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Copertura immunitari per la rosolia negli studenti dei corsi di studio di medicina
Obiettivi: Valutare il grado di copertura immunitaria per la rosolia negli studenti afferenti ai corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Metodi: Dall’anno accademico 2003-2004 è stato valutato il titolo anticorpale contro la rosolia mediante metodo EIA agli studenti dei corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova (in totale 3156, 892 maschi e 2264 femmine), sia per le professioni sanitarie sia per i corsi di studio in medicina e chirurgia e in odontoiatria. L’età media degli studenti era di 22,7±5,0 anni (maschi 24,1±5,3, femmine 22,2±4,8 anni), suddivisi in relazione al sesso e al titolo anticorpale espresso come positivo, negativo o dubbio. E’ stato inoltre valutato il grado di adesione alla vaccinazione, anche in relazione al sesso, nel caso in cui il titolo anticorpale risultasse negativo o dubbio. Risultati: Il 93,1% degli studenti (86,2% maschi e 95,8% femmine) risultavano positivi per i marcatori contro la rosolia. Le femmine evidenziavano una copertura immunitaria significativamente maggiore dei maschi (χ2=88,880, p<0,001). L’invito alla vaccinazione è stato recepito dal 42,5% degli studenti negativi o dubbi, il 52,1% femmine e il 35% maschi. Il controllo dei marcatori dopo il vaccino è stato eseguito dal 54,8% e tutti hanno dimostrato la positivizzazione del titolo. Alla fine della campagna vaccinale (hanno aderito più le femmine dei maschi, χ2=5,789, p<0,05) la percentuale di copertura immunitaria complessiva è stata pari al 94,7%, 89% maschi e 96,9% femmine. Conclusioni: La copertura anticorpale verso la rosolia appare ottimale nelle femmine (attorno all’immunità di gregge), ma ancora carente nei maschi e il suggerimento verso la vaccinazione appare poco recepito (soprattutto nei maschi). E’ quindi necessario uno sforzo massimale per raggiungere un livello anticorpale tale da ridurre a zero il rischio di sindrome rubeolica fetale
Possibile rischio biologico da parotite negli studenti dei corsi di studio di medicina
Obiettivi: Valutare il grado di copertura immunitaria per la parotite negli studenti afferenti ai corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Metodi: Dall’anno accademico 2003-2004 è stato valutato il titolo anticorpale contro la parotite mediante metodo EIA agli studenti dei corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova (in totale 3146, 886 maschi e 2260 femmine), sia per le professioni sanitarie sia per i corsi di studio in medicina e chirurgia e in odontoiatria. Gli studenti, età media 23,0±5,0 anni (maschi 24,4±5,5, femmine 22,4±4,7 anni), sono stati suddivisi per sesso e il titolo anticorpale è stato espresso come positivo, negativo o dubbio. E’ stato inoltre valutato il grado di adesione alla vaccinazione, anche in relazione al sesso, nel caso in cui il titolo anticorpale risultasse negativo o dubbio. Risultati: Il 76,8% degli studenti (74,0% maschi e 77,9% femmine, χ2=5,789, p<0,05) risultavano positivi per i marcatori contro la parotite. Rilevante appariva la percentuale di risultati dubbi (8,5%), significativamente (χ2=27,636, p<0,001) maggiore nei maschi (13,2%) che nelle femmine (6,9%). L’invito alla vaccinazione è stato recepito dal 48,5% degli studenti negativi o dubbi, il 47,6% femmine e il 50,4% maschi. Il controllo dei marcatori dopo il vaccino è stato eseguito dal 55,9%, ma per il 18,7% dei soggetti il titolo rimaneva negativo o dubbio. Alla fine della campagna vaccinale la percentuale di copertura immunitaria complessiva è stata pari all’81,9%, 79,5% maschi e 82,9% femmine. Conclusioni: La copertura anticorpale verso la parotite appare modesta e lontana dall’immunità di gregge; il suggerimento verso la vaccinazione appare inoltre poco percepito. Visti i possibili effetti, in genere più rilevanti nei maschi, di una infezione da parotite nei giovani adulti, è necessario uno sforzo sempre maggiore per raggiungere una sufficiente copertura immunitaria
Occupational blood and body fluid exposure of university health care workers
Background: Occupational exposure to bloodborne pathogens caused by percutaneous injuries or mucosal contamination is common in hospital settings. Methods: Reports of exposures to human blood and body fluids from Padua university health care workers since 2004 to 2006 and compliance with the follow-up after injury according to the patients’ source were analysed. Results: The injury reports were 497. The residents in surgery and anesthesiology were significantly more injured than the others, and the compliance with follow-up was low: from 26.3% (hepatitis B virus) to 40% (hepatitis C virus) with positive source, less than 30% with a negative source, as far as 40% with an unknown source. No seroconversion was observed in subjects completing the follow-up. Conclusions: We suspect underestimation of injury reports and low compliance with the follow-up requests that health care workers adhere to the protocols and follow the standard procedures to prevent exposures to blood-borne pathogens
Sieroprevalenza dei marcatori contro la varicella negli studenti dei corsi di studio di medicina
Obiettivi: Valutare il grado di copertura immunitaria per la varicella negli studenti afferenti ai corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Metodi: Dall’anno accademico 2003-2004 è stato valutato il titolo anticorpale contro la varicella mediante metodo EIA agli studenti dei corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova (in totale 4238, 1260 maschi e 2978 femmine), sia per le professioni sanitarie sia per i corsi di studio in medicina e chirurgia e in odontoiatria. Gli studenti (sono stati analizzati solo quelli nati e residenti in Italia per una migliore valutazione comparativa), età media 22,7±4,6 anni (maschi 23,9±5,1, femmine 22,1±4,3 anni), sono stati suddivisi per sesso e il titolo anticorpale è stato espresso come positivo (misurato quantitativamente), negativo o dubbio. E’ stato inoltre valutato il grado di adesione alla vaccinazione, anche in relazione al sesso, nel caso in cui il titolo anticorpale risultasse negativo o dubbio. Risultati: Il 94,3% degli studenti (la percentuale è sorprendentemente analoga per i due sessi) risultavano positivi per i marcatori contro la varicella, con una quota modesta di risultati dubbi (0,66%), con modeste differenze non significative tra maschi (0,48%) e femmine (0,74%). Soltanto 15 studenti (0,35%) erano stati vaccinati in epoca precedente la valutazione del titolo anticorpale. Di questi, 4 risultavano negativi e 1 dubbio. L’invito alla vaccinazione è stato recepito dal 53,5% degli studenti negativi o dubbi, il 54,1% femmine e il 53,2% maschi. Il controllo dei marcatori dopo il vaccino è stato eseguito dal 47,7%, ma per il 25,8% dei soggetti il titolo rimaneva negativo o dubbio. Non sono state rilevate differenze significative tra i sessi. Alla fine della campagna vaccinale la percentuale di copertura immunitaria complessiva è stata pari all’95,4%, 95,5% maschi e 95,3% femmine. Conclusioni: La copertura anticorpale verso la varicella appare generalmente elevata e molto vicina all’immunità di gregge; il suggerimento verso la vaccinazione appare però poco percepito. D’altro canto, la vaccinazione ha messo in evidenza un certo grado di inefficacia poichè il 25,8% (16,7% maschi e 29,6% femmine, differenza per’altro non significativa) non sieroconvertiva
E’ opportuno un richiamo nel fallimento della corretta scheda vaccinale (due dosi) MPR?
OBIETTIVI: Alcuni Dipartimenti di Prevenzione non eseguono un richiamo per il vaccino MPR in soggetti con anticorpi negativi/dubbi verso una o più tra morbillo, parotite e rosolia, qualora risulti dal certificato di vaccinazione la corretta applicazione della scheda vaccinale (due dosi). Lo scopo della ricerca è il tentativo di dimostrare che un dose di richiamo è utile al fine di ottenere una più completa copertura immunitaria. METODI: Gli studenti dei corsi di laurea afferenti alla Facoltà di Medicina dell’Università di Padova (medicina e chirurgia, odontoiatria e professioni sanitarie) sono sottoposti ad accertamento sanitario dal 2004. Dal certificato vaccinale, 496 studenti avevano eseguito due dosi di vaccino MPR. Il titolo anticorpale è stato determinato con metodo ELISA e gli studenti con anticorpi negativi o dubbi sono stati invitati ad eseguire un richiamo. RISULTATI: Una corretta procedura vaccinale contro MPR garantisce solo per la rosolia il raggiungimento di una copertura anticorpale quasi completa (98,6%), mentre appare particolarmente bassa per il morbillo (78,8%) e media per la parotite (87,1%). La somministrazione di una dose di richiamo consente di raggiungere una copertura immunitaria soddisfacente pari al 97,6% per il morbillo, al 98,4% per la parotite e al 100,0% per la rosolia. CONCLUSIONI: La scheda vaccinale MPR prevista dal programma nazionale per l’eliminazione di morbillo, parotite e rosolia (due dosi di cui la prima nel secondo anno di vita e la seconda a 5-6 o 11-12 anni) non sembra assicurare una copertura immunitaria efficace contro morbillo e parotite. Al contrario, la copertura contro la rosolia è quasi totale, assicurata d’altro canto anche da una sola somministrazione (98,0%). Appare quindi opportuno che, in caso di controllo degli anticorpi e una volta che questi risultino negativi o dubbi, una terza dose venga somministrata al fine di verificare la reale consistenza di soggetti “non-responders” che, dai risultati ottenuti appare bassa (2,4% per il morbillo e 1,6% per la parotite, nessuno per la rosolia)
Gestione di un focolaio epidemico di rosolia nella provincia di Pordenone
OBIETTIVI: Dopo un periodo di inadeguata copertura vaccinale, nel 2003 l’Italia ha messo in atto il Piano Nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita. La rosolia e la sindrome da rosolia congenita sono diminuite, tuttavia focolai epidemici continuano a verificarsi. Nella Provincia di Pordenone tra gennaio e luglio 2008 si è verificato un focolaio epidemico di rosolia. Viene quindi descritto ed analizzato il focolaio epidemico e viene aperta una discussione su come ottimizzare gli interventi e le strategie per raggiungere l’obiettivo di eliminazione della rosolia ed approfondire il ruolo dell’assistente sanitario in questo contesto. METODI: Sono stati analizzati i risultati delle indagini di laboratorio, valutata la copertura vaccinale, l’immunità naturale e acquisita delle donne italiane e immigrate. Sono stati analizzati 1935 questionari somministrati ai malati e ai contatti. E’ stato controllato lo stato vaccinale dei casi, dei contatti e si sono verificati sia i calendari di vaccinazione nel mondo che la provenienza degli stranieri residenti a Pordenone. RISULTATI: Sono stati notificati 133 casi di rosolia, tra i quali 3 donne in gravidanza. In 103 casi la diagnosi è stata confermata. Analizzando i dati disaggregati per sesso si è vista la prevalenza nel sesso maschile (70%) e l’89% delle notifiche hanno riguardato persone di età compresa tra i 14 e 49 anni di età. La copertura vaccinale a due anni di età è superiore al 90%, ma le donne suscettibili in età fertile sono state stimate attorno al 14%. Molte provengono da Paesi dove ancora non si effettua la vaccinazione antirosolia. CONCLUSIONI: Ulteriori azioni dovranno essere intraprese per mantenere elevata la copertura vaccinale e per raggiungere i gruppi a rischio (donne in età fertile, residenti stranieri, clandestini, nomadi e quei soggetti che rifiutano le vaccinazioni)
Il rischio biologico da incidenti occupazionali e il ruolo dell’Assistente Sanitario
Obiettivi: sono state indagate le lesioni da strumenti acuminati o taglienti e le contaminazioni muco-cutanee denunciati nel triennio 2007-2009 dai lavoratori e dagli studenti afferenti all’Università di Padova.
Materiali e metodi: sono state analizzate le schede infortunistiche (SIROH) ottenute dalle denunce ed è stato calcolato il numero di soggetti esposti, l’età, il sesso, le modalità dell’incidente e l’adesione al follow-up. I risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti nel precedente triennio. Si è inoltre valutato il ruolo dell’assistente sanitario nella prevenzione degli infortuni.
Risultati: nel triennio 2007-2009 sono stati notificati 486 incidenti contro i precedenti 497. Le ferite (punta o taglio) sono state 385 e le contaminazioni 101 (precedentemente 380 e 117, rispettivamente). Il 67,1% (60,6% nel 2004-2006) dei soggetti infortunati riguardava il personale in formazione (studenti e specializzandi). Il 64,2% erano di sesso femminile e il 35,8% maschile (nel triennio precedente il 59% e il 41%, rispettivamente). Gli infortuni con fonte non nota sono stati 54 contro i 74 del 2004-2006. I soggetti che hanno completato i follow-up per fonti note positive nel triennio considerato sono stati il 66,3% per HBV, il 60% per HCV e il 100% per HIV contro il 26,3% per HBV, il 40,0% per HCV e il 33,3% per HIV nel triennio precedente. Nel triennio considerato è stata osservata una sieroconversione per HCV. Nel triennio, 18 operatori HBV negativi sono stati vaccinati.
Conclusioni: nonostante il numero degli incidenti biologici sia sicuramente sottostimato, l’intervento degli assistenti sanitari ha comunque migliorato significativamente l’adesione al follow-up. Compito del personale sanitario è l’informazione e la formazione degli operatori sui rischi e sul corretto utilizzo dei D.P.I., il rispetto dei protocolli di lavoro, e la spinta a denunciare tutti gli incidenti biologici al fine di monitorare adeguatamente il fenomeno ed intervenire nei casi di criticità
Copertura immunitaria verso il morbillo e vaccinazione negli studenti dei corsi di studio di medicina
Obiettivi: Valutare il grado di copertura immunitaria per il morbillo e lo stato vaccinale negli studenti afferenti ai corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Metodi: Dall’anno accademico 2003-2004 è stato valutato il titolo anticorpale contro il morbillo mediante metodo EIA agli studenti dei corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova (in totale 4245, 1265 maschi e 2980 femmine), sia per le professioni sanitarie sia per i corsi di studio in medicina e chirurgia e in odontoiatria. Gli studenti (sono stati analizzati solo quelli nati e residenti in Italia per una migliore valutazione comparativa), età media 22,7±4,6 anni (maschi 23,9±5,1, femmine 22,1±4,3 anni), sono stati suddivisi per sesso e il titolo anticorpale è stato espresso come positivo (misurato quantitativamente), negativo o dubbio. Sulla base dei certificati di vaccinazione presentati da 1658 studenti (39,1%), 458 maschi e 1200 femmine è stato inoltre valutata l’efficacia dei vaccini eseguiti durante l’infanzia (i soggetti sono stati ulteriormente suddivisi tra quelli che avevano ricevuta una (1032) o due (626) dosi). E’ stato inoltre valutato il grado di adesione alla vaccinazione, anche in relazione al sesso, nel caso in cui il titolo anticorpale risultasse negativo o dubbio. Risultati: Solamente l’84,7% degli studenti (83,1% maschi e 85,4% femmine) risultava positivo per i marcatori contro il morbillo, senza differenze significative tra i due sessi. Da segnalare l’elevata percentuale (7,0%) di risultati dubbi. L’invito alla vaccinazione è stato recepito dal 51,9% degli studenti negativi o dubbi, il 55,5% femmine e il 44,4% maschi. Il controllo dei marcatori dopo il vaccino è stato eseguito dal 55,7% e solo per l’89,8% si è osservata una sieroconversione, ancora con una elevata percentuale (7,5%) di risultati dubbi. Alla fine della campagna vaccinale (hanno aderito più le femmine dei maschi, χ2=6,682, p<0,01) la percentuale di copertura immunitaria complessiva è stata pari all’88,7%, 86,5% maschi e 89,6% femmine. Ulteriormente, di 1658 studenti (458 maschi e 1200 femmine) era disponibile in certificato delle vaccinazioni; 1032 soggetti (300 maschi e 732 femmine) avevano eseguito solo una dose di vaccino, mentre 626 (158 maschi e 468 femmine) ne avevano eseguite due. La percentuale di soggetti positivi non dimostra differenze significative rispetto al totale nè nei soggetti sottopostisi ad una dose (85,3% di positivi) nè in quelli vaccinati due volte (86,3% di positivi). Conclusioni: La copertura anticorpale verso il morbillo appare lontana dall’ottimale in entrambi i sessi; il suggerimento verso la vaccinazione appare poco recepito (soprattutto nei maschi). E’ quindi necessario un ulteriore sforzo per raggiungere un livello anticorpale tale da ridurre i rischi connessi all’infezione morbillosa, soprattutto in età adulta
Anticorpi anti-tossina difterica e durata della protezione nel tempo: indagine sierologica in un campione di studenti universitari
Obiettivi specifici: la difterite è una malattia infettiva prevenibile tramite vaccinazione. La schedula vaccinale attuale prevede un ciclo primario costituito da 5 dosi e da ulteriori richiami a cadenza decennale. Scopo dell’indagine è stato determinare il titolo anticorpale anti-tossina difterica e valutare la persistenza nel tempo della copertura immunitaria specifica in un campione di studenti universitari. Materiali e metodi: nell’ambito dei programmi di sorveglianza sanitaria in vigore nell’Ateneo di Padova, sono stati reclutati 200 studenti frequentanti il 6° anno del corso di Laurea in Medicina e Chirurgia in possesso del certificato vaccinale attestante il numero di dosi vaccinali e la data relativa all’ultima somministrazione ricevuta. La determinazione del titolo anticorpale anti-tossina difterica è stata effettuata con metodica ELISA ed un valore ≥0,1 UI/ml è stato considerato protettivo. Riassunto dei risultati: al gruppo di studenti esaminati (62 maschi e 138 femmine, età media 24,4±2,1 anni) sono state somministrate 4,8±0,9 dosi di vaccino antidifterico e l’intervallo medio dall’ultima somministrazione è stato di 15,3 anni. Complessivamente, il valore del titolo anticorpale è risultato pari a 0,24±0,38 UI/ml. Il 46% (92/200) dei soggetti analizzati ha mostrato un titolo anticorpale non protettivo. La correlazione tra titolo anticorpale e intervallo di tempo trascorso dall’ultima somministrazione è risultato significativo (r=-0,304 p<0,001). Conclusioni: lo studio ha evidenziato che circa metà del campione studentesco indagato non raggiunge un livello protettivo di copertura antidifterica e la presenza di una significativa correlazione inversa tra titolo anticorpale e tempo trascorso dall’ultima somministrazione. Appare auspicabile, pertanto, che gli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia ad elevato rischio biologico siano sottoposti a vaccinazione antidifterica qualora l’intervallo dall’ultima dose risulti superiore a 15 anni
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