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    Adattamento ai cambiamenti climatici e proprietà edilizia in contesti urbani

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    Il presente articolo, superando il binomio strumenti di diritto privato-strumenti di diritto pubblico, intende analizzare, in una prospettiva comparata, le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici e i loro effetti sulla proprietà edilizia nei contesti urbani. Dopo aver illustrato il quadro politico-normativo a livello europeo, si procede ad un esame di alcune strategie nazionali di adattamento e allo studio di esperienze cittadine particolarmente significative. Si cerca poi di valutare come la posizione di regole specifiche (in ambiti quali pianificazione urbanistica, edilizia e assicurazione) per fronteggiare le conseguenze dei cambiamenti climatici possa portare a ridefinire i contorni del diritto di proprietà

    Ambiente e beni comuni. Contenimento del consumo di suolo e riflessi sulla proprietà privata in un’ottica di diritto comparato

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    Come arginare il consumo di suolo? E con quali effetti sulla proprietà privata? Attraverso un'analisi di diritto comparato, il presente volume intende offrire una risposta a tali fondamentali questioni, accanto al necessario inquadramento giuridico dei concetti chiave in questo contesto. In particolare, la prima parte si concentra sul complesso rapporto tra diritto e ambiente, ponendo l'attenzione sul significato giuridico di ambiente. Rispetto a quest'ultima questione, il presente lavoro, in un'ottica di diritto comparato, vuole enucleare le varie ipotesi ricostruttive offerte dal diritto positivo, dalla giurisprudenza e dalla dottrina. Un elemento ricorrente che emerge da questa ricognizione è l'accostamento dell'ambiente e delle risorse ambientali al discusso concetto di 'beni comuni'. Da qui nasce l'indagine sui commons e sulla 'tragedia' che li riguarda. La seconda parte è dedicata a uno specifico bene ambientale (e comune), il suolo appunto, e ai riflessi della limitazione del suo consumo sulla proprietà privata. L'analisi prende le mosse dal controverso concetto di 'limiti' al diritto di proprietà (contrapponendolo alle nozioni di 'conformazione' e 'funzionalizzazione') e dal possibile connubio 'funzione sociale' / 'funzione ambientale' della proprietà. Un'attenzione particolare è quindi rivolta, in chiave comparatistica, a strategie e strumenti proposti in diversi ordinamenti per contenere il consumo di suolo, ricomprendendo nell'analisi, tanto strumenti di classica matrice command and control, come le green belts e gli urban growth boundaries, quanto, soprattutto, più innovativi strumenti economici, quali la tassazione del nuovo consumo, i payments for ecosystem services e i tradable permit systems. Un'ulteriore opzione considerata è poi quella del recupero delle aree dismesse. Da ultimo, il volume si focalizza sulle politiche adottate nel nostro Paese per contenere il consumo di suolo, anche al fine di capire se e come gli appena citati strumenti sono stati implementati

    Le fonti energetiche rinnovabili in Lombardia: tra programmazione regionale e semplificazione delle procedure amministrative

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    Il presente articolo si propone di indagare sulle principali politiche e scelte normative adottate dalla Lombardia in materia di fonti rinnovabili e, in particolare, nel settore elettrico, per poter raggiungere i traguardi fissati in campo energetico ed ambientale. L’attenzione sarà principalmente focalizzata sulla programmazione energetica e sulle procedure amministrative per la costruzione e l’esercizio degli impianti a fonti energetiche rinnovabili (FER). Trattasi di due aspetti che presentano una forte interdipendenza, in quanto l’ambito autorizzativo-amministrativo costituisce, in molti casi, un elemento di complessità idoneo ad ostacolare il raggiungimento degli obiettivi di politica energetica che riguardano le rinnovabili

    Sostenibilità ambientale e sociale dei biocarburanti. Le politiche dell’Unione europea

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    L’Unione europea assegna ai biocarburanti un ruolo centrale nella propria strategia di contrasto ai cambiamenti climatici. Il supporto a questa tipologia di carburanti è, peraltro, legato anche ad altri aspetti, quali la sicurezza energetica, con la diminuzione della dipendenza dai combustibili fossili, e la crescita delle economie rurali. Accanto a queste opportunità, sono emerse anche numerose problematiche: l’intensificazione della deforestazione, l’utilizzo di ingenti superfici prima destinate alla produzione di alimenti, il cosiddetto land grabbing (ossia l’acquisizione su larga scala di terreni in paesi in via di sviluppo), l’erosione dei diritti consuetudinari sull’utilizzo della terra e, da ultimo, i paradossali effetti negativi sul clima connessi ai cambiamenti, diretti e indiretti, nell’uso del suolo. Il presente contributo intende quindi analizzare se e come il legislatore europeo abbia valutato questi aspetti critici. Si tratta evidentemente di un percorso in evoluzione: le sopracitate problematiche, non adeguatamente considerate dalla direttiva 2003/30/CE, sono state almeno parzialmente affrontate dalla legislazione successiva; così, nella direttiva 2009/28/CE vengono definiti dei criteri di sostenibilità affinché l’energia prodotta dai biocarburanti possa essere conteggiata per il raggiungimento degli obiettivi nazionali (ad esempio, i biofuel non possono essere prodotti da materie prime provenienti da terreni che presentano un elevato valore in termini di biodiversità o un elevato stock di carbonio), mentre nella direttiva (UE) 2015/1513 si affronta specificamente il cosiddetto effetto ILUC (acronimo di indirect land use change), cercando di favorire la transizione dai food-based biofuels a più avanzate tipologie di biocarburanti. In conclusione, si accenna a come le problematiche relative ai biocarburanti vengono prese in esame nella proposta di nuova direttiva sulle fonti energetiche rinnovabili.The European Union assigns a key role to biofuels in its strategy to combat climate change. However, beyond climate change, the support for such fuels is also linked to other aspects, such as energy security (with the reduction in the dependence on fossil fuels) and the growth of rural economies. Alongside these opportunities, many problems have also emerged: the increase of deforestation, the use of large areas previously used for food production, the so-called land grabbing (i.e. the large-scale acquisition of land in developing countries), the erosion of customary land use rights and, lastly, the paradoxical negative effects on the climate associated with direct and indirect changes in land use. The present paper therefore intends to analyse whether and how the European legislator has taken these negative aspects into consideration. This is clearly an evolving field: the aforementioned problems, not adequately considered by the directive 2003/30/EC, have been at least partly addressed by the subsequent legislation; thus, the directive 2009/28/EC defines sustainability criteria so that the energy by biofuels can be taken into account for the achievement of national targets (for example, biofuels shall not be made from raw material obtained from land with high biodiversity value or with high carbon stock), while in the directive (EU) 2015/1513 the socalled ILUC (indirect land use change) effect is specifically addressed, trying to promote the transition from food-based biofuels to more advanced types of biofuels. In conclusion, it is outlined how the issues related to biofuels are considered in the proposal for a new directive on renewable energy sources

    Renewable energy in Italy: incentives, bureaucratic obstacles and Nimby syndrome

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    Italy is a country where the energy supply depends largely on imported raw materials (such as oil and natural gas). The favorable geographic location could encourage the development of renewable energy sources; nevertheless, the growth of alternative energy sources is slow. What are the reasons? This question will be dealt in this chapter, considering three different aspects of the issue: the economic incentives for renewable energies, the problematic process of authorization of the facilities and the local communities' opposition to new plants. Besides the analysis of these issues, the aim of this paper is to identify possible solutions, taking into account the relevant legislative and regulatory changes that, at national and Community level, have affected and are affecting the field of renewable energy

    A proposito di suolo “bene comune”

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    This article considers the legal definition of soil and, specifically, the recognition of soil as a common good. This recognition opens up a Pandora’s box of the problematic classification of the commons, whose main features are explained herein. After focusing on the commons and on environmental goods (which, within the commons, represent the most important sub-category), attention is paid to a specific common (environmental) good, the soil. In this regard, it is important to underline how the inclusion of soil in the category of commons, in addition to being widely recognized by scholars, is also gradually emerging in many legislative acts which, at various levels and in different systems, deal with the protection of soil. Classifying the soil as a common good means, on the one hand, that this good, regardless of ownership, must be accessible to all taking into account the intergenerational equity and, on the other hand, underlines that the resource is exposed to a serious risk of depletion, due in this case to the behaviour of owners who wish to maximize its exploitation. This explains the reasons why different (more or less innovative) policies have been adopted in various countries for limiting soil consumption. These policies are part of the process, which has been underway for some time, of rethinking property rights in response to the protection of fundamental environmental resources
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