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    Alte Anlagen der historischen Architektur. Unbenutzbare Gegenstände oder Reichtum?/ Impianti antichi nell’architettura storica. Inutile presenza o risorsa?

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    Il saggio offre una sintetica rassegna delle problematiche poste dagli impianti nel restauro, con particolare riferimento ai dispositivi storici e ai problemi conservativi connessi. Caratteristiche, consistenza, tempi di esercizio, obsolescenza, possibilità di reimpiego o di musealizzazione pongono problemi diversi per gli impianti storici (idraulici, di riscaldamento, ventilazione, illuminazione ecc.). Gli scenari operativi possono variare dalla conservazione dell’impianto in sé, all’adeguamento integrale o, soprattutto, parziale, fino alla sostituzione più o meno rispettosa dei vincoli posti dalla preesistenza. Tali opzioni vanno valutate di volta in volta, in riferimento a un quadro organico e unitario del progetto di restauro

    RAGIONANDO SUL '98 SPAGNOLO: "DESASTRE" O INGRESSO NELLA MODERNITA'

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    Il lavoro ricostruisce le modalità e i passaggi salienti attraverso cui la saggistica spagnola ha progressivamente abbandonato la visione del "desastre" del 1898 come esito ineluttabile di un destino storico. La riflessione storografica più recente ha inoltre enfatizzato il vero significato storico della crisi del 98: un effettivo passaggio al nuovo secolo gravato dal parziale superamento dei miti fondativi della nazione spagnola

    Cittadini o abitanti? Il dibattito sull'immigrazione in Argentina

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    Pubblicazione realizzata con il sostegno del Programma "Cultura 2000" dell'Unione Europe

    Arte contemporanea e restauro a confronto. Alcune riflessioni

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    Cristallizzata all’interno del dibattito del secolo scorso che opponeva i sostenitori del valore documentario delle opere storiche ai convinti assertori della dimensione innanzitutto artistica dell’oggetto della conservazione, ignorata dagli interessi più recenti, perlopiù rivolti alla dimensione innovativa di materiali e tecnologie nel restauro, indebolita dal progressivo disinteresse per l’approfondimento delle conoscenze sul piano storico-artistico e forse spaventata dalle nuove complessità poste da un mondo globalizzato e pervaso dalle logiche egemoniche dell’economia, la dimensione estetica sembra essere stata espunta dalle riflessioni più recenti, consegnata nel limbo del non detto o, al più, delle citazioni (da Cesare Brandi, soprattutto) più o meno storicizzate. Se il restauro, oggi, ha difficoltà nel riflettere sull’estetica, esiste tutto un mondo dell’estetica che lavora anche in relazione a temi del restauro

    Finiture murarie nel Medioevo: un profilo dell’Italia centro-meridionale

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    Illustrazione e localizzazione delle finiture degli apparecchi murari, relative al trattamento superficiale di mattoni e pietre, alla stilatura dei giunti di malta, alla lavorazione dei rivestimenti. Si considerano in particolare il territorio laziale, abruzzese e umbro, da cui muovono i confronti con altre regioni italiane, soprattutto del nord, e altri paesi europei, come la Francia. Il testo deve molto alle acquisizioni derivanti dai numerosi sopralluoghi diretti e cerca di collocare le diverse tecniche osservate all’interno di un quadro generale, per molti versi ancora provvisorio e incompleto, ma organico ed estensivo. Fra le ragioni che contribuiscono a rendere particolarmente vulnerabili le finiture medievali vi sono la scarsità di riferimenti documentari e letterari, nonché la limitatezza dei reperti ancora conservati: entrambi questi aspetti non aiutano a cogliere la ricchezza di soluzioni proposte dai costruttori del passato, né a comprendere il livello di alterazione che si è prodotto sull’architettura a seguito della semplice mancata salvaguardia delle finiture originali nel corso anche solo degli ultimi due secoli. La fabbrica medievale, a differenza di quanto è accaduto per le architetture classiche, rinascimentali o barocche, continua a essere percepita come un’architettura di pietra o di mattoni a vista, in cui la malta, che appare relegata ad un ruolo accessorio e secondario, risulta facilmente ripristinabile, almeno in ambiti limitati e circoscritti come i giunti murari. La mancata conoscenza appare dunque direttamente connessa ad un non avvenuto riconoscimento e quest’ultimo, a sua volta, sembra soprattutto dipendere da un’insufficiente consapevolezza della realtà materiale dell’architettura nel medioevo, verificandosi così la perfetta specularità del percorso fra sapere e fare che caratterizza il più delle volte il restauro. Il risultato, pertanto, è il sacrificio costante delle finiture, le quali stanno diventando ormai sempre più rare e preziose.Illustration and location of the finish of the masonry units, relative to the surface treatment of bricks and stones, Pointing of the mortar joints, processing finishes. We consider in particular the region of Lazio, Abruzzo and Umbria, which move the comparisons with other Italian regions, especially in the north, and other European countries, such as France. The text owes much to the acquisitions resulting from the numerous surveys and direct attempts to place the different techniques observed within a general framework, in many ways still provisional and incomplete, but organic and extensive. Among the reasons that contribute to particularly vulnerable medieval finishes there is a shortage of documentary and literary references, as well as the limitations of the findings are still preserved: both of these aspects do not help to grasp the richness of the solutions proposed by the builders of the past, nor to understand the level of alteration that has occurred as a result of the architecture simple failure to safeguard the original finishes in just the last two centuries. The factory medieval, unlike what happened to classical architecture, Renaissance or Baroque, continues to be perceived as an architecture of stone or brick, in which the mortar, which is relegated to a secondary role and accessory, it is easy to restore, at least in limited areas and confined spaces such as masonry joints. The lack of knowledge thus appears to be directly connected to a recognition void and the latter, in turn, seems to depend mainly by insufficient awareness of the material reality of architecture in the Middle Ages, occurring as a perfect mirror image of the path between knowing and doing that characterizes most of the time the restoration. The result, therefore, is the constant sacrifice of finishes, which are now becoming increasingly rare and valuable

    Il pensiero sul restauro nei paesi di lingua tedesca a cavallo del millennio

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    Molti aspetti della realtà tedesca rendono quanto mai interessante l’esame del pensiero odierno sul restauro. Fra questi vanno sicuramente segnalati la ricchezza della tradizione filosofica e di critica d’arte, tale che molte riflessioni volte a indirizzare, consapevolmente o no, le scelte nel campo della conservazione trovano le loro radici proprio nel lavoro di pensatori tedeschi del Novecento; una storia drammatica, che ha visto la distruzione bellica di buona parte del patrimonio artistico del paese e poi le incongruenze – anche nelle decisioni relative all’architettura – d’una riunificazione repentina e non adeguatamente pianificata; infine il radicale e costante mutamento di scenari politici, economici e sociali che, nel corso di tutto il XX secolo, ha costretto a riconfigurare continuamente l’ottica storiografica e gli obiettivi strategici e culturali. La complessità e la ricchezza del mondo germanico non consentono facili ‘riduzioni’ né compendi del suo pensiero, anche limitatamente alle questioni legate alla conservazione delle opere d’arte. La dimensione aperta e polivalente del pensiero, attenta alla verifica e al confronto di apporti diversi, ancorché in genere esclusivamente desunti dal contesto di lingua tedesca, permane inalterata fino agli ultimi decenni, conferendo al tema del restauro nei paesi germanici un carattere complesso, molteplice e corale, riscontro che è alla base della scelta di raccogliere e tradurre contributi di più autori, puntualmente discussi all'interno del saggio. Empirico prodotto della cronaca dei tempi o controversa materia di ripensamento, il pensiero sul restauro nei paesi di lingua tedesca appare oggi ben lontano dall’offrire una sedimentata e coerente visione d’insieme ma offre, ugualmente, spunti di riflessione importanti e non pochi elementi di aggancio con il dibattito che si svolge contemporaneamente in Italia.Many aspects of German reality makes it all the more interesting examination of today's thinking on the restoration. Among these are certainly marked the richness of the philosophical tradition and art criticism, that many reflections that will address, consciously or not, the choices in the field of preservation find their own roots in the work of German thinkers of the twentieth century, a story drama, which saw the destruction of war for much of the artistic heritage of the country and then the inconsistencies - even in decisions relating to architecture - of a sudden reunification and not planned properly, and finally the radical and constantly changing scenarios of political, economic and social, throughout the twentieth century, forced to continually reconfigure the optical historiography and strategic objectives, and cultural activities. The complexity and richness of the Germanic world do not allow easy 'cuts' or summaries of his thought, even with respect to matters related to the conservation of works of art. The size of the open and versatile thinking, careful verification and comparison of different contributions, although typically only inferred from the context of the German language, remains unchanged until the last decades, giving the subject of a restoration in the Germanic countries are complex, multifaceted and choral response that is the basis of the choice to collect and translate the contributions of several authors, regularly discussed in the essay. Empirical product of the chronicle of the times or controversial matter for reflection, thinking about the restoration in the German-speaking countries today appears far from offering an unsettled and coherent overview but offers equally, important food for thought and not a few elements engagement with the debate that takes place simultaneously in Italy

    Conservation in architecture. Criteria, issues and examples in Italy and in the international context

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    In a European context, the discipline of conservation had already been outlined over a long period of development – from the beginning of the 19th century to the end of the 20th – that is both homogeneous and clearly articulated. The homogeneity of the many different approaches was essentially derived from considering the autonomous status of architecture (and of art), and from identifying existing buildings as historical testaments that must be safeguarded and transmitted into the future. Its homogeneity and complexity is mirrored in proposals that were considered more than adequate in guaranteeing the goals of conservation, and from time to time elaborated in theories and operating principles that have been extensively discussed

    Leonor Arfuch, "La vida narrada. Memoria, subjetividad y política", Villa María, Editorial Universitaria Villa María, 2018, pp. 196 ISBN 978-987-699-481-1

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    Al centro del volume c’è una molteplicità di voci e di esperienze animate dall’inquietudine memoriale di narrare esperienze traumatiche. Lo “spazio biografico” (che include biografie, autobiografie, confessioni, memorie, diari intimi, testimonianze, carteggi ma anche interviste, romanzi biografici, documentari, pratiche artistiche) è lo strumento di cui l'A. si serve per tracciare una cartografia che prende in esame le diverse modalità con cui si (ri)costruisce la memoria intima e collettiva in paesi (Argentina, Cile tra gli altri) in cui è ancora viva l’esigenza di comprendere il passato e rendere giustizia al vissuto di chi non c’è più, di narrare il trauma di un familiare desaparecido, di raccontare la condizione dell’esilio o dell’“insilio”

    Operaciones intertextuales en torno a Kafka y al judaísmo: dos novelas de Moacyr Scliar

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    Os Leopardos de Kafka (2000) and O Centauro no Jardim (1980) by Moacyr Scliar are fictions which compel us to think about the processes of hybridization nesting in every border crossing (linguistic and corporal) when diasporic subjects abandon consolidated values and put into play the notion of belonging. This essay investigates the intertextual relations between the two authors and highlights how the deterritorialized condition of Kafka’s writing and the metamorphosis which informs all translation-interpretation constitute a fertile perspective from which to approach Scliar’s novels

    Julieta Zarco, "Treinta años de cine, política y memoria en la Argentina", Buenos Aires, Editorial Biblos, 2016, pp. 174, ISBN 978-987-691-403-1

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    Articolata in quattro capitoli (1. La ausencia de imágenes; 2. El horror está dentro; 3. La militancia lleva faldas; 4. De idas y vueltas), l'indagine dell'A. abbraccia un arco di tempo in cui le strategie memoriali del cinema hanno prodotto un am-pio ventaglio di risultati, anche perché il cinema argentino è stato più o meno in sintonia con le politiche istituzionali. Oltre che alla configurazione di una politica della memoria collettiva (con tutti i suoi risvolti conflittuali), il cinema ha contribuito a colmare quel vuoto di immagini che aveva contrassegnato uno degli aspetti più tragici della dittatura: il sequestro, la tortura e l’uccisione di decine di migliaia di persone
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