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Forme verbali doppie negli antichi volgari italiani. Frammenti di una «Stellungsregel» italoromanza
The author analyses a number of multiple verbal forms that characterise many
ancient and modern Italian dialects in terms of an original opposition between
clitic and tonic forms, an opposition which seems to be reflected in the relative
position preference found in medieval texts
Disposizioni testamentarie in volgare padovano d'età carrarese
The article publishes a private text (1386) that contains the last wishes written in the vernacular by an important member of the Paduan nobility at the time of the Carrarese lordship. The text then served as a model for the notary who drew up the real will in the universal language of law, namely Latin. The vernacular document presents many aspects of interest to historians of language, palaeographers, historians of law and historians of the Italian Middle Ages. The author seeks to highlight its multifaceted nature, making it an exemplary case of interdisciplinary study
Volgare o latino? Le «didascalie identificative» d'età romanica tra grammatica e storia
Prendendo le mosse da un importante libro pubblicato di recente (L. Petrucci, Alle origini dell’epigrafia volgare. Iscrizioni italiane e romanze fino al 1275, Pisa, Plus, 2010) l’autore innanzi tutto discute, da un punto di vista grammaticale e storico, i criteri che devono condurre a considerare dettate in volgare o in latino le didascalie – consistenti per lo più di una sola parola – che identificano le figure rappresentate in dipinti, sculture, avori ecc. d’età romanica. Richiama poi l’attenzione degli studiosi su quattro manufatti artistici che contengono didascalie scritte in un latino ‘scorretto’ (cioè volgareggiante) o francamente in volgare: un avorio berlinese di scuola amalfitana, uno degli avori di Salerno, il Crocifisso di S. Damiano, il ‘ritratto’ di S. Francesco al Sacro Speco di Subiaco.
Starting from a recently published book of great importance (L. Petrucci, Alle origini dell’epigrafia volgare. Iscrizioni italiane e romanze fino al 1275, Pisa, Plus, 2010) the author first discusses, from a grammatical and historical standpoint, the criteria that must lead us to ascribe to the vernacular rather than to Latin the captions – consisting usually of one word – which identify figures in paintings, sculptures, ivories etc. dating from the Romanesque age. He then draws scholars’ attention to four works containing captions written in a ‘incorrect’ Latin (i.e. tending to vernacular) or in frankly vernacular: a Berlin ivory of Amalfitan school, a Salerno ivory, the San Damiano Crucifix, the Subiaco “portrait” of St. Francis of Assisi
Recensione di Ferraiolo, Cronaca, edizione critica a cura di R. Coluccia, Firenze, Accademia della Crusca, 1987
Noterelle sulla tenzone tridialettale del codice Colombino di Nicolo' de' Rossi
Il saggio presenta alcune proposte testuali e interpretative sulla celebre tenzone in dialetto veneziano, padovano e trevigiano tramandata dal ms. 7.1.32 della Biblioteca Capitular y Colombina di Siviglia
Note dorsali veneziane del Duecento
Nel saggio si pubblicano 20 (micro)testi in volgare veneziano del XIII secolo, vergati perlopiù sul verso di pergamene contenenti atti notarili rogati a Venezia (19) e a Treviso (1): si tratta di un piccolo anticipo delle novità che compariranno nel fascicolo delle «Chartae Vulgares Antiquiores» (progetto PRIN 2012 finanziato nel 2014 e coordinato dall’autore), dedicato al centro scrittorio rialtino. Si segnala che dei 20 attergati complessivi ben 6 sono di mano femminile
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