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    Elementi di psicologia dei gruppi

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    Nonostante gran parte della nostra esistenza sia in qualche modo contrassegnata dall'appartenenza a diversi gruppi, dentro e attraverso i quali cresciamo, lavoriamo, impariamo, giochiamo, l'interesse scientifico verso di essi, e ancor di più il loro studio e utilizzo, sono stati segnati da non poche resistenze, ambiguità e pregiudizi che non hanno pari nella storia delle discipline psicologiche. La letteratura sui rapporti individuo-gruppo, individuo-società e sui problemi d'identità connessi con questi termini è molto vasta e spazia dalla sociologia alla psicologia, dall'antropologia al diritto. Grazie ai contributi di grandi studiosi afferenti ad aree della psicologia apparentemente differenti tra loro, è stato possibile sottolineare la natura profondamente sociale (gruppale) dell'uomo, superare la presunta dicotomia ontologica tra individuo e gruppo, considerare il gruppo straordinario strumento di sviluppo e trasformazione degli individui, spazio mentale e fisico in cui la convivenza con gli altri consente di soddisfare bisogni soggettivi e plurali, di valorizzare la propria autenticità, nell'incontro con la diversità. "Per comprendere l'intimità e la distinzione tra l'individuo e il gruppo - afferma Solomon Asch - dobbiamo cogliere l'insolito processo che dà vita ai gruppi a livello umano. è un processo nel quale i singoli assumono una parte straordinaria, mettendoci di fronte a un tipo di rapporto parte-tutto che non ha riscontri in natura... Ciascuna persona è un centro di forze per il gruppo." è su queste basi concettuali ed epistemologiche che il testo intende muoversi: un'analisi non riduttiva, articolata e multiforme dei possibili ambiti applicativi del gruppo psicologico, che, per poter essere compreso e soprattutto utilizzato, ha bisogno di diversi vertici osservativi che si soccorrano reciprocamente

    Quando la vita è la strada: un’indagine sulla realtà psichica e sociale dei meninos de rua

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    La storia recente del Brasile è segnata da orrendi crimini (oggi finalmente in netta diminuzione) commessi ai danni dei cosiddetti meninos da rua, bambini e adolescenti poverissimi che riescono a sopravvivere commettendo piccoli reati, ma che spesso, purtroppo, rimangono vittime di fantomatiche organizzazioni di vigilantes che in questo modo impongono ordine e pulizia sociale nelle città. I pochi lavori psicologici in quest’area di ricerca (Lo Piccolo, 1996; 2002), sottolineano soprattutto l’enorme carico di dolore psicologico patito da questi giovani costretti a vivere la propria esistenza per la strada, senza riferimenti affettivi, senza reti di supporto e con il rischio sempre in agguato di essere catturati e uccisi. La ricerca che presentiamo, frutto di un nostro specifico interesse verso questa drammatica realtà, è il risultato di un lavoro sul campo che ci ha visti impegnati per più di un anno nella regione brasiliana del nordest (Recife). In particolare, il nostro obiettivo ha riguardato l’esplorazione dell’universo mentale di questi soggetti, la conoscenza di come possa strutturarsi la personalità di individuo che cresce in condizioni di totale deprivazione, l’impatto sullo sviluppo di condizioni esistenziali e sociali al limite della tollerabilità umana, nonché il mondo delle rappresentazioni mentali rispetto ad alcune fondamentali aree. Ha inteso, inoltre, prospettare, sulla base dei risultati ottenuti, specifici interventi di recupero. A tal fine, abbiamo deciso di somministrare a 150 meninos de rua una serie di vignette già utilizzate da Lo Piccolo nella sua ricerca (1996), vere e proprie immagini stimolo, cui seguiva, su nostra esplicita richiesta, un breve racconto sulla base dell’impatto, emotivo ed affettivo insieme, che tali vignette avevano sui ragazzi (seguendo la classica metodologia semiproiettiva). In una fase successiva, le verbalizzazioni sono state trascritte e sottoposte ad analisi del contenuto attraverso il software di analisi del testo T-Lab (Lancia, 2004). Va precisato che la strutturazione delle tavole (il loro contenuto) è stato pensato solo dopo avere individuato quelle categorie potenzialmente capaci di coprire tutto l’arco delle esperienze più significative per i soggetti. In seguito, sono state ricercate le immagini più adeguate per rappresentare tali categorie (famiglia, strada, denaro, potere). Le stesse vignette, inoltre, sono state somministrate anche a due diverse tipologie di giovani brasiliani con i quali siamo venuti a contatto: coloro che provengono dalle favelas (in totale 150) e coloro che provengono da situazioni di grande agiatezza economica e sociale (in totale 150), al fine di effettuare un confronto tra i tre gruppi di meninos che abitano la realtà brasiliana cittadina. L’obiettivo era infatti quello di analizzare su tre gruppi-criterio di soggetti le rappresentazioni che i minori hanno di se stessi, del mondo che li circonda, del futuro, confrontando, in altre parole, tipologie di giovani diversi per storia e area socio-culturale di appartenenza, ma che convivono nella stessa società brasiliana

    Clinical and Psychosocial Factors in the Comprehension of Discriminatory Attitudes against Sexual Minorities

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    Sexual minorities, including gay men, lesbian women, and bisexual individuals, often represent the target of discriminatory and intolerant attitudes. These attitudes, which apparently have recently increased, may frequently result in anti-homosexual aggressive and violent behaviors, representing a real social urgency. Thus, deepening our understanding of the roots of homophobic intolerance is needed in order to better prevent the risk of victimization processes. For this reason, the aim of this study was to comprehend which psychosocial and clinical factors may be involved in discriminatory attitudes against sexual minorities. Methods: The study’s participants were 254 heterosexual adults (117 men and 137 women) ranging in age between 19 and 45 years (Mage = 25.63, SD = 9.16). Participants completed four self-report questionnaires: Modern Homophobia Scale (MHS-R), Right-Wing Authoritarianism Scale (RWAS), NEO Five-Factor Inventory 3 (NEO FFI 3), and Symptom Check List-90-R (SCL-90-R). Results: A structural equation model was computed to explore psychological (extroversion, agreeableness, openness to experience, conscientiousness, and neuroticism), social (religiosity, political orientation, and right-wing authoritarianism), and clinical (psychopathological symptoms) factors potentially involved in discriminatory and homophobic attitudes against sexual minorities. Results showed that social factors, particularly right-wing authoritarianism, were the most related factors to anti-homosexual feelings. Lower agreeableness and lower psychopathological symptoms were also apparently involved in discriminatory attitudes against sexual minorities. Discussion: High levels of right-wing authoritarianism are strongly associated with intolerant attitudes towards homosexual and bisexual people. Indeed, authoritarian individuals tend to consider sexual minorities as groups that deviate from culturally shared beliefs about gender roles and sexuality, threatening traditional norms, behaviors, and values. These beliefs may result in explicit violence and victimization processes against these minorities. Education interventions are thus needed to favor the creation of a respectful environment and the development of an inclusive and tolerant society that recognizes diversity as a value

    Sentire e pensare mafioso nelle parole di elettori e politici siciliani

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    L’analisi della complessa relazione tra Polis siciliana e mafia e tra comunità e crimine organizzato ha portato ad approfondire la questione dell’inquietante ampliamento di strati sociali che esprimono un sostanziale sentimento di collusiva aderenza ai valori portanti di Cosa Nostra (sentire mafioso) e, più nello specifico, la questione delle diverse forme di consenso che i membri di Cosa Nostra riescono a veicolare verso quella fascia di popolazione (politici, professionisti e classe dirigente in genere) che istituzionalmente dovrebbe garantire il rispetto della legalità. Dal nostro punto di vista, la mafia non è riconducibile ad altre forme di criminalità organizzata, ma è un modo di sentire, un pensiero che attraversa i siciliani indipendentemente dal loro appartenere all’Organizzazione. Secondo questa ipotesi, la mafia è presente in Sicilia come modalità di pensiero saturata dalla cultura antropologica ed in grado di saturare i temi culturali e, al contempo, come modalità saturante nuove modalità di pensiero, aspetti che Di Maria, nel 1989, definisce con l’espressione sentire mafioso, costrutto che trova una sua prima espressione all’interno di una vera e propria cultura familistica che, agendo attraverso l’accudimento materno ed il potere e la soggezione paterna, determina insicurezza, bisogno di protezione, obbedienza ed impossibilità di soggettivazione. Seguendo un’impostazione simile, Fiore (1997) ha sostenuto l’esistenza di un particolare modo, tipicamente siciliano, di guardare alla vita, di comportarsi, di creare rapporti, di mantenerli, o scioglierli, che ha sintetizzato nell’espressione pensare mafioso, un modo di essere e di sentire diffuso in Sicilia, ereditato e trasmesso transpersonalmente in famiglia. Esso nasconde una implicita costrizione alla violenza, alla sopraffazione dell’individuo e della sua soggettività, ed anche l’insicurezza, la paura di sbagliare, di compromettersi e di essere estromessi dal rassicurante e protettivo contenitore familiare. La mafia, secondo questa prospettiva, è una realizzazione esasperata del pensare mafioso. La ricerca ha coinvolto diversi esponenti della politica siciliana e ha inteso esplorare sia le modalità di rappresentazione della mafia nonché, strettamente connesso a questo, in che modo quote di pensare mafioso dei politici abbiano ricadute sul “fare” politica in Sicilia

    Learning Psychology and becoming psychologists: developing professional identity through group experiential learning

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    Introduction In this paper we describe the effectiveness of an experiential training group, specifically conceived for psychology students, which try to activate a reflection on the internalized social representations of professional identity. Our study aims to demonstrate that group experiential learning is particularly useful to change the basis of social representations and may contribute to the construction of a realistic image of both the profession and the professional identity. Method Research has involved 88 students enrolled in the graduate program in Clinical Psychology. Before and after the experiential groups, students were asked to write a text starting from the hint ‘Becoming a Psychologist’. These 176 texts provided the data used for this study. We carried out a text analysis using automatized software that provide Hierarchical Classification and Factorial Analysis of Correspondences. Results The changes in the representations of the psychologist underline how participation to group experiential learning has allowed students to build a more realistic, less stereotypical and idealized vision of their future profession and a greater awareness of the limits of a training program based solely on the acquisition of theoretical notions. Discussion Data suggest the possibility of usefully practicing such learning activities, in order to help students to reflect about their professional representations

    EMOTIONAL ABUSE AND GENERAL DISTRESS IN INDIVIDUALS WITH MULTIPLE SCLEROSIS: THE MEDIATION ROLE OF INTERNALIZED SHAME AND CHRONIC ILLNESS STIGMA

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    Background: Multiple sclerosis (MS) is an autoimmune disease that affects the central nervous system, causing a wide range of physical and cognitive symptoms, including movement difficulties, fatigue, and cognitive impairments. Research shows that individuals with MS experience higher levels of trauma than the general population. A specific form of trauma, such as Childhood Emotional Abuse (CEA), can lead to anxiety, depression, and stress. It can also foster maladaptive beliefs, like a sense of unworthiness and wrongdoing, which contribute to the development of shame. Additionally, CEA can make individuals more vulnerable to Chronic Illness Stigma due to feelings of inadequacy associated with past abuse. Research has found that emotional abuse can impair emotional regulation, making individuals more susceptible to Internalized Shame and Chronic Illness Stigma, which in turn can worsen their ability to cope with MS, leading to increased General Distress. Objective: This study aimed to assess whether Internalized Shame and Illness Stigma mediate the relationship between Emotional Abuse and General Distress. Method: A sample of 171 individuals with MS, aged 19 to 65 years (M = 34.04; SD = 10.01), were recruited via social media and completed an online survey. Structural equation modeling (SEM) with latent variables was used to test a model where Emotional Abuse was the predictor, Internalized Shame and Chronic Illness Stigma were mediators, and General Distress was the outcome. Results: The model showed good fit indices: χ2(49) = 89.81, p < .001; CFI = .97, RMSEA = .07 (90% CI = .05–.09), SRMR = .08. Significant paths were found from Emotional Abuse to Internalized Shame (β = .42) and Chronic Illness Stigma (β = .32). Significant paths were also found from Internalized Shame (β = .83) and Chronic Illness Stigma (β = .14) to General Distress. A non-significant path was found from Emotional Abuse to General Distress (β = .03). However, statistically significant indirect effects of Emotional Abuse on General Distress via Internalized Shame (β = .34) and Chronic Illness Stigma (β = .05) were detected. Conclusions: The results indicate that Internalized Shame and Chronic Illness Stigma mediate the relationship between Emotional Abuse and General Distress. Individuals who experience feelings of inadequacy and self-isolation are less likely to seek emotional support or help with daily tasks, which may contribute to distress. These findings highlight the importance of addressing Internalized Shame and Illness Stigma in treatment to improve distressing states in individuals with MS
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