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Edith Stein Hedwig Conrad Martius Gerta Walther. Il recupero di una metafisica "radicale"
Intorno alle tre filosofe, tematiche diverse si intrecciano sul comune terreno fenomenologico, con coerenza e talvolta anche con distanza rispetto alle analisi di Husserl. Nella “riduzione all’essenza”, i temi classici della filosofia: ontologia, vita, natura, esistenza, alterità, comunità non divergono, ma diventano uniti attraverso l’utilizzo del comune denominatore, che è la fenomenologia e che diventa protocollo unitario di un rapporto ancora più importante: quello delle donne con la filosofia
Segni di una cittadinanza femminile. Partecipare, includere, intraprendere
La tesi di M.F. configura la cittadinanza non come fruizione dei diritti o privilegi del soggetto politico, quanto come il costituirsi consapevole di tale soggetto. E’ lo sguardo cosciente di tale soggetto a dare consistenza alla comunità politicamente organizzata. La cittadinanza definisce pertanto la capacità degli individui di essere presenti nella comunità con sguardo critico e propositivo e con pratiche che traducono il desiderio soggettivo e privato in un modo pubblico di apparire ed essere parte della comunità. Indica quindi la loro capacità di lasciare segni, non di utilizzare o consumare diritti
che cosa ci sta succedendo? donne, lavoro, politica e religione
Nel volume e nel saggio introduttivo di Forcina si denuncia lo smarrimento del senso comune, la perdita del limite e la difficoltà di essere donne in un tempo di stravolgimento dei costumi quando l’uso paradossale delle rappresentazioni e costruzioni del corpo femminile, diventano parodia grottesca di una finta libertà ed espressione del sé. L’intento esplicito è quello non solo di indicare come pensare e di agire di conseguenza, ma di dare fiducia, di trasmettere libertà, narrare percorsi e pensieri che non chiudano il discorso o riscrivano un nuovo sistema, ma che raccontino come si possono generosamente impiegare le proprie risorse in direzione di una nuova tenuta che non è il governo della forza o del consenso, ma è intreccio di fili che, costruiscono tessuto sociale resistente ai falsi miti e alle fascinazioni di un potere che conta perché ha deciso prima e ha organizzato il consenso sulla base di sollecitazioni e promesse che sa di non poter mantenere. Il fine è di mostrare che è sempre possibile mantenere aperto uno spazio istituzionale non soggetto al potere e alle concertazioni programmate dal sistema economico e da quello dei media
Una prassi di pensiero in libertà
Partendo da un esempio concreto, un volume di Luisa Muraro da poco pubblicato, Forcina mostra come l’ironia, anche quando non le si fa appello esplicitamente, ma che non è mai assolutamente casuale, viene utilizzata politicamente come strumento di liberazione dalla presunzione, dalla pesantezza, dall’intransigenza. E il mezzo diventa il perno che consente di costruire sapere e di far agire libertà e politica
Tra invidia e gratitudine: la cura e il conflitto
Forcina evidenzia come sia nell’invidia che nella gratitudine la libertà appaia limitata in confronto a quella di cui l’altro\a ci sembra fruire. Si tratta della visione distorta e immediata di una libertà che non ha cura dei limiti e si pensa come azione volontaristica. Il modo più semplice per riacquistare la libertà di cui ci sentiamo privati a causa del vincolo della percezione del proprio limite, nella modalità dell’invidia, o del bisogno di restituzione, nella modalità della gratitudine, è quello di riaffermare la propria libertà. Questo è possibile se si innesta una nuova situazione: la cura dell’altra\o ci restituisce alla condizione di soggetto libero, oppure il conflitto con l’altra\o può porci in una condizione di parità. In ambedue i casi la subalternità imposta dalla percezione di un limite alla nostra libertà è superata. Nella cura e nel conflitto ci si afferma come soggetti liberi
Il problema della rappresentanza delle donne nelle assemblee elettive attraverso la lettura dei dati statistici
L'idea d'Italia tra pensiero politico e storia civile
L’autrice affronta un testo di Paolo Bagnoli, L’idea dell’Italia 1815-1861 (Diabasis, Reggio Emilia 2007, pp. 360). Il volume in oggetto, osserva Forcina, è una mappa esaustiva delle elaborazioni ideologiche che hanno contribuito al movimento unitario. Ma unità di cosa? Il volume di Bagnoli delinea il rapporto esistente tra ciò che l’Italia era, o poteva essere, come nazione e la sua espressione culturale, vale a dire la sua idea nella mente e nelle testimonianze di coloro che ne hanno promosso e costruito la storia dal Congresso di Vienna all’unità. Il lavoro comporta – ed è dichiarato – strumenti disciplinari diversi: storici, giuridici, filosofico-ideologici, politico-dottrinari, sociologici “oppure genericamente dottrinari”. Le conclusioni che Forcina trae da questo è che quella italiana è una “identità melliflua”, secondo la definizione data da Giorgio Rumi. Se fu il fascismo a portare ad una identità lo Stato, non più solo unitario ma nazionale, perché, in quella logica, nazione e patria coincidevano, l’altra unificazione fu in parte rappresentata dai valori dell’antifascismo. La tesi di Paolo Bagnoli è giudicata precisa: se l’unità fu piemontese e sabauda, con la sua realizzazione, la discussione sull’idea dell’Italia venne archiviata, ma non fu risolto il problema che essa portava in sé. Però, guardando alla difficile storia nazionale, si deve rilevare che a tali ‘responsabilità’, si è dato più volte dimostrazione di corrispondere, ed è proprio in quei passaggi che l’idea dell’Italia si è manifestata al di là di ogni ambiguità”. Forcina conclude che la cosiddetta “eterogenesi dei fini” emerge nella storia: l’idea dell’Italia si è progressivamente costruita nelle prassi e nelle coscienze storiche dei suoi cittadini
Edith Stein, Hedwig Conrad- Martius, Gerda Walther. Il recupero di una metafisica radicale
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