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Morte in famiglia. Il parricidio a Roma alla fine del Cinquecento e la riflessione di Prospero Farinacci
Il saggio esamina il fenomeno della violenza contro le donne nella storia, assumendo come punto di anali privilegiato maltrattamenti e omicidi di prossimità rivolti in particolare contro la madre. Il contesto prescelto è quello della Roma di fine Cinquecento, teatro di alcuni celebri parricidi, tra cui uno in particolare è un matricidio. A partire dal caso celebre, si esamina la diffusione della violenza interpersonale, soprattutto rivolta contro i familiari, l'incidenza dei parricidi nel quadro delle violenze cagione di pena capitale nello Stato pontificio e in altre realtà statuali dell'epoca, i motivi che vengono richiamati a giustificazione dell'atto letale. Inoltre, il caso di studio vede tra i protagonisti, in veste professionale, il giurista Prospero Farinacci, il quale nelle sue opere dottrinali e pratiche dedica spazio al reato di parricidio e soprattutto con la sua conoscenza diretta dei fatti in esame consente di intrecciare le sue osservazioni peculiari con quanto emerge dalla documentazione processuale e cronachistica
STORIA E USO PUBBLICO DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
Il saggio offre una ricca panoramica storiografica e metodologica della recente ricerca dedicata alla storia della violenza maschile contro le donne. È sottolineata l'importanza dello studio dei contesti dove questa si produce e si
manifesta, e in particolare l’ambito delle relazioni familiari, In secondo luogo nel saggio sono evocate le politiche del diritto adottate per regolarla e contrastarla
I criminalisti dello Stato della Chiesa. Famiglie, carriere e biblioteche (XVII secolo)
Il volume affronta una figura chiave dell’immaginario penalistico di Antico regime, ovvero il giudice che amministra la giustizia nella stagione d’oro della criminalistica, quella, per intenderci, interpretata da un giurista del calibro, e della reputazione, di Prospero Farinacci. L’analisi si concentra, infatti, sul personale giusdicente che ha operato nei tribunali dello Stato della Chiesa nella prima metà del Seicento, tra i pontificati di Clemente VIII e Alessandro VII, in modo particolare sui giudici attivi presso le magistrature romane.
L’indagine assume i tratti della ricerca prosopografica, attraverso lo spoglio di una documentazione d’archivio diffusa in diversi fondi dell’amministrazione pubblica papale e italiana, e la incrocia in modo qualitativo con le carte conservate in alcuni archivi privati di famiglie che hanno espresso diverse generazioni di ufficiali. La ricerca dunque si pone in ideale prosecuzione con gli studi che dagli anni Novanta hanno costruito progressivamente un’immagine articolata e coerente, ancorché sfaccettata, dello Stato della Chiesa e della Curia romana, con i suoi apparati, i diversi gruppi di prelati e laici che operano entro la struttura delle cariche e degli uffici, i linguaggi e i cerimoniali specifici alla realtà politica governata dal sovrano-pontefice, ma condivisa pure con le forme della politica barocca riscontrabili nei diversi stati italiani ed europei.
Nell’ambito di questo importante filone di ricerche, manca l’acquisizione di un tassello strategico per comprendere pienamente il funzionamento della giustizia e la natura delle sue istituzioni, cioè proprio coloro che sono chiamati a istruire le indagini, condurre il processo, emettere la sentenza, in relazione stretta con i superiori. La messa a fuoco degli uomini che, nella prima metà del Seicento, svolsero questa funzione a Roma ed entro un circuito prestigioso di magistrature nei domini papali avviene nel volume ricostruendo l’origine, gli studi, l’avvio della carriera, le traiettorie del cursus honorum, le strategie clientelari messe in atto per incentivare la protezione dei superiori, le risorse familiari e materiali impiegate a servizio della carriera. Alcuni casi di studio permettono di esemplificare i diversi aspetti con uno sguardo dall’interno. Una parte della ricerca si concentra poi sul patrimonio librario posseduto dai giusdicenti entro il tema più generale delle biblioteche private professionali
L'esclusione delle donne dalla successione ereditaria in Italia tra medioevo ed età moderna: una questione aperta.
L’esclusione delle donne dalla successione legittima è il principio che struttura l’intero sistema patrimoniale di età medievale e moderna e ha riflessi decisivi sull’organizzazione sociale e sull’articolazione dei poteri pubblici fino al XIX secolo, perlomeno in Italia. Però, nonostante questa centralità, l’esclusione delle donne dalla successione legittima è stata oggetto di una distorsione prospettica che, almeno nella storiografia italiana, l’ha oscurata privilegiando analisi centrate sul sistema dotale e accordandole spazio negli studi giuridici sulla devoluzione dei beni senza però un focus specifico. Dal canto suo, la storia delle donne ha prestato attenzione soprattutto all’agency femminile, invece di insistere sugli elementi che hanno costruito le asimmetrie di genere. Alla luce di queste considerazioni, il saggio illustra il modo in cui l’esclusione delle donne si configura nella normativa italiana in età medievale e moderna, mettendone in luce, all’interno di un quadro segnato dalla estrema ricchezza delle fonti normative, gli elementi-chiave. In seguito esamina alcuni aspetti che suscitano il dibattito dei giuristi e la conflittualità dei privati. Queste due direttrici, cioè la regolamentazione e la problematicità, sono il punto di partenza necessario per riflettere sulle strategie successorie e di riproduzione sociale adottate dalle famiglie e, più in generale, sul modo in cui nel tempo si è costruita la condizione giuridica delle donne e si sono fondate e perpetuate le asimmetrie di genere.The exclusion of women from inheritance and their unequal access to family assets and specific resources are issues of pressing current concern both at the level of international development strategies and of research connected to these. But women’s exclusion from inheritance is also an open question in the field of historical research, especially research into inter- and intra-generational transmission of assets in Europe in the past. This inheritance disparity proves on closer inspection to be an underlying principle of the whole medieval and early modern patrimonial system with decisive consequences for social organisation and public administration down to the 19th century, at least in Italy. None the less, for all its centrality, the exclusion of women from intestate succession has been the victim of a skewed perspective that has tended to privilege, in Italian historiography at any rate, analyses focused on the dowry system. The reasons for this invisibility derive in part from the inadequate dialogue between women’s history and legal history. But they also result from the attention that historical research has devoted to feminine agency (the autonomy, initiative and entrepreneurship of women and their negotiation of the existing norms to their own best advantage) at the expense of gender asymmetries. In this essay I will show first of all how deeply embedded the exclusion of women is in Italian legislation of the medieval and early modern periods. I will then discuss some aspects that sparked debate among jurists and disputes between private citizens. These two lines of enquiry, regulation and practical problems, are the necessary starting point for further research and reflection on the succession and social reproduction strategies actually pursued by families
Trame di donne all’indomani della peste romana del 1656
Nel gennaio 1659 viene scoperta a Roma una rete di donne che produce, smercia e somministra veleno per sopprimere mariti. La rete è estesa, il numero delle vittime sembra ingente, la trama è in atto da almeno cinque anni e si è giovata del regime di eccezione prodotto dalla pestilenza che ha colpito la città (1656-1657). Il contributo intende esaminare il tema proposto dal punto di vista della storia delle donne: gli aspetti metodologici; un caso di studio che può inscriversi nella prospettiva di «all’indomani di»; gli effetti che il caso di studio scelto stesso ha ponendosi a sua volta come punto di svolta.Women’s plots in the aftermath of the Roman plague of 1656. The “Acqua tofana” story. In January 1659 a network of women was discovered in Rome. They produce, sell, and administer poison to suppress husbands. The network is extensive, the number of victims seems huge, the plot has been in place for at least five years and has benefited from the exception regime produced by the pestilence that hit the city (1656-1657). The contribution intends to examine the theme from the point of view of women’s history: the methodological aspects; a case study that can be inscribed in the aftermath perspective; the effects that the chosen case study itself has in turn set itself as a turning point
Exceptional women: Female merchants and working women in Italy in the early modern period
The chapter examines the juridical construction of working woman in Italian cities during the medieval to modern period. In fact, the world of work and production had been generally thought by medieval and early modern jurists to be a sphere best left to self-regulation by the interested parties, an autonomous field, if not quite extraneous to the grand systems of Roman and canon law. But many regulatory and legal sources demonstrate the relevance of merchant and working women in the economic system. This sources concern three items, regarding female work and family roles: female membership and activities in the Italian guilds; women’s property and capability to act; the relationship between dowry and salary. In any case, normative systems and legal opinions recognize a very different and exceptional status to those women who are recognized as “merchants”
Storia e uso pubblico della violenza contro le donne.
Il saggio propone una riflessione teorica sulla rilevanza dell'analisi storica per l'inquadramento e la comprensione degli attuali fenomeni di violenza contro le donne così come per l'elaborazione di strumenti efficaci per la sua prevenzione. Infatti solo se osservate in una prospettiva storica di lunga durata e nell'ambito delle disuguaglianze di genere storicamente determinatesi e ancora in atto, le manifestazioni particolari di violenza possono essere lette e interpretate sia nella loro estrema varietà tipologica sia nella drammatica persistenza. D'altronde la storiografia delle donne è stata pioniera nella rilevazione e nella denuncia della diffusione e sistematicità di maltrattamenti, abusi e forme di sopraffazione anche letali, sia, proprio attraverso questo oggetto di analisi, nella messa in crisi dei quadri storiografici consolidati
The Roman Rota, a new field of research with a transnational dimension
The purpose of this article is to present the state of research on the Court of the Roman Rota, in order to highlight the international dimension of both the Court's activity and the composition of the College of Auditors. On this basis, an international research project has been launched which, in the coming years, will explore the multiple aspects of this key institution among those of the Roman Curia
La violenza contro le donne nella storia. Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI)
Il volume presenta per la prima volta un’ampia rassegna sulla storia della violenza contro le donne, esplorando sia i contesti dove questa si produce e si manifesta, e in particolare l’ambito delle relazioni familiari, sia le politiche del diritto adottate per regolarla e contrastarla. I saggi si muovono lungo un arco cronologico ampio, dalla prima età moderna al presente, e spaziano tra aree differenti del territorio nazionale. La prospettiva storica si dimostra particolarmente preziosa nell’analisi del fenomeno della violenza, perché dimostra che il gesto violento, nella sua apparente naturalità e immediatezza, assume e veicola forme, linguaggi, contenuti, valori sociali diversi secondo i contesti storico-geografici. Le stesse modalità di accoglienza o di rifiuto della violenza contro le donne da parte delle società e delle istituzioni sono storicamente determinate e altrettanto capaci di concorrere alla costruzione delle relazioni tra i sessi
Contro la violenza domestica: Agency delle donne e istituzioni nell’Italia del secondo Ottocento
La violenza domestica e l’agency femminile sembrano due oggetti di studio contradditori e inconciliabili. Tuttavia proprio le esperienze di sopraffazione
costituiscono un terreno delicato ma concreto di espressione dell’agency degli attori sociali. Per offrire un quadro di lettura che combini i due termini e permetta di apprezzarne la correlazione, il contributo esplora tre ambiti in cui
la violenza di genere è oggetto di discorso, di narrazione, di analisi all’incirca nell’ultimo ventennio dell’Ottocento: sono, innanzitutto, lo spazio e i modi in cui la violenza entra nell’annoso dibattito parlamentare sul divorzio, quindi
la conflittualità e la violenza esperite dalle coppie che presentano istanza di separazione a Palermo, infine le voci femminili che concorrono a discutere la condizione della donna nell’ordinamento italiano e il suo portato di oppressione.Domestic violence and women’s agency seem like two contradictory and irreconcilable objects of analysis. However it is precisely the experiences of abuse that constitute a delicate but concrete field for the expression of social
actors’ agency. In order to offer a historical framework that combines the two terms and enables us to appreciate their correlation, the paper explores three areas in which gender violence is the subject of discourse, narrative,
and analysis in roughly the last two decades of the nineteenth century: they are, first, the space and ways in which violence enters the long-standing parliamentary debate on divorce, then the conflict and violence experienced by
couples who file for separation at the Palermo court, and finally the female point of views about the condition of women in the Italian legal system and its extent of oppression
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