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Prime ipotesi tragiche cinquecentesche: la 'Rosmunda' di G. Rucellai
Intervento in un convegno sull'origine della tragedia classica in lingua italiana, vi si discute la relativa modernità rispetto alle prove di Trissino e di altri umanisti in lingua volgar
La genesi del 'Cortegiano': Prospettive per una ricerca
Il saggio introduce un'ipotesi di lavoro sul 'Cortegiano' che, in accordo con altri studiosi, prospetta una nuova attenzione all'opera, sia sul piano tematico che su quello formale
La giovinezza umanistica di Pietro Bembo fino al periodo ferrarese
E' una sintesi di buona parte della Tesi di Laurea discussa nel novembre 1964: raccoglie notizie e giudizi non correnti fino a quel momento e segue anche le indicazioni della recente edizione di Bembo 'Prose e rime' curata da Dionisotti.
Sarà ristampata nella monografia "Bembo e Castiglione" del 1976
Giacinto Gimma
Frutto (acerbo) di un seminario sulle prime storie (settecentesche) della 'letteratura italiana' ["Idea della storia dell'Italia letterata" è il titolo del libro di Giacinto Gimma, appena ora ripubblicato antologicamente] diretto da Walter Binni nell'anno accademico 1963-'64
Primo Petrarchismo bembiano
Studia i caratteri del petrarchismo del Bembo anteriore alla codificazione nelle Prose della volgar lingua. Recupera parti degli Asolani della stampa 1505, poi cassati nell'edizione 1530
Italianisti a Pisa: da Alessandro D’Ancona a Luigi Russo (1861-1961)
Si racconta lo sviluppo dell'italianistica pisana attraverso la serie dei titolari della cattedra di Letteratura italiana dall'Unità (1861, nomina ministeriale di Alessandro D'Ancona) al 1961 (scomparsa di Luigi Russo, e centenario dell'Unità). Il prestigio della cattedra - connessa strettamente all'insegnamento della materia alla Scuola Normale - fu garantita da una serie di studiosi di indiscussa fama nazionale
Il modello ariostesco. La satira classicistica nel cinquecento
Percorre, a partire dalle prime prove di imitazione delle satire oraziane e giovenaliane nel maturo e tardo Quattrocento, i tentativi di codifica del 'genere letterario' satira, da Ariosto all'età successiva al Concilio di Trento. Descrive i caratteri del modello ariostesco e delle esperienze seguite: in un primo tempo di rispetto rigoroso del modello, poi sempre a seguire con riflessi di altre esperienze 'comiche' (come per esempio il burlesco/bernesco). Sono state pubblicate in rivista prima della stampa 2 dei capitoli (Le satire di Luigi Alamanni [cap. IV]; La poesia tolta in gioco [Appendice]); la Premessa e altri 6 capitoli sono inediti
Mutare e trasmutare: alcune osservazioni sul canto XXV dell'Inferno
Si legge il canto delle trasformazioni ('mutare e trasmutare') sottolineando che la pena non sta qui nel ripetere il modo della punizione, ma nell'affrontare trasformazioni sempre ignote, che alludono alla sottrazione della stessa identità (furto della stessa umanità).
Accoglie la tesi qui sostenuta Giudo Almansi (cfr. ALMANSI, Estetica dell'osceno
Recensione a: Fiorenza CERAGIOLI, Marcello Andria, Il percorso della poesia. G. Leopardi a Pisa (1827-1828), Pisa ETS 2005
La recensione ritorna, a notevole distanza rispetto al momento in cui Pisa aveva rievocato il soggiorno leopardiano a Pisa con una mostra [nell'ambito delle celebrazioni nazionali per il secondo centenario della nascita del poeta, 1997 - 1998] su quella stagione. Ceragioli e Andria, che erano stati centrali nella realizzazione dell'evento, tornano a illustrare felicemente il senso di quell'evento - che ricorda la rinascita della poesia maggiore di Leopardi
Protostoria delle 'Satire' ariostesche
Il saggio prospetta la posizione di Ariosto come fondante di un modello satirico innovatore rispetto alla tradizione satirica pre-ariostesca: un tipo di satira fortemente dialogica, che usa un linguaggio basso-mimetico. In questa innovazione Ariosto si trova all'incrocio tra il suo amato modello oraziano e la sua forte capacità mimetica del Dante comico
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