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Scrivere sul crinale. Etnografia, narrativa e riflessività nella ricerca di Giulio Angioni
La singolare esperienza intellettuale di Giulio Angioni ha associato una rigorosa scrittura etnografica su temi come il lavoro agricolo tradizionale, i saperi incorporati e le forme contemporanee delle identità culturali nelle società di massa, con una narrativa memoriale e totalmente inserita nell'universo dei movimenti, delle migrazioni e dei contatti culturali. Il saggio tenta di isolare a alcuni tratti di una tendenza riflessiva che in Angioni fa entrare in risonanza i due livelli della sua esperienza intellettuale.Giulio Angioni's singular intellectual experience has associated rigorous ethnographic writing on topics such as traditional agricultural labor, embedded knowledge and contemporary forms of cultural identities in mass societies, with a memorial narrative that is totally embedded in the universe of movements, migrations and cultural contacts. The essay attempts to isolate to some traits of a reflexive tendency that in Angioni makes the two levels of his intellectual experience resonate
Max Leopold Wagner fotografo. La Sardegna oltre il linguaggio.
Dal 1905 al 1927 il linguista tedesco Max Leopold Wagner compie viaggi di ricerca in Sardegna per studiare gli aspetti etimologici e formali di tutte le varianti della lingua sarda. Le fotografie che esegue con un programmatico intento documentario, principalmente per corredare i suoi contributi all' A.I.S. (Atlante linguistico etnografico Italiano e Svizzero), sono qui interpretati come strumento di accesso a un complesso rapporto fra visione e conoscenza che si deve analizzare in Wagner studiando i racconti di viaggio (Reisebilder), i suoi saggi etnolinguistici sulla Sardegna (fra cui il Dizionario Etimologico della Sardegna, La lingua sarda, La vita rustica) e il corpus fotografico presentato nel volume. Nelle immagini emerge un ritratto della lenta evoluzione storica del paesaggio rurale dell'isola e dei suoi abitanti, visti con occhi non neutri e appassionati, a causa dell'immagine di alterità "antica" elaborata da questo visitatore umanista innamorato dell'isola
Visioni, mappe, riconoscimenti. Una navigazione sull'immagine della famiglia italiana a cinquant'anni dall'approdo.
«Dal secondo dopoguerra e fino alla metà degli anni Ottanta del Novecento gli studi di ambito antropologico riguardanti il territorio italiano evidenziano un importante filone di ricerca e di riflessione incentrato sul mondo contadino e pastorale e, più in generale, sulla cultura degli strati sociali che, con i termini del tempo, sono definiti "fascia folklorica", "cultura subalterna", "mondo popolare", ecc. Demologia è la denominazione che, insieme a tradizioni popolari, indica quel segmento di studi antropologici italiani. Aspetti filologici, semiotici, comunicativi, visuali, musicali, coreutici, museografici, ergologici, rituali, cerimoniali, magici, religiosi ecc., hanno contribuito - mediante l'elaborazione di una peculiare metodologia di ricerca e di analisi - a costruire un sapere complesso e stratificato, hanno dato luogo a un sistema di relazioni interdisciplinari spesso dal carattere sperimentale e innovativo, hanno stimolato una volontà di contribuire a una restituzione in chiave pubblica del lavoro antropologico in forma di azione politica, hanno determinato una penetrazione e una presenza nella società civile a un livello alto del contesto intellettuale in Italia (...).
Paesaggi sensoriali delle miniere. Suoni, voci e memorie alla fine della vita estrattiva nella Sardegna sud-occidentale
Per l'antropologo, il lavoro minerario sembra essere caratterizzato da un insieme specifico di relazioni spaziali, materiali, corporee e sensoriali. I dibattiti in corso in antropologia sottolineano l'importanza di un approccio diretto a questa gamma di caratteristiche dell'esperienza, in correlazione con la necessità di comprendere come esse siano collegate con i significati sociali. Questo articolo utilizza tale approccio per indagare come le esperienze sensoriali dell'attività mineraria siano condivise dai minatori come comunità di pratica. Allo stesso tempo, il declino storico dell'attività mineraria sta inesorabilmente limitando i paesaggi e le culture minerarie al patrimonio del passato. Nei distretti minerari europei, come quello della Sardegna sud-occidentale (Italia), un ricco patrimonio di memoria di un mondo minerario abbandonato convive con una serie di impianti minerari avanzati, sovvenzionati dallo Stato, che stanno cessando di essere attivi. In questo contesto, sembra apparire una particolare forma di vita che lega minatori, testimoni di un passato minerario recente, con le comunità locali ancora coinvolte nell'attività mineraria. L'esistenza di una ricca sensibilità uditiva nel sottosuolo, registrata dal progetto di ricerca è strettamente legata al modo in cui gli ex minatori "danno voce" e "sentono" ciò che dicono. I paesaggi sensoriali della vita in miniera sono legati alle voci soggettive che ne esprimono la storia e la memoria. Partendo da una ricerca etnografica, discuterò la relazione tra gli aspetti performativi della memoria orale e le dimensioni acustiche e visive del lavoro minerario moderno.For the anthropologist, mining work seems to be characterized by a specific set of spatial, material, bodily and sensory relationships. Current debates in anthropology emphasize the importance of a direct approach to this range of features of experience, in correlation with the need to understand how they are related to social meanings. This article uses this approach to investigate how sensory experiences of mining are shared by miners as communities of practice. At the same time, the historical decline of mining is inexorably limiting mining landscapes and cultures to the heritage of the past. In European mining districts, such as that of southwestern Sardinia (Italy), a rich heritage of memories of an abandoned mining world coexists with a series of advanced, state-subsidized mining facilities that are ceasing to operate. In this context, a particular form of life seems to appear that links miners, witnesses of a recent mining past, with local communities still involved in mining. The existence of a rich auditory sensitivity in the underground, recorded by the research project is closely related to the way former miners “voice” and “hear” what they say. The sensory landscapes of mine life are linked to the subjective voices that express their history and memory. Drawing on ethnographic research, I will discuss the relationship between the performative aspects of oral memory and the acoustic and visual dimensions of modern mining work
Paesi immateriali. Residenza, appartenenza e distanza tra spopolamento e migrazioni transnazionali
Una vita due volte vissuta. Giulio Angioni scrittore e antropologo
Questo volume, nato dalla collaborazione fra il Centre de Recherches Italiennes (CRIX) dell'Università Paris-Nanterre e del Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali dell'Università degli Studi di Cagliari, raccoglie i contributi di diversi studiosi dei due atenei che hanno voluto offrire in omaggio e in memoria di Giulio Angioni (1939-2017). Tali contributi propongono sia analisi dettagliate e originali dell'opera di Giulio Angioni, nella sua duplice veste di scrittore e antropologo, sia approfondimenti relativi alle peculiarità della sua produzione letteraria e saggistica
Procedure Dub. Note etnografiche su La visita di Giulio Angioni e oltre
Il capitolo esplora l'intersezione tra le opere antropologiche e letterarie di Giulio Angioni, utilizzando l'opera "La visita" come punto focale.
Il capitolo esamina l'originale fusione di ricerca scientifica e narrazione in Angioni, evidenziando come "La visita", un'opera teatrale su uno studente che intervista un anziano contadino sardo, illustri le riflessioni più ampie di Angioni sulla vita rurale, la memoria e l'identità della Sardegna. Il saggio sottolinea i parallelismi tra il lavoro sul campo di Angioni e le sue opere narrative, mostrando come abbia unito esperienze etnografiche della vita reale con elementi di finzione per far luce sulla cultura sarda.
Il capitolo propone il concetto di "procedure dub" per leggere lo stile narrativo di Giulio Angioni, in cui i frammenti vengono rimescolati e reinterpretati, arricchendo sia lo scrivere antropologico che l'abilità narrativa. In definitiva, il saggio esplora i confini fluidi tra finzione ed etnografia nell'opera di Angioni, sottolineando il suo contributo duraturo a entrambi i campi.The chapter explores the intersection between Giulio Angioni's anthropological and literary works, using the work "La visits" as a focal point.
The chapter examines Angioni's unique blending of scientific research with storytelling, highlighting how "La visits"—a stage play about a student interviewing an elderly Sardinian farmer—illustrates Angioni's broader reflections on Sardinian rural life, memory, and identity. The essay underscores the parallels between Angioni's fieldwork and his narratives, showing how he merged real-life ethnographic experiences with fictional elements to shed light on Sardinian culture.
The chapter proposes the concept of "dub procedures" to read the storytelling style of Giulio Angioni, where fragments are re-mixed and reinterpreted, enriching both anthropological insight and narrative craft. Ultimately, the essay explores the fluid boundaries between fiction and ethnography in Angioni's work, emphasizing his lasting contribution to both fields
"La ricerca folklorica", n. 57 dedicato a "Visioni in movimento. Pratiche dello sguardo antropologico"
Felice Tiragallo e Cristina Grasseni hanno curato la raccolta di 17 saggi sullo stato dell'arte dell'antropologia visuale in Italia e hanno scritto una introduzione. "La ricerca folklorica" è una rivista semestrale di impostazione monografica
La cultura materiale
Felice Tiragallo ha curato la traduzione dal francese, l'adattamento e la presentazione in post-fazione dell'opera di Warnier, pubblicata in Francia nel 1999 col titolo "Construire la culture materielle", Paris, PUF
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