funzionale e il legante percettivo tra il tessuto urbano e il paesaggio litoraneo verso cui si aprono. Il contributo ripercorre sinteticamente gli interventi di Gaetano Genovese, Friedrich Dehnhardt e Camillo Guerra tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento, analizzando criticità odierne e prospettive di restauro
Resilienza al cambiamento climatico nell’arte e nel restauro dei giardini storici, in Il Giardino Globale: le scelte della transizione ecologica
Il contributo verte sull’influsso del cambiamento climatico nell’arte e nel restauro dei giardini storici, nel tentativo di mettere in luce il carattere di resilienza intrinseco alla natura in perenne mutamento di tali particolari “opere viventi” e soprattutto al loro artefice: l’uomo. Si offre in particolare una disamina di danni arrecati negli ultimi decenni a numerosi giardini per effetto di estemporanei eventi catastrofici e di processi lenti e cumulativi: tempeste, alluvioni, siccità, incendi, fisiopatie e malattie di natura biotica, perdita di vocazionalità territoriale ed estinzione di specie vegetali. Emblematica è la «tempesta del secolo» di forza 10 che il 26 e 28 dicembre 1999 si è abbattuta su l’Île de France, sconvolgendo il paradigma dell’arte dei giardini d’Occidente – il parco di Versailles – e con esso l’uomo nella sua capacità di far fronte a un evento traumatico di tale violenza distruttiva. La condizione di tabula rasa ha offerto tuttavia l’occasione per una rigenerazione del patrimonio arboreo, ripristini à l’identique e nuove configurazioni dal vocabolario contemporaneo, analogamente a quanto sperimentato nell’ultimo quarto del XVIII secolo da Hubert Robert per Luigi XVI
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