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    Vita Nova una rivista fascista bolognese

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    Gentile negli anni Venti fu considerate il «filosofo fascista». Ma egli riteneva che la cultura dovesse essere libera da condizionamenti da parte del regime. Arpinati era un gerarca talora critico delle direttive dell’intellettuale. Entrambi nel 1925 permisero la nascita di «Vita Nova» una rivista bolognese a cui per diversi anni collaborarono intellettuali che, pur sostenendo le direttive del regime ebbero la possibilità di esprimere liberamente le loro concezioni-politico-culturali. Ma dal 1931 Mussolini non cominciò più a tollerare le critiche di Arpinati e preferì la collaborazione di gerarchi come Starace, nominato segretario del PNF nel 1931 che seguivano ciecamente le ssue direttive politiche. Pertanto lla rivissta fu costretta a cessare le sue pubblicazioni

    "Civiltà fascista", durante la presidenza De Francisci dell'Istituto nazionale di cultura fascista dal marzo 1937 al marzo 1940

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    Dal marzo 1937 al marzo 1940 la rivista «Civiltà Fascista» giornale dell’Istituto Nazionale Fascista di Cultura, presieduto da De Francisci appoggiò il tentativo di Mussolini di costruire una gioventù integralmente fascista tramite la riforma della scuola che era stata elaborata da Giuseppe Bottai e di realizzare una politica autarchica che permettesse la costituzione di un forte esercito. Ciò secondo il Duce avrebbe dato un ruolo di rilievo nel conflitto stipulando il Patto d’Acciaio che sarebbe scoppiato nel 1943. Sarebbe così stato possibile in Italia costituire uno stato totalitario e accrescere l’impero creato con la conquista dell’Etiopia. L’inizio del conflitto provocato nel 1939 prima di quanto Mussolini aveva previsto rese vano il suo progetto e creò nel marzo dell’anno successivo la sostituzione di De Francisci e del direttore responsabile Valitutti che avevano sostenuto una linea politica che, ormai, Mussolini riteneva superata

    "IL MINISTERO SARACCO" UN GOVERNO LIBERALCONSERVATORE DALLA CRISI DI FINE OTTOCENTO ALL'ETA' GIOLITTIANA

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    Dopo che il governo Pelloux si era dimesso poiché le elezioni politiche del giugno 1900 avevano dimostrato Che il paese era contrario ai suoi provvedimenti che tendevano a limitare le libertà statuarie, Giuseppe Saracco costituì un governo che riuscì a favorire la fattiva ripresa dell’attività parlamentare.L’attività politica del suo governo è stata trascurata dalla storiografia che ha sempre considerato il suo un governo di transizione tra la crisi italiana di fine Ottocento e l’età giolittiana. Ma il suo governo aveva il sostegno del re, del Senato e di una parte dei deputati. Pertanto costituiva una valida soluzione politica. Non a caso riuscì a sopravvivere alla crisi provocata dall’attentato di Umberto I ed evitò dopo la morte del re, l’involuzione reazionaria della vita politica italiana che molti conservatori ancora auspicavano. E’ sembrato ,pertanto opportuno analizzare le direttive politiche del ministero Saracco e l’azione politica dei suoi principali esponenti tra cui soprattutto il ministro del Tesoro Rubini. Ciò ha consentito di evidenziare che le dimissioni del ministro del Tesoro Rubini presentate per l’opposizione dei deputati e di diversi ministri ai suoi provvedimenti finanziari furono la causa della crisi dell’esecutivo. Il dibattito parlamentare sullo sciopero generale a Genova provocato dalla locale Camera del Lavoro, perciò, sancì soltanto la caduta di un esecutivo già in cris
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