1,721,134 research outputs found

    An analytical investigation on rufloxacin hydrochloride.

    No full text
    Equilibrium analysis was carried out at 25°C on aqueous solutions of rufloxacin in NaCl at different concentrations as constant ionic medium. By means of different approaches, solubility and values of acid dissociation constants of rufloxacin hydrochloride were determined at 25°C and in different ionic medi

    Potenziale redox del plasma nel paziente uremico

    No full text
    Da qualche tempo a questa parte è stato definito Stress Ossidativo (SO) l’accumulo di composti chimici ossidanti nel sangue. Malati con un alto SO corrono seri pericoli anche di decesso, perché esso può condurre a infarto o a gravi disturbi del sistema cardiocircolatorio. Pazienti neuropatici cronici in terapia conservativa e in trattamento emodialitico manifestano spesso un aumento di stress ossidativo, inteso come variazione di radicali liberi dell’ossigeno. Si ritiene che la dialisi possa essere utilizzata per abbassare il livello di Stress Ossidativo mediante uno scambio, attraverso un opportuno filtro, con un’apposita soluzione. Entrambi i liquidi(soluzione di dialisi e sangue), da una parte e dall’altra della membrana dialitica, possono essere considerati delle soluzioni di composizione varia, tamponate in forza ionica. Il sangue è anche tamponato come valore di concentrazione idrogenionica (pH = 7,4). Il problema oggetto di ricerche e discussioni riguarda la condizione del paziente prima e dopo la dialisi. Il sangue del paziente, mediante la dialisi, dovrebbe disfarsi di componenti chimici ossidanti e/o arricchirsi di componenti riducenti (o se si vuole anti-ossidanti) o subire il processo inverso. Il metodo può adatto per misurare sperimentalmente la forza ossidante o riducente di un sistema consiste nella costruzione di un elemento galvanico opportuno e nella misura della forza elettromotrice (f.e.m.) a temperatura costante. Essendo sia i componenti ossidanti che quelli riducenti in soluzione, è necessario adoperare un elettrodo inerte. Nelle misure effettuate nel nostro laboratorio è stato impiegato un elettrodo di platino liscio. A 25°C, è stata misurata la f.e.m. della seguente cella galvanica: R.E. / soluzione test/ Pt (I) Dove R.E. è un elettrodo di riferimento, generalmente Ag, AgCl / 0,50 mol dm-3 NaCl saturo con AgCl / 0,5mol dm-3 NaCl, Pt è un elettrodo di platino liscio e la soluzione test è costituita da un volume noto di plasma cui è stata aggiunta una soluzione di NaCl tale da avere alla fine 0,50 mol dm-3 in NaCl. Tutte le misure sono state condotte fuori dal contatto dell’aria e della luce, in recipienti perfettamente chiusi in stanza termostatata a 25°C. La f.e.m. della cella (I) a 25°C ed in mV, può essere espressa dalla seguente relazione: EI = E°I + 59,16 log cox cred-1 (1) Nella (1) ox e red non sono noti qualitativamente, ma il rapporto delle loro concentrazioni è responsabile del valore del potenziale EI. E°I è una costante che non dipende dalle concentrazioni di ox e red, ma potrebbe dipendere dalla loro qualità. Si indica con la lettera c minuscola la concentrazione libera della specie indicata come pedice. Se la soluzione test è costituita consecutivamente da plasma dello stesso paziente (prima e dopo la dialisi) e allo stesso valore di forza ionica, si può ammettere che le specie ossidate o ridotte presenti siano le stesse in qualità, ma con concentrazioni che possono essere differenti. In tal caso il valore della f.e.m. misurata prima e dopo la dialisi dipende dal rapporto delle concentrazioni (assimilabili alle attività) di ox e red, prima e dopo la dialisi. Le misure sperimentali erano condotte su 18 campioni di sangue, prelevati rispettivamente prima e dopo la dialisi. I pazienti, 5 maschi e 2 donne di età compresa fra i 55 ed i 65 anni, erano selezionati escludendo fumatori, bevitori, ed altri soggetti a malattie acute croniche o infiammatorie e tumori, che avrebbero potuto influenzare lo Stress Ossidativo (SO). Il plasma era ottenuto centrifugando a 4000 giri al minuto per 15 minuti campioni di sangue venoso eparinizzato prelevati dai pazienti prima e dopo la dialisi. Volumi misurati di plasma erano mescolati con la quantità calcolata di NaCl in modo da avere una soluzione 0,50 mol dm-3 da sottoporre alla misura. La soluzione risultante costituiva la soluzione test della cella (I). Per predisporre un tempo di misura significativo, veniva effettuata in un primo tempo una prova usando plasma (sottoposto a identico trattamento descritto prima) di un paziente sano. La f.e.m. era quindi misurata per almeno una settimana, in modo automatico ogni 15 minuti. Dopo una prima diminuzione rapida di EI, per circa 24 ore, poteva essere registrato un tratto approssimativamente costante entro ± 5 mV per cinque giorni. Passati i 5 giorni veniva osservata una lento ma continua diminuzione di EI, che poteva essere l’indizio di un processo di degradazione. Veniva deciso di estendere le misure di f.e.m. a tre giorni in ogni caso. Tale tempo corrispondeva in realtà al raggiungimento di un valore costante. Questo procedimento è stato applicato ai campioni di plasma dei pazienti sottoposti a dialisi

    La composizione lipidica nelle mescolanze di latte vaccino e caprino

    No full text
    La limitata produzione di latte di capra, malgrado l’aumentata richiesta, può indurre alla tentazione di frode realizzata aggiungendo a quello di capra quantità variabili di latte di mucca, più facilmente reperibile. Questo lavoro focalizza la sua attenzione sulla composizione della frazione lipidica come indicatore della genuinità e dell’integrità del latte di capra. Un’accurata analisi gas cromatografica della frazione lipidica di campioni di latte crudo di capra e di mucca e di mescolanze preparate in laboratorio, mostra le analogie e le differenze fra i due tipi di latte e la valutazione di alcuni parametri caratterizzanti permette di rivelare la presenza di grassi estranei e di apprezzare fino al 5 % di latte di mucca aggiunto a quello di capra. Dopo avere estratto il grasso, viene transesterificato e analizzato per via gas cromatografica usando una colonna adatta per gli esteri metilici degli acidi grassi, un iniettore a temperatura programmabile ed un rivelatore a ionizzazione di fiamma (FID). L’analisi è stata condotta con una adatta programmazione della temperatura. Sono stati rivelati circa 90 picchi cromatografici, di cui almeno 40 sono stati identificati. Per tutti i picchi è stata effettuata l’analisi quantitativa, usando la tecnica dello standard interno. I cromatogramma sono stati elaborati con un soft – wear Le differenze qualitative e quantitative fra i cromatogrammi di latte caprino e latte vaccino hanno permesso di supporre una differenziazione. Sono state così analizzate miscele di latte caprino e vaccino partendo dal 100 % dell’uno e dell’altro ed aggiungendo il 5, 10, 25, 50, 75, 90 e il 95 % dell’uno e dell’altro. Le miscele sono state analizzate secondo il metodo descritto. I risultati delle analisi oltre che in termini qualitativi e quantitativi dei singoli componenti, sono stati valutati partendo dai dati primari e calcolando i rapporti fra le aree dei vari picchi. Alcuni dei rapporti si sono rivelati parametri discriminanti, in quanto fornivano valori sempre crescenti o sempre decrescenti con l’aumento della frazione di latte di mucca aggiunto alla mescolanza. Altri rapporti fornivano valori ben costanti intorno ad un valore medio. Gli uni e gli altri possono essere proposti come caratterizzanti per apprezzare le aggiunte di latte estraneo, o addirittura di grasso di altra natura. I dati ricavati dall’analisi, nel senso della distinzione fra il latte di capra e quello di mucca, sono stati elaborati con l’ausilio dell’analisi statistica multivariata (programma Parvus). Un primo tentativo ha fornito risultati molto promettenti. I campioni corrispondenti a latte di capra si disponevano in posizione distinta rispetto a quelli di latte di mucca e tutti e due si addensavano fra loro. In tal modo sono stati ottenuti buoni risultati sia per via grafica (Analisi Componente Principale = PCA) che per via numerica in classificazione e predizione applicando i metodi Linear Discriminant Analysis (=LDA), KNN, K Nearest Neighbours

    Characterization of wheat by four analytical parameters. A chemometric study

    No full text
    The results of chemical analysis (ashes, humidity, fat and proteins) carried out on 195 samples of wheat of two different classes (Triticum durum and Triticum vulgare or Triticum aestivum), and from different geographical areas, variety and year of production, were evaluated by principal component analysis (PCA) and classification analysis. Patterns of samples of the same species, variety and from the same origin were displayed by principal component plots. By means of classification analysis, best results (classification and prediction abilities greater than or equal to 90%) were achieved by discriminating between the two species and origin, also the discrimination among varieties and years of harvesting was generally successful
    corecore