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    La riforma ottocentesca dei Quattro Canti di Palermo

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    Il nuovo corso politico dell’Italia post-unitaria richiese ad ogni città con un passato illustre di confrontarsi con le altre, attraverso trasformazioni radicali e grandi opere pubbliche in grado di incidere sui servizi e sulla qualità urbana. Insieme a case operaie, bagni pubblici, mercati coperti e teatri, si intervenne nella riqualificazione degli assi monumentali, delle sedi stradali e delle architetture che vi affacciavano. Il forte abbassamento del suolo dei Quattro Canti obbligò ad una profonda trasformazione delle facciate seicentesche, secondo un progetto che coinvolse la città nel suo cuore tecnico ed intellettuale. Attraverso una inedita e ricca documentazione archivistica si ricostruisce una vicenda prodiga di inattesi ritrovamenti e di intriganti informazioni storiche, tecniche e di costume, arricchita di note utili ad approfondire la conoscenza sulla società e i suoi protagonisti: dalla partecipazione di larga parte della cittadinanza alle scelte progettuali, alla cura e attenzione per la qualità delle opere pubbliche; dal ruolo di G.B.F. Basile, capo dell’Ufficio tecnico comunale, agli artisti e le imprese che intervennero nelle opere costruttive e decorative

    Piazza Marina a Palermo. Memorie di cronaca cittadina

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    All'interno di un tessuto urbano assai denso, racchiuso da mura e da fossati, col prosciugamento di un'ansa del porto antico in epoca medievale fu possibile ricavare il piano della Marina, un ampio spazio aperto disponibile per le esigenze che via via la città manifestava. L'andamento brullo e accidentato si prestò per lunghi secoli a grandi manifestazioni popolari, legate ad apparati in occasione di festività e ricorrenze, o a pubbliche esecuzioni che attiravano l'interesse morboso di larghi strati della popolazione. Soltanto a partire dagli ultimi decenni del Settecento si iniziò il processo di urbanizzazione del piano, con i primi tentativi di impianto di attività commerciali e di regolarizzazione del suolo, così da permettere l'impianto di strutture provvisorie che alimentassero il commercio e le esangui casse comunali, ed al contempo attirassero i cittadini verso attività ludiche e di carattere popolare. Si documentano così i "baracconi" per le lotterie e la vendita di prodotti artigianali durante le maggiori festività, ma anche e soprattutto il vorticoso succedersi di teatri e "circhi olimpici" che ospitavano notissime compagnie equestri che giravano le maggiori piazze internazionali, ma anche comiche, drammatiche, ginniche e musicali. Di alcune di queste strutture si riconoscono i caratteri costruttivi e decorativi di indubbio interesse, come anche i problemi tecnici e gestionali che il più delle volte ne determinarono la dismissione. I primi anni del nuovo corso politico post-unitario, connotati da grandi opere pubbliche in grado di incidere sui servizi e sulla qualità urbana, determinarono un'accelerazione nel processo di trasformazione da un generico "piano" ad una vera e propria "piazza", con la formazione di estesi tratti di pavimentazione lastricata, in prosecuzione dei lavori simili sul Cassaro che in quegli anni si andavano completando, e abbellimento del sito col trasporto del gruppo scultoreo della fontana del Garraffo. I palazzi nobiliari circostanti ruotavano gli ingressi, dai vicoli verso il nuovo grande spazio che si attrezzava con filari di alberature, viali e sedili, fino all'impianto del giardino dedicato a Garibaldi, di cui vengono descritte le fasi costruttive, di impianto delle specie botaniche provenienti dal vivaio torinese di Prudente Besson, di formazione della magnifica ferrata progettata da G.B.F. Basile e realizzata dalla fonderia Oretea dei Florio. Si documenta inoltre il completamento del giardino, dalla statuaria di cui sono descritte le singole vicende, alla realizzazione degli arredi, dello "chalet" e degli altri corpi edilizi presenti all'interno, fino ai chioschi che per alcuni decenni continuarono a sorgere nelle aree libere. Attraverso una inedita e ricca documentazione archivistica, che in appendice si allarga anche all'intorno urbano esterno alla piazza Marina, si ricostruisce una vicenda prodiga di inattesi ritrovamenti e di intriganti informazioni storiche, tecniche e di costume, arricchita di note utili ad approfondire la conoscenza sulla società e i suoi protagonist

    Cuspidi maiolicate nel paesaggio siciliano : storia e tecniche costruttive

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    Segni vistosi di una monumentalità povera, in grado di connotare il paesaggio e il profilo dei nuclei urbani, le cuspidi maiolicate siciliane sono espressione autonoma ed identitaria di antichi saperi costruttivi in grado di coniugare un’originale concezione statica con la tradizione decorativa dai forti toni coloristici. Se alle maioliche di pregio, grazie ad un collezionismo sempre più attento anche agli aspetti storici, viene riconosciuto un valore artistico, alle ceramiche prettamente architettoniche non è stato ancora dato il privilegio di un approfondimento che ne possa favorire l’inserimento in quel vasto quadro storico della produzione ceramica che unisce l’arte e l’artigianato con la costruzione dell’architettura. L’indagine ha evidenziato la diffusione sull’intero territorio dell’isola, anche se in maniera non uniforme, di oltre un centinaio di questi manufatti, dai caratteri formali e costruttivi non sempre identici, ma comunque riconducibili ad un’unica tradizione di lungo percorso. Si approfondisce la varietà delle conformazioni e degli originali elementi laterizi di cui le cuspidi si compongono, i sistemi costruttivi ed il repertorio ornamentale, l’intrinseca fragilità che le espone a dissesti ed a restauri non sempre corretti

    Il Progetto e il Cantiere

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    Sommario. In queste note, esito dell’analisi diretta del monumento e dello studio delle carte originali del cantiere e delle lunghe controversie giudiziarie, si ripercorrono i principali aspetti della costruzione del teatro Massimo V.E. di Palermo, dai temi di valenza urbana richiesti da una città che a seguito dell’Unità doveva confrontarsi con le maggiori del Regno, a quelli più strettamente tecnici. Si esaminano le rilevanti questioni che attengono alle strutture murarie in fondazione che dovettero tenere conto delle stratificazioni storiche del sito, ma soprattutto in elevazione dove si dovettero contemperare le esigenze tecnico-statiche, di decoro e di economia. Specifica trattazione hanno le strutture metalliche negli orizzontamenti e nelle grandi coperture, con riferimenti puntuali allargati alla tumultuosa innovazione europea di quegli anni che influenzò le scelte progettuali nel teatro. Ne viene fuori un quadro che, insieme a considerazioni su aspetti costruttivi e tecnologici di rilevante interesse per l’alto livello qualitativo, anche con soluzioni audaci ed originali, testimonia l'impulso che alla scienza, alla tecnica ed all'industria locali ha dato questa grande opera, fucina di continue sperimentazioni

    Maiolica bricks spires and domes in Sicily.Tipology, constructive and decorative elements

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    The use of maiolica bricks as artefact for surface decoration is widespread both in monumental and ordinary architectures in the Mediterranean regions, harmonizing the local construction traditions with the Islamic influences. This study presents an in-depth analysis of examples of spires and domes in Sicily featuring earthenware maiolica cladding serving both as decoration and structural element. Due to the limited knowledge of these artefacts, incautious construction operations led to an alteration of their material and technical features, putting at risk a centuries-old heritage. The systematic investigation on more than a hundred samples categorises these architectural polychrome elements for typology, construction and decorative systems, formal and geometric aspects, in relation to the multiple forms and dimensions of the spires while detecting both originalities and similarities with other works found in Italy and rest of Europe. These new in-depth studies here presented were possible thanks to surveying methods and digital representation techniques, which allowed the implementation of operative solutions and the elaboration of hypothesis of guided restoration operations, while innovating and enforcing traditional investigation methods

    The thermal performances of historic masonry: In-situ measurements of thermal conductance on calcarenite stone walls in Palermo

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    L'articolo descrive i risultati di una campagna di venti misure in opera di conduttanza termica (ISO 9869), svolta nell'arco di due anni sulle murature storiche del complesso monumentale di Sant'Anna la Misericordia a Palermo. Scopo dello studio è contribuire allo sviluppo di un quadro generale di conoscenze sulle caratteristiche termiche e igrometriche della costruzione storica siciliana. I risultati delle misure in opera sono confrontati con valori di calcolo (UNI EN ISO 6946), basati su dati desunti dalle norme tecniche UNI 10351, UNI EN ISO 10456, UNI EN 1745 e dal rapporto tecnico UNI/TR 11552. Per le murature indagate, i risultati di calcolo si mostrano corrispondenti a quelli di misura se si adoperano i dati di conduttività termica che la norma UNI 10351 attribuisce ai "tufi"; i calcoli fondati sui dati riportati dalla UNI EN ISO 10456 per le rocce sedimentarie leggere tendono invece a sovrastimare la conduttanza termica delle murature in conci di calcarenite.Rich literature explores materials and construction techniques of historic buildings, but limited information is available about the thermal and hygrometric features of their envelope. Nevertheless, accurate hygrothermal data are essential for identifying effective energy upgrade measures, which must be compatible with the conservation of the architectural heritage. In order to fill this gap, it is necessary to refer to local contexts, where the variety of historic buildings is limited and their material and construction features are comparable

    Wedge-shaped bricks spires and domes. Construction and decorative aspects

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    The use of maiolica bricks as artefact for surface decoration is widespread both in monumental and ordinary architectures in the Mediterranean regions, harmonizing the local construction traditions with the Islamic influences. This study presents an in-depth analysis of examples of spires and domes in Sicily featuring earthenware maiolica cladding serving both as decoration and structural element. Due to the limited knowledge of these artefacts, incautious construction operations led to an alteration of their material and technical features, putting at risk a centuries-old heritage. The systematic investigation on more than a hundred samples categorises these architectural polychrome elements for typology, construction and decorative systems, formal and geometric aspects, in relation to the multiple forms and dimensions of the spires while detecting both originalities and similarities with other works found in Italy and rest of Europe. These new in-depth studies here presented were possible thanks to surveying methods and digital representation techniques, which allowed the implementation of operative solutions and the elaboration of hypothesis of guided restoration operations, while innovating and enforcing traditional investigation methods

    Modica: la fabbrica della città

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    PREMESSA. Non crediamo sia necessario soffermarsi sul fondamentale ruolo della manualistica come base conoscitiva e tecnica nel progetto di recupero. Ma chi analizza l’architettura storica di aree ristrette, connotate il più delle volte da specificità e tipicità, sa bene che la “regola dell’arte universale” è una contraddizione in termini, e che nell’architettura dei nostri centri urbani pluristratificati necessitano la valorizzazione e la tutela della varietà e della differenza, della dimensione locale come alternativa ad una condizione periferica. Ciò comporta la necessità di acquisire, attraverso l’approfondimento delle tipologie di base e delle caratteristiche dei materiali, sia morfologiche che tecnologiche, un quadro conoscitivo e di riferimento finalizzato a guidare gli interventi di recupero e di riqualificazione del tessuto edilizio nel rispetto delle conoscenze tecniche e del codice di pratica derivanti da una antica tradizione. L’obiettivo è la qualità dell’intervento, intesa come rispetto di quella cultura del costruire che ha prodotto il manufatto, i suoi rapporti con l’ambiente ed in definitiva contribuisce all’identità della città. La storia recente ci insegna come il fatto stesso di riconoscere i valori del costruito storico sia una precondizione per trasmetterli senza comprometterli; solo in questi casi sono utili gli studi e le analisi sulle architetture della tradizione locale che, al contrario, diventano inutili orpelli quando si lasciano prevalere l’indifferenza o l’invenzione creativa, con un’irrimediabile compromissione dell’ambiente in cui l’intervento si colloca. Lo studio è indirizzato alla conoscenza dei caratteri della costruzione storica nella città di Modica, dai materiali alle tecniche costruttive di maggiore rilevanza, con particolare attenzione alle caratteristiche dei singoli elementi tecnici, alla loro funzione all’interno della fabbrica e all’originalità delle soluzioni più comunemente adottate. L’analisi è funzionale ad una maggiore comprensione del costruito, anche in relazione alla proposizione di metodologie per il consolidamento, la salvaguardia, il restauro e la conservazione del patrimonio edilizio. Come avviene in altri ambiti, la limitata conoscenza e la scarsa attenzione alla logica costruttivo-strutturale, che caratterizza il costruito storico di ogni città, conducono a soluzioni standardizzate che rischiano di risultare incongrue rispetto al dato concreto, se non addirittura dannose. Il centro storico di Modica è il risultato di una serie di processi di ricostruzione, modifiche e riassetti successivi al sisma distruttivo del 1693, intervenuti su un tessuto medievale con una sua chiara identità. Se a seguito della calamità alcuni centri della Sicilia sud-orientale (pochi in realtà) vennero trasferiti in altri siti ed altri si riassestarono su aree pianeggianti appena più a valle o sugli altopiani prossimi ai nuclei urbani distrutti, a Modica, così come a Siracusa ed Augusta, si ricostruì nello stesso sito, rammendando e ricomponendo dove possibile e ricostruendo ex novo dove ciò non era fattibile. La testimonianza di tutto ciò può essere individuata, dall’osservatore più attento, nelle discontinuità delle trame murarie, nelle anomalie delle geometrie e dei volumi degli edifici ed in alcune complesse fronti-palinsesto nelle quali si è giustapposta una nuova architettura. In altri casi queste sono riprogettate collocando nuove parti ed elementi di recupero. I maggiori elementi di novità furono limitati ad ampi tagli e aperture nel tessuto urbano e nella realizzazione di vistose scalinate che inquadravano scenograficamente le nuove chiese monumentali, come S. Giorgio e S. Pietro a Modica. Modica mantiene quindi in massima parte un impianto medievale imposto dalle preesistenze sopravvissute al sisma ed un linguaggio architettonico, in particolare negli edifici di minore rilevanza, che è proprio delle costruzioni tardo seicentesche. In queste l’influenza spagnola nell’opera di ricostruzione, diretta da Giuseppe Lanza duca di Camastra, Vicario generale per il Val di Noto, e successivamente dall’ingegnere militare del Re di Spagna Carlos Grunemberg, contribuirà al rinnovamento urbano della Sicilia e l’influenzerà l’opera delle maestranze e degli architetti siciliani di provenienza soprattutto ecclesiastica, vicini sia al Barocco romano che alla consolidata tradizione costruttiva siciliana. La ricostruzione, che contribuì pertanto al rinnovamento, se non nell’impianto urbano, alla veste degli edifici più importanti, interessò in maniera meno rilevante l’edilizia di base che continuò ad essere informata a modi e tecniche della tradizione consolidata

    The Averinga’s Edicola and the Cult of Water in Palermo. From Knowledge to Valorisation

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    Si descrive un approccio multidisciplinare allo studio di un singolare monumento storico, l’Edicola dell’Averinga, che versa attualmente in gravi condizioni di degrado; questa costruzione fu realizzata nel 1587 dal Senato Palermitano a protezione delle acque della sorgente Ayn Rutah (nome arabo di Averinga) che sgorgavano proprio al suo interno e che da qui venivano raccolte e incanalate verso i fertili giardini, le abitazioni che si trovavano in prossimità delle mura cittadine e alcune delle più importanti fontane della città storica. La più antica descrizione a noi pervenuta della zona in cui è sita l'Edicola, la cosiddetta depressione Danisinni, appartiene al geografo iracheno Al-Qaim Muhammad Ibn Hawqal. Egli, visitando Palermo nel 972-73, riferisce dell'esistenza di queste sorgenti. L'interpretazione di questa architettura risulta straordinariamente complessa a causa di fonti documentarie non esaustive che possano aiutare a delineare la genesi dell'artefatto; il manufatto rappresenta un unicum dal punto di vista tipologico. L’indagine condotta ha consentito, attraverso l’uso degli strumenti propri della storia dell’architettura, della documentazione iconografica e archivistica, dell’analisi materico-costruttiva, dei moderni sistemi di rilievo e di analisi e rappresentazione grafica, un’interpretazione di questo enigmatico manufatto, finalizzando le conoscenze acquisite alla formulazione di una proposta di indirizzi progettuali in grado di contemperare l’istanza di conservazione con un’opportuna valorizzazione e comunicazione.We propose here a multidisciplinary approach to the study of a unique historical landmark, currently in a state of great disrepair the “Edicola dell’Averinga”. It was built in 1587 by the Senate of Palermo to protect the Ayn Rutah (Arabic for “Averinga”) spring: from here, the water would then be collected and funnelled towards fertile gardens and dwellings near the city walls. The study of this cryptic artefact was possible thanks to a number of fundamental processes, such as the historical and architectural investigation, the retrieval of documentation both iconographic and archival, the analysis of constructive methodologies and building materials employed, and the application of current surveying and representation systems. It was then possible to propose a series of guidelines for intervention aimed to conciliate the conservation practice with an opportunity for valorisation and promotion

    Il mattone cuneiforme maiolicato. Procedure algoritmico-parametriche digitali come strumento di indagine e progettazione: dall'architettura storica all'innovazione del design

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    The study focuses on the cuneiform in majolica brick that has been widespread in Sicily since the 16th century for the construction of spires and domes. A unifying element that has constituted a particular identity contribution to the island’s brick tradition; an original solution able to combine aesthetics with structural and durability. On the basis of more than a hundred examined cases, the different geometrical-formal peculiarities detected in relation to the characteristics of the shell are described. Some analyses and checks of the traditional geometrical composition patterns of the wall facade are reported. Through the definition of digital tools of algorithmic-parametric design, new configurations of masonry texture on surfaces with variable curvature are proposed for a contemporary re-proposition of the building component with last-generation materials and techniques
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