1,720,974 research outputs found

    Past and present of skeletal diseases from a century-old collection of bone remains of cave bear (Ursus spelaeus) at the Museum of Geology and Palaeontology of the University of Padova (Italy).

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    The palaeopathology is the study of pathological features recognised on fossil and subfossil remains. It provides epidemiological information including the incidence of bone and dental diseases in human and animal populations. Its highest development have been recently occurred after the introduction of modern techniques of digital radiology and computerised axial tomography that flanked the morphological and histological analyses. In the present study, the results obtained from a preliminary diagnostic analysis on thirty paleopathological remains attributed to Ursus spelaeus from the Pocala Cave (Trieste Karst, NE Italy, Upper Pleistocene) and housed at the museum as “E. Neumann’s collection, 1925” are presented. Pathological conditions in the vertebral column and skull were particularly frequent among the osteological diseases found in the examined specimens. Most of the remains belonged to old individuals, which probably did not overcome the hibernation period. The ageing pathologies concerned osteophytes and lipping on joints of the cervical vertebrae, friction signs on the patella, and wear of phalanges. Pathological conditions frequently occurred at the level of the masticatory apparatus, as tooth enamel erosion often associated with inflammatory processes in the jaw, due to the main herbivorous diet. However, the occurrence of numerous jaws of old individuals, with complete alveolar resorption, supports the hypothesis that the cave bears were able to survive for a long time after the loss of teeth. Traumatic injuries and congenital diseases were rare. Among the signs of trauma, as well as welded fractures of ribs and phalanges, the most interesting was an ankylosis with fusion of cervical vertebrae in a specimen that survived losing the neck mobility. These studies can help to understand behaviour and lifestyle of cave bears in the light of their commonest diseases

    Alle radici del futuro. Ricerche e progetti attorno ad alcuni strumenti scientifici sette-ottocenteschi dell’Università di Ferrara

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    Il Dipartimento di Fisica, ove è conservata la “Collezione Instrumentaria delle Scienze Fisiche”, e il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara hanno sviluppato dal 2008 un progetto di ricerca con lo scopo principale di favorire la diffusione della cultura scientifica e la valorizzazione di questo significativo patrimonio culturale dell’Ateneo. La ricerca si è dapprima tradotta nell’ordinamento di una selezione di strumenti scientifici e nella progettazione museografica di una mostra temporanea allestita nel Salone dei Passi Perduti a Palazzo Renata di Francia a Ferrara. Al fine di coordinare le diverse tecnologie necessarie per un corretto allestimento degli strumenti, si sono attivati interessanti processi di trasferimento tecnologico di competenze specifiche di aziende, poi alla base di nuove attività di ricerca nel campo delle tecnologie multimediali applicate al patrimonio dei musei scientifici, nell’ambito della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia Romagna

    “Scavi" tra le collezioni archeozoologiche del Museo della Natura e dell'Uomo: i resti faunistici di Fimon e Val Liona e la storia degli uomini che li hanno raccolti.

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    La collezione di mammiferi fossili delle torbiere oloceniche dei Colli Berici, conservata presso il Museo della Natura e dell'Uomo dell'Università di Padova, rappresenta un'importante testimonianza della ricca storia di ricerca e scoperta legata a questi siti paleontologici da parte di naturalisti, appassionati e paleontologi dilettanti di questi luoghi. Le prime indagini risalgono al 1871, quando il naturalista Paolo Lioy scoprì i resti di un villaggio palafitticolo nella torbiera di Fimon, aprendo la strada a successive esplorazioni. Durante la Prima Guerra Mondiale, l'antropologo Raffaello Battaglia attribuì i reperti all'età Neolitica e del Bronzo, mentre il paleontologo Ramiro Fabiani analizzò alcuni resti di Cervus elaphus provenienti da Fimon. Le ricerche si intensificarono durante la Seconda Guerra Mondiale, quando lo speleologo Gastone Trevisiol, affiancato da un "comitato di lavoro" comprendente Aldo Allegranzi, Alvise Da Schio e Giuseppe Perin, condusse scavi sistematici nelle torbiere di Fimon e Val Liona. Nonostante le difficili condizioni belliche, riuscirono a recuperare numerosi reperti, spesso donati dagli stessi operai impegnati nell'estrazione della torba, allora chiamata "carbone dei poveri". Dopo la morte di Trevisiol, Perin proseguì le ricerche, ampliandole a Val Liona e pubblicando un resoconto dettagliato sull'ambiente e la fauna delle torbiere. Nel 1948, il geologo Alfredo Riedel analizzò e descrisse minuziosamente i resti fossili raccolti, gettando le basi per successive revisioni tassonomiche. Questo studio, svolto in occasione del tirocinio di una tesi triennale in Scienze Naturali, ha riguardato 110 reperti provenienti da Fimon e Val Liona, appartenenti a diverse specie di mammiferi come Canis lupus, Vulpes vulpes, Ursus arctos, Equus caballus, Sus scrofa, Capreolus capreolus e Cervus elaphus. Dopo un'accurata pulizia e catalogazione, i fossili sono stati riposizionati in nuove casse antiurto, preservandoli per future ricerche. L'analisi ha rivelato dettagli inediti, come incisioni lasciate dagli attrezzi di estrazione e annotazioni dei primi ricercatori sui reperti stessi. Questo lavoro rappresenta un tassello fondamentale nella ricostruzione dell'ambiente e della fauna delle torbiere oloceniche dei Colli Berici, valorizzando l'eredità dei pionieri che hanno contribuito a preservare questa preziosa collezione paleontologica

    La collezione Egidio Feruglio conservata al Museo di Geologia e Paleontologia dell’Università di Padova: la sua importanza per la conoscenza dei Mammiferi cenozoici del Sud America

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    The Museum of Geology and Palaeontology of the University of Padova, Italy, houses an important and practically unknown collection of fossil mammals from Patagonia, southern Argentina. It consists of thousands of remains collected by the Italian geologist Egidio Feruglio in the 1920s and 1930s, during his fieldworks in Patagonia for the Dirección de Yacimientos Petrolíferos Fiscales. In this work, we disclose the history of this particular collection providing a list of the most important fossil mammals represented, including holotypes, and emphasizing its importance on palaeontological and stratigraphic issues of southern South America. Furthermore, the MGP-PD houses fossils and casts of South American mammals provided by Argentinean researchers, such as a very small collection probably donated by the Argentinean naturalist Prof. Florentino Ameghino, and several casts donated by Dr. Alberto Castellanos.Il museo di Geologia e Paleontologia dell’Università di Padova conserva un’importante e poco nota collezione di mammiferi fossili e rocce della Patagonia (Argentina merdionale). Questa raccolta consiste di migliaia di reperti scavati dal geologo italiano Egidio Feruglio, negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, durante il suo lavoro di ricerca in Patagonia, presso la Direzione dei Giacimenti Petroliferi Statali (Dirección de Yacimientos Petrolíferos Fiscales). In questo lavoro viene descritta la storia di questa particolare collezione e la sua importanza scientifica. Il museo di Geologia e Paleontologia conserva inoltre altri fossili e calchi di mammiferi sudamericani, tra cui alcuni resti di mammiferi probabilmente donati dal naturalista argentino Prof. Florentino Ameghino, e alcuni calchi donati dal Dr. Alberto Castellanos.Fil: Vera, Bárbara Soledad. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas. Centro Científico Tecnológico Conicet - Mendoza. Instituto Argentino de Nivología, Glaciología y Ciencias Ambientales. Provincia de Mendoza. Instituto Argentino de Nivología, Glaciología y Ciencias Ambientales. Universidad Nacional de Cuyo. Instituto Argentino de Nivología, Glaciología y Ciencias Ambientales; ArgentinaFil: Fornasiero, Mariagabriella. Università di Padova; ItaliaFil: Del Favero, Letizia. Università di Padova; Itali

    Forged soft tissues revealed in the oldest fossil reptile from the early Permian of the Alps

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    Tridentinosaurus antiquus represents one of the oldest fossil reptiles and one of the very few skeletal specimens with evidence of soft tissue preservation from the Cisuralian (Early Permian) of the Italian Alps. The preservation and appearance of the fossil have puzzled palaeontologists for decades and its taphonomy and phylogenetic position have remained unresolved. We reanalysed T. antiquus using ultraviolet light (UV), 3D surface modelling, scanning electron microscopy coupled with energy dispersive spectroscopy (SEM-EDS), micro x-ray diffraction (mu-XRD), Raman and attenuated total reflectance Fourier transformed infrared (ATR-FTIR) spectroscopy to determine the origin of the body outline and test whether this represents the remains of organically preserved soft tissues which in turn could reveal important anatomical details about this enigmatic protorosaur. The results reveal, however, that the material forming the body outline is not fossilized soft tissues but a manufactured pigment indicating that the body outline is a forgery. Our discovery poses new questions about the validity of this enigmatic taxon
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