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    Architecture and Existing Forms

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    This chapter deals with the relation between architecture and existing forms, both the artificial forms of buildings and urban settlements and the physical forms of nature. In particular, it deals with the relation between ‘new’ and ‘antique’ in the project of ‘re-construction’ of the form of those villages, situated in peculiar natural contexts, that are in a state of ruin or incompleteness. The reasoning is divided into two parts. The first part is dedicated to the explanation of the theoretical approach, based on the centrality of form in architecture and on specific ideas of ‘antique’ and ‘place’, which are both ‘existing’ forms. The ‘antique’ form, in its condition of ruin or incompleteness, is conceived as an ‘unfinished’ form, available to be ‘completed’ and capable of suggesting new forms and meanings rather than only as a ‘relic’ to be restored according to its original configuration. The condition of ‘not finished’ is considered as a potentiality, as an extraordinary opportunity for ‘re-construction’ and renovation of the architectural or urban form, according to its underlying morphological and spatial structure, rather than just a matter of methods and techniques of restoration and ‘conservation’. Regarding the ‘place’, it is especially considered for its geographical features, for the natural form of the ground conceived as the “etymological root” of the built form of the city. Since they express different topological conditions, the forms of the ground can suggest orientations, measures, rhythms; they can, therefore, be described by using the same categories used to describe the architectural and urban space. When architecture, a single building or an urban settlement, establishes a fundamental relation with a site, it exalts its natural features, making them meaningful and turning it into a ‘place’; at the same time, the natural features of a place confer a character on the built forms of architecture, which become significant through the relation with them. This is what we call the ‘virtuality’ of the existing forms in an architectural project. In the second part of the chapter, this relation between the new form and the existing forms in architecture is described through the illustration of the reconstruction projects of the ‘unfinished’ forms of the abandoned villages of Anavatos (Chios Island, Greece), Kita (Mani Peninsula, Greece) and Dodoši (Lake Skadar, Montenegro). Far from considering them exhaustive solutions, these projects have the value of explanation and validation of the theoretical point of view expressed in the first part

    Patrimoni fragili

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    La crisi pandemica rappresenta l’estrema conseguenza dei cambiamenti ambientali, sociali, economici e urbani della città contemporanea. Cambiamenti che hanno sovvertito il rapporto tra attività umane e contesti storici e ambientali, oltrepassando i limiti dell’equilibrio millenario tra uomo e natura, con la conseguenza di generare fenomeni insediativi – di scala urbana e metropolitana – che hanno un profondo impatto sulla vita delle comunità, sulla continuità dei valori storici, paesaggistici e patrimoniali che caratterizzano lo spazio abitato, esito di stratificazioni lente, profonde, di lungo periodo

    Per una rinnovata fiducia nella continuità

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    Il testo esplora il significato del patrimonio in relazione alle città, all'architettura e al paesaggio in Italia, evidenziando la necessità di comprendere pienamente ciò che le città e i paesaggi offrono in termini di esperienza, memoria e valore, soprattutto in un contesto segnato dalla crisi socioeconomica e ambientale globale. Le città italiane, nonostante degrado e abbandono, continuano a trasmettere un forte senso di appartenenza e protezione, derivante dalla lunga storia di evoluzione e sedimentazione di diverse culture e influenze. La riflessione si concentra sulla resilienza delle città italiane, che, pur in crisi, sono riuscite a mantenere una connessione con il passato e a resistere a fenomeni contemporanei come la gentrificazione e l'eccessivo turismo. È fondamentale, quindi, recuperare e valorizzare il patrimonio ambientale, culturale e sociale come risorsa per superare la crisi e costruire un rinnovato legame tra comunità, città e paesaggio. Il concetto di patrimonio non deve essere inteso come una mera testimonianza storica, ma come qualcosa di vivo e trasformabile. La continuità tra passato, presente e futuro deve essere preservata, e l'architettura contemporanea deve superare la separazione tra tradizione e modernità, riscoprendo il valore della storia e della cultura materiale per promuovere un ambiente più adatto alle necessità delle comunità future. L'architettura deve essere vista come parte integrante di un processo più ampio, che coinvolge città e paesaggio come un'unica entità, in grado di rispondere alle sfide contemporanee attraverso una continua trasformazione. Questo processo di rinnovamento, basato sulla conoscenza e sul rispetto del patrimonio, non implica un ritorno al passato, ma piuttosto un cammino verso una nuova sintesi che promuova una qualità di vita migliore per le generazioni future

    Tracciare la rotta

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    Il paesaggio si contempla o si vive? È spazio dotato di un’identità unitaria e immutabile che garantisce l’aderenza tra abitanti e contesto, tra spazio e spirito del luogo oppure è lo spazio pulviscolare, scenario della modificazione che nasce dalle tensioni e contraddizioni che richiedono una continua negoziazione di valori e significato1? Il gioco delle contraddizioni, in cui è sempre comodo rifugiarsi, rischia però di diventare effimero, ineffettuale o irresponsabile: se il giurista pacifica la contraddizione attribuendo la prima alla giurisdizione illuminista e prescrittiva e la seconda alla visione popolare e riformista, come trovare una postura del progetto del giardino, della città e del paesaggio che si nutra di questa contraddizione? Come ingaggiare un confronto critico e non banale del progetto tra la necessità della regolamentazione e la scelta delle forme dello spazio? La mise en patrimoine2 è un esercizio progettuale che assume come dispositivo questa contraddizione, perché aiuta a costruire un giudizio critico sul presente, ma è anche mise en pajsage perché guarda all’inerzia dei materiali della città fisica dentro la mutevolezza dei valori della natura e le forme della sua rappresentazione. Il paesaggio è percepito: come dice Calvino, «il mondo non si può guardare senza la presenza dell’io, facendo a meno di quella macchina di inquietudine che è la presenza dell’individuo»

    La Politica del Patrimonioin ambito internazionale

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    Il termine patrimonio è l’espressione sintetica con cui si enuncia un concetto giuridico-economico, regolato da norme, diritti e obblighi rispondenti prevalentemente ad aspetti di tipo qualitativo e quantitativo relativi alla tipologia, al valore del bene e alle figure giuridiche che ne hanno titolarità, obbligo di gestione, di conservazione e di controllo. L’insieme delle norme è emanato da “sistemi politici”, mentre tutte le azioni, come le attività di tutela e salvaguardia, sono svolte di concerto con le “istituzioni sociali” a cui spetta anche il compito di sensibilizzare e orientare la collettività verso finalità condivise. Il concetto di patrimonio, riduttivamente inteso nel corso del Novecento come l’insieme dei beni culturali di pregio, oggi fa riferimento ad un insieme molto più ampio che comprende non solo la categoria del patrimonio culturale, artistico, architettonico, ma anche beni immateriali, del patrimonio paesaggistico-ambientale
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