1,720,991 research outputs found

    Floristic affinities between the somali and the mediterranean regions

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    The phytogeographical connections between Somalia and the Mediterranean Region were analyzed. 99 families and about 300 genera turned out to be common to the two areas, representing 67 per cent of the families and 32 per cent of the genera in the whole Somali flora. If considering only the flora of the northern portion of Somalia, these values respectively reach 76 per cent of the families and 40 per cent of the genera. Furthermore several species are common to the two areas, some showing continuous distribution between eastern Africa and the Mediterranean Region, while others have strongly disjunct distribution

    Il contributo dell'Orto Botanico di Palermo allo studio tassonomico delle flore tropicali

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    The Palermo Botanical Garden contained, since its foundation, rich collections of tropical and subtropical plants. In the past various botanists like A. Todaro, A. Borzì, G.E. Mattei, D. Lanza, V. Riccobono, A. Terracciano, carried out studies on entities growing in the Garden, describing several new taxa. Taxonomical and phytogeographical researches on the flora of the Horn of Africa have been recently undertaken

    Araliaceae

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    Family Araliaceae is represented in Somalia by a single genus, Cussonia, including two species. A description of the species and ecological and distributive data are furnished

    Boscia, Cadaba, Capparis

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    The family Capparaceae is represented in Somalia by various genera. Among these the genus Boscia includes 6 species, the genus Cadaba includes 10 species, and the genus Capparis 4 species. A description and key are furnished for the genera. For each species the description, ecology and distribution are reported

    Ulmaceae

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    Family Ulmaceae is represented in Somalia by two genera, i.e. Celtis including two species, and Trema including one species. A description of the species and ecological and distributive data are furnished

    Diversity and conservation in wild and cultivated Capparis in Sicily

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    The taxonomy, distribution and ecology of the polymorphic Capparis spinosa L. in Sicily are discussed. C. spinosa subsp. rupeslris (Sibth. & Sm.) Nyman , a leathery-Ieaved, pendulous-branched shrub is widespread on carbonate, volcanic and gypsaceous outcrops. Subsp. spinosa, a thorny chamaephyte or hemicryptophyte with creeping branches, is mainly distributed in south-central parts of Sicily, on clay and natric soils under xerophilous conditions. Attention is drawn to a remarkable environment-induced variation within the latter subspecies. The heterogeneity of the cultivated forms of subsp. rupestris on the island of Pantelleria (Strait of Sicily) appears to be linked to crossing and introgression with wild populations

    Ricerche tassonomiche sulle Capparaceae della Somalia: una nuova combinazione nel genere Boscia Lam.

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    Lo studio dei tipi di Boscia tomentella Chiov. e Maerua mazzocchii (Chiov.) Chiov. ha dimostrato che si tratta di taxa conspecifici, correttamente inquadrabili nel genere Boscia. Sulla base delle regole nomenclaturali, viene quindi istituita la nuova combinazione Boscia mazzocchii (Chiov.) Fici et Kers, comb. nov

    Provisional list of succulent species of the Mediterranean Region

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    Succulent plants are relatively scarce in the Mediterranean Region, and dominant in a few areas. Most species belong to genera of Crassulaceae widespread in the boreal Regions. The main threat for succulents in the area is habitat modification and destruction. Industrial and touristic development, grazing, dams and mining activities are relevant factors of risk, as well as fires and invasive species

    Contributo alla conoscenza della flora somala

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    Nell'ambito di ricerche sulla flora dell'Africa orientale è stata accertata la presenza di alcune specie nuove per il territorio somalo. Nel presente contributo vengono segnalate nel distretto di Mogadiscio tre graminacee, rinvenute in habitat sinantropici. Si tratta in particolare di Perotis hildebrandtii Mez e Cenchrus setigerus Vahl, nuove per l'intero territorio somalo, e di Aristida protensa Henrard, sinora nota in una singola stazione della Somalia nord-orientale

    Indice di Qualità Biologica del Suolo Indagini preliminari su ambienti costieri della Sicilia occidentale

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    Un criterio comune per valutare a lungo termine la sostenibilità di un ecosistema è di stimare le fluttuazioni della qualità edafica (del suolo) (Schoenholtz et al., 2000), infatti, il suolo rispecchia il metabolismo di un ecosistema poiché in esso si combinano tutti i cicli biogeochimici (Dylis, 1964). Sintetizzando un concetto espresso dalla Società di Scienze del Suolo Americana (Karlen et al., 1997), si può definire la qualità edafica come “la funzionalità di un suolo nel suo stesso ambiente, la capacità di sostenere la produttività vegetale ed animale e mantenere o migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua”. Un indicatore di qualità del suolo deve avere le seguenti caratteristiche (Doran e Zeiss, 2000): sensibilità alle diverse condizioni del suolo, affinità con i processi pedogenetici, utilità nel rilevare determinati processi dell’ecosistema, facilità di comprensione ed utilizzo, bassi costi. La qualità edafica può essere valutata usando un largo numero di indicatori, (chimici, fisici, biologici) in base alla scala e all’obiettivo dell’indagine (Gardi et al., 2003). Molto spesso la componente biologica del suolo, a causa della complessità e della carenza di tecniche semplici, è stata ignorata nella valutazione della qualità edafica a favore dei parametri chimico-fisici (Kennedy & Smith, 1995; Casamento & Massa, 1997). L’uso della pedofauna come bio-indicatore è funzione della stessa definizione di qualità del suolo che a sua volta dipende dalle differenti componenti, biotiche e abiotiche (Lindel at al. 1994), infatti essa contribuisce ai processi di umificazione, al ciclo dei nutrienti e ad altre numerose funzioni (Casella, 1993). La validità della pedofauna come “indicatore di qualità del suolo” si evidenzia nei lavori svolti da vari autori (Casamento & Massa, 1997; Dazzi et al., 1997; La Mantia, 2001; Grutta et al., 2001; Gardi et al. 2002; Gardi et al., 2003; Parisi et al., 2003; Parisi et al., 2005). La componente chiave della pedofauna è rappresentata dalla mesofauna edafica (organismi di dimensioni comprese tra 0,2 e 2mm, quali enchitreidi e microartropodi), infatti per questa comunità le quantità sia in termini di diversità specifica che di numero d’individui per specie sono notevoli, il ruolo nei processi pedogenetici è ampiamente riconosciuto, la superficie coperta durante il ciclo vitale è altamente rappresentativa del sito in esame, le informazioni sulla durata della vita e sulla composizione permettono di ottenere interessanti considerazioni ecologiche ed in fine molte specie, appartenenti a questo gruppo, sono già state ampiamente utilizzate come bioindicatori (Parisi et al. 2001). In generale, gli indici basati su gli invertebrati considerano la consistenza e la ricchezza delle popolazioni (Van Straalen, 1998; Jacomini et al., 2000). Più recentemente è stato elaborato l’indice QBS-ar (Qualità Biologica del Suolo- artropodi)(Parisi, 2001) che si basa sul seguente principio: migliore è la qualità del suolo maggiore sarà il numero di taxa appartenenti alla mesofauna bene adattati all’ambiente edafico. Il QBS-ar utilizza i microartropodi, inquadrabili nella mesofauna edafica, suddividendoli in diverse forme biologiche (Sacchi & Testard, 1971), con il duplice intento di valutare il livello d’adattamento alla vita edafica (Parisi, 1974) e superare le difficoltà legate all’identificazione tassonomica a livello di specie. Gli animali che vivono nel suolo presentano caratteri tipici, congruenti all’ambiente in cui essi vivono; tali caratteri sono ad esempio la riduzione o la perdita degli occhi (anoftalmia), la riduzione della pigmentazione secondo un gradiente legato alla profondità (depigmentazione), la riduzione delle appendici ed altre ancora. Valutando la presenza di questi caratteri e non richiedendo complesse e problematiche identificazioni tassonomiche a livello di specie, il QBS-ar risulta di facile l’utilizzo anche da personale non specializzato
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