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    Animals

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    Animals is an international, peer-reviewed, open access journal devoted entirely to animals, including zoology and veterinary science

    Patologie enteriche del suino

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    Le patologie enteriche di natura infettiva sono molto frequenti nei suini, possono manifestarsi a qualsiasi età e la diarrea è il sintomo comune a quasi tutte queste malattie. Tuttavia, la prevalenza più elevata di forme cliniche si osserva nei suinetti sottoscrofa (dalla nascita fino allo svezzamento) e in quelli nella fase di post svezzamento (con maggiore frequenza tra 30 e 50 giorni di vita). Oltre 20 agenti eziologici (batteri, virus e parassiti) possono causare patologie enteriche primarie nei suini. Altri virus (es. sapovirus, adenovirus ed enterovirus), pur essendo stati isolati da campioni intestinali, provocano generalmente infezioni subcliniche di scarsa importanza economica. In genere, agenti virali quali Rotavirus, Coronavirus e protozoi (Cystoisospora suis) svolgono un ruolo patogeno principale soprattutto nel periodo pre-svezzamento mentre, nella fase di accrescimento, alcuni batteri sono frequentemente responsabili di diarrea (es. colibacillosi post svezzamento), con conseguente riduzione dell’incremento ponderale medio giornaliero (IPMG). Alcune malattie, come ad esempio le forme altamente virulente causate dal Coronavirus della diarrea epidemica suina (Porcine Epidemic Diarrhoea, PED), possono provocare focolai epidemici caratterizzati da forme cliniche in animali di tutte le età ma con una elevata mortalità nei suinetti. Le patologie enteriche, oltre a compromettere l’efficienza produttiva e la redditività dell’allevamento, influenzano negativamente il benessere degli animali e determinano un aumento dell’uso di antimicrobici

    Matrici alternative per la diagnosi di malattie

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    La sorveglianza delle malattie trasmissibili è un aspetto cruciale per la gestione sanitaria degli allevamenti intensivi, in particolare quelli suinicoli, in considerazione della numerosità degli animali presenti, della loro elevata densità e del rapido turnover. Per essere efficaci e routinariamente utilizzabili, gli strumenti di sorveglianza devono possedere alcune caratteristiche: economicità, rappresentatività, facilità di prelievo dei campioni da analizzare, sensibilità e specificità dei risultati. La sorveglianza viene condotta prevalentemente avvalendosi di metodi diagnostici indiretti che utilizzano il siero di sangue come matrice per la ricerca di anticorpi specifici. Il prelievo ematico comporta dei costi legati alla manodopera oltre ad essere una tecnica relativamente complessa e fortemente stressante per l’animale. Per queste ragioni, da alcuni anni vengono impiegate matrici alternative al sangue (fluido orale, OF; succo di carne, MJ; fluidi di processazione, PF) come campioni individuali o di gruppo da utilizzare a scopo diagnostico. La raccolta di un campione di gruppo offre una serie di vantaggi: permette di esaminare contemporaneamente più individui, con un costo unitario inferiore e di accertare lo stato di malattia della popolazione. L’efficace utilizzo di matrici alternative al sangue richiede tuttavia la disponibilità di test diagnostici validati per queste matrici, la conoscenza della loro sensibilità e specificità assoluta e relativa al gold-standard (generalmente rappresentato dal siero di sangue) e la comprensione dei loro limiti applicativi. In questa review vengono prese in considerazione le principali matri- ci alternative al sangue, descrivendo le condizioni ottimali per il loro prelievo e utilizzo nell’ambito di piani di monitoraggio delle malattie trasmissibili negli allevamenti suinicoli intensivi

    On-farm risk factors associated with Salmonella in pig herds

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    In the pig production Salmonella infections are cause of concern for two major reasons. The first is the clinical disease in pigs and the second is that pigs can be infected with a broad range of Salmonella serotypes which can potentially contaminate pork products and pose a threat to human health. In Europe, salmonellosis is the second most frequent zoonoses for number of confirmed human cases and number of hospitalizations. After eggs, the consumption of contaminated pork meat and meat-product is the major cause of human outbreaks. According to the most recent survey conducted on pig farms in the EU in 2008, Italy was among the top five countries with the highest prevalence around 51.2% in breeding farms and 43.9% in production farms. These finding highlighting the need to investigate the risk factors in pig farms that should be managed to maintain a low prevalence. Pigs are susceptible to most Salmonella serotypes and although S. Typhimurium and its monophasic variants are the most common, a large variety of other serotypes are also reported in surveillance studies at farm level. Low Salmonella prevalence in pig herd is associated with a lower contamination pressure at the slaughterhouse reducing the occurrence of cross-contamination of carcasses during the slaughter process and, subsequently, the likelihood that human cases of salmonellosis will occur. This review focuses on risk factors in farms and biosecurity measures that can help to control pig important pathogens at the same time as reducing the within-farm prevalence of Salmonella. The main factors influencing Salmonella infection in pigs can be grouped into four different categories: farm hygiene, feeding practices, herd and health management. However, there is no universal protocol that all pig herds can put into place to minimize the risk of disease introduction or spread. Each farm is unique for host susceptibility, management, facilities, and other influential factors. Biosecurity measures, cleaning and disinfection, feed practices, as well as vaccination are often mentioned as the intervention categories with the greatest potential to reduce Salmonella prevalence in pig farms. The information included in this review may persuade the farmers that improving good hygiene practices and animal management would result in economic rewards. The efforts to control Salmonella in farms could also help to reduce infection by other porcine pathogens

    Interazione tra PCV2 e sistema immunitario. Cosa è cambiato dopo l’introduzione della profilassi vaccinale

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    Le malattie da PCV2 (porcine circovirus diseases - PCVD) sono una delle cause più importanti di perdite economiche nell’allevamento intensivo del suino. PCV2 causa sia forme cliniche sistemiche (post-weaning multisystemic wasting syndrome - PMWS), sia forme localizzate di tipo enterico, respiratorio, dermatitico-nefritico e riproduttivo. PCV2 è anche responsabile di forme subcliniche di infezione che, tuttavia, provocano ritardo dell’accrescimento, aumento del numero degli scarti e della suscettibilità ad altre infezioni. Per questi motivi, il controllo dell’infezione da PCV2 è una priorità a livello internazionale. Negli ultimi anni, la disponibilità di vaccini sicuri ed efficaci ha permesso di ridurre l’incidenza e la gravità delle forme cliniche, in particolare della PMWS, di incrementare la produttività degli animali in accrescimento e migliorare i parametri produttivi delle scrofe. Tuttavia, nonostante i successi della vaccinazione, la maggior parte della popolazione suina è ancora cronicamente infetta da PCV2, ed il virus continua a circolare anche nelle aziende che usano piani di profilassi indiretta. I vaccini attualmente disponibili non sono infatti in grado di prevenire le infezioni subcliniche che rappresentano attualmente il problema sa- nitario principale. Anche in assenza di forme cliniche, l’infezione da PCV2 causa alterata funzione delle cellule produttrici di interferone naturale (NIPC) e conseguente riduzione della produzione di TNF-α e IFN-α e ripercussioni sulla funzione linfocitaria. La modificazione dell’equilibrio tra citochine pro-nfiammatorie, pro-immuni e regolatorie che si concretizza nella sovraregolazione dell’IL-10 e sottoregolazione di IFN-γ, provoca inefficiente innesco di una adeguata risposta pro-infiammatoria innata, compromissione del riconoscimento delle infezioni virali e batteriche e compromissione delle risposte specifiche delle cellule T e B. A causa di questa particolare interazione tra PCV2 e sistema immunitario, che esita in una forte compromissione delle difese innate e adattative, le infezioni subcliniche possono essere responsabili di gravi conseguenze economiche. Tale compromissione delle difese innate e adattative spiega inoltre il ruolo svolto da PCV2 nelle coinfezioni. La vaccinazione anti-PCV2 può quindi, indirettamente, migliorare lo stato sanitario anche nei confronti di altri agenti patogeni riducendo, ad esempio, l’incidenza del complesso delle malattie respiratorie del suino (PRDC). Inoltre, nelle aziende in cui vi è la contemporanea circolazione di PCV2 e PRRSV, la vaccinazione contro PCV2 aumenta l’efficacia del vaccino anti-PRRSV. Lo studio e la comprensione dell’interazione tra PCV2 e sistema immunitario e dei meccanismi alla base dello sviluppo di una risposta immunitaria proteggente, sono i necessari presupposti per la sperimentazione di nuove formulazioni vaccinali. L’obiettivo per il prossimo futuro sarà quello di rendere disponibili dei vaccini che siano in grado di ridurre non solo l’espressione clinica delle PCVD ma che possano garantire anche una significativa riduzione della prevalenza di infezioni subcliniche, aprendo così la strada alla concreta possibilità di eradicazione di PCV2 dalle aziende suinicole.Porcine circovirus diseases (PCVD) are important causes of economic losses in intensive pig farming. Porcine circovirus type 2 (PCV2) causes systemic (post-weaning multisystemic wasting syndrome - PMWS) and localized (respiratory, enteric, dermatitis-nephritis and reproductive) diseases and is also responsible for subclinical forms of infection causing reduction of average daily gain, growth retardation and increased susceptibility to other infections. For these reasons, PCV2 infection control is an international priority. In recent years, the availability of safe and effective vaccines has made it possible to reduce the incidence and severity of clinical forms, in particular PMWS, to increase the productivity of growing animals and to improve the reproduction parameters of sows. However, despite the successes of vaccination, most of the pig population is still PCV2 chronically infected, even in farms that use indirect prophylaxis plans. In addition, available vaccines are not able to prevent subclinical infections that are currently the main health problem. In subclinical infections, function loss of the natural interferon-producing cells (NIPC) and downregulation of TNF-α and IFN-α take place. These changes allow an altered balance of pro-inflammatory, pro-immune and regulatory cytokines that result in the upregulation of IL-10 and down-regulation IFN-γ. The effect is the inefficiency in triggering of an adequate innate pro-inflammatory response, impairment of the recognition of viral and bacterial associated signals, and consequently impairment of the T and B cell responses. Due to these interactions between PCV2 and the immune system, an impairment of both innate and adaptive responses allow the occurrence of subclinical infections that are responsible for severe economic consequences. This impairment of innate and adaptive defenses also explains the role played by PCV2 in coinfections. The anti-PCV2 vaccination can therefore, indirectly, improve the health status also against other pathogens reducing, for example, the incidence of the of porcine respiratory diseases complex (PRDC). Furthermore, in farms where PCV2 and PRRSV are circulating simultaneously, vaccination against PCV2 increases the effectiveness of the anti-PRRSV vaccine. The understanding of the interaction between PCV2 and the immune system and the mechanisms underlying the development of a protective immune response are the necessary prerequisites for the testing of new vaccine formulations. The goal for the near future will be to make available vaccines that can not only decrease the clinical expression of PCVD, but also guarantee a significant reduction in the prevalence of subclinical infections, thus paving the way for the concrete possibility of eradication of PCV2 from pig farms

    Enteropatia proliferativa da Lawsonia intracellularis nel suino

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    L’enteropatia proliferativa del suino (proliferative enteropathy - PE), denominata anche ileite, è causata da Lawsonia intracellularis, un batterio intracellulare obbligato. La PE è una patologia a trasmissione oro-fecale che si manifesta soprattutto nella fase di magronaggio ed è responsabile di consistenti perdite economiche negli allevamenti intensivi. I danni economici sono causati dalla riduzione dell’incremento ponderale e dell’indice di conversione dell’alimento e dall’aumento della mortalità e dei soggetti di scarto. La PE è endemica in numerosi Paesi con prevalenze di aziende ed animali infetti che, in Europa, superano il 90% e il 40%, rispettivamente. Nel suino, la patologia è caratterizzata da un ispessimento della mucosa intestinale dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule delle cripte intestinali accompagnata dall’inibizione, ad opera di L. intracellularis, della maturazione e della differenziazione delle cellule caliciformi secretorie e delle cellule assorbenti. La conseguenza inevitabile è la riduzione dell’assorbimento dei nutrienti e la perdita di aminoacidi e proteine nel lume intestinale, con conseguente diarrea. La PE si manifesta con due forme cliniche principali: 1) la forma acuta (enteropatia proliferativa emorragica - PHE) che si osserva principalmente in animali dai 4 ai 12 mesi d’età, caratterizzata da una diarrea sanguinolenta e da elevata mortalità (fino al 50%) e, 2) la forma cronica (adenomatosi intestinale - PIA) che colpisce suini dalle 6 alle 20 settimane d’età, e il cui sintomo principale è rappresentato da una diarrea con feci pastose. Sono state descritte anche altre due forme cliniche a bassa incidenza: a) l’enterite necrotica (NE), espressione di una forma di enteropatia proliferativa cronica complicata da infezioni secondarie che esita in un’estesa necrosi coagulativa dell’epitelio intestinale e, b) l’ileite regionale (RI), risultante dalla guarigione delle lesioni dovute a NE e caratterizzata da deposizione di tessuto di granulazione e ispessimento della tonaca muscolare. La diagnosi indiretta, che viene generalmente eseguita utilizzando un test ELISA, consente di valutare l’eventuale esposizione dei suini a L. intracellularis, mentre la diagnosi diretta (realizzata impiegando test biomolecolari qualitativi: PCR o quantitativi: qPCR, immunoistochimica - IHC) permette di valutare se l’infezione è in atto. Analogamente a quanto accade per altre forme patologiche del suino, la semplice messa in evidenza di L. intracellularis nelle feci non rappresenta un criterio diagnostico valido nei confronti di PE. La corretta procedura diagnostica prevede la quantificazione del numero di microrganismi/grammo di feci e la messa in evidenza di L. intracellularis all’interno delle lesioni intestinali. La profilassi e il controllo si basano sull’applicazione di rigide misure di lavaggio e disinfezione che consentono di ridurre la contaminazione ambientale tra un ciclo produttivo e l’altro e l’applicazione di misure di biosicurezza interna. Particolare attenzione va riservata all’alimentazione, che dovrebbe garantire l’equilibrio della microflora intestinale tramite un corretto rapporto tra proteina altamente digeribile e frazione di fibra, con il supporto di integratori probiotici e prebiotici. In una logica di uso consapevole del farmaco, la somministrazione di massa di antibiotici durante la fase critica del magronaggio dovrebbe essere limitata ai soli gruppi con sintomatologia clinica, implementando invece la profilassi vaccinale.Porcine Proliferative Enteropathy (PE or ileitis) is an infectious enteric disease caused by the intracellular pathogen Lawsonia intracellularis (LI). PE is endemic in many countries and causes severe economic losses in swine production system worldwide due to reduction of daily weight gain, reduction of feed conversion ratio and increase of mortality and swine waste. In Europe, the prevalence of infected farms and infected animals is more than 90% and 40%, respectively. In PE, intestinal mucosa is thickened by uncontrolled proliferation of intestinal crypt cells while secretory cells and absorbent cells are decreased in number because LI prevents their maturation. Diarrhea is the consequence, due to reduced absorption and loss of amino acid and protein in intestinal lumen. Clinical forms are divided into acute (proliferative hemorrhagic enteropathy - PHE) and chronic form (porcine intestinal adenomatosis - PIA). Acute form affects animals from 4 to 12 weeks of age and is characterized by high mortality (>50%) and hemorrhagic diarrhea. Chronic form affects swine of 6-20 weeks of age and is characterized by pasty diarrhea. Based on morphological findings, two other forms are reported: necrotic enteritis (NE) and regional ileitis (RI). The first is a chronic form complicated by secondary infection that result in coagulative necrosis of intestinal epithelium. Healing of necrotic enteritis lesions results in both thickening of muscular layer of intestinal wall and granulation tissue deposition, both of which are typical findings of RI. Indirect diagnosis (e.g. ELISA) assess the exposure to L. intracellularis while direct diagnosis (PCR, qPCR, Immunohistochemistry -IHC) assess the current infection. Effective diagnosis is obtained comparing quantitation of microorganism/gram of feces with the detection of L. intracellularis within intestinal lesion. Prophylaxis and control of proliferative enteropathy are based on biosecurity measures combined with strict washing and disinfection measures to reduce environmental contamination. Proper nutrition management helps to ensure the balance of intestinal microflora by the use of highly digestible protein, by correct intake of fiber fraction and with probiotic and prebiotic supplements. To limit subclinical forms of disease, vaccination should replace antibiotic treatments which instead should be reserved only for symptomatic groups of pig

    Complesso delle malattie respiratorie del suino

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    Le patologie respiratorie sono, a livello mondiale, tra le principali cause di perdite economiche per l’industria suinicola. Queste forme patologiche sono definite come “complesso delle malattie respiratorie del suino” (Porcine Respiratory Disease Complex, PRDC) e, in passato, questa definizione è stata utilizzata per indicare le patologie respiratorie a eziologia multifattoriale che, causando forme cliniche di malattia, provocano ripercussioni negative sui parametri produttivi, in particolare durante la fase di ingrasso. Attualmente, la definizione di PRDC assume un significato più generale e descrive una sindrome causata da una combinazione di agenti infettivi, fattori stressanti di natura ambientale, dimensione della popolazione, strategie di gestione, età e genetica che provoca una riduzione delle prestazioni e un aumento della mortalità e dei costi di produzione. L’eziologia della PRDC è in continua trasformazione a causa dell’evoluzione sia delle condizioni di allevamento che dei microrganismi patogeni. La PRDC è una patologia multifattoriale causata principalmente dall’interazione tra patogeni virali e batterici e, meno frequentemente, dall’azione di parassiti. Gli agenti virali e batterici possono essere presenti in varie combinazioni con effetto sia sinergico sia additivo e gli agenti eziologici coinvolti nella PRDC possono agire come patogeni primari o secondari (opportunistici)

    Sindromi associate all'infezione da PCV2

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    Alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, sia in Nord America sia in Europa, in suini che presentavano una grave condizione patologica caratterizzata da deperimento, problematiche respiratorie e aumento della mortalità, è stato identificato un nuovo virus, attualmente denominato Porcine circovirus type 2 (PCV2). PCV2 è oggi considerato, a livello mondiale, uno dei più importanti agenti patogeni del suino, responsabile di significative perdite economiche. PCV2 è coinvolto nel determinismo di un complesso di manifestazioni patologiche denominate Porcine Circovirus Diseases (PCVD) o Porcine Circovirus-Associated Diseases (PCVAD). Il virus può infettare anche i cinghiali che raramente sviluppano una malattia clinicamente evidente pur presentando valori di sieroprevalenza simili a quelli evidenziati nei suini domestici

    Malattia di Aujeszky

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    Il virus della malattia di Aujeszky (Aujeszky’s Disease Virus, ADV), denominato anche virus della pseudorabbia (Pseudorabies Virus, PRV), ha uno spettro d’ospite molto ampio, essendo in grado di infettare quasi tutti i mammiferi ad eccezione dei primati superiori. Tuttavia, solo i suini (domestici e selvatici) sono in grado di sopravvivere all’infezione e, per tale motivo, sono considerati gli ospiti serbatoio. L’importanza economica della malattia di Aujeszky (AD) è cresciuta progressivamente, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, in conseguenza dei cambiamenti strutturali delle aziende suinicole e dell’aumento della movimentazione degli animali. La disponibilità di vaccini a marker negativo ha consentito, in molti Paesi, il controllo e l’eradicazione della malattia

    Sindrome riproduttiva e respiratoria del suino (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome, PRRS)

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    La sindrome riproduttiva e respiratoria del suino (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome, PRRS) è, attualmente, la malattia economicamente più rilevante dell’allevamento intensivo del suino. Verso la fine degli anni ‘80 del secolo scorso, furono descritti negli USA gravi focolai di malattia caratterizzati da aborto e parti prematuri, accompagnati da mortalità neonatale, difficoltà respiratorie, riduzione dell’incremento ponderale medio giornaliero (IPMG) e aumento della mortalità. Tra il 1990 e il 1991, episodi analoghi comparvero in Europa, prima in Germania e nei Paesi Bassi e in seguito in tutti i Paesi del continente. Nessun collegamento epidemiologico è mai stato evidenziato tra i focolai descritti negli USA e quelli europei. L’iniziale fallimento nella ricerca della causa di queste manifestazioni cliniche portò a denominare questa sindrome con una serie di nomi diversi (es. Blue Ear Disease, Mystery Swine Disease, Porcine Epidemic Abortion and Respiratory Syndrome). Nel 1991, l’eziologia della PRRS è stata identificata in un virus a RNA mai segnalato in precedenza e la cui origine è ancora oggi sconosciuta. Studi sierologici retrospettivi hanno dimostrato che il virus circolava nelle popolazioni di suini di alcuni Paesi già alla fine degli anni ’70. Negli anni seguenti, focolai di malattia sono stati segnalati in numerosi Paesi e PRRSV è oggi considerato endemico nella maggior parte delle regioni del mondo in cui si allevano suini. Le conseguenze economiche della PRRS sono estremamente rilevanti e sono state stimate in 5-14 €/capo prodotto e fino a 59-126 € per singola scrofa, in corso di focolaio di malattia riproduttiva
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