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Della necessità della guerra e dei suoi demoni
20,00 euro
Mimesis Edizioni
Eterotopie
www.mimesisedizioni.it
MIMESIS
FATIMA FARINA COME TUTTO È DIVENTATO GUERRA
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
La pace e la guerra. Opinione pubblica e gender gap
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FATIMA FARINA COME TUTTO È DIVENTATO GUERRA
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
E gli uomini? Risultati di un’analisi etnografica
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FATIMA FARINA COME TUTTO È DIVENTATO GUERRA
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
Prefazione
Il contributo costituisce la prefazione al volume di Fatima Farina "La complessa tessitura di Penelope" e si propone di evidenziare le peculiarità del lavoro presentato che ha il pregio di sollevare il sipario e offrire un ritratto particolarmente interessante ed attuale di una realtà tipica della Terza Italia, la provincia di Pesaro e Urbino, mettendo in luce potenzialità e limiti di un’area territoriale caratterizzata da imprenditorialità diffusa, coesione sociale e, un po’ inaspettatamente, modelli di genere semi-tradizionali
Operative. Le militari italiane sul fronte afgano
presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
Prima Guerra del Golfo. Laboratorio di un nuovo linguaggio bellico sessuato e non solo
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolar
L’impiego della forza armata. Dal peace keeping alla guerra permanente
Il presente lavoro prende le mosse dall’esigenza di analizzare il presente e il processo contemporaneo di militarizzazione dello spazio pubblico nel linguaggio e nelle azioni, nel ricorso al bellico come metafora e riferimento autolegittimante di un’azione politica che restringe sempre più lo spazio sia in termini di percezione di alternative, sia della composizione sociale, nonché nel suo accentramento decisionale. Sotto osservazione sono gli eventi che dagli anni ’90, con il costituirsi del nuovo ordine mondiale post Muro, fino alla contemporanea cornice di guerra preventiva e permanente, ricadono sulla società civile, sulle relazioni tra stati e sull’affermazione di riferimenti valoriali e agende politiche che sempre meno pongono la guerra fuori dall’esperienza possibile, estendendone progressivamente l’area di legittimazione. Il primato della sicurezza, cui rispondere anche militarmente, ha ristretto lo spazio di istanze e movimenti per la pace per cederne alla bellicizzazione (maschile) e incrementale. L’espansione dello spazio bellico, con il protagonismo del Militare contemporaneo, è l’esito di un lungo processo che nel tempo non ha mai affrancato la convivenza civile dalla costruzione di relazioni armate. È quanto emerge nello sguardo retrospettivo che qui si propone. L’occasione è quella di rileggere il percorso di studio e analisi del Militare iniziato da chi scrive negli anni ’90, quando il movimento tellurico politico proiettava l’occidente e il mondo nell’era postbipolare e globalizzata, con i nervi scoperti delle frammentazioni e delle sempre più acute disparità
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