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L’area archeologica di San Cerbone Nuovo, le analisi stratigrafiche e le dinamiche costruttive
La sequenza stratigrafica delle aree di scavo in località San Cerbone Vecchio a Populonia Alta
Populonia da San Cerbone ai d'Appiano. Archeologia di una "città debole"della Maremma toscana.
Censimento e cronotipologia degli Elementi Architettonici della città dell’Aquila: dati preliminari per la realizzazione di un Sistema Informativo del tessuto edilizio medievale e delle architetture storiche
Archeologia delle campane nell'Abruzzo interno. Verso la costruzione di un modello produttivo e il riconoscimento di maestranze specializzate in un’area dell’Appennino abruzzese.
Una fornace da campana dalle indagini del complesso monastico di S. Lucia di Rocca di Cambio (AQ)
Scudi di frontiera. Dinamiche di conquista e di controllo normanno dell’Abruzzo aquilano.
L’incastellamento verificatosi durante il periodo normanno ha profondamente segnato l’Abruzzo aquilano, provocando un sostanziale riassetto dell’organizzazione territoriale precedente, contraddistinta da un numero limitato di fortificazioni.
La ricerca archeologica, in questo caso, diviene uno strumento cruciale per comprendere fino in fondo le dinamiche e l’evoluzione nel tempo di questo fenomeno, in un’area troppo spesso considerata liminare sia in senso geografico che politico.
In questo peculiare periodo storico il territorio vide la nascita di nuovi insediamenti fortificati, sulla base di modelli normanni già sperimentati con successo in altre aree di confine. Questa ipotesi trova forza e conferme nella prassi operativa normanna che prevedeva la realizzazione in aree di frontiera di un particolare modello insediativo, la motte and bailey, considerato il più funzionale per il controllo e l’amministrazione dei nuovi possessi, nonché una chiara affermazione dell’identità e del potere dei nuovi conquistatori.
La presenza di una collina artificiale, o di qualsiasi altra istallazione riferibile a essa, motta o éperon aménagé risulta superflua in territori accidentati e ricchi di rilievi naturali come l’Italia Meridionale, e si può dunque ragionevolmente spiegare solo con la radicata abitudine a un “modello insediativo” importato direttamente dalla Normandia, un’ipotetica tipologia di “castello matrice”.
La vastità delle testimonianze presenti nel territorio che ancora non sono state fatte oggetto di puntuali e mirate indagini conferma come l’Abruzzo attenda tuttora un’attenzione che, almeno sul piano della ricerca archeologica, con alcune lodevoli eccezioni, gli è stata troppo a lungo negata
I castelli di Ocre e di Grimbosq. Dalla regione del Calvados in Normandia alla vallata amiternino-forconese in Abruzzo: due identiche esperienze di incastellamento normanno a confronto.
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