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Recensione a Anna Galluzzi, Libraries and Public Perception. A comparative analysis of the European press, Elsevier, Chandos Publishing, 2014.
Il reference invisibile. La ‘fotografia sociale’ come traccia per la storia delle biblioteche
L’articolo presenta i presupposti e la metodologia di uno studio che, secondo un approccio fenomenologico, mira a raccontare
la funzione sociale delle biblioteche in Italia attraverso le “tracce” lasciate dalle immagini fotografiche. In particolare qui
l’oggetto della ricerca e della riflessione è il reference service. Il primo paragrafo è dedicato a esplicitare cosa si intende in
questo studio per “fotografia sociale”, utilizzata come “traccia”, ovvero come elemento che registra, diagnostica e informa
sulla presenza. Il secondo paragrafo delinea un identikit del reference service a partire dalla puntualità della definizione
di Shiyali R. Ranganathan e dall’incertezza semantica che questa espressione assume nel nostro paese. Incertezza dovuta
all’assenza di una traduzione nella nostra lingua che richiami immediatamente del reference la natura di servizio essenziale
della biblioteca e che è strettamente legata alla storia che questo servizio ha avuto nel nostro paese. Il terzo paragrafo
propone un viaggio, veloce e intermittente, attraverso alcuni dei più prestigiosi archivi fotografici “generalisti” italiani,
attraverso alcune delle principali riviste del nostro settore e attraverso la rete (i social network site in particolare) per
osservare la rappresentazione del servizio di reference in Italia.This paper presents the theoretical framework and the methodology of a study that – according to a phenomenological
approach – aims to describe the social function of libraries in Italy, through the “traces” left by photographs. In this case, the
reflection focuses on reference service. First paragraph explains the meaning of “social photography”, used as “trace”: an
element that records, diagnoses and informs of presence of something.
Second paragraph describes a reference service’s identikit starting from Ranganathan’s definition of reference service and
the semantic uncertainty that this expression assumes in our country. This uncertainty is due to the lack of a translation in
our language that immediately refers to the nature of the essential library service. This is closely related to the history of
reference service in Italy. Finally, third paragraph offers a journey through some of the most prestigious Italian photographic
archives, through some of the major journals in our scientific field and across the web to observe the reference service’s
representation in Italy
Il progetto di Giulio Einaudi. Storia di un "modello" di biblioteca che può diventare "metodo"
Oggetto dell’articolo è la storia della Biblioteca Civica Luigi Einaudi donata nel 1963 al Comune di Dogliani da Giulio Einaudi per onorare la memoria del padre, primo Presidente della Repubblica Italiana. La biblioteca viene progettata come modello da esportare nel Paese con lo scopo di realizzare un esempio di biblioteca pubblica per i comuni rurali, uno strumento immediato di democrazia e di socializzazione della cultura. L’articolo propone una riflessione sul rapporto tra il modello biblioteconomico e il progetto culturale che Einaudi con la sua casa editrice esprimeva in quegli stessi anni. L’articolo si struttura in due parti: nella prima è la storia della biblioteca di Dogliani ad essere protagonista. Qui si individuano cinque tratti valoriali comuni ai due progetti di Giulio Einaudi. Nella seconda parte si vuole rispondere alla domanda: "Può un modello biblioteconomico funzionare se non è espressione di un chiaro e ben definito progetto culturale?". A partire dalle strade di sviluppo potenziali del modello - delle quali sono state rilevate tracce e che per ragioni diverse sembrano essere fallite - si metterà in evidenza la principale lezione che la storia del "modello Dogliani" ci insegna: la necessità di un metodo
Posizionamento e missione della biblioteca. Un’indagine su quattro biblioteche del Sistema bibliotecario comunale di Perugia
Dalla presentazione di Alberto Petrucciani
Questo libro di Chiara Faggiolani conclude i primi cinque anni del Premio Giorgio De Gregori, voluto e sostenuto da Francesco e Luigi De Gregori per promuovere studi e ricerche di giovani su temi biblioteconomici in ricordo di un uomo e di un bibliotecario che ha unito in tutta la sua vita un generoso e tenace impegno personale e l’attenzione sempre pronta e curiosa verso l’innovazione.
Il tema del libro di Chiara Faggiolani non è nuovo, se lo riassumiamo semplicemente nell’indagine su funzione e strategia della biblioteca pubblica in un contesto determinato. Nuovo e originale è però il contributo che il libro porta a questa inesauribile e sempre indispensabile riflessione.
La lezione metodologica del libro, esposta efficacemente nel concreto procedere della ricerca piuttosto che per affermazioni astratte, è quella di coniugare la partecipazione e diciamo pure la passione, ‘carburante’ sempre necessario al bibliotecario come al ricercatore, con il vigile rigoroso controllo, sia nel processo d’indagine sia dell’analisi dei dati raccolti, che gli elementi che emergono non siano addomesticati, silenziati, irreggimentati, costretti a forza in schemi
precostituiti o, all’occorrenza, scopati sotto il tappeto.
Al centro della ricerca, invece, è l’ascolto, ascolto degli utenti e dei non utenti, delle loro percezioni, impressioni, presupposizioni (e qualche volta fraintendimenti, dal nostro punto di vista), aspirazioni e magari contraddizioni. [...] Più che concludere un discorso, lo apre, a mio avviso, presentando per la prima volta in modo organico, concreto e chiaro i punti di partenza, i criteri di metodo e i modelli di analisi per una nuova stagione di ricerca e di riflessione, e quindi di progettazione, della biblioteca pubblica nel nostro paese
Recensione a: Emiliano Santocchini, Analizzare l’utenza di una biblioteca. I casi della Biblioteca di Sociologia e comunicazione della Università “La Sapienza” e delle biblioteche dei Poli scientifico didattici della Romagna
Il tempo della lettura. I risultati di una indagine su lettori deboli, tempo libero e nuovi media
Soltanto il 41,4% degli italiani legge un libro all’anno: circa 6 italiani su 10
non prendono mai un libro tra le mani, prediligendo altri passatempi nel proprio
tempo libero. I lettori ‘forti’, cioè le persone che leggono in media almeno un libro
al mese, sono il 14,3% dei lettori, una nicchia sostanzialmente stabile nel tempo,
mentre i lettori ‘deboli’, cioè coloro che dichiarano di aver letto al massimo 3
libri in un anno, rappresentano più della metà dei lettori e dal 2010 diminuiscono
progressivamente di anno in anno. In Italia pochi leggono, poco e sempre meno.
Tra le principali cause dichiarate della non lettura c’è la mancanza di tempo
eppure diverse indagini dimostrano che negli ultimi vent’anni il tempo libero
è aumentato. Partendo da questo quadro poco confortante, vengono analizzati
i dati delle più recenti indagini sulla lettura e sull’uso del tempo libero (Istat e
Censis). Nella prima parte si propone un identikit preciso della figura del lettore
debole, contestualizzata negli studi italiani sul tempo libero (il loisir). Nella seconda
parte, attraverso la presentazione dei risultati di un’indagine condotta nel 2014
e finanziata dal Centro per il libro e la lettura, si approfondiscono alcuni aspetti
che concorrono a determinare la percezione della lettura da parte dei lettori deboli
e il rapporto tra tasso di lettura e comportamenti legati all’uso del tempo libero,
in particolare in relazione ai media digitali.Only 41.4% of Italians reads a book a year: about 6 out of 10 Italians never
take a book in their hands, preferring other hobbies in their spare time. The
‘strong readers’, i.e. those who read at least one book per month on average, are
14.3% of the readers, a niche largely stable over time, while the ‘weak readers’,
i.e. those who claim to have read no more than three books in a year and represent
more than half of the total readers, are gradually decreasing since 2010. In
Italy few people read: they read a little and always less.
One of the main causes claimed as a reason for not reading is lack of time, but
several surveys show that in the last twenty years leisure time has increased. Starting
from this distressing picture, this paper analyzes the data of the latest surveys
on reading and on the use of leisure time (Istat and Censis). The first part offers
a precise identikit of the weak reader, contextualized in the Italian studies on leisure.
In the second part, through the presentation of the results of a survey conducted
in 2014 and funded by the Center for the Book and Reading (Cepell), this
paper analyzes in depth some aspects that determine the perception of reading on
the part of weak readers and the ratio between the reading rate and behaviour related
to the use of leisure time, in particular in relation to digital media
Le prossimità delle biblioteche
Approfondire il tema della lettura attraverso i comportamenti degli utenti delle biblioteche è fondamentale per misurarne il valore, le opportunità che esse rappresentano nei territori e i benefici ricercati dagli utenti. Una chiara comprensione di questo fenomeno è un importante strumento per i decisori e per tutti i portatori di interesse per comprendere il posizionamento percepito delle biblioteche anche come agenti di coesione sociale e di crescita culturale del nostro Paese
Recensione a: Il pregiudizio universale: un catalogo d’autore di pregiudizi e luoghi comuni, Roma-Bari: Laterza, 2016. 393 p. ISBN 978-88-581-2620-2. € 18,00
Research evaluation and Mode 2 science
This paper analyzes the characteristics of the
two main methods currently used for the evaluation of
research––peer review and bibliometrics––in light of the
transition from a traditional ‘mode 1’ form of scientific
research to a new ‘mode 2’ form. The new mode operates
within a context of application in that problems are not set
within a disciplinary framework. It is carried out in nonhierarchical,
heterogeneously organised forms which are
essentially transient. One consequence of these changes is
that mode 2 makes use of a wider range of criteria in
judging quality of research
- …
