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    RAPPORTO DI CAUSALITA' E DANNO DA PERDITA DI CHANCES

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    Un'indagine sul danno da perdita di chances, svolta con un approccio civil-comparativo, che involge i principali problemi della sua risarcibilità in ambito contrattuale ed extracontrattuale. Sia in tema di responsabilità professionali (con particolare riguardo alle attività degli operatori sanitari e dei professionisti legali), sia nei molteplici settori nei quali la giurisprudenza del lavoro, quella civile e quella amministrativa hanno riconosciuto la risarcibilità di questo tipo di danno, la perdita delle chances di realizzare un profitto o di evitare una perdita assurge a modello generale di pregiudizio, certo ed in sé risarcibile, che può consistere in un danno emergente presente e/o futuro, in un lucro cessante presente e/o futuro o in entrambi. Delineata l'autonomia di questa figura (così come elaborata nella tradizione giuridica francese) dalla c.d. concezione eziologica, che tende a risolvere il problema nella prova probabilistica del rapporto causale tra condotta ed evento dannoso inteso nella totalità della "posta finale" (secondo il modello anglosassone all or nothing), la commisurazione della riparazione al danno realmente causato, rappresentato dalla quantità percentuale delle chances perdute per effetto dell'illecito delittuale o dell'inadempimento, induce a considerare questa figura come uno strumento giusto ed efficiente di valutazione dei competing interests delle parti, espressione della regola di equivalenza tra entità del risarcimento e gravità del danno e, quindi, della generale funzione di compensation della responsabilità civile

    LA RESPONSABILITA' DEL PROFESSIONISTA SANITARIO PER IL DANNO DA "NASCITA MALFORMATA"

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    Nella prima parte del saggio si esamina il dibattito che ha caratterizzato l'esperienza francese dopo l'affaire Perruche, criticando l'originario orientamento della giurisprudenza italiana che, nell'aderire sommariamente alle tesi anti-perruchiste, ha concesso ai soli genitori, ma non al minore nato malformato, il risarcimento del danno subito a seguito dell'omissione delle informazioni doverose, sulla base dell'unica considerazione secondo la quale l'ordinamento italiano non riconoscerebbe al minore un diritto di "non nascere se non sano". Tale soluzione destava perplessità: sia perché perveniva a risultati contraddittori, nel contrapporre la causalità attiva all'omissione, sussistendo il rapporto di causalità tra l'inadempimento dell'obbligazione d'informazione e il danno prenatale subito dal fanciullo; sia perché, nel fondarsi su una pretesa assenza dell'interesse protetto, richiedeva una valutazione di "non ingiustizia" del danno, che, invece, è estranea alla responsabilità contrattuale; sia perché lasciava il fanciullo handicappato senza alcuna tutela nei casi di abbandono, di cattiva amministrazione o di premorienza dei genitori. I danni patrimoniali e non patrimoniali patiti dal minore erano risarcibili come conseguenza immediata e diretta (art. 1223 c.c.) dell'inadempimento, al pari di tutte le altre ipotesi nelle quali l'inesatta esecuzione di un contratto arreca danni risarcibili nei confronti di terzi, siano essi considerati "protetti" o no dal contratto. Nella seconda parte dello studio si ripercorre l’itinerario della più recente giurisprudenza in materia di wrongful life. In particolare, si condivide il recente overruling della Cassazione (n. 16754 del 2012) che, sulla base di un’attenta considerazione delle opinioni già espresse in dottrina, sancisce la risarcibilità del danno da «nascita malformata». Sulla base dell'idea secondo la quale il concepito è considerato come oggetto speciale di tutela, e non anche come soggetto di diritto, si esaminano le problematiche più significative: la "condotta colpevole", la legittimazione attiva, l'evento di danno e gli interessi tutelati. Ma la questione giuridica essenziale permane la verifica del rapporto di causalità. Al momento e per effetto della nascita si realizza una “propagazione intersoggettiva dell’effetto dell’illecito” e sorge un diritto di credito al risarcimento, del quale diviene titolare un soggetto fornito della capacità giuridica per essere nato. Nel criticare le tesi che, ipotizzando la sola lesione della personalità, o evocando una funzione «sanzionatoria e deterrente» della responsabilità civile, continuano a dubitare della risarcibilità del danno per wrongful life, si dimostra la sussistenza di un rapporto di causalità giuridica tra l’inadempimento degli obblighi d’informazione (che impedisce alla gestante di esercitare il suo diritto all’autodeterminazione) e i danni (patrimoniali e non patrimoniali) ad esso collegati. L’omissione delle informazioni doverose è causa di una responsabilità contrattuale dei sanitari per wrongful birth nei confronti dei genitori e dei fratelli, sulla base del ricorso al contratto con effetti protettivi per terzi, e di una responsabilità delittuale da inadempimento nei riguardi del fanciullo nato malformato. Dopo aver esaminato i problemi probatori posti da questa figura, ampiamente diffusa nel diritto francese, si individuano i danni patrimoniali e non patrimoniali risarcibili. Il danno da «nascita malformata», quale causa di una «esistenza diversamente abile», impone di risarcire non soltanto la lesione del diritto alla salute, ma anche «lo stato funzionale di infermità, la condizione evolutiva della vita handicappata intese come proiezione dinamica dell’esistenza, che non è semplice somma algebrica della vita e dell’handicap, ma sintesi di vita ed handicap, sintesi generatrice di una vita handicappata»

    LA RESPONSABILITA' CIVILE NELLE PROFESSIONI LEGALI

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    Lo studio, nel ripercorrere gli itinerari della responsabilità degli operatori legali (avvocato, dottore commercialista, notaio), s’interroga sulla possibilità di ricostruire uno statuto unitario delle responsabilità professionali. Sotto il profilo della prestazione, la più rigorosa posizione assunta dalla giurisprudenza in tema di responsabilità sanitaria inizia ad incidere anche in tema di professioni legali, pur in presenza di un’implicita valutazione assiologica effettuata dalle Corti: il sempre più frequente ricorso all’inversione dell’onere della prova, ispirato al principio di vicinanza o di prossimità, induce a ravvisare ora delle obbligazioni "de moyens renforcées" o "de résultat atténuées", caratterizzate da una presunzione di responsabilità suscettibile di prova contraria, ora (ad es., nell’attività di consulenza, nella redazione di contratti e pareri, nell’adempimento degli obblighi d’informazione) una vera e propria obbligazione di risultato. Ma il problema centrale consiste nella prova del nesso di causa: il cammino delle Corti dalla “certezza morale”, alla “ragionevole certezza”, alla “ragionevole probabilità” si conferma ondivago. Il risarcimento del danno da perdita di chances appare una soluzione auspicabile anche a seguito dell’irrigidimento dei doveri deontologici e dell’introduzione dell’assicurazione obbligatoria, in quanto, nel commisurare la riparazione alle chances realmente perdute, può rappresentare uno strumento giusto ed efficiente di valutazione dei competing interests delle parti, espressione della generale funzione di compensation della responsabilità civile

    La responsabilità civile al confine tra contratto e torto. Obbligazioni di sécurité, Schutzpflichten ed effetti di protezione del contratto rispetto a terzi

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    Un itinerario, condotto con metodo comparativo, al confine tra contratto e torto. Nello scritto si ricostruiscono la nascita e l’evoluzione dell’obbligazione “determinata” di sécurité e della stipulation pour autrui tacite, in Francia, degli obblighi di protezione (Schutzpflichten) e del contratto con effetti di protezione per terzi (Vertrag mit Schutzwirkung für Dritte) nel diritto tedesco, dai primi tentativi in materia di infortuni sul lavoro e di contratto di trasporto alla loro estensione ad ipotesi sempre più varie e diversificate. L’affermazione delle obbligazioni di sécurité, degli obblighi di protezione e di inediti rimedi contrattuali “a favore" di terzi testimoniano una tendenza comune della giurisprudenza europea volta ad attrarre, all’interno di una struttura complessa del rapporto obbligatorio, interessi diversi rispetto alla prestazione, ai quali la disciplina della responsabilità contrattuale può conferire un più intenso livello di tutela

    I DANNI NON PATRIMONIALI

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    Lo studio ricostruisce la nascita e l'evoluzione del danno esistenziale nei suoi rapporti con gli altri danni non patrimoniali (danno alla salute e danno morale). Tramontata l'originaria tesi onnicomprensiva del danno esistenziale, la partizione del danno non patrimoniale in una pluralità di voci, da valutare individualmente, trova significativi equivalenti in altre esperienze europee (préjudice d'agrément, loss af amenities of life, ad es.). Nel criticare il principio di tipicità dei danni non patrimoniali, escogitato in dottrina e , poi, recepito dalle Sezioni Unite della Cassazione, si sottolinea il carattere primario, prioritario e sistemico-assiologico del giudizio di ingiustizia, quale unico criterio selettivo del danno risarcibile (sia esso patrimoniale o non patrimoniale)

    Quadratic lifespan and growth of Sobolev norms for derivative Schrödinger equations on generic tori

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    We consider a family of Schrödinger equations with unbounded Hamiltonian quadratic nonlinearities on a generic tori of dimension d≥1. We study the behavior of high Sobolev norms Hs, s≫1, of solutions with initial conditions in Hs whose Hρ-Sobolev norm, 1≪ρ≪s, is smaller than ε≪1. We provide a control of the Hs-norm over a time interval of order O(ε−2). Due to the lack of conserved quantities controlling high Sobolev norms, the key ingredient of the proof is the construction of a modified energy equivalent to the “low norm” Hρ (when ρ is sufficiently high) over a nontrivial time interval O(ε−2). This is achieved by means of normal form techniques for quasi-linear equations involving para-differential calculus. The main difficulty is to control the possible loss of derivatives due to the small divisors arising form three waves interactions. By performing “tame” energy estimates we obtain upper bounds for higher Sobolev norms Hs
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