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Referee of Clinical Linguistics & PHonetics Publication Frequency: 12 issues per year Subjects: Communication Disorders; Rehabilitation Medicine; Also incorporating: Journal of Multilingual Communication Disorders ISSN: 1464-5076 (electronic) 0269-9206 (paper)
refere
Livelli di analisi nella valutazione del dato linguistico
The relevance of semantics and pragmatics in controlling linguistic stipulations is discussed and a contrastive analysis of some properties of semifactive assertive predicates is analyzed.The aim of the paper is to emphasise the relevance, in giving an adequate description of syntactic phenomena, of an appropriate semantic characterisation, verified in a variety of pragmatic contexts. One example is offered by a contrastive analysis, in Romance and Germanic languages, of a series of semifactive assertive families of predicates indicating mental states, (such as Italian "sapere", English "know") forms of communication like (Italian: "dire", English. "say") or forms of perception (Italian "vedere, " English "see"). A common feature of these languages is the identity of morphological realisation between indirect x-interrogative and independent relative pronouns (both derived from the Indo-European indefinite/ interrogative pronoun *kw ).
Linguistic literature lacks consistency in the evaluation of these kw subordinates depending on these semifactive assertive predicates interpreted either as interrogatives or independent relatives according to the topic being dealt with.
Although the two homophone constructions, interrogatives or independent relatives, are acknowledged as syntactically and semantically different, the same subordinate in the declarative positive form of (1) or (2), depending on a semifactive predicate like sapere in Italian or know in English does not seem to give rise to uniform and consistent intuitions:
(1) So che cosa hai detto.
"I know what you said."
(2) I know what you said.
(1) and (2) have at varying times in the literature been interpreted as interrogative (Rizzi 1982:61 and also 1986; Karttunen 1978:183; Grimshaw 1979:282) or as independent relative (Hirschbuler & Rivero 1983:505ff; Groos & Van Riemsdjik 1981:173).
This discordance in the interpretation of the same clause, oscillating between interrogative and independent relative, constitutes, in itself, grounds for analysis: it has consequences not only on the level of descriptive adequacy, but it also seems to have some bearing on the explanatory principles of linguistic theory
Regolarità sintattiche e pragmatiche nel linguaggio infantile
Aim of the paper is to highlight the relevance of discourse tools not only in controlling linguistic stipulations, but in capturing wider generalisations and in abstracting properties at sentence level. The research deals with the same corpus, collected in the seventies by Gianna Tirondola and concerning her conversations with six children in a diglossic situation, which has been investigated in two very different frameworks. First Fava and Tirondola analyzed some Subject properties in the Relational Grammar model. By defending a pragmatic approach, the grammatical criteria required for an appropriate interpretation of the 'syntactic' Subjects in Italian and Veneto early child language are rediscussed. I will argue, both on methodological and theoretical grounds, that that there are some discourse notions such as topic and focus that must be constantly taken into consideration in searching for syntactic Subjects in children's utterances
Membro del comitato scientifico del XLII Congresso della Società di Linguistica Italiana, Pisa, Scuola Normale Superiore, 25-27 settembre 2008, Linguaggio e Cervello.
membro del comitato scientific
t2nd.Clinical Linguistic Congress in Madrid, november 2008, Università Autonoma di Madrid,
member of the scientific comette
Note su forme grammaticali e atti di domanda in italiano
Se la teoria degli atti linguistici di Austin, nellasua proposta originaria e negli sviluppi successivi. ha rivelato un'importanza e un successo indiscussi negli studi dilinguistica pragmatica e di analisi del discorso, il ruolo e lo sviluppo che ha invece avuto negli studi grammaticali,in senso stretto, e per molti aspetti controverso e. comunque,si colloca storicamente nell'arco di un decennio, all'intornoagli anni '70. Parallelamente. l'attenzione che in gran partedelle ricerche sugli atti linguistici viene rivolta a fatti grammaticali e molto spesso rapsodica. Questo fatto può apparire curioso, quando si pensi che questi studi, in cui si affrontano problemi relativi alla natura delle regole e delle convenzioni, che rendono effettive e appropriate le nostre conversazioni, presuppongono quasi sempre una qualche nozione di competenza grammaticale. Non solo,nel proporre e sviluppare ipotesi relative al riconoscimento e all'interpretazione di un atto linguistico, si ha da poter offrire una formulazione del significato letterale di un atto, fornendo quindi unarappresentazione degli indicatori di forza illocutoria descrittivamente adeguata. Invece, l'imprecisione delie descrizioni inguistiche, e, a volte, anche la mancanza di una chiara distinzione tra proprieta grammaticali di un enunciato, daun lato, e proprieta pragmatiche legate al suo proferimento, dall'altro, e tutt'altro che frequente nella letteraturain merito agli atti linguistici. Il fatto cioe che un enunciato con struttura interrogativa possa essere interpretato divolta in volta non solo come una domanda, ma come una richiestadi azione, una esclamazione, o altro, ha contribuito a ingenerare confusione ed equivoci nelle descrizioni linguistiche.Tutto questo spiega, in parte. senza giustificarlo. il prevalere nella letteratura piu recente, di posizioni che, trascurando vieppiu, o negando l'aspetto "letterale" degli atti linguistici,privilegiano soltanto gli aspetti inferenziali e contestualidegli atti linguistici. Invece, descrivere adeguatamente gli indicatori di forzagrammaticali (o i candidati a tale ruolo, al ruolo cioe diquello che attribuisce a un enunciato la sua forza letterale)puo consentire un controllo di (alcune) posizioni e stipulazioni, tra le piu note, sui livelli di rappresentazione degliatti linguistici, anche se, naturalmente. la forza letteraledi un enunciato non esaurisce l'atto in questione. Seguendo una tradizione di ricerca chea ssocia chiaramente proprieta grammaticali a tipi di attilinguistici, verifico per alcune strutture dell'italiano l'adeguatezza descrittiva delle categorie linguistiche più comunemente adottate nella rappresentazione degli indicatori di forza, limitatamente ai performativi primari di un solo tipo di atto linguistico, il domandare relativamente al problema della rappresentazione della forza illocutoria (delle domande). in tanto in quanto e espressa grammaticalmente, prescindendo cioè da come talirappresentazioni siano integrate in altri livelli di rappresentazioni. Spesso ci si limiti a trattare i proolemi aperti da Austin considerando uno solo dei vari indicatori ("il modo") o raggruppandoli "in tipi o modi maggiori".L'osservazione di alcune caratteristiche del modo, come categoria inflessionale del verbo. relativamente alle relazioni fra strutture interrogative e tipi di domande, consente di controllare le basi fattuali, per l'italiano, di queste due forme di rappresentazioni degli indicatori di forza. Cerchero di dimostrare come un approccio (descrittivamente) più adeguato per caratterizzare quelle forme grammaticali dell'italiano, che si correlano alla funzione del domandare, sia quello in cui le descrizioni degli indicatori di forza del domandare siano organizzate intorno a un tipo sintattico canonico (o anche non marcato) che consenta qualche tipo di variazione da quest'ultimo (cfr. Chomsky 1981). La riorganizzazione di alcune descrizioni degli indicatori di forza del domandare come variazioni da un tipo sintattico canonico meglio rende conto di alcune correlazioni di forma e funzione che caratterizzano gli atti di domanda in italiano
Alcuni problemi di una regola di promozione nella grammativa relazionale
In questa ricerca si analizza una regola di promozione nel quadro della grammatica Relazionale
Interrogative or Relative Clauses?.
"Rivista di Linguistica" 2
In the Indo-European languages, where there is the identity of morphological realisation between interrogative and independent relative pronouns, indirect WH questions and independent relatives are in many cases homophonous. Although the two constructions, interrogative and independent relative, are acknowledged in literature as syntactically and semantically different, the evaluation of these subordinates lacks consistency when they depend on a series of semifactive assertive families of predicates. This discordance in the interpretation of the same clause, oscillating between interrogative and independent relative, constitutes, in itself, grounds for analysis. It has consequences not only on the level of descriptive adequacy, but it also seems to have some bearing on the explanatory principles of linguistic theory. In giving an adequate description of independent relatoves and indirect WH questions, an appropriate semantic characterisation, verified in a variety of different pragmatic contexts is necessary. A contrastive framework, moreover, evidentiates the relevance of semantics and pragmatics not only in controlling linguistic stipulations, but in capturing wider generalisations and in abstracting properties of language. The question is all the more interesting because syntactic theory, in its mostly influential variants, has been constructed via argumentation which makes minimum use of necessarily pre-theoretic notions about meaning and connected thought
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