1,721,301 research outputs found
Impiego di specie animali quali biomarkers del livello di contaminazione da agenti virali e composti organoclorurati in prodotti ittici: correlazione tra livelli residuali e grado di infezione
Ochratoxin A affects COS cell adhesion and signaling
Ochratoxin A (OTA), a metabolite produced by strains of Aspergillus and Penicillium, has nephritogenic, carcinogenic, and teratogenic
activity in animals and humans. Nanomolar concentrations of OTA promote apoptosis in a cell-type specific fashion. In this study, we have
analyzed the molecular mechanism by which OTA affects COS cell adhesion and signaling resulting in an apoptotic response. OTA, at
noncytotoxic doses, was able to detach collagen- and fibronectin-adherent cells from immobilized substratum. However, prior to inducing
detachment of adherent cells, OTA caused apoptosis as measured by caspase-3 activation. The treatment of adherent cells by OTA caused
a reduction of tyrosine phosphorylation levels of FAK and of the adapter protein paxillin. The down-regulation of FAK preceded apoptosis
and cell detachment induced by OTA. The mycotoxin was also able to cause a decrease of the phosphorylation levels of the two Shc
isoforms, P66 and P52, in adherent cells. Since these Shc isoforms have been implicated in the activation of protein kinase c-Src, which
is required for FAK tyrosine phosphorylation, the observed dephosphorylation of FAK and of the FAK substrate paxillin by OTA could be
ascribed to the early down-regulation of Shc isoforms. However, whether FAK and Shc phosphorylation contribute both to the same
pathway leading to the induction of apoptosis by OTA or are involved in two parallel signaling pathways remains to be investigated
Ricerca Corrente: "Monitoraggio di un ecosistema fluviale attraverso lo studio delle malattie infettive e parassitarie e contaminanti ambientali nei teleostei dulciacquicoli del Parco della Sila con particolare riferimento alla trota mediterranea (Salmo trutta)”
Progetto F.A.R.O. - Residui di xenobiotici nel latte di asina: valutazione del rischio per il consumatore
Il latte di asina, che negli ultimi anni sta acquisendo sempre maggiore importanza nel campo dell’alimentazione pediatrica e geriatrica costituisce per l’uomo un potenziale veicolo di residui di xenobiotici. Sono scarsi a tutto oggi gli studi condotti nell’asino allo scopo di valutare l’efficacia terapeutica, la posologia, la cinetica depletiva e la sicurezza d’impiego di farmaci antiparassitari così come non vi sono in letteratura studi di monitoraggio per la valutazione dell’esposizione della specie ai contaminanti clororganici. Il progetto ha lo scopo di analizzare nell’asino infettato naturalmente da ecto ed endo-parassiti l’efficacia parassitologica di molecole registrate in Italia, la cinetica residuale nel latte e la sicurezza del trattamento sull’animale. Inoltre, si prefigge di analizzare la presenza di bifenilipoliclorurati e pesticidi organoclorurati nel latte di asine provenienti da allevamenti dislocati in regione Campania. I risultati dello studio potranno fornire per la prima volta utili elementi alla conoscenza del grado di contaminazione da tali composti di un alimento di recente grande valorizzazione che espone a maggiore rischio tossicologico categorie di consumatori particolarmente sensibili. L’insieme di dati ottenuti forniranno alle autorità sanitarie preposte informazioni utilizzabili nella gestione del rischio chimico da xenobiotici presenti nel latte di asina a tutela della sicurezza del consumatore di prodotti alimentari di origine animale
Ricerca Corrente 2002 finanziata dal Ministero della Salute: “Valutazione del livello di contaminanti ambientali microbiologici e sostanze farmacologicamente attive nel latte e derivati della specie ovi–caprina”.
- …
