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    Atteggiamenti degli assistenti sociali nei confronti delle famiglie omogenitoriali

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    Introduzione. Il ricorso alla step-child adoption è fondamentale per la costituzione delle famiglie omogenitoriali, per il benessere e la tutela dei minori che vi crescono. Tuttavia il riconoscimento giuridico di queste famiglie è ostacolato da un vuoto legislativo in Italia, e ciò rappresenta una criticità anche per i professionisti che vi lavorano. Gli assistenti sociali sono fra le figure professionali coinvolte nell’iter che le coppie formate da persone lesbiche e gay (LG) devono affrontare per il riconoscimento legale del genitore non biologico all’interno della famiglia. Diversi studi hanno mostrato l’influenza di una serie di variabili sugli atteggiamenti delle persone verso le famiglie omogenitoriali e i loro diritti, ma solo pochi hanno posto l’attenzione sugli assistenti sociali. Gli obiettivi del presente studio sono 1) Indagare la relazione fra orientamento politico, religione dei professionisti e atteggiamenti verso l’approvazione della step-child adoption 2) Esaminare l’impatto del contatto con persone LG sugli atteggiamenti 3) Esplorare la relazione tra la partecipazione a corsi di formazione sul tema dell’omogenitorialità e gli atteggiamenti degli assistenti sociali

    Orientamento sessuale, comportamento prosociale e atteggiamenti verso il cristianesimo in un gruppo di adolescenti italiani

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    Introduzione. Diversi studi evidenziano l’influenza di alcune variabili sugli atteggiamenti verso il cristianesimo, come la religiosità dei genitori, il comportamento prosociale (CP) e un orientamento religioso estrinseco-sociale (ES), che consiste nell’uso strumentale della religione come fonte di gratificazione sociale. Riguardo al genere, le femmine mostrano atteggiamenti più positivi dei maschi, mentre solo poche ricerche analizzano il ruolo dell’orientamento sessuale. Il presente lavoro ipotizza (1) che le adolescenti di genere femminile e con un orientamento sessuale eterosessuale mostrino atteggiamenti più positivi verso il cristianesimo rispetto ai maschi e ai partecipanti lesbiche/gay (LG); (2) che un orientamento religioso ES e un CP siano associati a un atteggiamento positivo verso il cristianesimo. Metodo. Il campione è composto da 910 adolescenti (53% femmine, 47 % maschi), che si auto-identificano come eterosessuali (91.6%) e lesbiche/gay (8.4%). L’età varia tra i 14 e i 19 anni (M = 16.64, SD = 1.68). Gli strumenti utilizzati sono la Francis Scale of Attitude Toward Christianity (FSAC; Francis & Stubbs, 1987) per misurare gli atteggiamenti verso il cristianesimo in termini di coinvolgimento religioso profondo; lo Strenghts and Difficulties Questionnaire (SDQ; Goodman, 1997) per il CP; due item che indagano la percezione degli adolescenti relativa all’importanza che i genitori attribuiscono alla religione; degli item che misurano l’orientamento religioso ES. Risultati. Un’ANOVA 2 (femmine vs. maschi) X 2 (eterosessuali vs. LG) relativa agli atteggiamenti verso il cristianesimo ha evidenziato un effetto principale dell’orientamento sessuale, F(1,905) = 23.58; p < 0.001, ηp2 = 0.03, ma non del genere, e nessun effetto interazione. Gli adolescenti eterosessuali (M = 87.91, SD = 23.43) mostrano atteggiamenti più positivi verso il cristianesimo rispetto agli adolescenti LG (M = 74.79, SD = 14.79). La scala FSAC correla positivamente con la religiosità dei genitori, il CP e un orientamento religioso ES. La regressione gerarchica multipla evidenzia che alti punteggi nella FSAC risultano associati con il genere femminile (β = –.07, t = – 2.67, p = .008), l’orientamento sessuale eterosessuale (β = .12, t = 4.53, p < .001), un’elevata religiosità paterna (β =.08, t = 2.63, p = .008), e materna (β = .23, t = 7.36, p < .001); inoltre emerge che alti punteggi nell’orientamento religioso ES (β = .32, t = 11.37, p < .001), e nel CP (β = .21, t = 8.01, p < .001), risultano significativamente associati con atteggiamenti positivi verso il cristianesimo. Conclusioni. L’appartenenza a una minoranza sessuale emerge come un fattore ostacolante in termini di propensione verso il cristianesimo, riflettendo la percepita inaccessibilità alla religione da parte di persone LG. In un’età delicata come quella dell’adolescenza, è importante promuovere interventi di inclusione e riconoscimento delle diverse soggettività nei vari ambiti socio-culturali condivisi

    Italian sexual minority older adults in healthcare services: identities, discriminations, and competencies

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    Purpose This study explores perceptions and experiences related to healthcare utilization in a group of Italian sexual minority older adults, to understand the unique challenges faced by this population when accessing healthcare services. Older adults represent one of the subgroups exposed to the highest risk within sexual minorities with regard to physical and mental health. Method Data collection occurred between October 2018 and April 2019. Semi-structured interviews were carried out with 23 participants over 60 years, including questions about participants’: experiences when dealing with physical/mental healthcare services; tendency to disclose sexual orientation in clinical contexts; preferences and desires when seeking care. Data were analyzed using Interpretative Phenomenological Analysis (IPA), in order to provide qualitative information on participants’ experiences. Results Three interconnected themes were identified: the relevance of clinician and patient’s identities in determining confidence and satisfaction; expectations and experiences of discrimination; the need for specific competencies on sexualminority concerns. Conclusion Access and utilization of healthcare services can be considered as a multi-faceted phenomenon which involves people’s past and current experiences, perceptions, expectations and desires. Participants’ perception of having to deal with heterosexist healthcare settings influences health behaviors and outcomes. Policy Implications Interventions directed to healthcare providers are needed, to increase specific competencies and ensure safe and affirming environments

    Madri elicottero e padri elicottero: contributo alla validazione italiana dell’helicopter parenting instrument

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    Introduzione. L’helicopter parenting (Cline & Fay, 1990) rappresenta una tendenza ad utilizzare tattiche e strategie di genitorialità adeguate ma messe in atto ad un livello inappropriato (LeMoyne & Buchanan, 2011), come un iper-coinvolgimento e un controllo eccessivo nella vita dei propri figli anche quando essi raggiungono la maggiore età. Diversi studi evidenziano l’influenza negativa di uno stile genitoriale “elicottero” sul benessere e sulla salute mentale di adolescenti e giovani adulti (LeMoyne & Buchanan, 2011; Schiffrin et al., 2014; Segrin et al., 2013). Nonostante queste evidenze empiriche, non esiste ancora in letteratura uno strumento valido e condiviso che valuti tale stile genitoriale emergente. Il presente studio ha quindi l’obiettivo di contribuire alla validazione italiana dell’Helicopter Parenting Instrument (HPI; Odenweller et al., 2014), strumento self-report che misura la percezione del funzionamento dei propri genitori mediante 15 item. Metodo. La presente ricerca è stata condotta su 612 adolescenti e giovani adulti (59% femmine) tra i 14 e i 30 anni (M = 17.4, DS = 1.8). È stata condotta un’analisi fattoriale confermativa (AFC) per verificare la struttura monofattoriale del modello di Odenweller e colleghi (2014). Risultati. L’adeguatezza del modello monofattoriale è risultata ampiamente soddisfacente. Sebbene il χ2 del modello sia risultato significativo, χ2madri(5) = 17.03, p <.01; χ2padri(5) = 16.39, p <.01, tutti gli altri indici mostrano valori soddisfacenti sia nella versione somministrata alle madri, χ2/df = 3.40; CFI = .99; NNFI = .97; RMSEA = .06; (90% CI: .030; .095), che ai padri, χ2/df = 3.27; CFI = .99; NNFI = .97; RMSEA = .06; (90% CI: .028; .094). Le attendibilità sono risultate pari a .77 per la versione materna e .78 per quella paterna. Un t test per campioni appaiati ha mostrato una differenza significativa tra le due versioni dell’HPI, t(611) = 11.66, p < .001, mostrando come le madri, M = 4.1, DS =.81, tendono ad essere percepite più iper-controllanti rispetto ai padri, M = 3.7, DS = .80. Le due versioni hanno mostrato una buona validità convergente con altri strumenti usati per valutare il funzionamento familiare. Le correlazioni più alte sono state riscontrate tra HPI paterno e coping, r =.131, p <.001, e tra HPI materno e comunicazione, r = –.285, p <.001. Conclusioni. I risultati hanno confermato le buone caratteristiche psicometriche dello strumento e una struttura monofattoriale sovrapponibile a quella dello studio originale. L’HPI è il primo strumento validato in Italia volto alla misurazione della percezione di comportamenti legati all’helicopter parenting da parte di adolescenti e giovani adulti. La necessità di valutare questo costrutto viene suggerita da recenti ricerche che hanno evidenziato come tale stile genitoriale stia aumentando sempre di più negli ultimi anni (Kelly et al., 2017; Odenweller et al., 2014; Schiffrin & Liss, 2017). In termini di implicazioni pratiche, l’HPI può rappresentare un valido strumento non solo nella ricerca, ma anche in ambito educativo e clinico

    Salute, sicurezza e competenza percepita: le esperienze delle persone lesbiche e gay anziane nei contesti medici e psicologici.

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    Introduzione. Le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT+) anziane rappresentano una popolazione ad alto rischio per quanto concerne la salute fisica e mentale (Rosati et al., 2018; Scandurra et al., 2017). Tra i fattori di rischio più rilevanti emergono: a) lo stress cronico legato allo status di minoranza sessuale e b) la scarsa formazione di medici, psicologi e operatori sanitari sulle caratteristiche specifiche di tale popolazione (Durso &amp; Meyer, 2012); c) la percezione dei servizi di cura a breve o lungo termine come contesti poco sicuri o addirittura minacciosi (Addis et al., 2009), per la paura connessa al coming-out, in termini di forzato occultamento o svelamento (Brotman et al., 2007). Il presente lavoro intende indagare in profondità la qualità della relazione tra anziani LGBT+ e assistenza sanitaria e psicologica. Metodo. È stata utilizzata un’intervista semi-strutturata individuale con 12 anziani (6 gay, 6 lesbiche) che esplora l’utilizzo e l’accessibilità ai servizi sanitari e psicologici e le risonanze emotive nei confronti di medici e psicologi. Risultati. Attraverso l’Interpretative Phenomenological Analysis (IPA, Smith et al., 2009) sono emersi tre temi principali: (1) l’identità sessuale è un fatto psicologico e non medico; (2) discriminazione vissuta e/o percepita (3) scarse competenze in ambito LGBT+: il paziente si percepisce come più esperto dei professionisti. Conclusioni. L’ansia e la paura legate alla discriminazione possono portare all’occultamento della propria identità sessuale, spesso in maniera inconsapevole (Otis, 2016). I partecipanti percepiscono una distinzione netta psiche-soma: lo svelamento è più semplice in ambito psicologico mentre viene negato in ambito medico. La sfiducia verso medici e psicologi porta spesso a ritardare o evitare le cure. I pazienti LGBT+ preferiscono, generalmente, che chi si prende cura di loro sia a conoscenza del loro orientamento sessuale e delle specificità legate alle identità LGBT+ (Stein et al., 2010)

    Paolo Rosati, “ArchaeoloGIS” a QGIS plugin for archaeological spatial analysis

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    ArchaeoloGIS is a QGIS plugin for very basic archaeological spatial analysis. It was inspired by the accurate studies in geography, methodology and digital humanities made by the author during the years of his participation in the ERC project PAThs. The Archaeological Atlas of the Coptic Literature (https://atlas.paths-erc.eu). The first steps were taken from the studies of the road network named MOvEIT (https://paths-erc.eu/moveit/, Bogdani 2023). The coding phase started in the winter of 2021 and the validation on the practical applications presented below were carried out during the spring of the next year. The plugin is GPL-3.0 licensed and can be freely installed from the official repository (https://github.com/archeorosati/archaeoloGIS). It is developed as a QGIS Processing Toolbox script, it is still in beta version and suggestions and questions from the community are welcomed. At present, it consists of a unique script named Tabula Peutingeriana after the famous imperial Roman map, able to output points at a regular, fixed distance of a Roman mile along a path or network of paths. It can be used to position virtual milestones along an already provided road network, eventually help- ing to find the location of original ones, by counting the Roman miles from a given starting point

    Capitolo 1. Le parole sono importanti.

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    Che cosa vuol dire coming out? Come reagiscono i genitori al coming out? In che modo i genitori possono contribuire alla promozione del benessere della propria figlia o del proprio figlio? Sono alcune delle domande alle quali risponde questo libro attraverso le testimonianze di genitori di ragazze lesbiche e ragazzi gay. Ciò che emerge dalla lettura delle storie di vita è l’importanza di poter condividere le proprie emozioni ed esperienze. Il confronto con altri genitori in uno spazio di ascolto non giudicante permette non solo di superare le proprie paure e difficoltà ma soprattutto di rinascere come genitori

    Variabili relazionali e benessere psicologico in persone anziane gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Una rassegna critica

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    La letteratura psicologica ha solo recentemente prestato maggiore attenzione alle persone anziane lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) anche a causa delle sfide metodologiche che caratterizzano lo studio di tale popolazione. Scopo della presente rassegna è approfondire il contesto sociale e relazionale delle persone anziane LGBT e l’impatto che le relazioni significative esercitano su alcuni processi fondamentali come il coming-out e l’isolamento, il benessere psicologico e la salute fisica. Uno dei principali fattori di rischio quando si parla di anziani LGBT riguarda l’invisibilità e l’emarginazione nel rapportarsi all’assistenza socio-sanitaria. La presenza di una rete sociale di supporto e di cura si configura invece come un importante fattore di protezione

    Who are you and where do you belong?’: Queer Reflexivity in Qualitative Psychological Research

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    When I was conducting the first step of the participants’ recruitment process for my research, I immediately had to deal with a first, unexpected, “external factor” to manage: one of the people interested in taking part in the research contacted me in order to know some specific characteristics of my identity, such as my age, sexual orientation, and where did I belong in terms of activist background. At that time, I didn’t realize how powerful that situation potentially was, as it represented the beginning of a deep transformation involving several aspects of my personal and academic identity. My research project concerns people aged 60 or more who identify as lesbian, gay, bisexual, queer, or non-heterosexual (LGBQ+), and involves a mixed-method design that use both qualitative and quantitative approaches. Using an in-depth semi-structured interview (Frost et al., 2019), I try to elicit participants’ memories of meaningful life experiences, as well as their current opinions and feelings concerning the cultural context they live in, and I ask them to define the different aspects describing who they are, namely their social identities. I gradually realized that the function of the interviews was not limited to provide a report of participants’ life experiences, rather they had the potential to augment experiences, alter meanings, and produce change in both the researched and the researcher (Beer, 1997). I therefore started to reflect on my position in the research field: my identity, or rather identities, significantly determined several aspects of the research process, from gaining access to the population to the quality of the content generated through the interview process (Rooke, 2009). As a female-born non-binary (NB) researcher who deals with Italian LGBQ+ older people, I experienced several ways in which my gender identity was involved during the research. For sure, as a primary source of contact and confidence with participants: indeed, older LGBQ+ people are - understandably - often reluctant to talk about the intimate aspects of their life and identity and it is a common struggle for researchers in this field to reach this population. It was common for me - while dealing with the participants in my research - to be perceived as a young lesbian woman - which actually was my main sexual identification for a long time - and to consequently find a personal connection through this kind of channel. The role of gender in my case tended to blend with sexual orientation, making impossible to split these two aspects. This represented a particular struggle for me as I wondered whether to come out as NB or not, finally deciding to do so only when I felt comfortable and/or when I perceived the coming out could enrich the conversation. Consequently, I started to consider also the “external aspects” - feelings, impressions, participants’ actions, etc. - rather than only the transcript of the interview as important source of data for my research. Adopting the concepts of reflexivity (Wilkinson, 1988) and positionality (England, 1994), I could rigorously evaluate how intersubjective elements influence data collection and analysis procedures (Finlay, 2002). Indeed, engaging in self-reflexivity allows to reflect upon the impact of social identities - e.g. gender, race/ethnicity, age, ability, sexuality and socio-economic class - of both researcher and researched, to take into account insights, and to embrace new research questions (Hesse-Biber, 2007). McDonald (2013) introduced the concept of queer reflexivity, by providing a theoretical and methodological approach for researchers to consider their own sexual subjectivity, including the multiple and mutable identities of the self. I identified three main identities as particularly salient with regard to the interactive process occurring between me and participants: (1) the non-binary queer identity, that is to be seen mainly as a non-heterosexual person, closer to lesbian women’s experiences as well as sensitive to gay men identity; (2) to be seen as young, and then to represent a different generation of the same community; (3) having an activist background, and therefore feeling closer to those participants with a similar history of struggles. Queer reflexivity was particularly suitable for my purpose, since allows to understand “how the acts of disclosing and hiding certain aspects of identities impact the research process, the data collected, and the power dynamics between researchers and participants” (McDonald, 2013, p. 133) and to evaluate how the social identities of my position as researcher have changed over time, both prior to and during the fieldwork. Through queer reflexivity, for instance, I recognized how my experience on the research field changed, switching from initial attempts of representing “objectivity” by wearing an academic armor during fieldwork (Lerum, 2001), to the acknowledgment of my personal involvement in conducting the research with the consequent recognition of reflexivity as a potential rigorous method, rather than a source of bias. I also used this lens to examine why strong personal connections emerged with some participants compared to others, as well as the consequences of this (lack of) connection in terms of quality of the emerging content during the interviews (Wertz, 1984). This contribution is positioned within a research methodology focused on the role of the researcher in the process of construction of his/her/their research object. Through this presentation I would like to discuss the way in which (perceived) gender identity potentially influences the research, but also how the research can impact the researcher’s identity transformation processes. Research is here conceived as a process and not just a product: “research as an ongoing, intersubjective (or more broadly, a dialogic) activity” (England, 1994, p. 244)
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